Carbon ha ottenuto un risultato importante nella difesa europea della propria proprietà intellettuale sulla stampa 3D a doppia polimerizzazione. Il 28 settembre 2026 l’azienda statunitense ha comunicato che una Board of Appeal dell’European Patent Office ha respinto il ricorso contro il brevetto europeo EP 3158400, intitolato “Methods of producing three-dimensional objects from materials having multiple mechanisms of hardening”. Secondo Carbon, la decisione mantiene la rivendicazione indipendente principale del brevetto e ripristina inoltre alcune rivendicazioni dipendenti che erano state eliminate durante la precedente procedura di opposizione. È una decisione potenzialmente significativa perché EP 3158400 non riguarda semplicemente una particolare formulazione commerciale di resina: descrive un principio generale nel quale la luce costruisce rapidamente un’intermedia tridimensionale che contiene ancora un secondo sistema reattivo, successivamente solidificato o polimerizzato attraverso un meccanismo differente. È uno dei concetti alla base della famiglia di materiali che Carbon definisce “dual cure”.

Serve tuttavia una precisazione importante. Il comunicato del 28 settembre è una comunicazione della stessa Carbon e, nel momento in cui viene scritto questo articolo, la decisione motivata completa della Board of Appeal non risulta ancora disponibile nella banca dati pubblica delle decisioni EPO. È quindi possibile verificare con precisione il brevetto, la sua storia, l’opposizione e la struttura delle rivendicazioni, ma non è ancora prudente ricostruire nel dettaglio le argomentazioni giuridiche con cui la Board ha respinto il ricorso. Carbon afferma che è stata confermata la rivendicazione più ampia e ripristinate ulteriori rivendicazioni dipendenti; questi elementi vanno considerati l’esito comunicato dal titolare finché non sarà disponibile il testo ufficiale completo.

Che cos’è EP 3158400 e perché Carbon lo considera fondamentale

EP 3158400 deriva da una famiglia brevettuale con priorità iniziale al 23 giugno 2014. La domanda europea EP15812392.7 è stata depositata il 22 giugno 2015 e pubblicata come EP3158400A1 nell’aprile 2017. Il brevetto è stato concesso il 1° giugno 2022 come EP3158400B1.

Gli inventori indicati sono Jason P. Rolland, Kai Chen, Justin Poelma, James Goodrich, Robert Pinschmidt, Joseph M. DeSimone e Lloyd M. Robeson. La presenza di DeSimone e Rolland collega direttamente questa famiglia di brevetti alla fase nella quale Carbon, allora Carbon3D, stava costruendo l’architettura tecnologica che avrebbe portato alla piattaforma CLIP, Continuous Liquid Interface Production.

La priorità del 2014 è rilevante perché precede buona parte dell’espansione commerciale dei materiali fotopolimerici engineering per additive manufacturing.

La rivendicazione principale non si limita a dire “utilizzare due cure”. Definisce una precisa sequenza nella quale un liquido polimerizzabile contiene almeno due componenti con comportamenti differenti.

In termini semplificati:

  1. un primo componente viene polimerizzato mediante luce;
  2. questa fotopolimerizzazione forma uno scaffold solido tridimensionale;
  3. all’interno dello scaffold rimane un secondo componente non ancora completamente solidificato o polimerizzato;
  4. questo secondo sistema viene successivamente fatto reagire mediante un meccanismo differente;
  5. dall’intermedio si ottiene il componente finale.

La parte importante è quindi la separazione funzionale fra formazione della geometria e sviluppo delle proprietà finali del materiale.

Perché la normale fotopolimerizzazione presenta dei limiti

Nella stereolitografia convenzionale il materiale liquido contiene monomeri o oligomeri fotoreattivi e un fotoiniziatore. Quando la resina viene illuminata alla lunghezza d’onda appropriata, il fotoiniziatore genera specie reattive che avviano la polimerizzazione.

La reazione trasforma il liquido in una rete polimerica solida.

Il vantaggio è evidente: la luce può essere proiettata con elevata precisione e utilizzata per produrre rapidamente geometrie tridimensionali complesse.

Il problema è che le proprietà finali del materiale rimangono fortemente legate alla chimica necessaria per rendere possibile la fotopolimerizzazione.

Una formulazione ideale per reagire velocemente sotto luce UV non coincide necessariamente con quella ideale per ottenere elevata elasticità, resistenza agli urti, stabilità termica o comportamento a fatica.

Per molti anni questo ha contribuito alla percezione delle resine SLA come materiali ottimi per prototipi ma meno adatti a determinate applicazioni strutturali di lunga durata.

Il concetto dual cure prova a separare i due problemi.

La prima reazione costruisce la forma, la seconda costruisce il materiale

L’approccio di Carbon può essere compreso considerando la prima rete polimerica come una sorta di impalcatura temporanea.

Durante la stampa la luce solidifica rapidamente il primo componente. Questo scaffold fornisce forma e stabilità sufficienti affinché il pezzo possa essere rimosso dalla macchina.

Il secondo sistema chimico rimane invece incorporato all’interno della struttura e reagisce successivamente.

Il risultato finale può quindi avere proprietà fortemente determinate dalla seconda chimica di polimerizzazione anziché soltanto dalla rete fotopolimerica iniziale.

È una differenza concettuale importante.

In una resina tradizionale:

resina → luce → pezzo sostanzialmente polimerizzato

In un sistema dual cure:

resina duale → luce → intermedio → seconda reazione → pezzo finale

L’intermedio e il prodotto finale non devono quindi essere considerati necessariamente equivalenti dal punto di vista meccanico.

Dual cure non significa semplicemente post-curing UV

Uno degli errori più frequenti è confondere il sistema descritto dal brevetto con il normale post-curing delle parti SLA.

Nella normale stereolitografia il pezzo appena stampato può contenere gruppi fotoreattivi che non hanno completato la conversione. Una successiva esposizione UV permette di continuare sostanzialmente la stessa famiglia di reazioni fotochimiche.

Questo è un post-curing.

Il dual cure è concettualmente diverso perché coinvolge un secondo meccanismo di solidificazione o reazione differente dal primo.

La differenza può essere schematizzata così:

ProcessoPrima faseSeconda fase
SLA + UV post-curefotopolimerizzazioneulteriore fotopolimerizzazione
Dual curefotopolimerizzazioneseconda reazione chimica/fisica differente
Termoset convenzionaleformazione/preparazionereticolazione termica
Dual cure Carbonscaffold fotopolimericosolidificazione/reazione del secondo componente

Questa distinzione è centrale per comprendere la portata del brevetto.

Il brevetto non è limitato a una singola famiglia di poliuretani

Carbon è particolarmente conosciuta per materiali elastomerici e poliuretanici utilizzati, fra l’altro, in applicazioni footwear e consumer. Sarebbe però riduttivo identificare EP 3158400 con una singola resina poliuretanica.

La descrizione brevettuale contempla differenti possibilità chimiche.

Il primo componente può includere sistemi polimerizzabili tramite luce, mentre il secondo componente può reagire attraverso meccanismi differenti, tra cui reazioni chimiche, chain extension, polimerizzazione o altre forme di solidificazione.

La famiglia brevettuale ha successivamente generato o è stata affiancata da brevetti più specifici relativi a poliuretani, epossidici, siliconi e altre formulazioni.

EP 3158400 è quindi importante proprio perché si colloca a un livello relativamente generale dell’architettura dual cure.

Lo scaffold non è semplicemente un supporto da rimuovere

La parola “scaffold” potrebbe essere interpretata come una struttura di supporto temporanea destinata a essere eliminata, come i supporti di una stampa FDM. Non è questo il significato principale nel brevetto.

Lo scaffold è la rete polimerica tridimensionale formata dal primo componente durante la fotopolimerizzazione.

Essa mantiene il secondo componente all’interno della geometria e permette al pezzo intermedio di esistere fisicamente mentre la seconda reazione non è ancora completata.

Dopo il secondo curing, le due componenti possono contribuire insieme alle proprietà finali.

La struttura che definisce la forma non è quindi necessariamente rimossa.

Perché questa architettura consente materiali più simili ai polimeri engineering

Separare la formazione geometrica dalla chimica finale offre una libertà importante nella formulazione.

Il sistema fotopolimerico può essere progettato per fornire:

  • velocità di reazione;
  • accuratezza geometrica;
  • stabilità dell’intermedio;
  • compatibilità con il processo ottico.

La seconda chimica può invece essere selezionata maggiormente in funzione di:

  • modulo elastico;
  • elasticità;
  • tenacità;
  • resistenza termica;
  • resistenza a fatica;
  • chemical resistance;
  • compression set.

Naturalmente le due reti devono comunque essere compatibili. Non è possibile trattarle come sistemi completamente indipendenti: viscosità, cinetica, miscibilità e stabilità devono essere controllate.

Ma il progettista del materiale dispone di più gradi di libertà rispetto a una formulazione basata esclusivamente sulla fotopolimerizzazione.

Il secondo curing può anche cambiare dimensionalmente il pezzo

La documentazione brevettuale considera anche la possibilità che la seconda reazione provochi shrinkage o expansion.

È un elemento importante dal punto di vista produttivo.

Una trasformazione chimica può modificare densità e volume della rete polimerica. Se il pezzo si ritira durante il curing, la geometria stampata deve essere progettata tenendo conto di questa variazione.

In altre parole, il CAD utilizzato per stampare l’intermedio potrebbe non coincidere esattamente con la geometria finale desiderata.

I sistemi industriali devono quindi compensare dimensionalmente il processo.

È uno dei motivi per cui accuratezza della stampante e accuratezza del componente finale non sono sinonimi.

Una macchina può posizionare correttamente l’immagine ottica ma produrre una parte fuori tolleranza se la chimica post-stampa modifica la geometria in modo non controllato.

Dual cure e CLIP sono tecnologie collegate, ma non sono la stessa invenzione

Carbon associa fortemente i propri materiali dual cure alla piattaforma CLIP, ma i due concetti non devono essere confusi.

CLIP riguarda principalmente il modo in cui viene formato l’oggetto dalla resina liquida. Utilizzando una finestra permeabile all’ossigeno, il processo mantiene una sottile zona nella quale la fotopolimerizzazione viene inibita. Questo consente alla resina fresca di fluire continuamente sotto il pezzo mentre la piattaforma si allontana.

Il risultato è un processo di fotopolimerizzazione bottom-up che può operare in maniera più continua rispetto alla stereolitografia layer-by-layer tradizionale.

Il dual cure riguarda invece la chimica del materiale e la successione delle reazioni.

In forma semplificata:

TecnologiaProblema principale affrontato
CLIPcome formare rapidamente la geometria
Dual curecome ottenere proprietà finali superiori
Flow/printing softwarepreparazione e controllo del processo
Thermal curingcompletamento della seconda reazione

Le due tecnologie possono lavorare insieme, ma proteggere una non significa automaticamente possedere ogni processo che utilizza l’altra.

Il brevetto non concede a Carbon il monopolio sul concetto generico di “due cure”

Questo è un altro punto importante.

Le composizioni dual cure esistevano prima dell’additive manufacturing moderno. Adesivi, coating e resine possono utilizzare da tempo combinazioni di UV curing e thermal curing.

La proprietà intellettuale non riguarda quindi l’idea astratta secondo cui “un polimero può essere polimerizzato due volte”.

Le rivendicazioni definiscono una combinazione specifica di elementi e passaggi applicati alla formazione additiva dell’oggetto.

La validità di un brevetto e la sua eventuale violazione dipendono dal testo preciso delle rivendicazioni.

Due processi che, descritti giornalisticamente, sembrano entrambi “dual cure” possono essere giuridicamente molto differenti.

Cosa copre in sostanza la rivendicazione principale

La formulazione completa è necessariamente più tecnica, ma il nucleo può essere ridotto a quattro elementi:

  1. una regione di costruzione definita fra piattaforma e superficie otticamente trasparente;
  2. un liquido che contiene almeno un primo componente fotopolimerizzabile e un secondo componente solidificabile distinto;
  3. esposizione alla luce che costruisce uno scaffold tridimensionale contenente il secondo componente ancora non completamente solidificato;
  4. successiva o contemporanea solidificazione del secondo componente per ottenere l’oggetto finale.

È questa concatenazione a essere particolarmente importante.

Non basta quindi trovare in un prodotto concorrente una “resina con due ingredienti”. Occorre verificare se il processo soddisfa tutti gli elementi richiesti dalla rivendicazione applicabile.

Brevetto valido non significa automaticamente brevetto violato

La decisione EPO riguarda la validità del brevetto nell’ambito della procedura di opposizione e appello.

Non stabilisce automaticamente che una determinata stampante o una determinata resina concorrente violino EP 3158400.

Sono due domande giuridiche differenti.

Validità: la rivendicazione possiede i requisiti previsti dal diritto brevettuale, fra cui novità, attività inventiva e sufficiente disclosure?

Infringement: uno specifico prodotto o processo realizza tutti gli elementi della rivendicazione protetta?

Un brevetto può essere perfettamente valido senza essere violato da un concorrente.

Allo stesso modo, una disputa di infringement può comprendere argomenti sulla validità, ma le due questioni non coincidono.

La decisione della Board rafforza quindi la posizione brevettuale di Carbon, ma non costituisce automaticamente una sentenza di contraffazione contro altri produttori.

L’opposizione è iniziata nel 2023

Dopo la concessione di EP 3158400 nel giugno 2022, Oxon IP B.V. ha depositato un’opposizione il 27 febbraio 2023.

La procedura di opposizione EPO consente a terzi di contestare centralmente un brevetto europeo entro nove mesi dalla pubblicazione della concessione.

È una caratteristica molto importante del sistema europeo. Invece di contestare separatamente il brevetto nei singoli Stati nei quali è stato validato, durante questa finestra può essere chiesta all’EPO la revoca o la limitazione dell’intero brevetto europeo.

L’opposizione può basarsi, fra l’altro, su:

  • mancanza di novità;
  • assenza di attività inventiva;
  • insufficienza della disclosure;
  • materia aggiunta oltre il contenuto originario.

La divisione di opposizione può mantenere il brevetto così com’è, mantenerlo in forma modificata oppure revocarlo.

La prima decisione aveva mantenuto la rivendicazione principale

Secondo la ricostruzione fornita da Carbon, la Opposition Division aveva già mantenuto la claim 1, cioè la rivendicazione più ampia e importante del brevetto, ma aveva eliminato alcune rivendicazioni dipendenti.

La successiva procedura d’appello ha quindi riguardato una situazione differente da quella di un brevetto completamente annullato.

La Board of Appeal, secondo Carbon, non soltanto ha respinto la contestazione contro la rivendicazione principale, ma ha ripristinato ulteriori dependent claims eliminate nella fase precedente.

Se confermato nel testo scritto della decisione, l’esito sarebbe quindi più favorevole a Carbon della precedente decisione di opposizione.

Una dependent claim può essere importante anche se la claim 1 sopravvive

Potrebbe sembrare che, una volta mantenuta la rivendicazione principale, le rivendicazioni dipendenti siano secondarie.

Non necessariamente.

Una dependent claim aggiunge ulteriori caratteristiche e definisce una forma più specifica dell’invenzione.

Può essere importante in un contenzioso perché fornisce differenti livelli di protezione. Se una rivendicazione ampia venisse interpretata in modo restrittivo o successivamente contestata, una rivendicazione più specifica potrebbe continuare a coprire determinate implementazioni.

Una famiglia di rivendicazioni può essere immaginata come una serie di cerchi concentrici: la claim indipendente definisce il perimetro più ampio, mentre le dipendenti descrivono configurazioni progressivamente più ristrette.

Ripristinare dependent claims può quindi avere conseguenze pratiche reali.

Il brevetto europeo non è un brevetto “mondiale”

Carbon afferma di possedere protezioni dual cure in numerose giurisdizioni, ma EP 3158400 rimane un brevetto europeo.

Un brevetto europeo concesso dall’EPO genera tradizionalmente un fascio di diritti nazionali nei Paesi designati e validati, soggetti successivamente a requisiti e rinnovi nazionali. Dal 2023 esiste anche il sistema del brevetto unitario per le nuove concessioni che soddisfano le relative condizioni, ma EP 3158400 è stato concesso prima dell’entrata in funzione del sistema unitario.

La situazione territoriale deve quindi essere verificata Stato per Stato.

Anche i registri mostrano che alcuni diritti possono essere decaduti in determinati Paesi per mancati adempimenti o mancato pagamento delle tasse.

Dire che la Board “ha confermato il brevetto europeo” non significa quindi automaticamente che esista lo stesso diritto con identica efficacia in ogni Paese europeo.

La stessa famiglia comprende numerosi brevetti statunitensi

Il concetto sviluppato nel 2014 ha prodotto una famiglia molto estesa anche negli Stati Uniti.

Uno dei brevetti fondamentali è US 9,676,963, concesso nel giugno 2017 e intitolato anch’esso “Methods of producing three-dimensional objects from materials having multiple mechanisms of hardening”.

Altri brevetti successivi restringono o sviluppano particolari aspetti:

  • materiali poliuretanici;
  • resine epossidiche;
  • siliconi;
  • sistemi precursor;
  • water cure;
  • composizioni con specifici meccanismi di reazione;
  • oggetti aventi differenti caratteristiche di solubilità;
  • processi di additive manufacturing con precursori multipli.

Questa struttura è tipica di una strategia brevettuale industriale. Un’innovazione iniziale viene protetta attraverso una rivendicazione relativamente ampia e successivamente circondata da brevetti più specifici su materiali, processi e implementazioni.

Dual cure non rende automaticamente una resina “engineering grade”

Carbon associa il sistema a proprietà quali strength, elasticity, durability e temperature resistance.

È plausibile che il secondo curing permetta di ottenere materiali con prestazioni significativamente differenti rispetto a normali fotopolimeri, ma non bisogna trasformare il principio in una garanzia universale.

Le proprietà dipendono dalla formulazione specifica.

Un sistema dual cure può produrre:

  • elastomeri;
  • materiali rigidi;
  • resine resistenti alla temperatura;
  • formulazioni biocompatibili;
  • materiali con caratteristiche differenti.

Il fatto che una resina utilizzi due meccanismi di curing non certifica automaticamente resistenza, biocompatibilità o durata.

Ogni materiale deve essere caratterizzato separatamente.

Post-processing e secondo curing diventano parte del processo produttivo

Uno dei compromessi dell’architettura dual cure è che la stampa non conclude necessariamente la produzione.

Dopo la formazione dell’intermedio possono essere necessari:

  • lavaggio;
  • rimozione dei supporti;
  • asciugatura;
  • thermal curing;
  • controllo dimensionale;
  • eventuali lavorazioni finali.

Questo significa che il tempo macchina non coincide con il lead time totale.

È un aspetto particolarmente importante quando si confronta la produttività con injection molding o altre tecnologie additive.

Una stampante può produrre l’intermedio molto rapidamente, ma il throughput industriale dipende anche dalla capacità dei forni e delle stazioni di post-processing.

In una produzione su larga scala, il collo di bottiglia può quindi spostarsi dalla stampante al curing.

Il secondo curing deve essere uniforme

Per ottenere proprietà ripetibili, la reazione secondaria deve procedere in modo sufficientemente uniforme anche all’interno del componente.

Lo spessore, la geometria, la temperatura del forno e la diffusione delle specie reattive possono influenzare il risultato.

Se una regione raggiunge un grado di conversione differente rispetto a un’altra, possono variare modulo, deformazione e resistenza.

Questo problema è particolarmente rilevante per parti di dimensioni crescenti o con sezioni fortemente differenti.

La qualificazione di un materiale dual cure deve quindi considerare non soltanto la stampa ma l’intero ciclo termico.

Una tecnologia importante per la produzione, non soltanto per il prototyping

Il motivo per cui Carbon attribuisce così tanta importanza alla decisione EPO è collegato alla propria strategia industriale.

La società non propone la piattaforma DLS esclusivamente come tecnologia di prototipazione. Una parte sostanziale del suo posizionamento riguarda la produzione di componenti finali.

Fra i casi più conosciuti vi sono le intersuole Adidas 4D, prodotte mediante strutture reticolari fotopolimeriche, oltre ad applicazioni in caschi, dispositivi medici, componenti dentali e prodotti consumer.

Quando un processo viene utilizzato per migliaia o milioni di parti finali, la proprietà intellettuale sul materiale può avere un valore molto superiore rispetto a un brevetto relativo a una semplice funzionalità accessoria della macchina.

Il materiale determina infatti quali mercati la piattaforma può affrontare.

Il valore della chimica può essere superiore a quello della macchina

La stampa 3D industriale viene spesso raccontata attraverso velocità, dimensione del volume di costruzione e risoluzione.

Nel caso Carbon, la decisione sul dual cure evidenzia invece il peso della chimica.

Una macchina fotopolimerica sufficientemente veloce può essere progettata da più aziende. Creare un ecosistema di resine capace di fornire specifiche proprietà meccaniche, mantenendo contemporaneamente velocità di stampa, shelf life e stabilità di processo, è un problema differente.

Per questo la proprietà intellettuale sui materiali può diventare una barriera competitiva significativa.

In termini semplificati:

Livello tecnologicoPossibile vantaggio competitivo
Otticavelocità e risoluzione
Meccanicavolume e affidabilità
Softwareworkflow e automazione
Chimicaproprietà del pezzo finale
Post-curecompletamento delle proprietà
Ecosistemaripetibilità e qualificazione

Il brevetto EP 3158400 si colloca soprattutto fra chimica e processo.

Il settore non è rimasto fermo dal 2014

La conferma del brevetto non significa che tutti gli altri produttori di resine fotopolimeriche siano costretti a utilizzare la stessa architettura.

Negli ultimi dieci anni sono stati sviluppati numerosi sistemi:

  • fotopolimeri monocomponente più performanti;
  • resine termicamente rinforzate;
  • sistemi dual cure con architetture differenti;
  • fotopolimeri contenenti particelle o fibre;
  • processi che utilizzano reazioni cationiche;
  • resine con meccanismi di polimerizzazione sequenziali;
  • approcci inkjet e multi-materiale;
  • sistemi nei quali la seconda fase non coincide con quella rivendicata da Carbon.

La libertà di operare di ciascuna tecnologia dipende dalla formulazione e dal processo concreto.

Non è quindi corretto concludere che Carbon abbia ottenuto un diritto esclusivo su qualunque resina fotopolimerica che subisca un trattamento termico.

Brevetto mantenuto non significa che ogni rivendicazione originaria sia necessariamente intatta

Anche quando si dice che un brevetto è stato “upheld”, è necessario verificare in quale forma.

Un brevetto può sopravvivere:

  • esattamente come concesso;
  • con claim modificati;
  • con alcune rivendicazioni eliminate;
  • con descrizione adattata;
  • sulla base di una auxiliary request.

Nel caso EP 3158400, Carbon afferma che la Board ha mantenuto la claim 1 e ripristinato ulteriori dependent claims.

Per sapere con precisione quale testo diventerà quello definitivo sarà opportuno consultare la decisione scritta e il registro EPO quando saranno aggiornati.

Questo dettaglio è fondamentale per qualsiasi analisi di freedom-to-operate.

L’identità dell’opponente non va confusa automaticamente con quella di un concorrente industriale

Il registro europeo indica come opponent Oxon IP B.V.

Carbon nel proprio comunicato parla genericamente di una “competitor’s challenge”.

Un’opposizione può essere depositata direttamente da un’azienda industriale oppure attraverso un soggetto che agisce professionalmente nell’ambito della proprietà intellettuale. La semplice presenza del nome Oxon IP nel registro non permette quindi, senza ulteriore documentazione, di attribuire con certezza la contestazione a uno specifico produttore di stampanti o resine.

Non è corretto identificare un presunto concorrente dietro l’opposizione sulla base di supposizioni.

La decisione europea non chiude automaticamente le controversie negli Stati Uniti

La famiglia brevettuale Carbon è coinvolta anche in controversie statunitensi. Nel 2026 LuxCreo ha avviato un procedimento federale chiedendo, fra le altre cose, dichiarazioni di non violazione e invalidità rispetto a una serie di brevetti Carbon collegati alle tecnologie CLIP e dual cure.

EP 3158400 e i brevetti statunitensi appartengono a sistemi giuridici differenti.

Una decisione della EPO Board of Appeal può avere interesse tecnico e strategico, ma non decide automaticamente la validità di un brevetto USA né l’esito di una causa statunitense.

Anche rivendicazioni appartenenti alla stessa famiglia possono avere formulazioni differenti perché sono state modificate durante procedure nazionali separate.

È quindi scorretto presentare il risultato europeo come una vittoria globale in tutti i procedimenti brevettuali di Carbon.

Perché una decisione EPO può comunque avere peso strategico

La Board of Appeal rappresenta il livello giudicante finale interno all’EPO per le normali procedure di opposizione.

Una volta concluso l’appello, non esiste una normale ulteriore impugnazione sul merito equivalente a un terzo grado. Esiste una petition for review davanti all’Enlarged Board of Appeal, ma è uno strumento straordinario relativo principalmente a gravi vizi procedurali e non una nuova valutazione completa di novità e attività inventiva.

Per questo una decisione favorevole della Board può dare al titolare una maggiore certezza rispetto a un brevetto che non sia mai stato sottoposto ad opposizione.

Significa che la validità delle rivendicazioni ha già affrontato un contraddittorio tecnico con un opponente.

Non significa che il brevetto non possa mai più essere contestato in nessun tribunale nazionale, ma cambia significativamente il quadro.

Una tecnologia del 2014 che continua ad avere valore industriale

L’aspetto forse più interessante dell’intera vicenda è temporale.

La priorità del brevetto risale a giugno 2014, quando la stampa 3D a resina era ancora largamente associata alla prototipazione.

Dodici anni dopo, la discussione riguarda invece chi possieda i diritti su un’architettura chimica utilizzata per produrre parti finali ad alte prestazioni.

È un segnale dell’evoluzione dell’additive manufacturing.

Il vantaggio competitivo si è progressivamente spostato da:

“possiamo stampare questa geometria?”

a:

“possiamo produrla con proprietà, ripetibilità e costi compatibili con l’utilizzo finale?”

La tecnologia dual cure rappresenta una delle risposte sviluppate dall’industria a questa seconda domanda.

Il punto fondamentale è la separazione tra geometria e proprietà finali

EP 3158400 è interessante soprattutto per il concetto tecnico che protegge.

Nella stampa 3D tradizionale il processo che forma la geometria è spesso lo stesso che determina direttamente il materiale finale. Carbon ha separato in parte questi due problemi.

La luce crea rapidamente la forma.

Una seconda chimica completa il materiale.

Questa separazione rende possibile ottimizzare la fase di stampa per produttività e la fase successiva per le caratteristiche meccaniche.

È una logica simile, sotto certi aspetti, a quella utilizzata in altri processi industriali: un green part viene prima formato e successivamente consolidato.

Non è però corretto equiparare automaticamente il dual cure al debinding e sintering dei processi metallici o ceramici. Meccanismi chimici, trasformazioni e variazioni dimensionali sono completamente differenti.

L’analogia riguarda soltanto il fatto che l’oggetto intermedio non coincide ancora con il componente nella sua condizione finale.

La decisione EPO rafforza Carbon, ma la sua portata va letta dalle rivendicazioni

Il risultato annunciato da Carbon è quindi importante, ma non perché attribuisca all’azienda il controllo di qualunque tecnologia di stampa 3D con resine avanzate.

Il valore deriva dalla sopravvivenza di una rivendicazione relativamente ampia relativa a un metodo di formazione additiva nel quale uno scaffold fotopolimerico trattiene un secondo componente destinato a solidificare attraverso un differente meccanismo.

La portata esatta dipende dalle parole delle claims, dalla loro interpretazione e dalla forma finale mantenuta dopo l’appello.

Per concorrenti e sviluppatori di materiali, la domanda realmente importante non è quindi “usiamo due curing?”, ma una molto più specifica:

il nostro processo realizza ciascun elemento tecnico previsto dalle rivendicazioni valide di EP 3158400?

È questa la domanda che distingue un’analisi tecnica da una vera freedom-to-operate brevettuale.

Finché non sarà pubblicata la decisione completa della Board of Appeal, resta opportuno evitare conclusioni più estese. Ciò che è già chiaro è che una delle famiglie di brevetti più antiche e strategiche di Carbon sulla chimica dual cure ha superato sia la fase di opposizione sia, secondo l’annuncio del 28 settembre 2026, il successivo appello europeo. A più di dodici anni dalla prima priorità, la protezione continua quindi a rappresentare un elemento importante nella competizione sui fotopolimeri destinati alla produzione additiva di parti finali.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

Lascia un commento