Rapid Fusion supera i 2 milioni di dollari di ricavi e prepara il roll-out di Cerberus, la manifattura ibrida “in container” per contesti remoti
Ricavi oltre 2 milioni e domanda in crescita per le piattaforme Apollo, Zeus e Medusa
Rapid Fusion (Regno Unito) ha comunicato di aver superato per la prima volta, in circa tre anni di attività, la soglia dei 2 milioni di dollari di ricavi, trainata da una “serie di ordini” legata alle sue piattaforme di manifattura additiva: Apollo, Zeus e Medusa. Secondo l’azienda, l’adozione commerciale di questi sistemi crea le condizioni per accelerare la prossima fase: l’introduzione su scala più ampia di Cerberus, pensato per portare capacità produttiva direttamente sul campo.
Che cos’è Cerberus: produzione additiva + CNC in un sistema containerizzato
Cerberus viene descritto come una capacità di manifattura additiva containerizzata, progettata per dispiegamento rapido, funzionamento “rugged” e prestazioni costanti anche lontano da infrastrutture industriali tradizionali. L’idea è ridurre tempi e complessità logistica: invece di spedire parti (o attendere rifornimenti), si prova a produrre e finire componenti in loco, con un flusso che combina stampa 3D (estrusione) e lavorazioni sottrattive (CNC).
Dove dovrebbe essere usato: basi avanzate, piattaforme offshore, cantieri remoti e scenari di emergenza
Il posizionamento dichiarato è molto specifico: Cerberus punta a operare in aree isolate o difficili—ad esempio piattaforme petrolifere in ambienti artici, basi operative in aree desertiche, zone di disastro e cantieri remoti—dove la supply chain è lenta, costosa o intermittente. In questi contesti la produzione “vicino al punto d’uso” non è presentata come sperimentazione, ma come risposta concreta a tempi di fermo, criticità di approvvigionamento e necessità di riparazioni rapide.
Dati tecnici chiave: volume di lavoro, portata pellet e potenza mandrino
Sulle specifiche, la comunicazione ruota attorno a tre numeri: build volume indicato come 1200 mm³, pellet throughput fino a 17 kg/ora e potenza continua mandrino da 3 kW per la parte sottrattiva. A questo si aggiungono due caratteristiche operative: compatibilità con materiali “bulk” (l’azienda sostiene che si possano usare polimeri locali disponibili sul posto) e doppie teste indipendenti per ridurre i fermi. È indicata anche un’operatività fino a 500 °C, collegata alla lavorazione di compositi avanzati.
Il tema del “tempo di dispiegamento”: operativa in 25 minuti
Un punto ricorrente è la rapidità di messa in servizio: Cerberus viene presentata come installabile e operativa in circa 25 minuti dal dispiegamento. In pratica, la promessa è accorciare drasticamente il tempo tra arrivo sul sito e inizio produzione, rendendo più credibile l’uso in emergenze o per unità mobili (incluse applicazioni marittime).
Cosa si produce: parti funzionali e “mission-critical” in più settori
Rapid Fusion collega Cerberus alla produzione di componenti e attrezzaggi per automotive e aerospazio, ma spinge anche su scenari con vincoli di sicurezza e continuità operativa: parti per rescue drones, componenti “safety-critical” per oil & gas, attrezzature mediche per aree colpite da disastri e ricambi per veicoli impiegati su terreni impegnativi. Il filo conduttore è l’idea di fabbricare elementi utili e installabili, non oggetti “dimostrativi”.
Apollo/Zeus/Medusa: perché contano nel percorso verso Cerberus
Nel racconto dell’azienda, Cerberus non nasce come prodotto isolato: arriva dopo la diffusione delle piattaforme Apollo (focalizzata su estrusione pellet ad alta produttività con controllo robotico) e dopo sistemi ibridi come Medusa e Zeus, associati a workflow che uniscono stampa e finitura. In altre parole, Cerberus viene presentata come una “sintesi” orientata alla portabilità e alla produzione sul campo, più che come un salto verso un paradigma nuovo.
Espansione operativa e occupazionale: ruoli tecnici e spazio produttivo
Sul fronte industriale, Rapid Fusion dichiara l’intenzione di aumentare lo spazio produttivo nei 12 mesi successivi e di aprire nuove posizioni: cinque ruoli tra ingegneria, design e software “nell’immediato”, con ulteriori assunzioni previste entro la fine del 2026. Se queste mosse si concretizzano, indicano un passaggio dall’organizzazione “di sviluppo prodotto” a una struttura più orientata a produzione e supporto installato.
