Apiar Gen1.0 MR²: orologio in titanio tra L‑PBF, design generativo e crittografia

La londinese Apiar ha presentato la Gen1.0 MR², una variante in tiratura limitata della sua collezione di orologi meccanici in titanio, realizzata tramite Laser Powder Bed Fusion (L‑PBF) e sviluppata in collaborazione con il designer Max Resnick (MR1) e il creator web3 MR2, legato all’ecosistema Solana. Il progetto unisce ingegneria strutturale, design generativo e motivi ispirati alla crittografia, trasformando un orologio sportivo in un oggetto‑manifesto per la manifattura additiva di metalli e per la cultura blockchain.

Dalla Gen1.0 alla versione MR²: come nasce la collaborazione

La Gen1.0 è la prima piattaforma di Apiar per orologi stampati in 3D in titanio, nata come evoluzione del precedente progetto Invenire e lanciata originariamente nelle configurazioni Dawn e Dusk con quadranti tridimensionali e geometrie organiche ottenute tramite design generativo. In questa famiglia, MR² rappresenta una derivazione narrativa: da una curiosa omonimia tra il designer Max Resnick e il builder web3 MR2, il team ha ricavato un prodotto reale, che usa la stessa architettura tecnica della Gen1.0 ma ne reinterpreta il linguaggio formale attraverso rimandi espliciti alla sicurezza crittografica e all’immaginario visivo di Solana.

Struttura e materiali: L‑PBF in titanio medicale

La cassa e il fondello della Gen1.0 MR² sono prodotti tramite L‑PBF in titanio Ti6Al4V di grado 23, una lega utilizzata in ambito medicale e aerospaziale per la combinazione di resistenza meccanica, biocompatibilità e resistenza alla corrosione. Il processo L‑PBF (Laser Powder Bed Fusion) fonde selettivamente strati di polvere metallica grazie a un raggio laser, costruendo la geometria strato su strato e permettendo di ottenere volumi interni vuoti, pareti sottili e nervature interne impossibili da ottenere per asportazione senza compromessi.

In termini di architettura, Apiar sfrutta il design generativo per ottimizzare il rapporto resistenza/peso: algoritmi e strumenti di ottimizzazione topologica guidano la distribuzione del materiale nelle anse e nella carrure, mantenendo rigidezza dove serve e alleggerendo le zone meno sollecitate fino ad arrivare a geometrie “scheletrate” che ricordano strutture ossee o reticoli aeronautici. Il risultato è un orologio leggero ma robusto, pensato per scenari d’uso gravosi e per contesti di sperimentazione in cui la stampa 3D di metalli permette di ripensare completamente la forma.

Dial, ghiera e capitolo: tra guilloché CNC e componenti stampati

A differenza dei modelli Dawn e Dusk, dove il quadrante è fortemente tridimensionale e quasi completamente stampato in 3D, la MR² introduce una dial più “classica” dal punto di vista produttivo, ma con un linguaggio grafico derivato dall’iconografia Solana. Il logo Solana non è applicato come semplice marchio: viene reinterpretato come motivo guilloché contemporaneo, fresato via CNC su una piastra metallica che viene poi sabbiata, con le parti in rilievo lucidate e infine coperte da una lacca con gradiente grigio per aumentare profondità visiva e leggibilità.

Attorno al quadrante è presente un capitolo in titanio prodotto additivamente, che prosegue il linguaggio delle geometrie stampate della cassa. L’integrazione fra dial lavorata in maniera sottrattiva e anello stampato in 3D evidenzia la strategia modulare di Apiar: la piattaforma Gen1.0 è progettata per accogliere sia quadranti bidimensionali tradizionali sia componenti completamente tridimensionali e stampati, semplificando l’esplorazione di diverse estetiche e texture senza ridisegnare ogni volta l’intera architettura meccanica.

Crittografia e identità: il fondello come “hash” dell’orologio

L’elemento più distintivo della Gen1.0 MR² è il fondello, dove Apiar e MR2 hanno trasformato il funzionamento dell’hash SHA‑256 in una mappa grafica dell’identità dell’orologio. Nei sistemi blockchain, la funzione SHA‑256 viene usata per generare impronte digitali univoche dei blocchi e delle transazioni: un input anche minimamente diverso produce un hash completamente differente, mentre la stessa stringa genera sempre lo stesso output.

Su questa base, il team ha progettato un’incisione laser sul fondello in titanio, in cui la diagrammatica di SHA‑256 viene intrecciata con dati specifici di ciascun esemplare: numero di edizione, identificazione dei collaboratori e principali specifiche tecniche. Ogni unità della serie porta quindi una sorta di “firma crittografica” permanente nel metallo, che riflette sia i meccanismi di sicurezza dei protocolli blockchain sia l’idea di unicità verificabile tipica delle collezioni digitali on‑chain.

Ecosistema Solana e pagamenti in crypto

L’orientamento verso il mondo web3 non è solo estetico: Apiar ha deciso di accettare pagamenti in criptovalute Solana (SOL) e USDC per la Gen1.0 MR², riprendendo l’abitudine di molti progetti legati all’ecosistema Solana che prevedono la vendita di asset digitali o fisici direttamente in token. L’orologio diventa così un oggetto ibrido, destinato sia agli appassionati di microbrand meccanici sia ai collezionisti attivi su piattaforme DeFi e NFT, abituati a logiche di scarsità, whitelist e tirature limitate con forte storytelling tecnologico.

La collaborazione con MR2 rispecchia inoltre una tendenza in cui designer di prodotto, community crypto e microbrand hardware si incontrano per trasformare concetti nati nel software – decentralizzazione, hashing, “provable ownership” – in artefatti fisici che li rappresentano e al tempo stesso offrono un canale di comunicazione verso un pubblico nuovo.

Calibro, ingegneria di prodotto e precedente esperienza Apiar

Anche se nelle comunicazioni su MR² il movimento non è al centro, la storia del marchio e i modelli precedenti suggeriscono la continuità con calibri meccanici svizzeri di fascia alta, come il La Joux‑Perret G100 già utilizzato sul primo modello Invenire. In quell’orologio, Apiar aveva sottolineato l’equilibrio fra costo della stampa metallica, qualità del movimento e prezzo al pubblico intorno alle 2.000 sterline, posizionandosi nella fascia “entry‑level luxury” dei microbrand di alto contenuto tecnico.

Sul piano ingegneristico, Gen1.0 e MR² capitalizzano il know‑how maturato da Apiar in settori ad alte prestazioni, dove il design generativo e la produzione additiva sono uno standard per migliorare efficienza strutturale e ridurre il peso, e lo trasferiscono in scala ridotta a un oggetto quotidiano come l’orologio da polso. Questo approccio consente alla startup londinese di differenziarsi sia dai marchi storici che iniziano a usare il 3D printing per componenti specifici sia da altre realtà di orologeria additiva in titanio, dove la stampa 3D è impiegata prevalentemente per alleggerire casse e bracciali senza un legame narrativo con la cultura digitale.

Produzione limitata, prezzo e posizionamento

La Gen1.0 MR² sarà prodotta in soli 30 esemplari numerati, confermando la strategia di Apiar di usare la piattaforma additiva per piccole serie ad alto contenuto narrativo e tecnico. Il prezzo non viene dichiarato in modo esplicito per questa versione, ma l’esperienza dell’Invenire e della Gen1.0 standard colloca il posizionamento intorno alle 2.000 sterline, coerente con l’uso di titanio di grado medicale, movimento svizzero e processi L‑PBF relativamente costosi.

Oltre alla dimensione di prodotto, la Gen1.0 MR² viene presentata dai fondatori Matt Oosthuizen e Sam White come dimostrazione della flessibilità della catena di fornitura di Apiar: l’azienda rivendica la capacità di trasformare una semplice idea o un equivoco sui nomi in una serie reale, grazie a una filiera corta e a un’integrazione stretta fra progettazione generativa, stampa metallica e finishing tradizionale. Questo modello agile è adatto a un contesto in cui il 3D printing di metalli per l’orologeria è ancora in fase sperimentale e i volumi sono contenuti, ma il valore percepito dal cliente è elevato proprio per la novità del processo e per la forte caratterizzazione narrativa.

Immagine generata AI

Di Fantasy

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