Il comportamento del ketchup come modello per i materiali ceramici

Il modo in cui il ketchup passa da una consistenza quasi solida a un flusso più rapido quando la bottiglia viene agitata può sembrare un argomento distante dalla produzione industriale. Per i ricercatori del National Institute of Standards and Technology, conosciuto come NIST, questo comportamento costituisce invece un esempio utile per comprendere uno dei problemi centrali della stampa 3D ceramica: controllare materiali che devono scorrere durante la deposizione, ma mantenere la forma appena escono dall’ugello o vengono distribuiti sul piano di lavoro.

Il ketchup appartiene alla categoria dei fluidi non newtoniani. La sua viscosità, cioè la resistenza opposta allo scorrimento, non rimane costante quando viene applicata una forza. Prima di scuotere o colpire la bottiglia, il prodotto si comporta come un materiale molto denso. Dopo l’applicazione di uno sforzo, diventa più fluido e può uscire con maggiore facilità.

Le sospensioni e le paste impiegate nella produzione additiva di ceramiche presentano comportamenti simili. Contengono particelle solide disperse in acqua, polimeri o altre sostanze leganti. Durante la stampa devono attraversare tubi, pompe, valvole o ugelli senza creare ostruzioni. Una volta depositate, però, devono recuperare una consistenza sufficiente a sostenere gli strati successivi.

Un materiale troppo viscoso richiede pressioni elevate e può interrompere l’estrusione. Un materiale troppo fluido tende a espandersi, deformarsi o perdere la geometria prevista dal modello digitale. La finestra di funzionamento è quindi ridotta e dipende dalla formulazione, dalla temperatura, dalla velocità di stampa e dalla storia meccanica subita dal materiale.

La ricerca condotta da Russell Maier, Ran Tao e Samuel Hales

Il progetto del NIST è guidato dal ricercatore Russell Maier con la collaborazione di Ran Tao e Samuel Hales. Il gruppo sta sviluppando una sospensione ceramica di riferimento capace di produrre misurazioni reologiche ripetibili.

La formulazione contiene minuscole particelle di zirconia disperse in un polimero liquido. La zirconia, indicata anche come biossido di zirconio o ZrO₂, è una ceramica tecnica utilizzata per la sua resistenza meccanica, la stabilità termica, la resistenza all’usura e la compatibilità con alcune applicazioni mediche e dentali.

La sospensione preparata dal NIST utilizza glicole polietilenico come fase liquida. Questa sostanza, presente anche in prodotti cosmetici e farmaceutici, offre un vantaggio importante rispetto alle formulazioni a base acquosa: evapora con maggiore difficoltà durante l’esperimento.

L’evaporazione rappresenta una delle principali fonti di errore nelle prove reologiche. Se una sospensione perde acqua mentre viene analizzata, la concentrazione delle particelle aumenta e il materiale diventa più viscoso. La misura registrata all’inizio della prova può quindi non essere confrontabile con quella ottenuta alcuni minuti dopo.

Con una fase liquida meno volatile, il NIST punta a ottenere un materiale più stabile, che possa essere spedito a diversi laboratori e utilizzato per confrontare strumenti, procedure e risultati.

Che cosa misura un reometro

Per analizzare il comportamento delle paste ceramiche viene utilizzato un reometro. Lo strumento misura la relazione tra la forza applicata al materiale e la deformazione o la velocità di scorrimento prodotta.

In una configurazione comune, una piccola quantità di sospensione viene collocata tra due superfici. Una delle superfici ruota o si muove, mentre lo strumento registra la coppia necessaria per deformare il campione. Attraverso questa prova è possibile costruire curve che descrivono viscosità, sforzo di taglio e velocità di taglio.

Questi parametri aiutano a stabilire se una pasta può attraversare l’ugello, quale pressione applicare, quale velocità di deposizione utilizzare e quanto tempo il materiale impiega per recuperare la propria struttura dopo la stampa.

Il risultato dipende però da numerosi dettagli operativi. La geometria delle superfici di misura, la quantità di campione, la temperatura, la velocità di caricamento e il tempo di riposo possono modificare il valore ottenuto.

Anche l’azione necessaria per trasferire il materiale nel reometro può alterarne lo stato. Una spatola, una siringa o una pompa sottopongono la sospensione a forze che rompono la struttura interna formata dalle particelle. Il campione inserito nello strumento può quindi comportarsi in modo diverso rispetto al materiale conservato nel contenitore.

La memoria delle sospensioni ceramiche

Uno degli aspetti studiati dal NIST è la cosiddetta memoria del materiale. Dopo essere stata agitata o sottoposta a uno sforzo, una sospensione ceramica non ritorna in modo istantaneo alle condizioni iniziali.

Le particelle hanno bisogno di tempo per ricostruire le interazioni che conferiscono al materiale una determinata consistenza. Questo fenomeno è collegato alla tissotropia: la viscosità diminuisce quando il materiale viene sollecitato e aumenta durante il successivo periodo di riposo.

La tissotropia è utile nella stampa 3D a estrusione. All’interno dell’ugello, la pasta deve diventare più scorrevole per ridurre la pressione richiesta. Dopo la deposizione, deve recuperare viscosità per impedire il collasso del cordone.

Lo stesso fenomeno rende più complesse le misurazioni. Due laboratori possono utilizzare lo stesso materiale e lo stesso modello di reometro, ma ottenere risultati differenti se applicano tempi di riposo o sequenze di misurazione diverse.

Per ridurre questa variabilità, il NIST ha definito una procedura di ripristino della sospensione di riferimento. Il materiale viene prima sottoposto a una rotazione rapida, in modo da renderlo più fluido e cancellare parte della sua storia precedente. In seguito viene lasciato riposare fino al recupero della struttura.

La sequenza permette di iniziare ogni prova da una condizione più controllata. Il principio è simile all’azzeramento di uno strumento prima di una misurazione: non elimina tutte le variabili, ma offre ai laboratori un punto di partenza comune.

Il problema dello scivolamento sulle superfici

Un’altra fonte di errore è lo scivolamento della sospensione sulle superfici del reometro.

Durante una prova corretta, il materiale dovrebbe deformarsi in modo uniforme tra le parti dello strumento. Alcune sospensioni, però, formano uno strato più liquido vicino alle pareti. Le superfici possono così scorrere sul campione senza trasferire al suo interno tutta la forza prevista.

Il reometro registra in questo caso una viscosità inferiore a quella reale. Il problema può essere difficile da riconoscere perché la curva prodotta dallo strumento appare plausibile, pur non rappresentando il comportamento effettivo della sospensione.

Le superfici zigrinate, dentate o porose possono ridurre lo scivolamento, ma introducono altre variabili. La scelta deve quindi essere documentata e associata alle caratteristiche del materiale analizzato.

Per il NIST, lo sviluppo di un riferimento comune serve anche a individuare questi errori. Se un laboratorio ottiene valori molto lontani da quelli attesi, può controllare preparazione del campione, geometria dello strumento, condizioni ambientali e procedura di prova.

Direct Ink Writing: la deposizione attraverso un ugello

Una delle tecnologie al centro della ricerca del NIST è il Direct Ink Writing, indicato con la sigla DIW e chiamato anche robocasting in alcune applicazioni ceramiche.

Nel processo DIW, una siringa, una cartuccia o un sistema di alimentazione spinge una pasta attraverso un ugello. La testina si muove seguendo il percorso calcolato dal software e deposita cordoni sovrapposti fino alla costruzione del componente.

Il pezzo appena stampato viene definito “verde”. Contiene particelle ceramiche, liquidi e leganti organici, ma non possiede ancora le proprietà della ceramica finale.

Dopo la stampa deve essere essiccato e sottoposto a trattamenti termici. La fase di debinding elimina il legante, mentre la sinterizzazione consolida le particelle attraverso temperature elevate. Il componente si ritira durante questi passaggi, rendendo necessaria una compensazione dimensionale nel modello digitale.

La pasta utilizzata nel DIW deve soddisfare requisiti contrastanti. Deve scorrere sotto pressione, attraversare un ugello di diametro ridotto e formare un cordone uniforme. Dopo l’estrusione deve sostenere il proprio peso e quello degli strati successivi senza allargarsi.

3DCeram Sinto utilizza la deposizione di paste tra le tecnologie offerte per la produzione additiva di ceramiche tecniche. Secondo la documentazione di 3DCeram Sinto, l’estrusione di pasta facilita la preparazione di formulazioni a base acquosa e può ridurre alcuni passaggi termici, ma offre un controllo inferiore sull’estrusione e una rugosità superficiale superiore rispetto ad altri processi.

Queste differenze mostrano perché i dati reologici sono necessari. La scelta del processo non può basarsi soltanto sulla composizione chimica della ceramica: deve considerare anche il modo in cui la sospensione reagisce alle forze durante la stampa.

Fotopolimerizzazione in vasca e sospensioni ceramiche

Il secondo processo studiato dal NIST è la fotopolimerizzazione in vasca, indicata come Vat Photopolymerization o VPP.

In questa tecnologia, le particelle ceramiche vengono disperse in una resina fotosensibile. Una sorgente luminosa solidifica selettivamente ogni strato, mentre la piattaforma di costruzione si sposta per consentire la formazione dello strato successivo.

Il processo può produrre dettagli fini, pareti sottili e superfici più regolari rispetto all’estrusione. La presenza di una grande quantità di particelle ceramiche modifica però il comportamento della resina.

La sospensione deve distribuirsi in uno strato uniforme dopo ogni movimento della piattaforma. Se è troppo viscosa, la ricopertura richiede più tempo e può intrappolare bolle. Se le particelle sedimentano, la concentrazione varia nel corso della produzione. Se la luce viene dispersa o assorbita in modo non uniforme, la profondità di polimerizzazione può cambiare.

Lithoz ha sviluppato la tecnologia Lithography-based Ceramic Manufacturing, nota come LCM, basata sulla fotopolimerizzazione di sospensioni caricate con polveri ceramiche. Nei sistemi CeraFab di Lithoz, la sospensione viene distribuita su una vasca trasparente ed esposta dal basso mediante luce e un dispositivo digitale a microspecchi.

Dopo la stampa, anche i componenti prodotti con la tecnologia LCM devono attraversare debinding e sinterizzazione. Il controllo della sospensione influenza quindi sia la formazione degli strati sia il comportamento del pezzo durante i trattamenti termici.

Il riferimento ceramico sviluppato dal NIST

Un materiale di riferimento è un campione accompagnato da proprietà conosciute e da istruzioni di utilizzo definite.

Il riferimento sviluppato dal NIST non è pensato per diventare il materiale con cui stampare ogni componente industriale. La sua funzione è permettere ai laboratori di verificare se i propri strumenti e metodi producono valori confrontabili.

Un produttore potrebbe analizzare il materiale NIST sul proprio reometro, confrontare il risultato con i valori attesi e individuare eventuali problemi. Dopo la verifica, lo stesso procedimento potrebbe essere applicato alla sospensione usata in produzione.

Questo passaggio è importante per la qualificazione dei fornitori. Un’azienda che riceve una nuova partita di materiale deve stabilire se la formulazione mantiene le caratteristiche del lotto precedente. Piccole variazioni nella dimensione delle particelle, nella quantità di legante o nell’umidità possono modificare la stampa.

Senza un metodo condiviso, ogni produttore rischia di costruire una propria procedura interna, difficile da confrontare con quella del fornitore, del cliente o di un laboratorio indipendente.

Un confronto tra più di venti laboratori

Il programma del NIST prevede uno studio interlaboratorio sulla misurazione reologica di sospensioni ceramiche concentrate. Al progetto partecipano più di venti laboratori appartenenti all’industria, alle università e agli istituti di ricerca.

Ogni partecipante riceve materiale e istruzioni, effettua le misurazioni e restituisce i risultati. Il confronto permette di individuare quali fasi generano la maggiore dispersione.

Le differenze possono derivare dallo strumento, dalla procedura di caricamento, dalla geometria di misura, dalla temperatura, dai tempi di riposo o dall’elaborazione matematica dei dati.

Lo studio non ha soltanto un obiettivo accademico. I risultati possono contribuire alla definizione di metodi condivisi attraverso il comitato ASTM F42 e il comitato ISO/TC 261, entrambi impegnati negli standard per la manifattura additiva.

Un metodo standardizzato consentirebbe a produttori di macchine, fornitori di materiali, service e clienti di utilizzare un linguaggio tecnico comune. Termini come viscosità, limite di scorrimento e tempo di recupero potrebbero essere associati a procedure precise, invece di dipendere dalle abitudini di ogni laboratorio.

Dalla qualità della sospensione ai difetti del componente

La reologia è soltanto una parte del programma del NIST sulla produzione additiva ceramica. L’istituto studia anche i difetti che limitano la resistenza dei componenti.

Una ricerca interlaboratorio condotta su campioni di allumina prodotti mediante fotopolimerizzazione in vasca ha coinvolto sei laboratori internazionali. L’analisi delle superfici di frattura ha mostrato che sette categorie di difetti erano associate al 94% dei cedimenti osservati.

Tra le discontinuità possono comparire agglomerati di particelle, giunzioni tra strati, pori, contaminazioni e imperfezioni formatesi durante stampa, pulizia, debinding o sinterizzazione.

Le ceramiche sono sensibili alla presenza di difetti perché possiedono una ridotta capacità di deformarsi plasticamente. Una piccola cricca può concentrare le tensioni e determinare la rottura del componente.

La ripetibilità non può quindi essere valutata soltanto controllando le dimensioni esterne. Occorre conoscere l’origine dei difetti, la loro distribuzione e la relazione con i parametri del materiale e del processo.

Sinterizzazione, ritiro e densificazione

Un componente ceramico non è terminato quando esce dalla stampante.

Durante il debinding vengono rimossi polimeri e leganti. Se il riscaldamento è troppo rapido, i gas generati possono creare pressioni interne, cricche o rigonfiamenti. Se il ciclo è troppo lento, i tempi e i costi aumentano.

Nella sinterizzazione, le particelle ceramiche si uniscono e il componente si densifica. Il volume diminuisce e la geometria può deformarsi. Il ritiro deve essere uniforme e prevedibile.

La quantità di particelle presenti nella sospensione, la loro distribuzione e l’omogeneità del materiale influenzano il risultato. Una zona con minore concentrazione può ritirarsi in modo diverso rispetto al resto del pezzo.

Il NIST sta studiando anche processi di sinterizzazione alternativi e metodi di osservazione mediante raggi X. L’obiettivo è seguire le trasformazioni della microstruttura durante la produzione e il trattamento termico, invece di analizzare soltanto il componente finale.

Le applicazioni industriali della stampa 3D ceramica

Le ceramiche tecniche possono operare in condizioni difficili per polimeri e metalli. Allumina e zirconia offrono isolamento elettrico, resistenza all’usura e stabilità a temperature elevate. Altri materiali ceramici vengono impiegati nei semiconduttori, nell’energia, nell’aerospazio e nei dispositivi medici.

La possibilità di stampare canali interni, strutture reticolari, porosità controllate e forme personalizzate apre applicazioni difficili da ottenere attraverso pressatura, colata o lavorazione meccanica.

Lithoz collabora con aziende che utilizzano componenti ceramici in ambito medico. KLS Martin Group produce impianti maxillo-facciali con sistemi Lithoz CeraFab. Bosch Advanced Ceramics utilizza stampanti Lithoz per fabbricare sottili manicotti isolanti destinati a uno strumento laparoscopico. La produzione dichiarata da Bosch Advanced Ceramics raggiunge 50.000 componenti all’anno.

CADdent utilizza la piattaforma CeraFab S65 Medical di Lithoz per produrre chiocciole auricolari in ceramica ATZ destinate agli apparecchi acustici. I componenti comprendono pareti inferiori a un millimetro e canali interni necessari alla trasmissione del suono.

Questi esempi mostrano che la stampa 3D ceramica è già presente nella produzione industriale. L’espansione verso volumi maggiori richiede però controlli più rigorosi sui materiali, sulle misurazioni e sui difetti.

Perché la standardizzazione è decisiva

Una stampante può essere calibrata e un profilo di produzione può essere salvato, ma la sospensione non è un elemento immutabile.

L’invecchiamento, la sedimentazione, l’evaporazione, la temperatura e il trasporto possono modificarne il comportamento. Anche due lotti preparati con la stessa ricetta possono presentare differenze.

La standardizzazione permette di trasformare osservazioni qualitative, come “la pasta sembra troppo densa”, in valori misurabili. Il produttore può definire intervalli di accettazione, controllare le materie prime in ingresso e interrompere un processo prima che venga realizzato un intero lotto difettoso.

Per le applicazioni mediche, aerospaziali o elettroniche, la documentazione è parte del prodotto. Il cliente deve sapere quale materiale è stato utilizzato, come è stato controllato, quali parametri sono stati applicati e come sono state gestite le non conformità.

Il riferimento studiato da Russell Maier, Ran Tao e Samuel Hales potrebbe diventare uno degli strumenti necessari per costruire questa tracciabilità.

Il significato industriale della ricerca del NIST

Il paragone con il ketchup rende accessibile un problema complesso, ma il lavoro del NIST riguarda la capacità dell’industria di produrre componenti ceramici confrontabili da un lotto all’altro e da uno stabilimento all’altro.

La manifattura additiva ceramica dispone già di macchine, materiali e applicazioni commerciali sviluppate da aziende come Lithoz e 3DCeram Sinto. Imprese come Bosch Advanced Ceramics, KLS Martin Group e CADdent dimostrano che i processi possono essere impiegati anche per parti mediche e produzioni seriali.

La crescita del settore dipende però dalla capacità di misurare i materiali prima della stampa e di collegare quelle misure ai risultati finali.

Una sospensione che fluisce in modo diverso può modificare la larghezza del cordone, la distribuzione dello strato, la presenza di bolle, la densità e il ritiro durante la sinterizzazione. Una variazione inizialmente invisibile può trasformarsi in una cricca o in una perdita di resistenza.

Il materiale di riferimento del NIST, gli studi tra laboratori e il lavoro sui metodi ASTM e ISO cercano di ridurre questa incertezza. Il risultato atteso non è una nuova stampante, ma una base metrologica comune con cui produttori, laboratori e utilizzatori possano valutare la qualità delle sospensioni ceramiche.

Comprendere perché il ketchup resta fermo e poi scorre sotto l’effetto di una forza diventa così un passaggio per controllare materiali destinati a impianti medici, componenti elettronici, sistemi aerospaziali e parti capaci di lavorare ad alte temperature.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy

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