Due nuove leghe di alluminio contenenti scandio sono in fase di sviluppo in Francia attraverso una collaborazione tra Gränges Powder Metallurgy (GPM), PINT e l’Institut de Recherche Technologique Matériaux, Métallurgie et Procédés (IRT M2P). L’obiettivo è ottenere materiali specificamente progettati per la produzione additiva mediante Laser Powder Bed Fusion (PBF-LB), affrontando due esigenze industriali differenti: la stabilità dimensionale e il comportamento ad alta temperatura nel primo caso, la resistenza alla fatica in ambienti contenenti idrogeno nel secondo. I programmi sono entrambi in fase di sviluppo e caratterizzazione, con i primi componenti dimostrativi previsti nel 2027.
L’iniziativa coinvolge Gränges Powder Metallurgy, attiva nella produzione di polveri e leghe di alluminio ad alte prestazioni, PINT, impegnata nello sviluppo dei parametri di processo additivo, e IRT M2P, centro francese di ricerca industriale specializzato in metallurgia, materiali e processi produttivi. Le attività comprendono la definizione delle composizioni chimiche, la produzione sperimentale delle polveri mediante atomizzazione, l’ottimizzazione dei parametri laser e la caratterizzazione dei componenti ottenuti.
Le due formulazioni non sono semplicemente varianti dello stesso prodotto. La prima appartiene alla famiglia alluminio-silicio-scandio (Al-Si-Sc) ed è orientata verso applicazioni che richiedono un basso coefficiente di dilatazione termica e stabilità dimensionale. La seconda è una lega alluminio-magnesio-scandio (Al-Mg-Sc) sviluppata per condizioni operative che prevedono la presenza di idrogeno a temperature comprese tra 100 e 250 °C, con particolare attenzione al comportamento a fatica.
Per entrambe le leghe mancano ancora risultati completi pubblicamente disponibili su resistenza meccanica, allungamento, fatica, densità, proprietà termiche e prestazioni in esercizio. Si tratta quindi di programmi di sviluppo di materiali, non di due nuove polveri commerciali già qualificate.
Perché lo scandio interessa la produzione additiva dell’alluminio
L’impiego dello scandio nelle leghe di alluminio viene studiato da decenni. Anche quantità relativamente contenute possono modificare sensibilmente la microstruttura del materiale, soprattutto attraverso la formazione di precipitati intermetallici ricchi di scandio.
Uno dei composti più importanti è Al₃Sc, una fase intermetallica che può presentare una struttura cristallina ordinata L1₂ e una buona coerenza cristallografica con la matrice di alluminio. In determinate condizioni, precipitati molto fini ostacolano il movimento delle dislocazioni e contribuiscono all’aumento della resistenza meccanica.
Lo scandio può inoltre favorire il raffinamento dei grani durante la solidificazione. Questo effetto è particolarmente interessante nella produzione additiva metallica, dove il materiale subisce ripetuti cicli di fusione e solidificazione estremamente rapidi.
Molte leghe di alluminio ad alta resistenza sviluppate originariamente per deformazione plastica o lavorazione convenzionale risultano difficili da processare mediante PBF-LB. Durante la solidificazione possono sviluppare strutture colonnari fortemente orientate e cricche a caldo, soprattutto quando l’intervallo di solidificazione e la segregazione degli elementi di lega producono condizioni sfavorevoli ai bordi dei grani.
La presenza di scandio può favorire la formazione di grani più fini ed equiassici e ridurre la suscettibilità a determinati meccanismi di criccatura. L’effetto dipende però dalla composizione, dalla concentrazione effettiva dello scandio e dalle condizioni di processo.
Non sarebbe corretto sostenere che qualsiasi aggiunta di scandio renda automaticamente stampabile una lega di alluminio. La finestra di lavorazione deve essere sviluppata e verificata per ogni composizione.
Il doppio effetto metallurgico dello scandio
L’interesse dello scandio nasce dalla possibilità di intervenire su due fasi differenti della vita del materiale.
Durante la solidificazione, particelle e fasi ricche di scandio possono favorire la nucleazione di nuovi grani e modificare la struttura cristallina risultante. Questo permette, in determinate condizioni, di ridurre la crescita di grani colonnari e ottenere una struttura più fine.
Successivamente, attraverso opportuni trattamenti termici, lo scandio mantenuto in soluzione solida può formare precipitati secondari molto fini. Questi ostacolano la deformazione plastica della matrice e contribuiscono all’indurimento per precipitazione.
La solidificazione rapida tipica del processo PBF-LB può risultare favorevole perché permette di conservare in soluzione quantità di elementi di lega superiori a quelle ottenibili in alcune condizioni di solidificazione convenzionale.
Questa situazione crea una microstruttura non necessariamente in equilibrio termodinamico, che può essere successivamente modificata mediante invecchiamento termico controllato.
La presenza di altri elementi, in particolare lo zirconio, può contribuire alla formazione di precipitati Al₃(Sc,Zr), dotati in determinate condizioni di buona stabilità termica. Lo zirconio viene infatti utilizzato in diverse leghe alluminio-scandio per migliorare la resistenza al degrado microstrutturale durante l’esposizione a temperature elevate.
È però importante precisare che la presenza dello zirconio nelle nuove formulazioni Gränges-PINT-IRT M2P non è stata specificata pubblicamente. Il suo ruolo appartiene al quadro metallurgico generale delle leghe Al-Sc e non deve essere attribuito automaticamente ai due materiali in sviluppo.
La prima lega: Al-Si-Sc per stabilità dimensionale e temperature elevate
Il primo programma riguarda una lega contenente alluminio, una percentuale elevata di silicio, scandio e altri elementi non specificati.
La presenza di un’elevata quantità di silicio non è casuale. Le leghe alluminio-silicio possono combinare densità relativamente contenuta, buona colabilità e un coefficiente di dilatazione termica inferiore rispetto all’alluminio puro. Aumentando opportunamente il contenuto di silicio è possibile sviluppare materiali interessanti per componenti nei quali le variazioni dimensionali causate dalla temperatura devono essere limitate.
Nelle leghe ipereutettiche Al-Si, cioè con un contenuto di silicio superiore alla composizione eutettica del sistema binario, possono formarsi particelle di silicio primario che contribuiscono alla stabilità dimensionale e al comportamento tribologico.
La dimensione, distribuzione e morfologia delle particelle influenzano però sensibilmente il comportamento del materiale. Particelle grossolane o distribuite in modo non uniforme possono diventare siti di innesco delle cricche e ridurre la duttilità.
La produzione additiva mediante PBF-LB può modificare questa microstruttura grazie alle elevate velocità di raffreddamento. Rispetto alla solidificazione convenzionale, è possibile ottenere strutture di silicio molto più fini e distribuzioni differenti delle fasi.
L’obiettivo del programma Al-Si-Sc è combinare questa microstruttura con i potenziali benefici dello scandio, cercando un equilibrio tra processabilità laser, resistenza meccanica, stabilità termica e controllo dimensionale.
Non sono però state rese pubbliche le percentuali di silicio e scandio, né il coefficiente di dilatazione termica effettivamente ottenuto dai campioni.
L’esperienza precedente di Gränges con DISPAL S220 AM
La nuova lega Al-Si-Sc si inserisce in un’attività già consolidata di Gränges Powder Metallurgy.
Alla fine del 2021 l’azienda ha introdotto sul mercato DISPAL S220 AM, una lega di alluminio ad alto contenuto di silicio sviluppata per produzione additiva mediante LPBF e destinata ad applicazioni con basso coefficiente di dilatazione termica.
Secondo Gränges, il materiale combina densità contenuta, stabilità dimensionale e buone caratteristiche di usura e attrito. La società sottolinea inoltre come la solidificazione rapida del processo additivo possa favorire una distribuzione molto fine delle particelle di silicio.
Questo precedente è importante perché indica che il progetto Al-Si-Sc non parte da una ricerca metallurgica completamente nuova. Gränges possiede già esperienza nella preparazione di polveri e nella gestione della microstruttura delle leghe alluminio-silicio ad alto contenuto di silicio.
L’introduzione dello scandio rappresenta un tentativo di sviluppare ulteriormente questa famiglia di materiali.
La documentazione disponibile non consente tuttavia di stabilire se la nuova lega sia una variante diretta del DISPAL S220 AM oppure una composizione completamente differente. Non sarebbe quindi corretto presentarla come una specifica versione commerciale scandio-modificata di S220.
Il progetto AluScaL e il percorso di sviluppo precedente
Il programma Al-Si-Sc utilizza anche i risultati del progetto triennale AluScaL, Aluminium Scandium Alloys, concluso nel 2025.
L’iniziativa aveva come obiettivo lo studio delle leghe alluminio-scandio per produzione additiva, contribuendo a costruire una base sperimentale sulla quale sviluppare ulteriori composizioni.
Nel programma annunciato nell’ottobre 2026, IRT M2P si occupa di prove di atomizzazione destinate a valutare l’effetto delle variazioni della chimica della lega sulla polvere prodotta.
PINT lavora invece allo sviluppo dei parametri per il processo PBF-LB, cercando di individuare condizioni di fusione e solidificazione capaci di produrre componenti con difettosità contenuta e caratteristiche ripetibili.
Secondo i partner, i primi risultati indicano una buona processabilità all’interno di una finestra relativamente ampia.
Questa affermazione va interpretata come una valutazione preliminare dei soggetti coinvolti. Non sono stati pubblicati valori di densità relativa, percentuale di porosità, energia volumetrica, spessore dei layer o risultati quantitativi sulla formazione di cricche.
Le prove sui materiali proseguiranno fino al quarto trimestre 2026, mentre sono già iniziate discussioni con potenziali utilizzatori industriali nei settori automobilistico e della difesa.
Perché la finestra di processo è importante quanto la resistenza della lega
La scelta di una lega per PBF-LB non dipende soltanto dalle proprietà che il materiale potrebbe raggiungere dopo un trattamento termico.
Per essere industrialmente interessante, una polvere deve permettere di produrre componenti ripetibili senza richiedere una regolazione eccessivamente restrittiva dei parametri.
Nel processo laser, potenza, velocità di scansione, distanza tra traiettorie, spessore del layer e strategia di esposizione determinano il comportamento del bagno di fusione.
Un apporto energetico insufficiente può produrre difetti di mancata fusione, mentre condizioni eccessivamente intense possono favorire instabilità del bagno, evaporazione, porosità da keyhole e irregolarità superficiali.
Nelle leghe di alluminio, elevata conducibilità termica, riflettività e comportamento di solidificazione rendono il problema particolarmente delicato.
Una finestra di processo ampia riduce la sensibilità della qualità finale a piccole variazioni operative e può facilitare il trasferimento della produzione tra macchine.
È quindi un risultato promettente, se confermato, ma deve essere documentato mediante prove che identifichino intervalli di parametri associati a densità, microstruttura e proprietà meccaniche adeguate.
Il ruolo delle polveri metalliche e dell’atomizzazione
IRT M2P dispone di un’infrastruttura dedicata alla produzione e caratterizzazione di polveri metalliche.
Tra le tecnologie presenti figura un impianto di atomizzazione VIGA, Vacuum Induction Melting Gas Atomisation, progettato anche per leghe di alluminio. Secondo la documentazione del centro, il sistema può operare con lotti nell’intervallo di circa 5–80 kg per l’alluminio.
Nel processo VIGA, il metallo viene fuso mediante induzione in condizioni controllate e successivamente atomizzato attraverso un flusso di gas, generando goccioline che solidificano in particelle metalliche.
Per le polveri destinate a PBF-LB non conta soltanto la composizione chimica. La distribuzione granulometrica, la sfericità, la presenza di satelliti, l’ossidazione superficiale, la scorrevolezza e la densità apparente influenzano la qualità della stesura sul letto di polvere.
Quando si introducono elementi costosi come lo scandio, diventa inoltre importante controllare le perdite durante la fusione e l’atomizzazione, insieme all’omogeneità chimica della polvere.
Le attività di atomizzazione previste nel programma serviranno quindi non soltanto a produrre quantità sperimentali, ma anche a comprendere come piccole modifiche della composizione influenzino la preparazione del feedstock e il comportamento durante la stampa.
La seconda lega: Al-Mg-Sc per ambienti contenenti idrogeno
Il secondo programma riguarda una composizione alluminio-magnesio-scandio sviluppata per applicazioni in presenza di idrogeno a temperature comprese tra 100 e 250 °C.
In questo caso la priorità è differente rispetto alla lega Al-Si-Sc. L’obiettivo dichiarato riguarda soprattutto la resistenza alla fatica e il comportamento del materiale in un ambiente operativo che richiede particolare attenzione all’interazione tra idrogeno, microstruttura e sollecitazioni cicliche.
Le leghe alluminio-magnesio sono già note per la combinazione di resistenza meccanica, saldabilità e comportamento alla corrosione, ma la risposta effettiva dipende fortemente dalla composizione e dai trattamenti.
L’aggiunta di scandio può contribuire al raffinamento microstrutturale e all’indurimento per precipitazione. La progettazione della nuova lega cerca di sfruttare questi meccanismi in condizioni più impegnative rispetto a quelle tipiche di numerose applicazioni strutturali convenzionali.
Il programma ha completato la definizione iniziale della chimica e ha prodotto polveri su scala pilota, secondo quanto dichiarato dai partner. Sono previste ulteriori atomizzazioni e l’avvio delle prove PBF-LB, con primi risultati attesi nel quarto trimestre del 2026.
Le attività di caratterizzazione e qualificazione sono programmate fino al primo trimestre 2027.
Un partner industriale del settore energetico partecipa al programma sperimentale, ma non è stato identificato pubblicamente.
Idrogeno e alluminio: il problema non è soltanto la corrosione
L’impiego di leghe di alluminio in ambienti contenenti idrogeno richiede una valutazione distinta rispetto al semplice comportamento del materiale in atmosfera.
L’interazione tra idrogeno e metalli dipende da pressione, temperatura, stato superficiale, microstruttura, difetti e condizioni di sollecitazione.
Nel caso dell’alluminio, lo strato superficiale di ossido può influenzare il trasferimento di idrogeno, ma non elimina automaticamente tutti i meccanismi di degrado possibili.
Porosità e difetti possono inoltre diventare siti critici durante la fatica. Se un componente è sottoposto a carichi ciclici, una piccola discontinuità può favorire l’innesco di una cricca, la cui propagazione dipende dal comportamento locale del materiale.
Per le parti PBF-LB è quindi necessario studiare contemporaneamente difettosità interna, orientamento di costruzione, trattamenti termici e comportamento sotto carico.
È particolarmente importante non confondere compatibilità con ambienti contenenti idrogeno e resistenza all’infragilimento da idrogeno indipendentemente dimostrata.
La documentazione sui nuovi materiali Al-Mg-Sc non riporta ancora risultati quantitativi completi di prove di fatica in idrogeno. Il materiale deve quindi essere considerato in fase di sviluppo e validazione.
Un risultato scientifico del 2026 aiuta a comprendere il ruolo dei precipitati Al₃Sc
Un lavoro pubblicato nel giugno 2026 su Materials Science and Engineering: A da Mahdieh Safyari, Michael K. Eusterholz e Masoud Moshtaghi ha analizzato il comportamento dell’idrogeno in leghe di alluminio contenenti precipitati Al₃Sc.
La ricerca, condotta nell’ambito di attività che coinvolgono istituzioni finlandesi e tedesche, ha esaminato componenti prodotti mediante Wire Arc Additive Manufacturing (WAAM), successivamente sottoposti a differenti trattamenti termici e meccanici.
I ricercatori hanno osservato che l’interazione tra idrogeno e precipitati dipende dalla morfologia e dalla coerenza dell’interfaccia tra Al₃Sc e matrice di alluminio.
In particolare, lo studio ha individuato condizioni nelle quali precipitati coerenti possono agire come siti di intrappolamento dell’idrogeno, mentre interfacce semicoerenti non mostrano necessariamente lo stesso comportamento.
È un risultato scientifico significativo perché indica che non basta aumentare genericamente la quantità di precipitati per controllare il comportamento dell’idrogeno. Contano dimensioni, morfologia e struttura dell’interfaccia.
Questo lavoro non riguarda direttamente la nuova lega Al-Mg-Sc sviluppata da Gränges, PINT e IRT M2P e utilizza un processo produttivo differente dal PBF-LB. Non può quindi essere utilizzato per attribuire prestazioni alla nuova formulazione.
Fornisce però un riferimento utile per comprendere perché la microstruttura dei precipitati debba essere analizzata accuratamente quando si sviluppano leghe contenenti scandio per ambienti con idrogeno.
La qualificazione per applicazioni energetiche richiederà prove dedicate
L’interesse per una lega Al-Mg-Sc utilizzabile tra 100 e 250 °C non deve essere interpretato come dimostrazione che il materiale sia già pronto per componenti industriali certificati.
La qualificazione richiederà una serie di verifiche che comprendono caratteristiche meccaniche a temperatura ambiente e alle temperature operative previste, fatica, stabilità microstrutturale, comportamento dell’interfaccia con l’idrogeno e ripetibilità del processo.
Occorre inoltre considerare che alcune proprietà dell’alluminio possono variare sensibilmente nell’intervallo 100–250 °C, soprattutto quando intervengono fenomeni di precipitazione, sovrainvecchiamento o cambiamenti microstrutturali.
Per un componente destinato a impianti energetici può essere necessario valutare anche pressione interna, tenuta, compatibilità dei fluidi e norme specifiche dell’applicazione.
Il programma prevede attività di caratterizzazione e qualificazione entro il primo trimestre 2027, ma non identifica pubblicamente un certificato già ottenuto, un componente industriale approvato o una norma specifica rispetto alla quale la nuova lega sia stata qualificata.
Due leghe con requisiti differenti
| Caratteristica | Al-Si-Sc | Al-Mg-Sc |
|---|---|---|
| Elementi principali | Alluminio, silicio, scandio | Alluminio, magnesio, scandio |
| Obiettivo principale | Stabilità dimensionale e comportamento termico | Fatica in ambienti contenenti idrogeno |
| Temperatura applicativa indicata | Elevata, senza intervallo numerico pubblicato | 100–250 °C |
| Settori considerati | Automotive, difesa | Energia e tecnologie dell’idrogeno |
| Stato polveri | Atomizzazioni sperimentali in corso | Polveri prodotte su scala pilota |
| Processo additivo | PBF-LB | PBF-LB |
| Risultati preliminari | Buona processabilità dichiarata dai partner | Prove PBF-LB ancora programmate |
| Test materiali | Previsti entro Q4 2026 | Caratterizzazione fino a Q1 2027 |
| Attività brevettuale | Non specificata | In corso |
| Dimostratori | Previsti nel 2027 | Previsti nel 2027 |
| Prodotto commerciale qualificato | Non annunciato | Non annunciato |
Il precedente accordo tra Gränges e Scandium Canada
Il nuovo programma francese si inserisce in un contesto più ampio di interesse industriale per le leghe contenenti scandio.
Nel novembre 2025 Scandium Canada ha annunciato un Memorandum of Understanding con Gränges Powder Metallurgy per esplorare l’integrazione nel portafoglio dell’azienda di due leghe proprietarie modificate con scandio, indicate come AA535 e AA7075.
Si tratta di una collaborazione esplorativa distinta dai programmi Al-Si-Sc e Al-Mg-Sc sviluppati con PINT e IRT M2P.
La differenza è importante: un memorandum relativo alla possibile commercializzazione di determinate formulazioni non implica che tali leghe siano già entrate nella produzione commerciale di Gränges.
L’accordo segnala però l’interesse dell’azienda verso una più ampia disponibilità di scandio e verso composizioni che possano migliorare la processabilità additiva di leghe di alluminio ad alte prestazioni.
Gränges aveva inoltre già collaborato con Scandium International Mining nel 2018, attraverso una lettera d’intenti riguardante campioni di leghe alluminio-scandio e possibili applicazioni negli scambiatori di calore.
Le nuove attività non rappresentano quindi il primo contatto del gruppo con lo scandio, ma un ulteriore sviluppo di un percorso iniziato diversi anni prima.
Il problema dell’approvvigionamento dello scandio
La disponibilità di scandio costituisce uno dei principali ostacoli alla diffusione industriale delle leghe Al-Sc.
Lo scandio è presente in numerosi minerali, ma viene spesso recuperato in quantità limitate e attraverso processi di separazione complessi. La produzione commerciale dipende anche da filiere nelle quali lo scandio è ottenuto come sottoprodotto di altre attività estrattive o metallurgiche.
Le difficoltà riguardano quindi costo, disponibilità, continuità degli approvvigionamenti e concentrazione geografica delle fonti.
Per un materiale destinato alla produzione industriale, la semplice dimostrazione di buone prestazioni non basta. Occorre poter acquistare gli elementi di lega in quantità adeguate e con caratteristiche chimiche ripetibili per tutta la durata del programma produttivo.
I partner francesi indicano lo sviluppo di nuove fonti, in particolare in Canada, come un possibile fattore favorevole.
Questa valutazione non significa che i problemi di approvvigionamento siano già risolti. Una risorsa mineraria identificata, un progetto estrattivo, una capacità di raffinazione e una fornitura commerciale continuativa rappresentano fasi differenti.
Il costo dello scandio rimane pertanto un parametro da considerare insieme alle proprietà meccaniche e alla processabilità.
Quanto pesa lo scandio nel costo di un componente PBF-LB
Nelle leghe di alluminio per produzione additiva, piccole percentuali di scandio possono avere un’incidenza significativa sul costo del materiale di partenza.
Tuttavia, il confronto economico non deve basarsi soltanto sul prezzo al chilogrammo della polvere.
Il costo di un componente PBF-LB dipende anche da ore macchina, produttività volumetrica, tasso di successo dei build, riutilizzo della polvere, post-processing, lavorazioni meccaniche e controlli.
Una lega costosa che permette di ottenere una maggiore stabilità dimensionale, ridurre i difetti o limitare determinate operazioni successive potrebbe risultare competitiva in applicazioni ad alto valore.
Il vantaggio deve però essere quantificato sulla geometria reale.
Non sono stati pubblicati prezzi delle due nuove polveri, percentuali di scandio, costi di produzione o stime economiche complete.
Sarebbe quindi prematuro sostenere che le formulazioni siano già competitive rispetto a materiali commerciali esistenti.
Il confronto con Scalmalloy e le altre leghe Al-Sc per additive manufacturing
L’idea di utilizzare scandio nella produzione additiva dell’alluminio non è nuova.
Una delle leghe più conosciute in questo ambito è Scalmalloy, sviluppata originariamente nell’ecosistema Airbus/APWorks e successivamente industrializzata per applicazioni in additive manufacturing.
La famiglia Scalmalloy è basata su alluminio, magnesio e scandio, con l’impiego di ulteriori elementi in determinate formulazioni. La sua processabilità e il rafforzamento tramite precipitati sono stati oggetto di numerosi studi scientifici.
Anche altre aziende e gruppi universitari stanno lavorando su composizioni alluminio-scandio o alluminio-scandio-zirconio, cercando di migliorare la combinazione di resistenza, duttilità, stabilità termica e stampabilità.
Le due nuove leghe del programma francese devono quindi essere valutate rispetto a una famiglia tecnologica già esistente.
Il loro possibile elemento distintivo non è semplicemente la presenza di scandio, ma l’ottimizzazione verso requisiti specifici: basso coefficiente di dilatazione e comportamento termico nel primo caso, resistenza alla fatica in ambiente idrogeno nel secondo.
Non essendo disponibili le composizioni complete e i dati meccanici, non è possibile stabilire se offrano prestazioni superiori rispetto a Scalmalloy o ad altre formulazioni Al-Sc già studiate.
Perché i primi dimostratori del 2027 saranno importanti
I programmi descritti prevedono di passare dalla definizione delle formulazioni e dalla produzione di polvere a componenti dimostrativi durante il 2027.
È un passaggio essenziale perché le proprietà misurate su piccoli provini non descrivono necessariamente il comportamento di componenti reali.
Una geometria industriale può presentare spessori differenti, sezioni sottili, canali interni, concentrazioni di tensione e direzioni di caricamento non coincidenti con quelle dei coupon.
La stabilità dimensionale della lega Al-Si-Sc dovrà essere verificata anche dopo cicli termici e sulle geometrie previste.
Per la lega Al-Mg-Sc sarà invece importante valutare come difetti, microstruttura e orientamento di costruzione influiscano sulla fatica nelle condizioni operative dichiarate.
Le prove su dimostratori possono inoltre evidenziare difficoltà relative alla gestione dei supporti, alla distorsione, ai trattamenti termici e alle lavorazioni meccaniche successive.
Anche la ripetibilità tra lotti di polvere e differenti campagne di stampa dovrà essere considerata per un eventuale utilizzo produttivo.
Due programmi che mostrano l’evoluzione delle leghe progettate specificamente per la stampa 3D
La collaborazione tra Gränges Powder Metallurgy, PINT e IRT M2P mostra un approccio nel quale la lega non viene semplicemente trasferita da un processo metallurgico convenzionale alla produzione additiva.
La composizione chimica viene sviluppata considerando fin dall’inizio le caratteristiche del PBF-LB, comprese solidificazione rapida, microstruttura, interazione con il laser e possibilità di successivi trattamenti termici.
L’aggiunta di scandio offre strumenti metallurgici interessanti per controllare grani e precipitati, ma introduce anche costi e vincoli di approvvigionamento.
La prima formulazione tenta di combinare i vantaggi delle leghe Al-Si ad alto contenuto di silicio con quelli dei sistemi modificati con scandio. La seconda affronta il problema più specifico della resistenza a fatica in presenza di idrogeno a temperature elevate.
I risultati disponibili nell’ottobre 2026 indicano progressi nella definizione dei materiali e nella produzione sperimentale delle polveri. Non consentono ancora di attribuire valori prestazionali definitivi o di annunciare una disponibilità commerciale.
La verifica più importante arriverà con la conclusione delle campagne di caratterizzazione previste tra la fine del 2026 e il primo trimestre 2027 e con la produzione dei primi dimostratori.
Solo allora sarà possibile valutare se le nuove leghe riescano a offrire vantaggi misurabili rispetto alle formulazioni già disponibili, e soprattutto se tali vantaggi siano sufficienti a giustificare l’impiego industriale di uno degli elementi di lega più costosi e complessi da approvvigionare.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).
