Siraya Tech, azienda nota per materiali avanzati per stampa 3D (resine e filamenti tecnici), ha annunciato Roamr, una linea dedicata a chi stampa calzature, intersuole e componenti “indossabili” con tecnologia FDM/FFF. Il punto di partenza è una considerazione pratica: la scarpa stampata in 3D non è solo un oggetto “bello”, ma un componente che deve lavorare a compressione ripetuta, gestire carichi dinamici e mantenere comfort nel tempo.
Che cosa significa “filamento foaming” (espanso) e perché interessa le scarpe
Roamr appartiene alla categoria dei filamenti “foaming”: durante l’estrusione il materiale genera microcelle (una struttura schiumata), riducendo densità e aumentando la capacità di assorbire urti e recuperare forma. In ambito suole questo approccio è interessante perché consente di ottenere geometrie reticolari e zone a rigidità differenziata senza passare per stampi o schiume tradizionali, con la possibilità di personalizzare “a progetto” il comportamento elastico.
Il “problema” che Roamr prova a risolvere: rimbalzo vs morbidezza
Nel racconto del lancio, Siraya Tech posiziona Roamr tra due famiglie di materiali già presenti nel suo catalogo: TPU Air e PEBA Air. L’azienda sostiene che, nell’uso su calzature, il TPU Air può risultare meno efficiente nel ritorno di energia (quando compresso), mentre il PEBA Air può risultare più rigido. Roamr viene presentato come un TPU espanso calibrato per trovare un equilibrio più adatto al “camminare” e all’uso ripetuto tipico di una scarpa. Nel materiale divulgativo viene citato anche un riferimento prestazionale: fino a +50% di energia di rimbalzo rispetto a TPU Air in applicazioni footwear (dato dichiarato dall’azienda e ripreso dalla stampa di settore).
Gamma iniziale: TPU Air HR 80A e 85A, colori e posizionamento d’uso
Al lancio, Roamr arriva in due durezze Shore A: 80A e 85A. In termini semplici, a parità di famiglia elastomerica, un numero più alto indica un materiale più “sostenuto” (meno cedevole alla pressione). Questo permette di differenziare le applicazioni: una durezza inferiore tende a favorire comfort e smorzamento, mentre una superiore tende a offrire maggiore supporto e resistenza all’usura per zone strutturali. La comunicazione ufficiale indica anche le prime colorazioni (nero e beige per 80A, nero per 85A) e l’obiettivo di compatibilità con stampanti consumer diffuse.
Perché nel footwear si parla spesso di PEBA e “energy return”
Nelle scarpe da corsa e nelle intersuole ad alte prestazioni, la discussione sul ritorno di energia è molto comune: alcune schiume e alcuni elastomeri (inclusi materiali a base PEBA) sono scelti perché restituiscono una quota maggiore dell’energia accumulata in compressione. Questo non significa automaticamente “più veloce” per tutti, ma spiega perché brand e fornitori materiali cercano compromessi tra peso, morbidezza, stabilità e risposta elastica. Roamr si inserisce in questa logica proponendo un TPU espanso “tuned” per calzature e presentandosi come alternativa quando PEBA risulta troppo rigido o quando un TPU più tradizionale risulta poco reattivo.
Implicazioni pratiche per chi stampa: geometrie, reticoli e durata a fatica
Il valore reale di materiali di questo tipo, per maker e piccoli brand, è la possibilità di progettare zone funzionali: reticoli più aperti dove serve ammortizzazione, strutture più dense dove serve sostegno, canali per flessione controllata e pattern che gestiscono torsione e stabilità. Nel footwear stampato in 3D, la durabilità “a fatica” (compressione ripetuta) conta quanto la sensazione al passo: per questo, quando si parla di suole e plantari, spesso si citano anche processi industriali come MJF con TPU e soluzioni reticolari dedicate ai plantari. Nel caso di Roamr, Siraya Tech spinge l’idea di un filamento pensato per passare più facilmente dal prototipo all’oggetto indossabile, mantenendo però l’approccio tipico della stampa 3D: iterazione rapida e personalizzazione.
Indicazioni di stampa e “trappole” comuni con materiali flessibili
Con TPU e materiali flessibili/espansi, alcune criticità sono ricorrenti: gestione dell’alimentazione (filamento morbido), controllo della portata/flow, attenzione a stringing e qualità superficiale, e soprattutto umidità (molti TPU sono igroscopici). Va anche evitata la confusione tra “foaming controllato” del materiale e bolle causate da umidità: in un caso la microstruttura è desiderata, nell’altro può essere un difetto. Per ottenere risultati coerenti, è utile seguire profili e linee guida del produttore e, quando disponibili, riferimenti di stampa per TPU con durezze simili su macchine diffuse.
