Il World Economic Forum inserisce l’Additive Manufacturing in un “policy blueprint” per filiere più adattive
Il World Economic Forum (WEF) ha pubblicato il report Global Value Chains Outlook 2026: Orchestrating Corporate and National Agility, sviluppato in collaborazione con la società di consulenza Kearney. Il documento propone un “playbook” operativo per imprese e decisori pubblici, partendo dall’idea che l’incertezza non sia un evento temporaneo ma una condizione strutturale che cambia le regole della competitività delle supply chain. In questo quadro, la manifattura additiva (Additive Manufacturing, AM) viene citata esplicitamente tra le tecnologie che i governi dovrebbero supportare per accelerare l’adozione di capacità produttive avanzate, soprattutto nelle PMI.
“Volatilità strutturale”: cosa intende il WEF e perché impatta la manifattura
Il report descrive un contesto dominato da tensioni geopolitiche, frammentazione commerciale e vincoli sulle risorse, che rendono più fragile l’ottimizzazione “solo-efficienza” tipica delle catene globali degli ultimi decenni. Per il WEF, la domanda chiave diventa come progettare supply chain che restino resilienti, competitive e “investibili” quando l’incertezza incide su dazi, accesso ai mercati, tempi logistici, disponibilità di materiali e stabilità normativa. L’impostazione è sia corporate (strategie di orchestrazione, optionalità, reti produttive) sia pubblica (leve di policy per attrarre e mantenere capacità industriale).
Dove compare la stampa 3D nel blueprint: incentivi, programmi di trasformazione e R&D
Nel capitolo sulle politiche per tecnologia e innovazione, l’AM è elencata insieme a IoT, cloud computing e robotica come area di adozione da sostenere con incentivi e programmi di trasformazione rivolti alle aziende locali, includendo le SME/PMI. Il messaggio non è “sostituire” la manifattura tradizionale, ma rafforzare la capacità industriale regionale con un mix di tecnologie che migliori riconfigurabilità, tempi di risposta e capacità di produrre vicino alla domanda. In questo senso, la manifattura additiva viene trattata come tassello di un sistema produttivo ibrido, non come unica via per la competitività.
“Distributed scale”: reti di impianti più piccoli e produzione on-demand
Un concetto centrale richiamato dal WEF è la distributed scale, cioè la scelta di reti di stabilimenti più piccoli e autonomi, invece di pochi mega-siti centralizzati. In questo modello, l’adozione di soluzioni on-demand come la stampa 3D viene presentata come fattore che può ridurre la lunghezza delle linee di fornitura e aumentare la reattività al mercato. Tradotto in pratica industriale, significa: maggiore convenienza nel produrre lotti ridotti e varianti, possibilità di riallocare capacità più velocemente, e utilizzo dell’AM per ridurre tempi di approvvigionamento su componenti specifici (in particolare quando gli stampi o la catena di subfornitura allungano i lead time).
Perché l’AM è utile nel ragionamento “rischio di utilizzo” e capitale immobilizzato
Uno dei punti di fondo è che, in un contesto instabile, il valore di un asset produttivo dipende più di prima da: rischio di sottoutilizzo, velocità di messa in servizio, tempo di rientro del capitale e possibilità di adattare l’impianto al mutare della domanda. In questa lente, sistemi e celle produttive con impronte più modulari riducono l’esposizione a capacità inutilizzata. La manifattura additiva può rientrare in questo approccio quando permette di spostare parte della produzione verso configurazioni più “agili” (geometrie complesse senza attrezzaggi dedicati, riduzione passaggi, produzione distribuita), a patto che qualifiche, controlli e post-processing siano integrati nel processo.
Il “Manufacturing and Supply Chain Readiness Navigator”: uno strumento per decidere dove investire
Il report introduce anche un tool chiamato Manufacturing and Supply Chain Readiness Navigator, descritto come strumento data-driven per supportare decisioni su footprint industriale e implementazione delle politiche. Dalla documentazione WEF e dalla pagina dell’iniziativa, l’obiettivo è spostarsi da classifiche “secche” a una lettura più completa della prontezza degli ecosistemi industriali nazionali su fattori che guidano investimenti e resilienza delle filiere. Il WEF lo presenta come componente operativa del lavoro su value chain in un contesto di riconfigurazione globale.
La spinta “dal basso”: Beehive Industries e il tema difesa/lead time
Sul fronte industriale, il dibattito su resilienza e produzione distribuita è entrato anche nel perimetro della difesa e della politica industriale. Beehive Industries (USA), attiva in additive manufacturing per sistemi di propulsione, ha collegato l’AM alla riduzione dei lead time e alla mitigazione di dipendenze estere in contesti critici. La società ha comunicato la testimonianza del Chief Product Officer Gordie Follin davanti a una subcommissione della U.S. House Financial Services in un’audizione sul Defense Production Act, enfatizzando come strumenti pubblici (es. meccanismi del DPA) possano ridurre il rischio per i piccoli produttori nel passaggio da prototipo a produzione.
Il parallelo europeo: il Manifesto CECIMO sull’Additive Manufacturing
In Europa, un’iniziativa citata nel contesto della resilienza delle filiere è il Manifesto for a Competitive European Additive Manufacturing Sector di CECIMO (European Association of Manufacturing Technologies), co-firmato da associazioni nazionali dell’ecosistema AM. Il documento chiede una strategia europea più coordinata sull’additive, con indicazioni su crescita dell’ecosistema, skill e strumenti di policy; tra i temi compare anche l’uso dell’AM per rafforzare resilienza industriale e capacità di risposta. Il Manifesto è disponibile in PDF pubblico e viene ripreso dalla stampa di settore.
Cosa significa per le PMI manifatturiere: tecnologia sì, ma con filiera di processo completa
Il punto comune tra WEF e documenti di settore è che la stampa 3D diventa rilevante quando è inserita in una filiera di processo controllata: progettazione e gestione dati, materiali qualificati, parametri stabili, controlli qualità, post-processing e certificazioni (quando richieste). Per questo, politiche di incentivo “pro-AM” tendono a essere più efficaci se accompagnate da programmi su competenze, infrastrutture e readiness dell’ecosistema (laboratori, centri di prova, formazione, standard). In altre parole: l’AM entra nel discorso supply chain non come slogan, ma come capacità che va resa ripetibile e industriale, soprattutto per consentire alle PMI di agganciarsi a catene di fornitura più esigenti (aerospazio, difesa, energia, medicale).
