Sette nuove stampanti metalliche tra Stati Uniti e Regno Unito
SBO sta ampliando in modo consistente la propria capacità produttiva nella stampa 3D metallica attraverso nuovi investimenti negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Il programma prevede complessivamente sette nuove macchine entro la fine del terzo trimestre del 2026 e coinvolge sistemi di Velo3D, Renishaw ed EOS.
Negli Stati Uniti, SBO ha installato nel secondo trimestre del 2026 una Velo3D Sapphire XC e due Renishaw RenAM 500Q, destinate in particolare alla produzione con leghe ad alte prestazioni come Inconel e titanio. Altre due Velo3D Sapphire XC sono state ordinate e, secondo il programma comunicato da SBO, dovrebbero diventare operative nel terzo trimestre del 2026.
Parallelamente, nel Regno Unito, 3T Additive Manufacturing, società acquisita da SBO nell’ottobre 2025, ha aggiunto alla propria flotta una nuova EOS M 400 durante il secondo trimestre e ne ha ordinata un’altra con consegna prevista entro la fine del terzo trimestre.
Il risultato è un’espansione che non riguarda soltanto il numero di stampanti disponibili. SBO sta costruendo una capacità produttiva articolata su piattaforme LPBF differenti per dimensioni, potenza laser, architettura e tipologia di componenti realizzabili.
La scelta di utilizzare macchine Velo3D, Renishaw ed EOS permette infatti a SBO e 3T Additive Manufacturing di coprire esigenze produttive molto diverse, dai componenti metallici di grandi dimensioni fino alla produzione seriale di parti più compatte.
L’area di additive manufacturing di Houston cresce del 50%
Una parte rilevante dell’investimento riguarda il sito statunitense di SBO a Houston, in Texas.
L’area dedicata alla produzione additiva viene ampliata del 50%, superando i 2.100 metri quadrati. L’aumento dello spazio produttivo è destinato ad accogliere le nuove macchine e le relative attività di preparazione, gestione dei materiali e post-processing.
SBO punta soprattutto sulla domanda proveniente dai settori spaziale, aerospaziale, difesa, semiconduttori ed energia.
Si tratta di applicazioni nelle quali la stampa 3D metallica può offrire vantaggi quando i componenti presentano geometrie difficili da ottenere mediante lavorazioni convenzionali, canali interni, strutture alleggerite oppure forme nelle quali sarebbe necessario assemblare numerosi elementi prodotti separatamente.
L’investimento di SBO a Houston deve inoltre essere letto insieme alle competenze già presenti nel gruppo nella lavorazione meccanica di precisione.
La stampa del componente rappresenta infatti soltanto una fase del processo produttivo. Una parte metallica ottenuta mediante Laser Powder Bed Fusion richiede spesso trattamenti termici, rimozione dalla piastra, eliminazione dei supporti, lavorazioni CNC, finitura delle superfici e controlli dimensionali.
SBO intende sfruttare proprio questa capacità di integrare produzione additiva e lavorazioni convenzionali.
La stampa 3D metallica diventa uno dei pilastri della diversificazione di SBO
L’espansione della capacità AM è collegata alla strategia con cui SBO sta cercando di aumentare il peso delle attività al di fuori del tradizionale settore oil & gas.
Il gruppo austriaco, con sede a Ternitz, ha sviluppato per decenni competenze nella produzione di componenti di precisione e nella lavorazione di materiali ad alte prestazioni destinati soprattutto alle applicazioni energetiche.
Negli ultimi anni SBO ha iniziato a utilizzare queste competenze anche in settori come aerospazio, spazio, semiconduttori, geotermia, carbon capture and storage e produzione additiva.
La scelta arriva in una fase nella quale il mercato tradizionale di SBO presenta una maggiore volatilità.
Nel 2025 il gruppo aveva registrato una contrazione dei ricavi rispetto al 2024, attribuita principalmente alla riduzione degli investimenti dei clienti nel settore oil & gas. Per il 2026 SBO ha definito la situazione della divisione Precision Technology come una fase di transizione, continuando però a investire nei mercati considerati strategici nel medio e lungo periodo.
La stampa 3D metallica è uno di questi.
Secondo le stime utilizzate da SBO nella propria pianificazione, il mercato dei servizi di additive manufacturing metallico dovrebbe passare da circa 1,5 miliardi di dollari nel 2025 a 4,8 miliardi nel 2030.
Se questa previsione si realizzasse, corrisponderebbe a una crescita media annua composta nell’ordine del 26%.
Velo3D Sapphire XC per i componenti metallici di grande formato
La macchina di maggiori dimensioni coinvolta nell’espansione statunitense è la Sapphire XC di Velo3D.
La piattaforma utilizza otto laser da 1 kW e dispone di un volume di costruzione cilindrico di 600 mm di diametro e 550 mm di altezza.
Velo3D dichiara una produttività massima teorica che può raggiungere 800 cm³ di materiale per ora, anche se il valore effettivo dipende dalla lega utilizzata, dalla geometria del componente, dai parametri di processo e dalla configurazione della costruzione.
Le dimensioni della Sapphire XC sono particolarmente interessanti per settori come spazio, aerospazio ed energia, nei quali alcuni componenti possono raggiungere dimensioni difficilmente compatibili con le piattaforme LPBF tradizionali.
Non è soltanto una questione di volume.
Velo3D ha costruito la propria piattaforma attorno alla possibilità di realizzare geometrie caratterizzate da canali interni, bassi angoli rispetto al piano di costruzione e strutture nelle quali l’impiego dei supporti può essere ridotto.
Uno degli elementi caratteristici della Sapphire XC è il recoater senza contatto sviluppato da Velo3D.
Nelle macchine LPBF convenzionali, il recoater distribuisce uno strato di polvere sopra la superficie di lavoro dopo la fusione dello strato precedente. Se durante la costruzione una parte si deforma verso l’alto, esiste il rischio che il sistema di ricopertura entri in contatto con il componente.
Il sistema di Velo3D è stato progettato per limitare questo problema e consentire la produzione di geometrie più difficili.
Otto laser richiedono un controllo molto preciso del processo
La presenza di otto laser da 1 kW sulla Velo3D Sapphire XC aumenta la capacità produttiva ma rende anche più complessa la gestione del processo.
In un sistema multi-laser è necessario controllare con precisione la posizione dei fasci, le zone di sovrapposizione, le condizioni termiche e l’uniformità del letto di polvere.
Velo3D utilizza per questo un insieme integrato di hardware e software.
Il software Flow prepara il processo di stampa e assegna i parametri alle differenti regioni del componente, mentre Assure raccoglie informazioni relative alle condizioni della macchina e della costruzione.
La piattaforma monitora inoltre il letto di polvere strato dopo strato, le condizioni dell’atmosfera e l’allineamento dei sistemi ottici.
Velo3D dichiara che la Sapphire XC raccoglie informazioni provenienti da quasi mille letture di sensori durante il processo.
Per SBO, un sistema di questo tipo è particolarmente interessante nelle produzioni ad alto valore, dove la tracciabilità del processo può assumere un ruolo rilevante quanto la capacità produttiva.
SBO aveva già introdotto Velo3D in Austria
Le nuove Sapphire XC destinate agli Stati Uniti non rappresentano il primo utilizzo della tecnologia Velo3D da parte di SBO.
Nel primo trimestre del 2024 SBO aveva installato una Velo3D XC nello stabilimento austriaco di Ternitz.
Il gruppo dispone quindi già di esperienza interna con questa architettura.
L’ampliamento negli Stati Uniti indica un passaggio dalla presenza di una singola macchina a una capacità produttiva più distribuita geograficamente.
Una volta operative le due ulteriori unità previste nel terzo trimestre del 2026, il sito americano disporrà di tre sistemi Velo3D XC.
La presenza dello stesso tipo di piattaforma in più sedi può inoltre facilitare il trasferimento di processi e produzioni tra stabilimenti, un tema importante per clienti internazionali dei settori aerospaziale, difesa ed energia.
Le Renishaw RenAM 500Q seguono una filosofia differente
Accanto alla capacità di grande formato fornita dalle Velo3D Sapphire XC, SBO ha scelto due Renishaw RenAM 500Q.
La RenAM 500Q utilizza quattro laser da 500 W che possono operare sull’intera superficie del letto di polvere.
Il volume di costruzione è di 250 × 250 × 350 mm.
Rispetto alla Sapphire XC, la Renishaw RenAM 500Q dispone quindi di un volume molto più contenuto, ma concentra quattro sorgenti laser in un’area relativamente compatta.
Questa configurazione è pensata soprattutto per aumentare la produttività nella fabbricazione seriale di componenti di dimensioni medio-piccole.
Renishaw indica per la RenAM 500Q una capacità produttiva che può raggiungere circa 150 cm³ all’ora in determinate condizioni di processo.
I quattro laser possono raggiungere l’intera area di lavoro anziché essere limitati a quadranti rigidamente separati.
Questo permette al software di distribuire il lavoro tra le sorgenti in funzione della geometria e della disposizione dei componenti.
La gestione dell’atmosfera è fondamentale con Inconel e titanio
Uno degli aspetti tecnici sui quali Renishaw ha lavorato nella serie RenAM 500 riguarda la gestione del gas all’interno della camera di processo.
Durante la fusione laser delle polveri metalliche si sviluppano fumi, particelle e spruzzi che devono essere allontanati dalla zona attraversata dal fascio.
Se il flusso di gas non è sufficientemente uniforme, le particelle possono interferire con il laser oppure depositarsi sul letto di polvere.
Renishaw utilizza nella RenAM 500 un sistema di circolazione a cascata progettato per mantenere condizioni uniformi nella camera.
La macchina dispone inoltre di una camera sigillata e di un sistema di preparazione dell’atmosfera basato sul vuoto.
Questo elemento assume particolare importanza nella lavorazione del titanio, materiale estremamente sensibile alla contaminazione da ossigeno alle elevate temperature raggiunte durante il processo.
SBO ha indicato proprio titanio e Inconel tra i materiali per i quali verranno impiegate le nuove macchine statunitensi.
Inconel e titanio rispondono alle esigenze dei mercati scelti da SBO
La scelta delle leghe non è casuale.
Le superleghe di nichel della famiglia Inconel vengono utilizzate in ambienti nei quali sono necessarie resistenza meccanica, stabilità alle temperature elevate e resistenza alla corrosione.
Applicazioni tipiche comprendono parti per turbine, sistemi di combustione, motori aerospaziali, componenti energetici e apparecchiature esposte a condizioni termiche severe.
Il titanio, e in particolare la lega Ti-6Al-4V ampiamente utilizzata nella produzione additiva, offre invece un elevato rapporto resistenza-peso e una buona resistenza alla corrosione.
Queste caratteristiche spiegano la sua diffusione in aerospazio, spazio e difesa.
Velo3D supporta sulla Sapphire XC sia Ti-6Al-4V sia diverse superleghe di nichel, tra cui Inconel 718 e Inconel 625.
Anche Renishaw dispone di processi sviluppati per numerose leghe metalliche e lascia inoltre accessibili e modificabili i parametri di stampa della propria piattaforma, caratteristica utile quando un produttore vuole sviluppare internamente processi specifici.
Nel Regno Unito l’espansione passa attraverso 3T Additive Manufacturing
La parte europea della strategia di SBO ruota attorno a 3T Additive Manufacturing.
SBO ha completato l’acquisizione della società britannica nell’ottobre 2025, dopo aver annunciato l’operazione nell’agosto dello stesso anno.
3T Additive Manufacturing opera a Newbury, nel Regno Unito, ed è attiva nella produzione additiva metallica da quasi due decenni.
L’azienda aveva acquistato la propria prima stampante metallica nel 2007 e ha progressivamente costruito un database di materiali e parametri di processo basato sulle produzioni effettuate nel corso degli anni.
Nel 2024, prima dell’acquisizione da parte di SBO, 3T Additive Manufacturing aveva generato ricavi nell’ordine di 5 milioni di sterline.
L’interesse di SBO non riguardava quindi soltanto le macchine presenti nello stabilimento, ma soprattutto le competenze accumulate sui materiali, sui parametri produttivi e sulla qualificazione dei componenti.
3T passa dalla prototipazione alla produzione seriale
3T Additive Manufacturing ha modificato nel tempo il proprio posizionamento.
L’azienda era stata inizialmente associata soprattutto alla prototipazione e allo sviluppo di applicazioni additive, mentre dal 2021 ha concentrato una parte maggiore delle proprie attività sulla produzione seriale di componenti finiti.
Questo passaggio richiede un approccio molto diverso rispetto alla semplice stampa di prototipi.
Quando una parte deve essere prodotta ripetutamente per un cliente industriale, diventa necessario mantenere sotto controllo la materia prima, i parametri di stampa, la macchina, i trattamenti termici, le lavorazioni successive e l’ispezione finale.
3T Additive Manufacturing dichiara di aver registrato dati relativi alle proprietà dei materiali per le costruzioni effettuate nel corso di circa quindici anni.
Questa banca dati consente alla società di partire da parametri già maturi quando deve introdurre una nuova produzione.
Tra le principali famiglie di materiali lavorate da 3T figurano superleghe di nichel IN718 e IN625, Ti-6Al-4V, leghe di alluminio, acciaio inossidabile 316L e cobalto-cromo.
EOS M 400-4 aumenta la capacità per grandi parti e produzione seriale
L’espansione di 3T Additive Manufacturing comprende una nuova EOS M 400 installata nel secondo trimestre del 2026 e un secondo sistema ordinato per il terzo trimestre.
Nelle informazioni pubblicate sulle proprie capacità produttive, 3T indica l’utilizzo della configurazione EOS M 400-4.
La EOS M 400-4 dispone di quattro laser da 400 W e di un volume di costruzione di 400 × 400 × 400 mm.
Si colloca quindi, per dimensioni, tra la Renishaw RenAM 500Q e la Velo3D Sapphire XC.
Il volume cubico da 400 mm permette sia la produzione di componenti relativamente grandi sia il riempimento della piattaforma con numerose parti più piccole.
Quest’ultima possibilità è importante per la produzione seriale, perché la produttività di una macchina LPBF dipende anche dalla capacità di utilizzare in modo efficiente il volume disponibile in ogni costruzione.
3T utilizza la EOS M 400-4 proprio per componenti di grandi dimensioni o per aumentare l’efficienza dei lotti produttivi.
Tre piattaforme con ruoli complementari
Osservando insieme le macchine selezionate da SBO emerge una strategia più articolata rispetto al semplice aumento del numero di stampanti.
La Velo3D Sapphire XC offre il volume più grande, con 600 mm di diametro e 550 mm di altezza, e una configurazione con otto laser da 1 kW.
La Renishaw RenAM 500Q dispone invece di una camera più compatta da 250 × 250 × 350 mm, con quattro laser da 500 W che possono raggiungere l’intero letto di polvere.
La EOS M 400-4 utilizzata da 3T Additive Manufacturing offre un volume intermedio di 400 × 400 × 400 mm e quattro laser da 400 W.
Non sarebbe quindi corretto considerare le tre piattaforme semplicemente concorrenti dirette.
Nel contesto di SBO possono essere utilizzate per classi differenti di componenti, dimensioni, materiali, volumi produttivi e requisiti di processo.
Questa diversificazione dell’hardware riduce inoltre la dipendenza del gruppo da una sola piattaforma tecnologica.
La gestione delle polveri diventa una questione industriale
L’aumento del numero di macchine rende anche più importante la gestione delle polveri metalliche.
3T Additive Manufacturing dichiara di dedicare le proprie stampanti a specifiche famiglie di leghe per limitare i rischi di contaminazione incrociata.
È un aspetto che può essere trascurato quando si parla genericamente di stampa 3D metallica.
Passare da una polvere di titanio a una superlega di nichel non equivale a cambiare semplicemente il materiale in una stampante desktop.
I sistemi di alimentazione, recupero e filtrazione devono essere puliti secondo procedure definite e qualsiasi contaminazione può modificare la composizione chimica del materiale.
Quando i componenti sono destinati ai settori aerospaziale o difesa, il controllo della materia prima e la tracciabilità dei lotti diventano parti integranti del sistema qualità.
Disporre di un numero maggiore di stampanti consente quindi a SBO e 3T di dedicare più facilmente alcune piattaforme a determinate famiglie di materiali, migliorando contemporaneamente la capacità produttiva.
Il post-processing è parte integrante dell’investimento
SBO sottolinea che l’espansione della stampa 3D è accompagnata da ulteriori investimenti nel post-processing.
Anche 3T Additive Manufacturing ha incrementato le proprie apparecchiature dedicate alle fasi successive alla costruzione.
Questo passaggio è essenziale per comprendere la differenza tra possedere una stampante metallica e disporre di una vera capacità produttiva industriale.
Un componente che esce dalla camera LPBF raramente è pronto per essere consegnato al cliente.
A seconda dell’applicazione possono essere necessari distensione termica, trattamento in forno, trattamento HIP, rimozione dei supporti, separazione dalla piastra, fresatura, tornitura, rettifica, finitura e ispezione.
Le superfici funzionali, le sedi di cuscinetti, i fori di precisione e le superfici di tenuta richiedono normalmente lavorazioni successive.
SBO dichiara di poter ottenere, attraverso le proprie lavorazioni meccaniche, precisioni nell’ordine di pochi centesimi di millimetro.
3T integra stampa, CNC e controllo nello stesso stabilimento
L’impostazione di 3T Additive Manufacturing è particolarmente orientata all’integrazione verticale.
La società dispone non soltanto di stampanti EOS, ma anche di centri di lavoro CNC.
Tra le macchine dichiarate figurano un GF Mikron HPM450U a cinque assi e un Matsuura MX-420 PC10 a cinque assi.
Il Matsuura dispone anche di un sistema multi-pallet destinato alla lavorazione automatizzata.
Per 3T l’obiettivo è concentrare nello stesso impianto progettazione per additive manufacturing, sviluppo del processo, stampa, trattamento, lavorazione meccanica e controllo.
Questa impostazione riduce il numero di passaggi tra fornitori differenti.
Per i componenti destinati a settori regolamentati può inoltre semplificare la gestione della documentazione e della tracciabilità.
L’acquisizione di 3T ha dato a SBO una base europea già qualificata
L’acquisizione di 3T Additive Manufacturing ha permesso a SBO di entrare nel mercato europeo dell’AM industriale partendo da una struttura già operativa.
3T dispone di certificazione EN9100 per la produzione seriale e opera come centro di eccellenza nell’ambito delle attività di ASTM International dedicate all’additive manufacturing.
La società serve clienti nei settori aerospaziale, spazio, difesa, semiconduttori e altre applicazioni industriali.
Sono precisamente gli stessi mercati sui quali SBO intende aumentare il proprio peso.
L’integrazione tra SBO e 3T consente inoltre di combinare due categorie di competenze.
Da un lato 3T porta esperienza nella progettazione per additive manufacturing, nei parametri LPBF e nella gestione di produzioni seriali.
Dall’altro SBO dispone di una lunga esperienza nella metallurgia, nei materiali ad alte prestazioni e nelle lavorazioni meccaniche di precisione.
Anche la sostenibilità rientra nel progetto di 3T
3T Additive Manufacturing ha inserito la riduzione dell’impatto ambientale tra gli obiettivi della propria strategia industriale.
La società dichiara di utilizzare dal 2023 elettricità proveniente interamente da fonti rinnovabili per le proprie attività produttive.
L’obiettivo dichiarato è arrivare entro il 2032 a fornire per ogni componente prodotto un certificato digitale net-zero validato da un organismo esterno.
Il raggiungimento di questo obiettivo dipenderà naturalmente dall’intera catena produttiva e non soltanto dall’elettricità utilizzata dalle stampanti.
Nel calcolo devono essere considerate la produzione delle polveri metalliche, i consumi energetici delle apparecchiature, i gas di processo, i trattamenti termici, le lavorazioni CNC, i trasporti e le altre fasi del ciclo di vita.
L’integrazione di più operazioni all’interno dello stesso stabilimento può però contribuire a raccogliere dati più dettagliati sul processo produttivo e a ridurre alcuni trasferimenti intermedi.
Il riconoscimento ricevuto da 3T nel 2026
Parallelamente agli investimenti produttivi, 3T Additive Manufacturing è stata nominata “Tech SME of the Year” ai Thames Valley Tech & Innovation Awards 2026.
Secondo quanto riportato da SBO, il riconoscimento è stato attribuito considerando le competenze tecniche della società, il lavoro svolto sui dati relativi a materiali e processi e la crescita nel campo della produzione additiva metallica.
Per SBO il premio assume anche un significato strategico, perché arriva meno di un anno dopo l’acquisizione di 3T.
L’azienda britannica è diventata uno degli elementi centrali attraverso i quali SBO sta consolidando le proprie attività additive in Europa.
Nel primo trimestre del 2026 il gruppo aveva già indicato il consolidamento delle attività europee di additive manufacturing sotto la struttura “SBO Additive Europe” come uno degli obiettivi in corso.
Dalla stampa del pezzo alla fornitura del componente finito
Uno degli elementi che definisce meglio la direzione scelta da SBO è il passaggio dalla vendita di capacità di stampa alla fornitura di componenti finiti.
In un mercato maturo dell’additive manufacturing, il cliente industriale non è necessariamente interessato a conoscere quale stampante sia stata utilizzata.
È interessato soprattutto a ricevere un componente con determinate proprietà meccaniche, tolleranze dimensionali, finitura superficiale, documentazione e ripetibilità.
Per questo SBO insiste sulla possibilità di coprire l’intera catena, dalla produzione additiva al post-processing.
La presenza contemporanea di Velo3D Sapphire XC, Renishaw RenAM 500Q ed EOS M 400 permette al gruppo di scegliere il sistema produttivo più adeguato senza vincolare ogni applicazione alla stessa architettura.
Per un grande componente con geometrie complesse può risultare più appropriata la piattaforma Velo3D.
Per una produzione seriale di parti di dimensioni inferiori può essere più efficiente una Renishaw RenAM 500Q.
Per costruzioni intermedie e lotti ad alta densità, 3T può sfruttare le EOS M 400-4.
Sette macchine sono soprattutto un investimento nella capacità industriale
L’aspetto più interessante del programma annunciato da SBO non è quindi il numero assoluto di nuove stampanti.
Le sette macchine previste entro il terzo trimestre 2026 rappresentano un aumento della capacità, ma acquistano significato soprattutto perché vengono inserite in strutture che dispongono già di metallurgia, processi qualificati, lavorazioni meccaniche e controllo.
La produzione additiva metallica continua infatti a presentare una barriera molto più alta rispetto alla semplice disponibilità dell’hardware.
Per produrre componenti destinati a spazio, aerospazio, difesa o semiconduttori è necessario dimostrare che materiale e processo rimangano sotto controllo tra una costruzione e quella successiva.
È necessario conoscere la storia della polvere, monitorare le condizioni della macchina, gestire i parametri, qualificare i trattamenti successivi e verificare le proprietà finali.
SBO sta investendo contemporaneamente su tutti questi elementi.
Una strategia che collega Stati Uniti ed Europa
Con l’espansione di Houston e il rafforzamento di 3T Additive Manufacturing nel Regno Unito, SBO sta creando due poli geografici per la produzione additiva.
Negli Stati Uniti l’attenzione è concentrata soprattutto su capacità di grande formato, materiali ad alte prestazioni e domanda proveniente dai settori spazio, aerospazio, difesa, semiconduttori ed energia.
In Europa, 3T porta nel gruppo una struttura con una lunga esperienza nella produzione LPBF, una banca dati di materiali costruita nel corso degli anni e processi orientati alla produzione seriale.
A queste attività si aggiunge l’esperienza sviluppata da SBO nello stabilimento austriaco di Ternitz, dove il gruppo utilizzava già una piattaforma Velo3D XC dal 2024.
La combinazione dei tre poli consente a SBO di sviluppare una rete produttiva nella quale macchine, competenze e processi possono essere distribuiti tra più sedi.
Per un settore nel quale i clienti operano spesso su scala internazionale, la possibilità di produrre componenti qualificati in regioni differenti può diventare un vantaggio anche sul piano della resilienza della supply chain.
La scommessa di SBO è sulla produzione additiva come attività industriale, non come tecnologia isolata
Il programma di espansione mostra infine come SBO consideri la stampa 3D metallica non come una tecnologia autonoma, ma come una parte di una catena produttiva più ampia.
Il gruppo sta mettendo insieme stampanti LPBF di Velo3D, Renishaw ed EOS, competenze metallurgiche, database di materiali, lavorazioni CNC, post-processing e controllo qualità.
La decisione di acquistare sistemi differenti è coerente con questa impostazione.
La Velo3D Sapphire XC, la Renishaw RenAM 500Q e la EOS M 400-4 non rispondono esattamente allo stesso problema produttivo. Offrono volumi di lavoro, configurazioni laser e filosofie di processo differenti.
Per SBO questa diversità può diventare uno strumento per scegliere la tecnologia sulla base del componente, anziché adattare ogni componente ai limiti di una sola macchina.
Il risultato dell’investimento potrà essere valutato soprattutto dalla capacità del gruppo di riempire queste nuove piattaforme con produzioni seriali e programmi qualificati nei settori individuati.
È questo passaggio, più del semplice aumento del numero di stampanti, a determinare se la produzione additiva potrà assumere un peso significativo nella diversificazione di SBO oltre il tradizionale mercato oil & gas.
” Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI) “
