Prusament PLA ColorMix: cinque bobine per ottenere 45 tonalità con la stampa 3D multicolore

Prusa Research ha trasformato il proprio sistema software ColorMix in una piattaforma completa composta da algoritmo, slicer e filamenti dedicati, presentando una nuova gamma di Prusament PLA semitraslucidi capace di generare decine di tonalità partendo da appena cinque colori fisicamente caricati sulla stampante. La combinazione base utilizza ciano, magenta, giallo, bianco e nero secondo una logica CMYWK e permette di ottenere 45 tonalità alternando i diversi filamenti layer dopo layer. A queste cinque bobine Prusa aggiunge anche due varianti glitter, oro e argento, che estendono ulteriormente la tavolozza fino a oltre cento combinazioni considerando colori e scala di grigi. Il punto più interessante non è però il semplice numero di colori: ColorMix cerca di risolvere uno dei limiti storici della stampa FDM multicolore, cioè la necessità di disporre fisicamente di una bobina differente per ogni tinta visibile sul modello.

Il principio deriva dal progetto open source Full Spectrum della community e non prevede la fusione fisica di due filamenti all’interno dello stesso hotend. I colori vengono invece alternati fra strati successivi secondo rapporti prestabiliti. Se, per esempio, uno strato viene stampato in ciano e quello successivo in giallo, ripetendo regolarmente la sequenza l’occhio umano percepisce da una normale distanza di osservazione una superficie verde. È quindi più corretto parlare di miscelazione ottica che di vera miscelazione del materiale: le due plastiche rimangono fisicamente separate, ma la loro alternanza a una scala sufficientemente piccola produce la percezione di una tinta intermedia.

ColorMix nasce prima come software e solo dopo come filamento

La prima versione di Prusa ColorMix era stata presentata il 26 maggio 2026 e integrata in PrusaSlicer ed EasyPrint. In quella fase Prusa aveva già annunciato l’intenzione di sviluppare un set di Prusament specifico, ma il software era stato progettato per non dipendere da una determinata marca o da uno specifico gruppo di colori.

L’origine del progetto è importante perché Prusa non rivendica di aver inventato il concetto della stampa FDM full-spectrum. Il lavoro parte dalle sperimentazioni della community, in particolare OrcaSlicer-FullSpectrum di Ratdoux, che aveva dimostrato come fosse possibile creare filamenti virtuali alternando sottili layer di colori differenti. Il sistema utilizzava inoltre il lavoro di Justin H. Rahb sul filament-mixer e altri contributi open source nati attorno alla previsione del colore finale.

Prusa ha concentrato lo sviluppo su un problema specifico: i modelli matematici utilizzati inizialmente erano stati pensati per pigmenti, vernici o miscele ottiche differenti e non erano calibrati direttamente su oggetti FDM misurati. L’azienda ha quindi stampato campioni reali, misurato i colori ottenuti e sviluppato correzioni specifiche per la deposizione layer-by-layer.

Prusa ColorMixCaratteristica
Prima presentazione software26 maggio 2026
Bundle Prusament dedicato8 settembre 2026
Origine concettualeCommunity Full Spectrum
Progetto citato da PrusaOrcaSlicer-FullSpectrum
IntegrazionePrusaSlicer ed EasyPrint
Licenza modello ColorMixMIT open source
PrincipioAlternanza dei colori fra layer
Tipo di miscelazioneOttica, non fusione fisica dei pigmenti
Supporto hardwareStampanti multicolore/multimateriale
Palette base dedicataCyan, Magenta, Yellow, White, Black

Il funzionamento ricorda i mezzitoni della stampa su carta, ma non è identico

Prusa paragona il principio al halftoning, cioè alla tecnica dei mezzitoni utilizzata nella stampa tradizionale. Una stampante a colori su carta parte generalmente da ciano, magenta, giallo e nero e crea la percezione delle tinte intermedie modificando dimensione, frequenza e disposizione dei punti.

Nella stampa FDM non è normalmente possibile creare milioni di minuscoli punti affiancati nello stesso piano con il livello di controllo di una stampante grafica. ColorMix utilizza quindi la terza dimensione: alterna i colori lungo l’asse Z.

Una miscela 50:50 può essere ottenuta alternando semplicemente un layer del primo colore e uno del secondo. Un rapporto 75:25 può essere realizzato con tre layer di un colore ogni layer dell’altro. Per tre colori Prusa utilizza anche una sequenza bilanciata 1:1:1.

Il sistema non lavora quindi con percentuali completamente continue. Un rapporto teorico come 37:63 richiederebbe sequenze molto lunghe di layer e produrrebbe bande visibili più grandi, riducendo l’effetto della miscelazione. Per questo il modello privilegia rapporti semplici e ripetibili.

Rapporto ColorMixSequenza indicativa
50:501 layer A / 1 layer B
75:253 layer A / 1 layer B
25:751 layer A / 3 layer B
Tre colori bilanciati1 layer A / 1 layer B / 1 layer C

Perché servono layer molto sottili

Più grandi diventano i layer, più facilmente l’occhio distingue le singole strisce invece di percepirle come un unico colore. Prusa raccomanda quindi una altezza massima di 0,15 mm, indicando 0,10 mm come valore capace di produrre un risultato ancora più omogeneo.

La scelta comporta inevitabilmente un aumento dei tempi di stampa. Se un modello che normalmente verrebbe realizzato con layer da 0,20 o 0,25 mm passa a 0,10 mm, il numero degli strati può raddoppiare o più che raddoppiare.

A questo si aggiunge il tempo necessario per i cambi di materiale. Il sistema ColorMix genera infatti deliberatamente numerosi cambi di colore lungo l’asse Z. Il vantaggio cromatico ha quindi un costo in termini di throughput e deve essere valutato soprattutto per oggetti nei quali l’aspetto estetico ha un valore reale.

Cinque bobine producono 45 tonalità nella configurazione CMYWK

La configurazione principale utilizza Cyan, Magenta, Yellow, White e Black, indicati sinteticamente come CMYWK. Prusa considera questa combinazione particolarmente efficace perché consente di generare colori primari, secondari, tinte più chiare, più scure e una scala di grigi relativamente neutra.

Il bianco è necessario per un motivo molto semplice: nella stampa su carta il supporto stesso fornisce il bianco, mentre una stampante 3D costruisce il modello “nel vuoto”. Se una superficie deve essere bianca, occorre quindi depositare materiale bianco.

Il nero presenta invece un problema differente. È teoricamente possibile ottenere una tonalità molto scura sovrapponendo ciano, magenta e giallo, ma Prusa ha osservato che il risultato tende a un grigio-bluastro, non a un vero nero neutro. Inserire una quinta bobina nera permette quindi di espandere e controllare meglio le tinte scure.

Bobina baseFunzione nel sistema
CyanBase per blu, verdi e miscele fredde
MagentaBase per rossi, viola e miscele calde
YellowBase per verdi, arancioni e tonalità calde
WhiteSchiarimento e superfici bianche
BlackOmbreggiatura, nero reale e grigi neutri

Con questi cinque colori Prusa dichiara 45 tonalità utilizzabili nella configurazione principale. Il numero non significa che ColorMix sia tecnicamente limitato a 45 colori assoluti: rappresenta la palette predefinita ottenuta utilizzando combinazioni considerate visivamente utili e facilmente riproducibili.

Con quattro bobine il sistema continua a funzionare

Una stampante non deve necessariamente disporre di cinque tool. ColorMix può utilizzare anche una configurazione a quattro filamenti, tipicamente CMYW. In questo caso Prusa indica 26 colori disponibili.

È una distinzione importante perché amplia la compatibilità oltre Original Prusa XL con cinque testine. Il sistema può funzionare con architetture multimateriale basate su un singolo ugello, come MMU3, oppure con altri sistemi commerciali che permettono il cambio automatico del filamento.

Il modello matematico ColorMix non dipende infatti dalla meccanica utilizzata per il cambio colore. Ciò che conta è che la stampante sia capace di depositare la sequenza corretta degli strati.

Con sette bobine si arriva a oltre cento combinazioni

Il bundle completo comprende sette bobine da 1 kg:

  • ColorMix Cyan
  • ColorMix Magenta
  • ColorMix Yellow
  • ColorMix White
  • ColorMix Black
  • ColorMix Gold Glitter
  • ColorMix Silver Glitter

Le due bobine glitter non aggiungono semplicemente oro e argento alla tavolozza. Entrambe sono basate su PLA Natural, quindi sono state formulate per aggiungere particelle riflettenti senza modificare eccessivamente la tonalità del filamento con cui vengono alternate.

Sulla pagina prodotto Prusa indica 105 combinazioni complessive con sette bobine. La stessa documentazione descrive il risultato anche come circa 80 colori più 25 tonalità della scala di grigi. La differenza apparente rispetto alle “45 tonalità da cinque bobine” dipende quindi dall’inclusione delle combinazioni aggiuntive ottenibili con Gold Glitter e Silver Glitter.

ConfigurazioneRisultato dichiarato da Prusa
4 filamenti26 colori
5 filamenti CMYWK45 tonalità
7 filamenti con Gold/Silver Glittercirca 105 combinazioni
Di cui, nel bundle completocirca 80 colori + 25 grigi

La scelta più importante di Prusa è stata rendere i filamenti semitraslucidi

Durante lo sviluppo Prusa ha provato diversi set CMYW e CMYWK già presenti sul mercato. Molti utilizzavano colori opachi e molto saturi. Il risultato appariva brillante sulle superfici verticali, ma l’alternanza dei layer rimaneva chiaramente visibile sulle superfici inclinate.

Con due colori completamente opachi, infatti, ogni strato tende a coprire quello precedente e la percezione dipende soprattutto dalla capacità dell’occhio di confondere righe microscopiche. In presenza di geometrie inclinate o curve, lo spessore visibile di ogni layer cambia e l’effetto può diventare una evidente sequenza di bande.

Prusa ha quindi sviluppato il nuovo ColorMix con una semitrasparenza controllata. Una parte della luce attraversa gli strati superficiali, aumentando la sovrapposizione ottica dei colori e riducendo la percezione delle singole bande.

Nei test interni, una miscela 1:1 tra ciano e giallo produce un verde che, secondo Prusa, risulta difficile da riconoscere come composto da layer alternati anche osservando il modello da vicino.

La traslucenza migliora anche le superfici orizzontali

La geometria è sempre stata uno dei problemi della miscelazione a strati. Una parete perfettamente verticale espone all’osservatore contemporaneamente molti layer sovrapposti, quindi è la condizione ideale per l’effetto ottico.

Una superficie quasi orizzontale mostra invece principalmente gli ultimi strati depositati. Se i filamenti sono molto opachi, il colore dell’ultimo layer può dominare completamente la percezione.

La formulazione semitraslucida di Prusa riduce questo limite. Nei test effettuati su superfici parallele, perpendicolari e inclinate di 45° rispetto al piano di stampa, l’azienda dichiara una variazione cromatica molto più contenuta rispetto ai set opachi analizzati durante lo sviluppo.

Questo non significa che l’orientamento sia diventato irrilevante. Prusa continua a indicare le superfici verticali come quelle sulle quali ColorMix produce il risultato migliore.

Bianco e nero sono stati più difficili da formulare di ciano, magenta e giallo

Ciano, magenta e giallo presentavano relativamente pochi problemi. La difficoltà maggiore è stata trovare una opacità adatta per White e Black.

Un nero troppo coprente domina immediatamente le altre tonalità. ColorMix tende inoltre naturalmente a produrre miscele leggermente più scure rispetto ai colori di partenza, quindi una piccola quantità di nero molto opaco può trasformare rapidamente una sfumatura in un colore quasi uniforme.

Il problema opposto riguarda il bianco. Un bianco convenzionale fortemente opaco tende a creare colori pastello anziché semplicemente schiarire la tonalità originale.

Prusa afferma quindi di aver regolato specificamente concentrazione dei pigmenti e opacità dei due materiali per ottenere un ColorMix White e un ColorMix Black differenti dai normali Prusament bianchi e neri.

Non bisogna confondere ColorMix con i nuovi Prusament PLA CMYK

Parallelamente al bundle semitraslucido, Prusa ha introdotto tre nuovi filamenti denominati PLA CMYK Cyan, Magenta e Yellow. Questi sono deliberatamente più saturi e opachi.

La logica è differente. ColorMix privilegia l’uniformità della fusione visiva; PLA CMYK privilegia invece la brillantezza e la copertura del modello.

CaratteristicaPLA ColorMixPLA CMYK
AspettoSemitraslucidoOpaco
Colori principaliC, M, Y, W, KC, M, Y
Fusione otticaMigliorePiù evidente sulle superfici inclinate
SaturazioneControllataMaggiore
Visibilità dell’infillPossibileMolto ridotta
Superfici idealiPiù versatiliSoprattutto verticali
ObiettivoSfumature omogeneeColori forti e contrastati

Prusa suggerisce di completare il set CMYK opaco con Prusament PLA Pristine White. Se serve anche il nero può essere utilizzato ColorMix Black.

La struttura interna può diventare visibile attraverso il ColorMix

La semitrasparenza introduce anche uno svantaggio. Se le pareti sono relativamente sottili, l’infill può diventare visibile attraverso la superficie esterna.

Per limitare il fenomeno Prusa raccomanda un infill Gyroid al 5-10%. La struttura regolare del Gyroid tende a produrre una texture interna uniforme e quindi meno disturbante quando viene intravista attraverso il materiale.

Il problema è particolarmente importante nei modelli decorativi o anatomici, dove una trama interna molto marcata potrebbe modificare il risultato cromatico.

Se l’opacità è fondamentale, il nuovo PLA CMYK può diventare una scelta più adatta, proprio perché nasconde maggiormente la struttura interna.

Le impostazioni raccomandate restano quelle di un normale PLA

Dal punto di vista termico il ColorMix rimane un Prusament PLA da 1,75 mm e non richiede hardware ad alta temperatura. Prusa indica una temperatura dell’ugello di circa 215 °C, piano riscaldato tra 50 e 60 °C e ugello standard in ottone da 0,4 mm.

Prusament PLA ColorMixParametro
MaterialePLA
Diametro1,75 mm
Peso bobina1 kg
Temperatura ugellocirca 215 °C
Piano50-60 °C
Ugello consigliatoOttone 0,4 mm
Layer consigliato per ColorMixmassimo 0,15 mm
Layer ottimale indicatocirca 0,10 mm
Infill consigliatoGyroid
Densità infill5-10%
Tolleranza diametro Prusament dichiarata±0,02 mm

La difficoltà del ColorMix non deriva quindi dal materiale, ma dalla gestione dei cambi e dalla risoluzione verticale necessaria per ottenere l’effetto cromatico.

Tool changer e sistemi a singolo ugello presentano vantaggi differenti

Prusa ha progettato il modello per funzionare sia con sistemi a più estrusori sia con architetture che portano più filamenti verso lo stesso hotend.

Su una Prusa XL a cinque testine ogni materiale dispone del proprio tool. Il cambio può essere rapido e non richiede necessariamente lo spurgo completo dell’ugello precedente. Il limite è che i nozzle devono essere allineati con estrema precisione sugli assi X e Y: un errore fra gli offset può produrre pareti irregolari e alterare anche la percezione del colore.

Con sistemi come MMU o AMS, invece, diversi filamenti passano attraverso lo stesso ugello. Il vantaggio è che non esiste un errore di offset tra più nozzle; lo svantaggio è la necessità di estrarre il filamento precedente, caricare quello successivo e purgare il residuo.

Sistema multimaterialeVantaggioLimite principale
Tool changerCambi rapidi, meno contaminazioneRichiede offset precisi tra ugelli
MMU / AMS a singolo nozzleGeometria sempre dallo stesso ugelloSpurgo ad ogni cambio
ColorMixCompatibile con entrambe le logichePuò generare moltissimi cambi layer

Questa differenza può incidere molto sui tempi e sugli scarti quando un modello contiene centinaia di alternanze cromatiche.

ColorMix può aumentare gli scarti sui sistemi che devono purgare il nozzle

È uno dei limiti che il numero “45 colori da cinque bobine” non mostra immediatamente. Se la stampante utilizza un singolo hotend per cinque filamenti, ogni cambio può richiedere una quantità di materiale di spurgo per evitare contaminazioni.

Su un modello alto con layer da 0,10 mm possono verificarsi centinaia o migliaia di cambi. La quantità di materiale utilizzata fuori dal componente può quindi diventare rilevante.

I sistemi tool changer hanno un vantaggio naturale da questo punto di vista perché mantengono il materiale all’interno della propria testina, anche se richiedono comunque procedure di priming e gestione delle torri o strutture di pulizia in funzione della configurazione.

ColorMix non elimina quindi i tradizionali problemi della stampa multimateriale; sfrutta lo stesso hardware in maniera più sofisticata.

Il modello matematico è calibrato sulle stampe reali

Uno degli aspetti tecnicamente più interessanti del lavoro Prusa riguarda la previsione del colore. L’azienda ha inizialmente valutato modelli come Kubelka-Munk, Beer-Lambert e sistemi derivati dalla logica utilizzata da HueForge, ma li ha ritenuti non adatti a descrivere correttamente il comportamento di un oggetto FDM osservato lateralmente.

Prusa ha scelto invece come base l’equazione Yule-Nielsen, utilizzata nella descrizione dei mezzitoni, e l’ha corretta sulla base delle misurazioni effettuate sulle stampe reali.

Durante la calibrazione il team ha osservato, tra gli altri fenomeni, che le miscele reali tendono a essere più scure del previsto, che i colori chiari perdono saturazione più rapidamente e che alcune combinazioni con ciano mostrano deviazioni cromatiche sistematiche.

L’algoritmo applica quindi correzioni empiriche invece di calcolare semplicemente la media RGB tra due codici colore.

Un semplice verde non è quindi la media matematica di blu e giallo

Questo è uno degli aspetti che differenzia ColorMix da una funzione grafica banale. Se si prendessero semplicemente i valori RGB di due filamenti e si calcolasse la loro media, il colore visualizzato nello slicer potrebbe essere molto diverso da quello percepito sulla parte stampata.

Pigmenti, traslucenza, diffusione della luce, riflessione e geometria dei layer modificano il risultato. Il software utilizza quindi dati sperimentali per correggere la previsione.

Prusa dichiara che la sola formula Yule-Nielsen offriva già una precisione approssimativamente doppia rispetto alla media RGB lineare nelle proprie prove e che le ulteriori correzioni hanno ridotto gli errori sistematici osservati sui campioni.

OpenPrintTag diventa il database dei colori reali

Il modello ColorMix è collegato al Material Database di OpenPrintTag, standard aperto promosso da Prusa per associare informazioni digitali alle bobine.

Prusament utilizza tag NFC basati su OpenPrintTag e il database può includere le informazioni necessarie per identificare materiale e colore. ColorMix può quindi recuperare automaticamente le caratteristiche della bobina e usarle per generare la palette disponibile.

L’obiettivo a lungo termine è rendere il sistema indipendente dai soli Prusament. Se produttori esterni pubblicano dati corretti sulle proprie bobine, il modello potrebbe utilizzare anche combinazioni completamente differenti.

Prusa sottolinea infatti che ColorMix non è vincolato alla palette CMYWK. I cinque nuovi filamenti sono stati sviluppati perché coprono in maniera conveniente gran parte dello spazio cromatico, non perché l’algoritmo non possa combinare altri colori.

La calibrazione attuale è però basata soprattutto sul PLA Prusament

Questo è un limite che Prusa stessa evidenzia. Il modello è stato caratterizzato principalmente attraverso PLA Prusament stampato su Original Prusa XL.

La struttura matematica dovrebbe essere applicabile anche a materiali e produttori differenti, ma i coefficienti esatti potrebbero non essere ottimali per PETG, ABS o PLA con pigmenti e proprietà ottiche molto diverse.

I filamenti speciali introducono ulteriori complicazioni. Glitter, particelle metalliche o effetti Galaxy riflettono la luce in maniera dipendente dall’orientamento e quindi risultano più difficili da descrivere con un singolo valore cromatico.

Per questo Prusa considera ColorMix un progetto ancora aperto e ha pubblicato il modello sotto licenza MIT, invitando la community a contribuire con nuove misurazioni.

L’approccio open source riguarda anche l’algoritmo

Il repository prusa-fdm-mixer è disponibile come progetto open source e comprende implementazioni utilizzabili in TypeScript e C++17, oltre a strumenti browser per sperimentare, misurare e confrontare le combinazioni.

Questa scelta permette anche ad altri slicer e produttori di studiare il sistema e integrarlo nelle proprie applicazioni.

ColorMix rappresenta quindi una strategia diversa rispetto a un semplice preset proprietario per cinque specifici colori: Prusa vende i filamenti, ma lascia aperto il modello matematico con cui vengono previsti e generati i mix.

La convenzione CMYWKGS serve anche a condividere i file

Una stampa ColorMix contiene un problema pratico: un file preparato da un utente deve sapere quale colore è associato a ogni tool.

Prusa propone quindi un ordine convenzionale fisso:

Ciano – Magenta – Giallo – Bianco – Nero – Oro – Argento.

La stessa sequenza viene mantenuta indipendentemente dal fatto che la stampante abbia quattro, cinque o otto tool. In PrusaSlicer può essere salvata come preset.

L’obiettivo è rendere i file condivisi su Printables più facilmente riproducibili. Se tutti utilizzano la stessa numerazione, un modello ColorMix non richiede all’utente di reinterpretare ogni volta quale bobina debba essere caricata in ciascuna posizione.

I glitter possono trasformare qualunque PLA in una sorta di Galaxy

Gold Glitter e Silver Glitter sono basati su PLA Natural e sono stati progettati affinché le particelle decorative aggiungano brillantezza senza coprire eccessivamente il colore sottostante.

Prusa suggerisce per esempio un rapporto 1:1 tra un normale PLA e uno dei ColorMix Glitter per ottenere un effetto simile alla propria famiglia Galaxy.

L’effetto risulta particolarmente evidente con tonalità scure come verde smeraldo, blu, rosso o grigio antracite. I due glitter possono essere utilizzati anche insieme a bianco e nero per costruire una palette di circa 25 sfumature di grigio, utile per modelli architettonici, sculture o immagini monocromatiche.

Prusa ha perfino sperimentato la combinazione dei glitter con PLA Woodfill, mostrando come ColorMix non debba necessariamente essere limitato ai cinque colori del bundle principale.

Non tutte le combinazioni producono un colore utile

Aumentare il numero di filamenti non significa che ogni combinazione matematica generi una tonalità esteticamente interessante. Prusa osserva, per esempio, che mescolare quattro colori contemporaneamente tende a generare un risultato marrone o fangoso.

Questo è un limite analogo a quello della pittura: più pigmenti vengono sovrapposti senza un criterio, più la saturazione diminuisce e il risultato tende verso tonalità neutre e scure.

Il valore dei “45 colori” consiste quindi in una selezione di combinazioni che producono una differenza visualmente utile, non nel calcolo di tutte le permutazioni possibili dei cinque materiali.

Le applicazioni più interessanti sono modelli educativi, anatomici e decorativi

ColorMix è chiaramente orientato verso la stampa estetica, non verso l’ottimizzazione meccanica. Prusa mostra esempi di animali, vasi, elementi decorativi, sistemi solari, cellule vegetali e animali, modelli anatomici e sculture.

Un modello educativo può trarre particolare vantaggio dalle diverse tonalità. Non sempre è necessario utilizzare dieci colori completamente differenti: in molti casi è più efficace mostrare tre sfumature dello stesso blu o rosso per distinguere zone appartenenti allo stesso sistema.

Lo stesso principio può essere applicato a modelli architettonici, mappe, prototipi di design, cosplay, miniature e oggetti artistici.

ColorMix non sostituisce la stampa a colori piena

È importante distinguere questa tecnica dai processi realmente full-color basati su getto di materiale o binder jetting. ColorMix rimane una tecnologia FDM e la risoluzione cromatica è direttamente collegata all’altezza dei layer.

Non può creare una fotografia continua sulla superficie di un oggetto nello stesso modo di sistemi industriali capaci di controllare il colore localmente su scala molto più fine. L’alternanza avviene prevalentemente lungo Z e produce quindi un tipo specifico di shading.

Anche la percezione del colore dipende dalla distanza e dall’illuminazione. Osservando molto da vicino una superficie si possono distinguere gli strati che contribuiscono alla tonalità.

Il vero vantaggio è che l’effetto viene ottenuto utilizzando hardware multimateriale già disponibile, senza introdurre una nuova tecnologia di stampa.

Il prezzo del bundle è significativo, ma sette bobine sostituiscono un inventario molto più grande

Al lancio, Prusa ha indicato un prezzo di 32,99 euro per ogni bobina da 1 kg. Il bundle ColorMix da sette bobine è stato annunciato a 180,49 euro IVA inclusa, mentre il bundle PLA CMYK da quattro bobine, comprendente Pristine White, è stato indicato a 123,99 euro.

I prezzi del negozio possono naturalmente cambiare in base a promozioni, IVA e mercato geografico, ma la logica economica del prodotto è evidente: acquistare cinque o sette bobine di base invece di mantenere decine di colori diversi in magazzino.

Per un utente che stampa occasionalmente un arancione, un viola o una determinata sfumatura di verde, acquistare un’intera bobina da un chilogrammo per ogni tonalità può significare accumulare materiale utilizzato solo per pochi metri. ColorMix sposta una parte di questo inventario dal magazzino al software.

Il vantaggio economico va però confrontato con gli scarti e i tempi

La riduzione del numero delle bobine non equivale automaticamente a una riduzione del costo della stampa. Il layer height più basso aumenta i tempi e i continui cambi di filamento possono generare materiale di spurgo.

Su una piattaforma MMU o AMS, un oggetto che utilizza intensivamente ColorMix potrebbe consumare una quantità non trascurabile di PLA al di fuori del modello. Il costo reale deve quindi considerare sia il materiale del pezzo sia quello scartato.

Su un tool changer l’equilibrio può essere differente, perché il cambio del tool non richiede di rimuovere completamente il filamento dallo stesso nozzle.

È uno dei motivi per cui Prusa considera Original Prusa XL a cinque testine e le macchine CORE con INDX piattaforme particolarmente adatte al nuovo bundle.

INDX permette di andare oltre i cinque colori

Le stampanti della famiglia CORE equipaggiate con il sistema Bondtech INDX possono gestire fino a otto tool, aprendo spazio per i cinque filamenti CMYWK e per Gold e Silver Glitter, mantenendo ancora una posizione disponibile.

Con sette colori caricati contemporaneamente l’utente può accedere direttamente all’intera gamma prevista dal bundle senza dover sostituire manualmente bobine tra una sezione e l’altra della stampa.

Questa è una delle ragioni per cui Prusa presenta ColorMix anche come dimostrazione delle possibilità offerte da piattaforme con molti tool: un sistema a otto estrusori non deve necessariamente produrre un oggetto composto da otto colori puri; può usarli come una palette da cui generare tonalità virtuali.

La novità più interessante è trasformare il colore in una proprietà software

Il significato più ampio di ColorMix non risiede quindi nella creazione di uno specifico filamento verde o viola. Il sistema cerca di separare il colore percepito dal colore fisicamente disponibile sulla bobina.

È un concetto simile a quanto già avviene da decenni nella stampa grafica: nessuna stampante inkjet contiene una cartuccia per ogni tonalità che appare sulla fotografia. Pochi colori base vengono utilizzati come elementi di una tavolozza generata digitalmente.

La FDM presenta però vincoli molto più forti: layer discreti, materiali opachi, tempi di cambio, spurgo e geometrie tridimensionali. Prusa ha cercato di adattare l’idea a questi limiti invece di replicare direttamente il modello della stampa 2D.

La semitrasparenza del nuovo Prusament è quindi importante quanto l’algoritmo

Senza il materiale dedicato, ColorMix funzionava già, ma i risultati dipendevano fortemente dai filamenti caricati. Il nuovo bundle riduce questa variabilità attraverso un controllo specifico dell’opacità.

Il sistema diventa quindi una combinazione tra chimica dei pigmenti, proprietà ottiche del PLA e software di previsione. È una caratteristica interessante perché mostra come anche una innovazione apparentemente software possa richiedere uno sviluppo coordinato del materiale.

Il ColorMix Black deve essere abbastanza scuro da produrre ombre e grigi, ma non tanto opaco da dominare ogni combinazione. Il White deve schiarire senza trasformare automaticamente tutte le miscele in tonalità pastello. Cyan, Magenta e Yellow devono invece sovrapporsi otticamente in maniera prevedibile.

Questa calibrazione è il motivo per cui Prusa ha preferito sviluppare una propria gamma dopo aver provato i bundle già presenti sul mercato.

Dal Full Spectrum della community a un ecosistema integrato

Il percorso di ColorMix è anche un esempio della relazione tra community open source e produzione commerciale nella stampa 3D. Il concetto iniziale è stato sviluppato dagli utenti attraverso fork degli slicer e strumenti sperimentali; Prusa lo ha successivamente integrato nei propri software, ha effettuato campagne di misura, pubblicato a sua volta l’algoritmo e sviluppato un materiale commerciale dedicato.

Il risultato non chiude il sistema. Il modello rimane utilizzabile con filamenti differenti e la società invita esplicitamente gli utenti a fornire dati per estendere la calibrazione.

È quindi un approccio nel quale il prodotto commerciale – le bobine Prusament – convive con un’infrastruttura software aperta.

Cinque bobine non sostituiranno tutti i colori, ma possono cambiare il modo in cui vengono scelti

ColorMix non rende inutile il PLA convenzionale colorato. Una parte interamente rossa sarà ancora più semplice e veloce da produrre utilizzando una bobina rossa. Un colore opaco uniforme resterà inoltre preferibile quando la struttura interna non deve essere visibile o quando il componente richiede una finitura precisa e ripetibile indipendentemente dall’orientamento.

Il vantaggio emerge quando servono molte sfumature in quantità ridotta, oppure quando lo stesso modello deve contenere transizioni cromatiche che richiederebbero troppe bobine dedicate.

Da questo punto di vista le 45 tonalità rappresentano meno un numero da catalogo e più la dimostrazione che una stampante con cinque materiali può produrre una gamma cromatica significativamente superiore ai cinque colori caricati.

La combinazione completa con sette bobine porta il concetto ancora più avanti, con circa 80 colori e 25 sfumature di grigio dichiarate da Prusa. Rimangono limiti legati a tempi, spurgo, geometria e risoluzione verticale, ma il passaggio concettuale è significativo: nella stampa FDM il colore comincia a diventare una proprietà calcolata dallo slicer, non soltanto una caratteristica fissa del filamento acquistato.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

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