Nike porta i vortex generator stampati in 3D nell’atletica: lo speed suit sviluppato per Keely Hodgkinson
Nike ha sviluppato per Keely Hodgkinson uno speed suit da gara realizzato su misura che utilizza piccoli vortex generator stampati in 3D per modificare il flusso dell’aria attorno al corpo dell’atleta. Il capo, presentato il 18 settembre 2026 e utilizzato dalla campionessa olimpica britannica degli 800 metri ad ATHLOS London, rappresenta un’applicazione interessante della manifattura additiva lontana dai settori nei quali viene normalmente associata alla produzione di componenti strutturali. In questo caso la stampa 3D serve a creare elementi aerodinamici estremamente piccoli, con geometria, dimensione, orientamento e posizione differenti a seconda della zona del corpo. Nike li definisce i vortex generator più veloci mai sviluppati dall’azienda e sostiene che contribuiscano a ridurre la resistenza aerodinamica mantenendo più a lungo il flusso aderente al corpo. Il produttore non ha però pubblicato un valore percentuale del drag reduction ottenuto con lo specifico completo di Hodgkinson né una stima dei secondi eventualmente risparmiati sugli 800 metri. È quindi corretto parlare di una soluzione progettata e testata per diminuire la resistenza aerodinamica, ma non attribuirle un vantaggio cronometrico quantitativo che Nike non ha reso pubblico.
Il capo è stato realizzato come one-of-one, cioè una soluzione sviluppata specificamente per Hodgkinson e non un prodotto di serie disponibile sul mercato. Nike lo ha costruito prevalentemente all’interno del LeBron James Innovation Center, presso il Philip H. Knight Campus in Oregon, dopo un processo di sviluppo che ha coinvolto direttamente l’atleta per circa sei mesi nelle fasi più intensive di perfezionamento. Lo speed suit è nero, a corpo intero, con maniche lunghe, cappuccio aerodinamico, apertura posteriore molto ampia e aperture nelle zone ascellari. Anche la celebre coda di cavallo dell’atleta è stata mantenuta: il cappuccio possiede un’apertura dedicata, una scelta nella quale considerazioni aerodinamiche e preferenze personali dell’atleta sono state volutamente bilanciate.
La stampa 3D non produce il completo: produce gli elementi che controllano il flusso
È importante chiarire subito il ruolo dell’additive manufacturing. Nike non ha stampato in 3D l’intero speed suit. Il capo rimane una struttura tessile realizzata attraverso materiali, taglio, assemblaggio e lavorazioni tipici dell’abbigliamento tecnico. Le parti realizzate additivamente sono invece piccoli elementi tridimensionali applicati in punti selezionati della superficie.
Questi elementi hanno forma approssimativamente delta e funzionano come vortex generator, dispositivi ben conosciuti nell’aerodinamica aeronautica, automobilistica e sportiva. La loro funzione può apparire controintuitiva: anziché cercare di mantenere il flusso perfettamente liscio, introducono deliberatamente piccole strutture vorticose.
Lo scopo è trasferire energia dalle regioni più veloci del flusso verso lo strato limite più lento vicino alla superficie. Uno strato limite con maggiore energia può resistere più a lungo al gradiente di pressione avverso e ritardare la separazione del flusso.
Su un corpo umano in movimento il problema è particolarmente complesso perché non esiste una superficie aerodinamica semplice e stabile come l’ala di un aeroplano. Braccia e gambe oscillano, torso e testa presentano curvature differenti e la posizione relativa delle varie parti cambia continuamente durante la corsa.
È proprio questa variabilità a rendere interessante la possibilità di produrre molti vortex generator differenti senza dover utilizzare un componente standardizzato.
Perché ritardare la separazione del flusso può ridurre il drag
La resistenza aerodinamica può essere rappresentata in forma semplificata attraverso:
Fᵈ = ½ ρ Cᵈ A v²
dove ρ è la densità dell’aria, Cᵈ il coefficiente di resistenza, A l’area frontale e v la velocità relativa rispetto all’aria.
La dipendenza quadratica dalla velocità è particolarmente importante. Se la velocità aumenta, la forza necessaria a vincere la resistenza cresce rapidamente.
Un’atleta degli 800 metri di livello mondiale corre una parte significativa della gara a velocità superiori ai 7 m/s. A questi valori l’aerodinamica non rappresenta l’unica componente della prestazione, ma non può essere considerata trascurabile.
Dietro un corpo che attraversa l’aria si crea una regione di pressione più bassa e flusso disordinato chiamata wake. Più grande e energeticamente dissipativa è questa scia, maggiore può essere la componente di pressure drag.
I vortex generator cercano di influire proprio su questa dinamica.
Nike spiega il fenomeno in maniera intuitiva parlando di piccoli vortici che fanno interagire l’aria veloce esterna con quella più lenta aderente al corpo. Dal punto di vista fluidodinamico si tratta di energizzare lo strato limite e modificare il punto di separazione.
Non significa eliminare la turbolenza. In alcuni casi una transizione controllata verso un flusso più energetico può essere preferibile a uno strato limite apparentemente ordinato che si separa prima.
Perché una superficie perfettamente liscia non è sempre quella più aerodinamica
La convinzione che la superficie più liscia produca automaticamente il drag minimo non è corretta per ogni corpo e ogni regime di velocità. L’esempio classico è la pallina da golf, le cui fossette alterano intenzionalmente lo strato limite per ritardarne la separazione.
L’abbigliamento sportivo utilizza da anni principi analoghi attraverso tessuti con texture, cuciture, strutture superficiali o pannelli differenti.
Studi scientifici sull’aerodinamica dei tessuti hanno mostrato che rugosità, posizione della texture, tensione del materiale e velocità relativa possono cambiare significativamente il coefficiente di resistenza. Non esiste quindi un “tessuto più aerodinamico” in senso assoluto: la soluzione migliore dipende dal regime di flusso e dalla parte del corpo sulla quale viene applicata.
I vortex generator portano questo concetto un passo più avanti perché introducono una geometria tridimensionale progettata esplicitamente per generare vortici.
La ricerca sui vortex generator nell’abbigliamento da corsa precede questo speed suit
L’utilizzo dei vortex generator sui capi sportivi non nasce nel 2026. Uno studio presentato all’International Sports Engineering Association nel 2016 aveva già analizzato sistematicamente dispositivi di questo tipo su abbigliamento da corsa.
La ricerca utilizzò cilindri, segmenti di manichino e manichini completi nelle gallerie del vento della University of British Columbia e della University of Washington. Furono realizzate numerose geometrie mediante progettazione CAD e rapid prototyping e condotti complessivamente 1.540 test a velocità differenti nel corso di 56 giorni di sperimentazione.
In quelle specifiche condizioni sperimentali, gli autori riportarono riduzioni della resistenza fino al 6,8% rispetto alla precedente generazione di abbigliamento da gara utilizzata come riferimento.
Il numero è significativo ma non deve essere trasferito allo speed suit di Hodgkinson. Si riferisce a configurazioni sperimentali, corpi, velocità, materiali e generazioni di abbigliamento differenti.
Lo stesso studio stimava mediante modellazione teorica possibili vantaggi cronometrici differenti in funzione della distanza, ma anche queste stime appartengono alla ricerca del 2016 e non costituiscono una previsione sulle prestazioni del nuovo completo Nike.
Perché la stampa 3D è adatta a un componente così piccolo
Un vortex generator potrebbe teoricamente essere prodotto anche con processi convenzionali. La manifattura additiva offre però alcuni vantaggi particolarmente adatti a questo progetto.
Ogni elemento può essere modificato senza realizzare uno stampo specifico. Dimensione, inclinazione, altezza e orientamento possono essere cambiati direttamente nel modello digitale. Questo facilita la produzione di molte varianti per i test aerodinamici.
La tecnologia permette inoltre di trattare il corpo dell’atleta non come una superficie uniforme, ma come una serie di regioni aerodinamiche differenti.
Nike dichiara infatti che forma e orientamento dei generatori sono computationally tuned per le diverse parti del corpo di Hodgkinson.
Non è stato pubblicato il dettaglio dell’algoritmo o della metodologia utilizzata. Non sappiamo quindi in che misura l’ottimizzazione derivi da CFD, prove in galleria del vento, analisi parametriche o combinazioni dei diversi strumenti.
La stampa 3D consente comunque di trasformare rapidamente le configurazioni digitali in componenti fisici destinati ai test.
| Caratteristica | Vantaggio nel progetto |
|---|---|
| Geometrie diverse | ogni zona può avere un VG specifico |
| Nessuno stampo dedicato | iterazioni più rapide |
| Produzione di piccoli lotti | adatta a un capo one-off |
| Orientamento controllato | adattamento al flusso locale |
| Dimensioni ridotte | bassa quantità di materiale |
| Integrazione digitale | facile collegamento con ottimizzazione computazionale |
Non è nota la tecnologia di stampa utilizzata
Nike specifica che i vortex generator sono stampati in 3D, ma nelle informazioni pubbliche disponibili non identifica con sufficiente dettaglio processo additivo, materiale, layer thickness o eventuali trattamenti superficiali.
Non sarebbe quindi corretto attribuire automaticamente questi elementi a FDM, SLA, SLS o Multi Jet Fusion.
L’aspetto cromatico è anch’esso particolare: Nike li descrive come color-shifting, con variazioni cromatiche visibili a seconda dell’angolazione e della luce. Non è stato però pubblicato un dossier tecnico che permetta di stabilire se l’effetto derivi direttamente dal materiale additivo, da un rivestimento o da un trattamento applicato successivamente.
Anche il metodo con cui i dispositivi vengono fissati al tessuto non è descritto in dettaglio sufficiente per attribuire una tecnologia specifica.
Sono aspetti secondari rispetto alla funzione aerodinamica, ma importanti quando si vuole distinguere ciò che è documentato da ciò che può soltanto essere dedotto osservando il capo.
Dove sono collocati i vortex generator
Le immagini e la documentazione Nike mostrano i piccoli elementi distribuiti soprattutto su spalle, cosce, torso e cappuccio.
La disposizione non è casuale. Ogni regione presenta una geometria e una velocità locale differenti.
La coscia, per esempio, compie un movimento oscillatorio durante la falcata. Spalla e parte superiore del torso interagiscono sia con il flusso principale sia con quello perturbato dalle braccia. La testa rappresenta a sua volta un’importante sezione frontale del corpo.
Un vortex generator efficace su una coscia non deve necessariamente avere la stessa dimensione o inclinazione di uno posizionato sulla spalla.
L’ottimizzazione locale è quindi probabilmente uno degli elementi più interessanti del progetto.
Il cappuccio ha una funzione aerodinamica reale
L’aspetto che ha attirato maggiormente l’attenzione è probabilmente il cappuccio aderente alla testa.
Nike sostiene che la pelle nuda e soprattutto i capelli in movimento creino condizioni meno favorevoli dal punto di vista aerodinamico rispetto a una superficie controllata dal tessuto. Il cappuccio permette di uniformare maggiormente la geometria attorno alla testa e all’attaccatura dei capelli.
Hodgkinson ha però voluto mantenere la propria coda di cavallo. Nike ha quindi realizzato un’apertura specifica nella parte posteriore.
Dal punto di vista puramente aerodinamico lasciare i capelli esposti potrebbe apparire contraddittorio rispetto alla ricerca della minima resistenza. Ma questo progetto non è stato sviluppato in isolamento rispetto all’atleta: comfort, identificazione personale e sensazione durante la gara sono stati trattati come requisiti progettuali.
La soluzione finale rappresenta quindi un compromesso fra ottimizzazione aerodinamica e preferenza dell’utilizzatrice.
Anche gli occhiali sono stati considerati nell’integrazione
Il cappuccio presenta inoltre aperture laterali pensate per accogliere le aste degli occhiali Nike Vision Airelon Force E, che Nike indica con una massa di 18 grammi.
Questa soluzione evita che le aste debbano essere posizionate sopra il tessuto deformandolo localmente.
È un dettaglio apparentemente minimo ma interessante dal punto di vista della progettazione integrata. Se l’obiettivo consiste nel controllare la superficie esterna, aggiungere un accessorio sopra il tessuto può modificare tensione, rugosità e forma locale.
Lo speed suit è stato quindi pensato come parte di un sistema completo piuttosto che come capo indipendente.
La superficie del tessuto deve rimanere stabile durante il movimento
La qualità aerodinamica di un completo dipende anche dalla vestibilità. Una superficie progettata con estrema precisione perde parte del vantaggio se il tessuto forma pieghe o fluttua.
Gli studi sui capi sportivi mostrano che abbigliamento poco aderente può aumentare sensibilmente il drag proprio a causa del flutter.
Nel caso di Hodgkinson Nike ha cercato una vestibilità descritta come una “seconda pelle”. Il completo è stato realizzato artigianalmente sulle dimensioni dell’atleta e utilizza un numero ridotto di cuciture.
Anche la tensione del tessuto ha importanza. Quando un materiale elastico viene stirato, la sua struttura superficiale cambia e con essa può cambiare il comportamento aerodinamico.
Un componente ottimizzato sul campione tessile non deformato potrebbe quindi comportarsi diversamente quando viene indossato.
È una delle ragioni per cui i test su atleta reale o manichino anatomicamente rappresentativo sono più significativi rispetto alla sola caratterizzazione del tessuto su una superficie piana.
L’800 metri presenta un compromesso fra aerodinamica e gestione termica
Coprire una porzione maggiore del corpo può aiutare a controllare la superficie aerodinamica, ma genera un problema opposto: il raffreddamento.
Gli 800 metri durano meno di due minuti per un’atleta d’élite, ma vengono corsi a intensità metabolica molto elevata. La produzione di calore è quindi considerevole.
Nike ha mantenuto una grande apertura sulla schiena e zone aperte sotto le ascelle. L’azienda le associa a mobilità e termoregolazione.
È interessante perché mostra che il design non punta semplicemente alla copertura massima.
Maggiore superficie coperta può facilitare l’ottimizzazione aerodinamica.
Maggiore superficie aperta può favorire evaporazione e comfort termico.
Il progetto finale deve trovare un equilibrio fra le due esigenze.
La permeabilità del tessuto non racconta da sola quanto un atleta venga raffreddato
La letteratura sull’abbigliamento sportivo mostra che il concetto di “tessuto traspirante” è più complesso di quanto suggeriscano le normali specifiche commerciali.
Test in galleria del vento hanno mostrato che la pressione locale sulla superficie del corpo cambia considerevolmente da una zona all’altra. Un materiale con elevata air permeability non garantisce quindi automaticamente lo stesso raffreddamento su ogni parte del torso.
Per questo le aperture fisiche possono avere una funzione differente da quella di un tessuto semplicemente più permeabile.
Nel caso dello speed suit Nike non sono stati pubblicati dati quantitativi di scambio termico che consentano di misurare il vantaggio delle aperture rispetto a un completo convenzionale.
Una ginocchiera “articolata” per evitare che il tessuto ostacoli il movimento
Nike indica inoltre una costruzione articolata nella zona posteriore del ginocchio e un sistema brevettato denominato 4D mobility gusset.
La funzione è permettere al tessuto di accompagnare l’elevata escursione articolare della corsa senza formare eccessive tensioni o pieghe.
Anche questo aspetto ha una possibile ricaduta aerodinamica indiretta: un tessuto che rimane nella posizione prevista mantiene più stabile la superficie esterna.
Ma l’obiettivo principale è evitare che l’ottimizzazione aerodinamica comprometta libertà e naturalezza del gesto.
Per una mezzofondista questo requisito è essenziale. Un vantaggio aerodinamico teorico avrebbe scarso valore se il capo limitasse anche marginalmente la meccanica della falcata o generasse distrazioni.
Il risultato della gara non dimostra il vantaggio del completo
Hodgkinson ha utilizzato il nuovo speed suit il 18 settembre 2026 ad ATHLOS London e ha vinto gli 800 metri in 1:56.40, precedendo Valentina Rosamilia, seconda in 1:58.75.
Il dato ufficiale di World Athletics è importante anche perché una pagina Nike riporta 1:56.80 in una didascalia, valore che non coincide con il risultato ufficiale. Il tempo corretto della gara è 1:56.40.
La vittoria non può però essere usata come prova sperimentale dell’efficacia del completo.
Per stabilire quanto abbia inciso sarebbe necessario confrontare la stessa atleta in condizioni controllate con equipaggiamento differente, correggendo variabili come vento, temperatura, ritmo, forma fisica, tattica, posizione rispetto alle concorrenti e livello di fatica.
Una gara non costituisce questo tipo di esperimento.
Il dato verificato è quindi che Hodgkinson ha corso in 1:56.40 utilizzando il completo. Non sappiamo quanti centesimi o millesimi del risultato siano attribuibili all’aerodinamica del capo.
Nike non ha pubblicato un valore di drag reduction
Questo è probabilmente il limite principale delle informazioni disponibili.
L’azienda afferma che i dispositivi riducono la resistenza e che sono i vortex generator più veloci mai sviluppati internamente. Non fornisce però:
- coefficiente di drag con e senza vortex generator;
- percentuale di riduzione della resistenza;
- range di velocità nel quale il vantaggio è massimo;
- configurazione della galleria del vento;
- numero di test effettuati;
- confronto con il normale Nike race suit;
- vantaggio cronometrico stimato sugli 800 metri.
Senza questi dati non è possibile quantificare indipendentemente la prestazione.
Questo non rende il principio aerodinamico privo di fondamento: l’utilizzo di vortex generator sui capi sportivi è già supportato dalla letteratura. Significa semplicemente che la prestazione specifica del nuovo completo rimane un dato interno Nike.
Vortex generator tradizionali e nuova soluzione Nike
| Aspetto | VG aerodinamico tradizionale | VG sullo speed suit Nike |
|---|---|---|
| Superficie | ala, carrozzeria, struttura rigida | corpo umano rivestito in tessuto |
| Movimento superficie | limitato | elevato |
| Geometria | generalmente fissa | diverse forme/orientamenti |
| Produzione | stampaggio, machining, compositi | stampa 3D dichiarata |
| Obiettivo | ritardare separazione | ridurre wake/drag |
| Distribuzione | progettata per superficie stabile | adattata alle diverse parti del corpo |
| Vincolo peso | generalmente secondario | estremamente importante |
| Comfort | irrilevante | essenziale |
| Ripetibilità geometrica | elevata | dipende anche dalla deformazione del tessuto |
La differenza fondamentale è quindi l’ambiente nel quale lavorano. Su un tessuto indossato da un atleta la geometria di supporto cambia continuamente.
Il numero di Reynolds aiuta a capire perché posizione e velocità contano
Il comportamento dello strato limite dipende anche dal numero di Reynolds:
Re = ρvL / μ
dove L è una lunghezza caratteristica e μ la viscosità dinamica dell’aria.
Modificando velocità o dimensione della parte del corpo cambia il regime fluidodinamico. Coscia, braccio e torso non hanno quindi necessariamente la stessa transizione dello strato limite alla stessa velocità di corsa.
Questo spiega perché i vortex generator debbano essere adattati alle singole zone e perché una configurazione sviluppata per uno sprinter non possa automaticamente essere considerata ottimale per una maratoneta.
La ricerca del 2016 sui VG applicati all’abbigliamento sportivo mostrava proprio la possibilità di sviluppare mappe differenti in funzione di distanza di gara e caratteristiche dell’atleta.
La personalizzazione individuale adottata per Hodgkinson porta questa logica ancora più avanti.
Il vero vantaggio della stampa 3D è la possibilità di personalizzare l’aerodinamica
Dal punto di vista della manifattura additiva questo è probabilmente l’aspetto più interessante.
Normalmente la personalizzazione dell’abbigliamento sportivo riguarda taglia, vestibilità e occasionalmente distribuzione dei tessuti. Con dispositivi stampati in 3D diventa possibile modificare anche la microgeometria aerodinamica.
In teoria, un futuro processo potrebbe partire dalla scansione 3D dell’atleta, simulare il flusso nelle posizioni caratteristiche della corsa e generare automaticamente una disposizione di elementi specifica.
Non risulta che Nike abbia dichiarato pubblicamente di utilizzare esattamente questa pipeline completa per Hodgkinson, quindi va considerata come una possibile evoluzione della tecnologia e non come descrizione certa del sistema Nike.
Il principio industriale, però, è chiaro: additive manufacturing e progettazione computazionale permettono di rendere economicamente plausibile un livello di varietà geometrica che con stampi convenzionali sarebbe molto più complesso.
One-of-one significa che non è un prodotto commerciale
Lo speed suit non è disponibile nei negozi e Nike lo descrive esplicitamente come una soluzione realizzata in un unico esemplare per Hodgkinson.
Questo è importante anche nell’interpretazione tecnologica.
Una soluzione one-off può utilizzare:
- molte ore di progettazione per singolo capo;
- fitting ripetuti;
- fabbricazione manuale;
- componenti individualmente ottimizzati;
- processi costosi non adatti alla produzione di massa.
Non conosciamo quindi né il costo del completo né il tempo complessivo necessario per produrlo.
Il fatto che una tecnologia funzioni per un’atleta olimpica non significa automaticamente che sia economicamente trasferibile all’abbigliamento sportivo commerciale.
La funzione di progetti di questo tipo è anche sperimentale: permettono al produttore di testare tecnologie che potrebbero successivamente essere semplificate e trasferite ad altri prodotti.
Lo speed suit non è soltanto una dimostrazione di stampa 3D
Concentrarsi esclusivamente sui piccoli elementi additivi rischia di perdere il senso complessivo del progetto.
Le prestazioni del capo derivano dall’interazione fra:
- geometria generale;
- vestibilità;
- tessuti;
- tensionamento;
- cuciture;
- aperture;
- cappuccio;
- mobilità articolare;
- vortex generator;
- accessori;
- feedback dell’atleta.
I vortex generator rappresentano la caratteristica tecnicamente più originale, ma non lavorano indipendentemente dal resto.
Un piccolo dispositivo aerodinamico progettato per una superficie precisa potrebbe non comportarsi nello stesso modo se quella superficie forma una piega o si sposta.
Per questo lo speed suit deve essere considerato come un sistema e non come un normale capo al quale sono state aggiunte alcune protuberanze stampate.
La questione regolamentare è meno definita rispetto alle scarpe
L’atletica internazionale dispone oggi di regole molto dettagliate sulle calzature, comprese disponibilità commerciale, spessore della suola e tecnologie incorporate. La regolamentazione dell’abbigliamento è meno prescrittiva dal punto di vista tecnologico.
Le Technical Rules 2026 di World Athletics stabiliscono, fra le altre cose, che l’abbigliamento debba essere non trasparente e non ostacolare la visuale dei giudici; in determinate competizioni gli atleti devono inoltre indossare l’uniforme approvata dalla propria federazione.
Non emerge dalle regole generali sull’abbigliamento una disposizione analoga al sistema dettagliato di approvazione utilizzato per le scarpe che vieti in quanto tali piccoli elementi aerodinamici superficiali.
Il fatto più concreto è che Hodgkinson ha partecipato regolarmente alla gara ATHLOS con questo completo e il risultato compare nei risultati ufficiali World Athletics.
Questo, però, non significa automaticamente che lo stesso completo possa essere indossato in qualsiasi competizione internazionale. Nei campionati in cui l’atleta rappresenta la propria federazione entrano anche in gioco le regole relative all’uniforme nazionale e alle sponsorizzazioni.
Le scarpe fanno parte dello stesso progetto di velocità
Nike ha abbinato al completo le nuove Victory Elite, evoluzione delle Victory 2 utilizzate da Hodgkinson.
L’azienda descrive una configurazione con piastra superiore in fibra di carbonio a tutta lunghezza, unità Air Zoom anteriore più alta e tarata appositamente, outsole alleggerita in carbonio e sei chiodi in titanio.
In questo caso, tuttavia, si tratta di un prodotto distinto dallo speed suit e soggetto alle specifiche normative World Athletics sulle scarpe da gara.
Non va quindi confusa l’innovazione additiva del completo con la struttura della calzatura: Nike non dichiara che le Victory Elite utilizzino i vortex generator stampati in 3D.
La manifattura additiva trova un nuovo ruolo nella personalizzazione sportiva
Il progetto sviluppato per Keely Hodgkinson è interessante soprattutto perché mostra un uso della stampa 3D nel quale non è necessario sostituire un processo convenzionale.
Produrre un capo tessile interamente mediante additive manufacturing non avrebbe necessariamente senso. Stampare invece decine di microelementi differenti, ciascuno progettato per una posizione specifica, sfrutta una delle caratteristiche fondamentali dell’AM: la complessità geometrica e la varietà hanno un costo marginale relativamente ridotto.
Una macchina può produrre un elemento inclinato in un modo e quello successivo con geometria diversa senza richiedere quindici stampi differenti.
Questo rende plausibile una personalizzazione aerodinamica che sarebbe difficile da industrializzare con attrezzature convenzionali.
Lo stesso concetto potrebbe essere trasferito ad altri sport nei quali l’aerodinamica ha un peso rilevante: ciclismo, pattinaggio di velocità, sci, bob e triathlon sono candidati naturali, anche se ogni disciplina possiede velocità, posture e regolamenti differenti.
Da una soluzione individuale a un prodotto di serie la strada è ancora lunga
Lo speed suit di Hodgkinson è, al settembre 2026, soprattutto una dimostrazione avanzata di personalizzazione.
Per trasformare la tecnologia in un prodotto commerciale sarebbe necessario risolvere numerosi problemi: durabilità dei vortex generator, lavaggio, adesione al tessuto, differenze fra taglie, produzione su scala, controllo qualità e costi.
Anche l’ottimizzazione diventerebbe più complessa. Un dispositivo progettato sulla morfologia di Hodgkinson non può essere automaticamente replicato sulla stessa posizione di un atleta con struttura corporea differente.
Un prodotto di massa dovrebbe quindi utilizzare configurazioni generalizzate oppure introdurre un livello di personalizzazione che comporterebbe inevitabilmente costi aggiuntivi.
Aerodinamica credibile, vantaggio quantitativo ancora non pubblico
Dal punto di vista tecnico, il principio utilizzato da Nike non è una semplice trovata estetica. La capacità dei vortex generator di modificare lo strato limite e ridurre in determinate condizioni la resistenza di un atleta è supportata da studi sperimentali precedenti. La stampa 3D offre inoltre uno strumento particolarmente adatto per adattare questi dispositivi alla complessità di un corpo umano in movimento.
Ciò che non è possibile stabilire con i dati pubblici è quanto lo speed suit renda Hodgkinson più veloce.
Nike non ha diffuso una percentuale di riduzione del drag e non ha presentato un equivalente in secondi sugli 800 metri. Il tempo di 1:56.40 ottenuto a Londra conferma che il capo è stato effettivamente utilizzato in gara ad alto livello, ma non consente di isolare la sua influenza sulla prestazione.
Ed è proprio qui che deve essere mantenuta la distinzione fra tecnologia reale e interpretazione promozionale. I vortex generator esistono, sono stati stampati in 3D e sono stati progettati per manipolare il flusso dell’aria. Il loro principio fluidodinamico è ben noto e precedentemente studiato anche nell’abbigliamento sportivo. La dimensione esatta del beneficio ottenuto con il completo di Hodgkinson rimane invece un dato che Nike non ha reso pubblico.
Il risultato è comunque un esempio particolarmente efficace di come la manifattura additiva possa uscire dalla produzione tradizionale di prototipi e parti meccaniche per diventare uno strumento di ottimizzazione locale della superficie. In questo caso la geometria stampata non deve sostenere un carico strutturale: deve guidare pochi millimetri d’aria nel punto e nel momento giusto.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).
