La nuova formulazione olandese è registrata come dispositivo medico di Classe I nell’UE, supporta layer fino a 200 µm e punta a rendere più semplice il passaggio dal CAD al portaimpronta clinico su un’ampia gamma di stampanti DLP, MSLA e laser
Liqcreate, produttore indipendente olandese di fotopolimeri per stampa 3D, ha introdotto Liqcreate Tray, una nuova resina sviluppata specificamente per la produzione additiva di portaimpronta dentali individuali. Il materiale è stato messo a punto insieme a laboratori odontotecnici e partner clinici e nasce con un obiettivo molto concreto: permettere agli utilizzatori di produrre direttamente il tray personalizzato sulle stampanti a resina già presenti nel laboratorio, senza essere obbligati a entrare in un ecosistema hardware chiuso. Liqcreate lo presenta come materiale biocompatibile, rigido e rapido da stampare, registrato nell’Unione Europea come dispositivo medico di Classe I e compatibile con numerose piattaforme DLP, MSLA/LCD e laser operanti fra 385 e 405 nm. La nuova formulazione non è quindi una generica resina dental model adattata a un’altra applicazione, ma un materiale progettato per un componente che durante la procedura clinica deve mantenere una geometria sufficientemente stabile mentre contiene silicone, polietere o altri materiali da impronta e viene inserito e successivamente rimosso dalla bocca del paziente.
È importante chiarire anche ciò che Tray non fa. La resina non stampa l’impronta dentale stessa e non sostituisce automaticamente uno scanner intraorale. Il prodotto permette di fabbricare digitalmente il portaimpronta individuale che verrà successivamente riempito con il normale materiale da impronta. Il workflow rimane quindi ibrido: la geometria del paziente viene acquisita digitalmente o derivata da un modello, il tray viene progettato in CAD e stampato in 3D, ma la registrazione finale dei tessuti o della posizione degli impianti può continuare a essere effettuata con una tecnica di impronta convenzionale. È un punto importante perché, nonostante la crescita dell’intraoral scanning, il portaimpronta personalizzato mantiene un ruolo significativo in protesi totale, casi implantari multipli, full arch e situazioni nelle quali il clinico preferisce o necessita di una registrazione fisica controllata.
Il portaimpronta personalizzato deve essere rigido proprio perché non deve deformare l’impronta
Liqcreate Tray è stata formulata privilegiando rigidità e resistenza piuttosto che flessibilità. I dati pubblicati dal produttore indicano una resistenza a trazione di 86 MPa, modulo a trazione di 2,9 GPa, resistenza a flessione di 88 MPa e modulo flessionale di 2,7 GPa. L’allungamento a rottura è relativamente basso, fra il 2 e il 4%, mentre la durezza raggiunge Shore D 82. Si tratta quindi di un fotopolimero rigido, caratteristica coerente con la funzione del tray. Durante la presa dell’impronta, infatti, una deformazione significativa del supporto potrebbe trasferirsi al materiale di registrazione e introdurre errori geometrici. Lo stesso vale durante la rimozione dalla bocca, soprattutto in presenza di impianti multipli o zone con importanti sottosquadri.
Specifiche tecniche principali di Liqcreate Tray
| Proprietà | Valore dichiarato |
|---|---|
| Applicazione | Portaimpronta dentali personalizzati |
| Classe regolatoria UE | Dispositivo medico Classe I |
| Tecnologia compatibile | DLP, MSLA/LCD, laser |
| Lunghezza d’onda | 385–405 nm |
| Altezza layer supportata | fino a 200 µm |
| Aspetto | Liquido blu opaco |
| Viscosità a 25 °C | 800 mPa·s |
| Densità | 1,087 g/cm³ |
| Resistenza a trazione | 86 MPa |
| Modulo a trazione | 2,9 GPa |
| Allungamento a rottura | 2–4% |
| Resistenza a flessione | 88 MPa |
| Modulo flessionale | 2,7 GPa |
| Durezza | Shore D 82 |
| Izod intagliato | 1,98 kJ/m² |
| Assorbimento d’acqua | 0,44% |
| HDT-B, 0,45 MPa | 74 °C |
| HDT-A, 1,80 MPa | 66 °C |
| Ec a 405 nm | 4,00 mJ/cm² |
| Dp a 405 nm | 0,18 mm |
| Ec a 385 nm | 3,68 mJ/cm² |
| Dp a 385 nm | 0,10 mm |
| Sterilizzazione validata dichiarata | vapore a 121 °C e 134 °C |
| Prezzo online indicativo | da 129,95 € |
I valori meccanici sono stati ottenuti su provini stampati, lavati e post-polimerizzati secondo il protocollo Liqcreate. Non devono quindi essere interpretati come proprietà indipendenti dal processo. Esposizione, stampante, orientamento, lavaggio e curing possono modificare il comportamento finale, aspetto particolarmente importante quando il componente è destinato a un utilizzo medicale.
I 200 µm di layer sono probabilmente una delle caratteristiche più importanti per il throughput
Il dato che distingue maggiormente Tray da molte resine dentali orientate ai modelli è la possibilità di utilizzare layer da 200 µm. Nel settore odontotecnico si lavora spesso a 50 o 100 µm quando occorre riprodurre margini, denti, superfici di preparazione o dettagli diagnostici. Un portaimpronta svolge però una funzione diversa: non deve riprodurre direttamente la superficie finale del dente con precisione micrometrica, perché fra tray e tessuto rimane intenzionalmente uno spazio destinato al materiale da impronta.
Aumentare l’altezza dello strato permette quindi di ridurre drasticamente il numero di esposizioni necessarie. Un componente alto 30 mm stampato a 50 µm richiede teoricamente circa 600 layer; a 200 µm ne richiede 150. I tempi reali dipendono naturalmente da lift, peel, esposizione e architettura della stampante, ma il vantaggio potenziale è evidente.
Il punto interessante è che Liqcreate non cerca di vincere una gara sulla risoluzione massima, ma di dimensionare il processo alla reale funzione clinica del componente. Una superficie leggermente meno fine può essere accettabile se geometria complessiva, spacing, stops e rigidità rimangono corretti e se la riduzione dei tempi permette al laboratorio di produrre più tray nello stesso turno.
Il workflow digitale elimina diversi passaggi manuali ma non elimina il lavoro clinico
La produzione tradizionale di un tray individuale può partire da un modello in gesso sul quale il tecnico applica spacer, delimita le estensioni, crea manualmente la base con resina o materiale fotopolimerizzabile, realizza il manico, rifinisce i bordi e completa la polimerizzazione. Il processo funziona da decenni ma contiene numerosi passaggi manuali e dipende dall’esperienza dell’operatore.
Nel workflow digitale la geometria iniziale può arrivare da una scansione intraorale oppure dalla digitalizzazione di un modello. Il CAD permette quindi di definire spessore, offset per il materiale da impronta, estensione, impugnatura, fori di ritenzione, tissue stops ed eventuali aperture necessarie per una tecnica implantare open-tray. Il file viene successivamente stampato con Tray, lavato, post-polimerizzato, rifinito e inviato al clinico.
Workflow tipico di un portaimpronta stampato in 3D
| Fase | Processo |
|---|---|
| 1 | Acquisizione della situazione orale tramite scansione o modello |
| 2 | Progettazione CAD del portaimpronta |
| 3 | Definizione di offset, spessore, stops, manico e aperture |
| 4 | Esportazione STL/3MF secondo il software utilizzato |
| 5 | Orientamento e supporti |
| 6 | Stampa con Liqcreate Tray |
| 7 | Lavaggio in IPA secondo protocollo |
| 8 | Asciugatura e riposo |
| 9 | UV post-curing |
| 10 | Rimozione supporti e rifinitura |
| 11 | Disinfezione o sterilizzazione prevista dal workflow |
| 12 | Applicazione dell’adesivo/materiale da impronta e uso clinico |
Il vantaggio digitale non consiste necessariamente nel dimezzare ogni singola operazione, ma nella possibilità di standardizzarle e ripeterle. Una volta definito un template CAD, il laboratorio può generare velocemente tray differenti mantenendo valori controllati di spessore, offset e posizione del manico. Il file rimane inoltre archiviabile e riproducibile, mentre una lavorazione manuale è più dipendente dalla singola esecuzione.
La letteratura clinica suggerisce che i portaimpronta 3D possono essere almeno comparabili ai tradizionali
La nuova Liqcreate Tray non dispone ancora, al momento del lancio, di studi clinici peer-reviewed specifici pubblicati sulla propria formulazione. Esistono però evidenze precedenti sulla categoria dei portaimpronta stampati in 3D. Uno studio clinico controllato su 22 pazienti con impianti multipli ha confrontato tray open custom stampati in 3D con portaimpronta individuali convenzionali. Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative nell’accuratezza dell’impronta, nel fit clinico, nella qualità dell’impronta o del modello. Nel workflow sperimentale, la produzione 3D aveva inoltre richiesto circa 57,7 minuti contro 102 minuti della soluzione convenzionale e un costo materiale/processo riportato di 0,37 dollari contro 4,41 dollari.
Questi numeri non possono essere utilizzati per calcolare il costo operativo di Liqcreate Tray nel 2026: lo studio utilizzava un proprio processo, prezzi differenti e condizioni sperimentali specifiche. Il risultato interessante è piuttosto la dimostrazione che la digitalizzazione del tray non sembra necessariamente introdurre una penalizzazione di accuratezza.
Un successivo studio in vitro dedicato alle impronte implantari full-arch ha ottenuto risultati ancora più favorevoli, mostrando la migliore accuratezza proprio con alcuni portaimpronta chairside stampati in 3D rispetto ai tray custom convenzionali e alle alternative in foil. Anche qui non si tratta di una validazione della resina Liqcreate, ma conferma che la fabbricazione additiva del supporto può essere clinicamente compatibile con impressioni ad alta precisione.
Il vantaggio del CAD sta anche nel controllo uniforme dello spazio per il materiale da impronta
Una delle funzioni principali di un portaimpronta individuale consiste nel creare uno spazio il più possibile controllato per silicone, polietere o altro materiale. Un volume eccessivo può aumentare deformazione e consumo; uno spazio insufficiente può invece impedire il corretto posizionamento o comprimere eccessivamente il materiale.
In CAD l’offset fra anatomia e superficie interna del tray può essere definito numericamente e mantenuto in modo relativamente uniforme. Anche tissue stops e finestre possono essere posizionati con precisione ripetibile. Uno studio clinico sui tray 3D per pazienti edentuli ha osservato, tra l’altro, una distribuzione più uniforme dello spessore del materiale da impronta rispetto ai tray realizzati manualmente.
Non significa che qualsiasi file stampato produca automaticamente un risultato migliore. Una scansione iniziale imprecisa, un offset progettato male o shrinkage non compensato possono trasferire direttamente l’errore al prodotto fisico. Digitalizzare il processo sposta quindi una parte della variabilità dal lavoro manuale verso calibrazione, CAD e controllo della stampante.
Liqcreate punta sull’open platform invece di legare la resina a una sola stampante
Il secondo elemento distintivo è l’ampiezza dichiarata della compatibilità. Liqcreate opera da anni come produttore indipendente di resine e basa parte del proprio posizionamento sull’utilizzo di materiali su hardware differenti.
Per Tray risultano già indicati come compatibili sistemi professionali come Asiga Max UV, Max 2, Pro 4K e Ultra, Prusa Medical One, Sinergia Print di Nobil Metal e Raise3D DF2/DF2+, insieme a numerose piattaforme consumer o prosumer di Anycubic, Elegoo, Phrozen, Peopoly, Creality e Uniformation. Per alcuni modelli Shining3D i parametri risultano ancora in sviluppo, mentre il Formlabs Form 2 viene esplicitamente indicato come non compatibile.
Questo non significa che qualunque macchina a 405 nm possa essere usata immediatamente per produrre un dispositivo destinato al paziente. Compatibilità chimica, esposizione e capacità di solidificare il materiale sono una cosa; workflow medicale validato è un’altra. Liqcreate pubblica per questo database di settings, shrinkage compensation e procedure specifiche per ogni piattaforma.
Esempi di compatibilità già pubblicata
| Produttore / famiglia | Situazione dichiarata per Tray |
|---|---|
| Asiga Max UV / Max 2 / Pro 4K / Ultra | Compatibile |
| Prusa SL1S Speed | Compatibile |
| Prusa Medical One | Compatibile |
| Raise3D DF2 / DF2+ | Compatibile |
| Sinergia Print | Compatibile |
| Anycubic Photon, M3, M5, M7 e altre | Numerosi modelli compatibili |
| Elegoo Mars / Saturn | Numerosi modelli compatibili |
| Phrozen Sonic / Lumii | Numerosi modelli compatibili |
| Peopoly Phenom Prime | Compatibile |
| Creality Halot | Alcuni modelli compatibili |
| Uniformation GKTwo | Compatibile |
| Shining3D AccuFab | Alcuni profili non ancora disponibili |
| Formlabs Form 2 | Non compatibile |
| Altri sistemi 385–405 nm | Da verificare con Liqcreate |
La presenza di stampanti relativamente economiche nell’elenco è tecnicamente interessante, ma in un laboratorio odontotecnico professionale devono essere considerati anche tracciabilità, ripetibilità, gestione dei batch, manutenzione e procedure operative. Il fatto che una Photon o una Mars riesca a polimerizzare la resina non rende automaticamente identico il relativo processo a quello di una piattaforma medicale con gestione più strutturata.
La post-polimerizzazione è parte del materiale, non un passaggio facoltativo
Come per tutte le resine biocompatibili fotopolimeriche, le proprietà del componente finale non dipendono soltanto dal liquido presente nella bottiglia. Liqcreate segnala espressamente che devono essere rispettate le proprie processing instructions per ottenere le caratteristiche dichiarate.
I provini utilizzati per la scheda tecnica sono stati lavati in IPA per due cicli da tre minuti in pulitore ultrasonico, utilizzando IPA fresco per il secondo lavaggio. Dopo il lavaggio è previsto un riposo di 30 minuti e il post-curing utilizzato per i dati meccanici è stato di 20 minuti su Elegoo Mercury X.
È un dettaglio importante perché residui di monomero o una polimerizzazione insufficiente possono modificare sia proprietà meccaniche sia comportamento biologico. In odontoiatria il post-processing non è quindi un semplice trattamento estetico destinato a rendere la superficie meno appiccicosa: fa parte della specifica di produzione del dispositivo.
Sterilizzazione e disinfezione sono state testate separatamente
Una caratteristica interessante della nuova formulazione è la capacità dichiarata di resistere alla sterilizzazione a vapore. Liqcreate pubblica test effettuati a 121 °C e 134 °C e riporta valori di resistenza e modulo flessionale misurati anche dopo questi cicli.
| Condizione | Resistenza a flessione | Modulo a flessione |
|---|---|---|
| Dopo UV cure | 88 MPa | 2,7 GPa |
| Dopo sterilizzazione 121 °C | 100 MPa | 3,0 GPa |
| Dopo sterilizzazione 134 °C | 103 MPa | 3,1 GPa |
Nei campioni misurati i valori risultano addirittura superiori dopo l’autoclave. Non è però corretto dedurne genericamente che “la sterilizzazione rende migliore la resina”: il trattamento termico può produrre ulteriori effetti di curing sul particolare fotopolimero, ma il comportamento deve essere considerato esclusivamente all’interno del protocollo validato dal produttore.
È interessante anche il confronto con l’HDT, indicata in 74 °C a 0,45 MPa e 66 °C a 1,8 MPa. A prima vista potrebbe sembrare contraddittorio che un materiale con HDT inferiore a 100 °C possa sopportare un’autoclave a 134 °C. In realtà l’HDT misura la deformazione del campione sotto uno specifico carico meccanico mantenuto mentre la temperatura aumenta, mentre durante la sterilizzazione il tray non viene necessariamente sottoposto allo stesso stato di sollecitazione. Le due prove non sono direttamente equivalenti.
Liqcreate ha inoltre testato cinque minuti di esposizione a disinfettanti a base di IPA ed etanolo con concentrazioni del 70 e 99%. La resistenza a flessione rimaneva fra 79 e 89 MPa e il modulo fra 2,3 e 2,7 GPa. Anche questi numeri appartengono ai test del produttore e devono essere letti insieme alle istruzioni d’uso.
Classe I non significa che il materiale sia adatto a qualsiasi applicazione intraorale
Liqcreate dichiara Tray registrata nell’Unione Europea come medical device Class I. La classificazione è coerente con il quadro MDR applicabile ai dispositivi invasivi attraverso un orifizio corporeo destinati a uso transitorio. Il Regolamento europeo 2017/745 definisce infatti “transient” un utilizzo continuo normalmente inferiore a 60 minuti e, attraverso la Regola 5, colloca generalmente in Classe I i dispositivi non chirurgicamente invasivi destinati a uso transitorio attraverso gli orifizi corporei.
Questo chiarisce anche perché la classificazione del tray non debba essere trasferita ad altri utilizzi del materiale. Una resina registrata per un portaimpronta temporaneamente inserito in bocca non diventa automaticamente materiale idoneo per splint notturni, denture base, crown & bridge permanenti o apparecchi destinati a contatto prolungato. Ogni indicazione possiede un profilo di rischio e requisiti differenti.
Per questo Liqcreate mantiene materiali separati per diverse applicazioni. Tray è la formulazione rigida dedicata al portaimpronta; Bio-Med Clear, per esempio, è una resina biocompatibile rigida con un insieme diverso di proprietà e indicazioni, mentre Gingiva Mask è elastomerica e i materiali Dental Model non sono concepiti per il medesimo contatto clinico.
Tray e Bio-Med Clear non sono due versioni dello stesso materiale
| Proprietà | Liqcreate Tray | Bio-Med Clear |
|---|---|---|
| Applicazione principale | Custom impression tray | Medical models / applicazioni biocompatibili rigide |
| Resistenza a trazione | 86 MPa | 55 MPa |
| Modulo a trazione | 2,9 GPa | 2,0 GPa |
| Resistenza a flessione | 88 MPa | 89 MPa |
| Modulo flessionale | 2,7 GPa | 2,2 GPa |
| Allungamento | 2–4% | 5–10% |
| Shore D | 82 | 85 |
| Assorbimento acqua | 0,44% | 0,54% |
| HDT-B | 74 °C | 62 °C |
| Colore | Blu opaco | Trasparente |
| Workflow | Ottimizzato per tray | Più generale |
La tabella mostra bene come Tray sia stata orientata soprattutto verso stiffness e stabilità del portaimpronta, mentre Bio-Med Clear conserva un comportamento leggermente meno rigido e maggiore elongazione. Il fatto che entrambe siano fotopolimeri biocompatibili non le rende intercambiabili.
Liqcreate entra in un mercato dove esistono già materiali specifici, ma sceglie la compatibilità aperta come elemento differenziante
Il custom tray resin non è una categoria nuova. Formlabs commercializza da anni una Custom Tray Resin biocompatibile di Classe I con un workflow dedicato alle proprie stampanti SLA, mentre sistemi professionali come Dentsply Sirona Primeprint dispongono di materiali specifici per impression tray, functional tray e base plate.
Primeprint Tray, per esempio, viene indicata con resistenza flessionale superiore a 90 MPa, modulo sopra 1.900 MPa, durezza superiore a Shore D84 e possibilità di stampare a 200 µm. Dal punto di vista delle proprietà, quindi, Liqcreate non sta introducendo una classe prestazionale mai vista.
La differenza principale è il modello open-material. Un laboratorio che possiede già stampanti Asiga, Raise3D, Prusa o numerosi sistemi 405 nm può potenzialmente integrare Tray senza acquistare una nuova piattaforma proprietaria. È precisamente il bisogno richiamato da Ruben Soors d’Ancona, Strategic Business Developer di Liqcreate: durante lo sviluppo, i laboratori avrebbero chiesto un materiale capace di funzionare sulle macchine già disponibili senza rinunciare a rigidità e sicurezza clinica.
Questo può avere particolare valore nei laboratori che possiedono flotte eterogenee e vogliono evitare di associare ogni indicazione a un hardware diverso.
Il vantaggio economico reale dipenderà però dall’intero workflow e non dal prezzo della bottiglia
Liqcreate propone Tray online a partire da 129,95 euro, con prezzi del webshop indicati al netto dell’IVA. Il dato è utile per inquadrare il posizionamento ma non permette di calcolare direttamente il costo per tray.
Bisognerebbe conoscere:
- volume medio della parte;
- quantità di supporti;
- resin loss;
- dimensione della piattaforma;
- numero di tray per build;
- durata del ciclo;
- IPA utilizzato;
- post-curing;
- lavoro dell’operatore;
- eventuale sterilizzazione;
- costo della stampante e suo ammortamento.
La stampa a 200 µm può incidere molto sul tempo macchina e quindi sul throughput, ma la convenienza complessiva emerge soprattutto quando il laboratorio riesce a batchare più portaimpronta sulla stessa build e automatizzare CAD e post-processing.
Un costo di resina leggermente superiore può essere irrilevante se permette di risparmiare decine di minuti di lavoro manuale per ogni pezzo.
La standardizzazione è probabilmente più importante della pura velocità
La comunicazione del lancio parla molto di semplificazione. Questo termine non dovrebbe essere interpretato come “premere Print e ottenere automaticamente un dispositivo clinico”. Il vero vantaggio è avere una catena nella quale ogni passaggio può essere documentato: stampante, profilo, esposizione, resina, batch, lavaggio, curing e disinfezione.
Liqcreate sta ampliando proprio in questa direzione il proprio Dental Knowledge Center, che raccoglie parametri per stampanti, calibrazione, shrinkage compensation, istruzioni di lavaggio e curing e workflow per ogni materiale. È un cambiamento importante rispetto ai primi anni della stampa resin desktop, quando il laboratorio poteva limitarsi a sperimentare un tempo di esposizione finché la parte “sembrava giusta”.
In un workflow clinico, la ripetibilità deve sostituire il trial-and-error.
L’ampia compatibilità introduce quindi anche più responsabilità di validazione
Un ecosistema chiuso ha svantaggi economici ma offre un vantaggio operativo: produttore di macchina, resina, software e curing può definire una catena molto controllata. In una piattaforma aperta la stessa formulazione può essere esposta con DLP, laser o LCD differenti, con uniformità luminosa, pixel size e peel mechanics differenti.
Liqcreate cerca di compensare questa variabilità pubblicando parametri specifici. Rimane comunque importante che il laboratorio non trasferisca semplicemente settings da una stampante all’altra.
Anche il valore di Dp, cioè la profondità caratteristica di penetrazione della luce, mostra la differenza fra 385 e 405 nm: per Tray è 0,10 mm a 385 nm e 0,18 mm a 405 nm. Questo significa che la relazione fra dose energetica e profondità di polimerizzazione cambia sensibilmente con la lunghezza d’onda. L’altezza layer da 200 µm non equivale quindi a utilizzare lo stesso exposure time su qualsiasi macchina.
Liqcreate Tray sarà inizialmente un prodotto europeo più che globale
Un altro punto che rischia di perdersi nella notizia riguarda il mercato geografico. La pagina ufficiale elenca la registrazione Classe I in Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia, oltre a Norvegia, Islanda e Liechtenstein.
Gli Stati Uniti risultano esplicitamente fra le regioni senza registrazione, insieme alla Svizzera e al resto del mondo. Perciò la disponibilità commerciale del materiale non deve essere confusa con autorizzazione all’uso clinico in qualsiasi Paese.
Per un produttore indipendente questo è normale: le registrazioni medicali richiedono percorsi differenti nei diversi mercati e vengono spesso estese progressivamente dopo il lancio iniziale.
L’utilità dei custom tray non scompare con gli scanner intraorali
A prima vista può sembrare curioso investire in una nuova resina per impression tray proprio mentre la digital dentistry sta spostando sempre più procedure verso scansioni dirette. La realtà è più sfumata.
Gli intraoral scanner hanno sostituito moltissime impronte convenzionali per crown & bridge e casi parziali, ma full arch implant, pazienti completamente edentuli, registrazione dei tessuti mobili e determinate procedure protesiche continuano a essere campi nei quali le tecniche convenzionali mantengono utilizzatori e, in alcuni casi, vantaggi pratici.
Ne deriva un workflow apparentemente paradossale ma molto logico: utilizzare tecnologie digitali per produrre più precisamente lo strumento necessario a una tecnica analogica.
Questo non rappresenta un fallimento della digitalizzazione. È piuttosto un esempio di hybrid dentistry, nella quale CAD, stampa 3D e materiali da impronta vengono combinati scegliendo per ciascuna fase la tecnica più appropriata.
Il valore specifico per l’implantologia può essere elevato
Nei casi implantari multipli, piccoli errori nella registrazione della posizione degli impianti possono accumularsi e compromettere il passivity fit della struttura protesica. Il tray deve quindi essere rigido e, nelle tecniche open-tray, possedere aperture posizionate correttamente in corrispondenza degli impression coping.
Con il CAD queste aperture possono essere generate direttamente attorno alla posizione prevista, insieme a pareti rinforzate e geometrie destinate ad aumentare la rigidità.
La letteratura sull’argomento è ancora relativamente limitata, ma gli studi disponibili indicano che i tray stampati in 3D possono raggiungere risultati almeno comparabili e in alcuni setup superiori a quelli convenzionali.
Questo è probabilmente più significativo del semplice risparmio di resina o tempo: una tecnologia digitale diventa realmente utile quando permette di standardizzare una parte che influenza la precisione dell’intero workflow protesico.
La nuova resina completa progressivamente il portafoglio dental di Liqcreate
Tray entra in una gamma che comprende già:
- Premium Model per modelli economici e aligner;
- Dental Model Pro Beige e Grey per crown & bridge e implant models;
- Wax Castable per framework e fusioni;
- Gingiva Mask per tessuti molli simulati;
- Separation Model per workflow con acrilici;
- Bio-Med Clear e Bio-Med Flex per applicazioni biocompatibili specifiche.
L’aggiunta del portaimpronta amplia quindi la possibilità di utilizzare lo stesso fornitore di materiali in più fasi del laboratorio digitale.
È una strategia particolarmente rilevante per Liqcreate perché, non vendendo una propria stampante, il valore dell’azienda dipende dalla capacità di integrarsi con molte piattaforme hardware e molte indicazioni differenti.
La vera prova sarà la ripetibilità sulle numerose stampanti dichiarate compatibili
Dal punto di vista tecnico, i dati iniziali sono solidi per l’applicazione: elevato modulo, resistenza adeguata, 200 µm, sterilizzazione a vapore e un ampio elenco di macchine. Ma la caratteristica più ambiziosa di Tray è probabilmente proprio l’apertura dell’ecosistema.
Garantire risultati prevedibili su una singola macchina proprietaria è relativamente semplice rispetto a mantenere un comportamento consistente su DLP, MSLA e sistemi laser prodotti da aziende differenti.
La disponibilità di settings validati, compensazioni di shrinkage e processing instructions sarà quindi altrettanto importante della formulazione chimica.
La nuova Liqcreate Tray non cambia il principio della produzione di portaimpronta dentali stampati in 3D, già consolidato da diversi anni. Cerca invece di ridurre le barriere pratiche che ne limitano l’adozione, soprattutto nei laboratori che possiedono già stampanti open-material.
Ed è probabilmente questa la parte più interessante del lancio: non una resina progettata per ottenere il dettaglio più piccolo possibile, ma un materiale deliberatamente ottimizzato per produrre rapidamente un dispositivo rigido, personalizzato, sterilizzabile e clinicamente utilizzabile. In un settore nel quale il valore della stampa 3D dipende sempre più dalla capacità di inserirsi senza attriti nel normale lavoro del laboratorio, 200 µm, compatibilità multi-printer e un workflow medicale documentato possono contare più di una specifica di risoluzione spettacolare.
