Un progetto NATO per standardizzare gli USV e ridurre gli attriti di adozione
Il 3 febbraio 2026 la testata 3D Printing Industry ha riportato che ASTM International è stata selezionata per un’iniziativa finanziata dalla NATO dedicata alla standardizzazione degli USV (veicoli di superficie senza equipaggio). Il progetto è intitolato “Unmanned Surface Vehicles Standardization: Current Status and Future Outlook” e punta a rafforzare interoperabilità, prontezza operativa e sviluppi futuri delle capacità USV tra i Paesi dell’Alleanza.
Perché gli standard contano in ambito NATO: interoperabilità prima di tutto
Nel lessico NATO, la standardizzazione è uno strumento pratico per rendere compatibili procedure, requisiti tecnici e modalità d’impiego tra forze armate diverse, così da operare insieme con meno frizioni. Questo vale anche per piattaforme autonome e sistemi complessi: senza regole comuni su interfacce, verifiche, sicurezza e documentazione, la scalabilità tra Paesi diventa più lenta e costosa.
Il ruolo di ASTM International: framework tecnici, standard e qualifica
ASTM International è un ente globale di standardizzazione che, nel progetto citato, dovrebbe contribuire a mappare gli standard esistenti, individuare lacune e proporre raccomandazioni operative. Nell’articolo viene richiamato anche il lavoro della divisione “advanced manufacturing” e dell’ecosistema ASTM legato a standard, programmi di qualifica e trasferimento tecnologico dal laboratorio all’uso industriale.
Chi compone il consorzio: INTRACOM DEFENSE e DEFSTAND
La consegna dell’iniziativa è descritta come affidata a un consorzio con INTRACOM DEFENSE (IDE) nel ruolo di capofila/prime contractor e DEFENCE STANDARDIZATION ADVICE P.C. (DEFSTAND) come PMI specializzata in gestione di interoperabilità e standardizzazione. Entrambe le aziende hanno pubblicato comunicazioni che collegano il progetto al finanziamento del NATO Accelerating Interoperability and Standardization (AIS) Fund.
Che cosa viene “standardizzato” quando si parla di USV
La standardizzazione degli USV non riguarda solo la piattaforma in sé, ma anche ciò che abilita l’uso congiunto: requisiti di prestazione e sicurezza, criteri di certificazione/accettazione, interfacce (fisiche e digitali), gestione della manutenzione, tracciabilità delle configurazioni, e la capacità di confrontare soluzioni diverse con metodi di prova e documentazione compatibili. È in questo contesto che un quadro tecnico condiviso può ridurre tempi di integrazione e facilitare l’adozione tra più Stati membri.
Dove entra l’Additive Manufacturing: velocità sì, ma con qualificazione e controlli
L’additive manufacturing viene presentato come leva per ridurre tempi di fornitura, abilitare geometrie complesse e produrre componenti on-demand. Allo stesso tempo, vengono richiamati limiti concreti: per portare parti AM in contesti operativi serve qualificazione (materiali, processo, post-process, controlli), oltre a regole comuni tra Paesi per assicurare che un componente prodotto in uno Stato sia accettabile e tracciabile anche negli altri.
AM CoE e programmi di certificazione: perché interessano la difesa e i sistemi critici
Nell’ecosistema ASTM, l’Additive Manufacturing Center of Excellence (AM CoE) è citato come iniziativa che collega ricerca, standard e percorsi di adozione industriale. L’AM CoE promuove anche schemi di qualifica/certificazione per fornitori AM su base standard, un tassello utile quando l’obiettivo è replicare la produzione in più siti mantenendo criteri verificabili e documentazione uniforme.
Il quadro NATO più ampio: DIANA, investimenti e accelerazione dell’adozione
La notizia collega l’iniziativa USV anche al contesto in cui NATO sta costruendo canali per accelerare tecnologie dual-use, tra cui DIANA (acceleratore) e il NATO Innovation Fund (veicolo di investimento). DIANA descrive pubblicamente la selezione di innovatori e l’accesso a test center e supporto; mentre il NATO Innovation Fund è stato lanciato nel 2022 come fondo multi-sovrano per deep tech con ricadute su sicurezza e resilienza.
Cosa ci si può aspettare dall’output: “gap analysis” e raccomandazioni pratiche
Per come viene descritto, l’output del progetto dovrebbe includere una ricognizione di standard NATO e non-NATO, l’identificazione di gap e sovrapposizioni e un set di raccomandazioni che aiutino l’adozione di USV in modo più uniforme. In pratica, l’obiettivo non è produrre più veloce a ogni costo, ma ridurre tempi e incertezze nei passaggi che contano: requisiti, qualifica, accettazione e interoperabilità tra membri.

