Introduzione: cosa sta succedendo tra Pop Mart e Bambu Lab

Il caso Pop Mart contro Bambu Lab riguarda la presenza su MakerWorld di migliaia di modelli 3D non autorizzati del personaggio Labubu, caricati dagli utenti e scaricabili gratuitamente, che l’azienda cinese considera una violazione diretta del proprio copyright. Pop Mart ha intentato una causa presso il Tribunale del Popolo del Nuovo Distretto di Pudong, a Shanghai, contro Bambu Lab e le sue controllate legate a MakerWorld, chiedendo che venga chiarita la responsabilità legale della piattaforma per queste attività.

Pop Mart, Labubu e la “Labubu freedom” via 3D printing

Labubu è un personaggio di designer toy creato dall’artista di Hong Kong Kasing Lung e prodotto da Pop Mart, venduto in blind box con varianti rare che alimentano una forte componente collezionistica e un mercato secondario molto attivo. Nel 2025 Labubu è diventato il motore principale del business di Pop Mart, generando oltre il 30% del fatturato dell’azienda e spingendo le autorità doganali cinesi a sequestrare circa 1,83 milioni di prodotti contraffatti. Parallelamente, in Cina si è diffusa la pratica di “raggiungere la libertà di Labubu con la stampa 3D”, ossia sostituire l’acquisto dei prodotti originali con versioni stampate in casa scaricando file gratuiti dalle piattaforme di modelli.

Su MakerWorld, l’ecosistema di modelli 3D di Bambu Lab, circolavano migliaia di file ispirati a Labubu prima che esplodesse la controversia, insieme a modelli dedicati ad altri IP famosi come Disney e Harry Potter. MakerWorld, lanciata nel 2023, è cresciuta fino a diventare una delle piattaforme più grandi al mondo per la condivisione di modelli 3D, con oltre 1 milione di modelli pubblicati e quasi 10 milioni di utenti attivi mensili, molti dei quali attratti proprio da contenuti legati alla cultura pop.

La rimozione di massa dei modelli e gli “errori operativi” di MakerWorld

Dopo l’avvio della causa, Bambu Lab ha avviato una rimozione di massa di tutti i modelli collegati a Pop Mart e a Labubu, al punto che una ricerca di questo termine su MakerWorld non restituisce più alcun risultato. Secondo le testimonianze raccolte su forum, Reddit e gruppi social, il sistema di rimozione ha però colpito in blocco anche modelli che non avevano alcun legame con Pop Mart, come supporti per pennarelli, clip per cavi o attrezzi per serrature, tutti marchiati con una notifica standard di violazione dei diritti di Pop Mart.

Un commento attribuito a un dipendente Bambu Lab ha definito quanto accaduto un “errore operativo” nella gestione dei filtri di rimozione, assicurando che la maggior parte dei modelli colpiti è stata ripristinata e invitando i creator ancora interessati da blocchi a contattare l’azienda per il reintegro. Allo stesso tempo, altre piattaforme cinesi di modelli legate a produttori di stampanti – come Creality Cloud, Nexprint (ELEGOO), MakerOnline (Anycubic) o Atomm di xTool per il laser – hanno rimosso o ridotto visibilmente la presenza di modelli basati su IP noti, segno che il contenzioso Pop Mart viene seguito con molta attenzione.

MakerWorld, copyright e il confine della “safe harbor”

Al centro del contenzioso c’è la domanda se una piattaforma di condivisione di modelli 3D debba essere considerata responsabile per le violazioni commesse dai suoi utenti, e fino a che punto possa invocare il principio di “safe harbor” per difendersi. Il modello classico di molti siti di contenuti generati dagli utenti si basa sul fatto che i file vengono caricati da terzi: la piattaforma interviene soltanto quando riceve una segnalazione e rimuove i contenuti contestati entro termini ragionevoli, mantenendo un ruolo formalmente neutrale.

Nel caso MakerWorld, però, il fatto che Bambu Lab sia al tempo stesso produttore di stampanti 3D e gestore dell’ecosistema di modelli, con un controllo molto più stretto sull’esperienza d’uso, sulle campagne di visibilità e sui sistemi di ricerca e raccomandazione, rende più difficile sostenere di non avere conoscenza effettiva delle violazioni. Se la piattaforma organizza raccolte, tag dedicati o promozioni che mettono in evidenza modelli ispirati a IP famosi, o se integra sistemi di rilevamento automatico dei contenuti “riconoscibili”, diventa meno credibile l’idea di limitarsi a “ospitare l’edificio”.

Per Pop Mart, Bambu Lab non si è limitata a un ruolo di hosting neutrale ma ha beneficiato in modo strutturale del traffico e dell’engagement generati dai modelli non autorizzati di Labubu, violando i diritti di riproduzione, distribuzione e comunicazione al pubblico legati all’opera. Il fatto che la rimozione sistematica dei contenuti sia arrivata soltanto dopo il deposito della causa, e non prima, è indicato come un elemento che indebolisce la tesi della “ignoranza in buona fede” da parte della piattaforma.

Il doppio ruolo di Bambu Lab: da vittima a presunto responsabile

La posizione di Bambu Lab risulta particolarmente delicata se la si inserisce nel quadro più ampio delle sue mosse legali degli ultimi anni, sia sul fronte interno cinese sia sul fronte internazionale. Da una parte l’azienda ha costruito la propria crescita su una strategia “hardware + ecosistema di contenuti”, in cui l’offerta di modelli gratuiti o molto convenienti su MakerWorld costituisce un vantaggio competitivo centrale e incentiva l’acquisto di stampanti. Dall’altra, Bambu Lab ha avviato una serie di azioni legali contro concorrenti che ospitavano re-upload non autorizzati di modelli esclusivi originariamente pubblicati su MakerWorld.

Nel 2025 MakerWorld ha annunciato azioni legali contro tre piattaforme cinesi concorrenti – Creality Cloud, Nexprint e MakerOnline – accusandole di ospitare ricaricamenti non autorizzati di modelli esclusivi, account che impersonavano i creator originali e l’uso di questi modelli in campagne pubblicitarie, ignorando licenze come “no-derivatives” e “non-commercial”. Parallelamente, Bambu Lab ha attaccato Anycubic con due cause per violazione di brevetto presso il Tribunale intermedio di Fuzhou e si è difesa a sua volta da cause avviate da Stratasys negli Stati Uniti e davanti alla Corte unificata dei brevetti europea, con una serie di ricorsi e contro-azioni su numerosi brevetti.

Questa combinazione di aggressiva difesa del proprio ecosistema e uso intensivo dello strumento legale rafforza l’impressione che Bambu Lab sia perfettamente consapevole del valore economico dei contenuti e della centralità dei diritti IP nel proprio modello. È proprio questo contrasto – perseguire con decisione chi viola i diritti dei creator su MakerWorld, mentre sul proprio portale circolavano migliaia di modelli basati su IP altrui come Labubu – a costituire uno dei punti più problematici della sua posizione processuale.

Implicazioni per l’industria della stampa 3D in Cina e nel mondo

Il caso Pop Mart vs Bambu Lab non è un episodio isolato ma viene letto dagli osservatori come un potenziale punto di svolta per tutta l’industria consumer della stampa 3D, soprattutto nei mercati asiatici. Anche altri attori – Creality, ELEGOO, Anycubic – basano il proprio sviluppo su piattaforme collegate, dove i modelli legati a brand globali fungono da potente catalizzatore di adozione, ma allo stesso tempo generano rischi crescenti di responsabilità, in particolare in vista di IPO o di un maggiore scrutinio da parte di investitori e regolatori.

Qualora il tribunale di Shanghai dovesse attribuire una responsabilità diretta o rafforzata alla piattaforma rispetto ai contenuti caricati dagli utenti, le conseguenze potrebbero includere: filtri più severi per gli IP noti, sistemi di riconoscimento automatico sistematicamente attivi, restrizioni sulle reward basate sulla popolarità e un netto ridimensionamento della “zona grigia” che ha finora tollerato fan art e remix di personaggi famosi. Un eventuale precedente in Cina avrebbe ottime probabilità di estendersi di fatto a livello globale, dato che molte piattaforme operano in modo integrato e preferiscono uniformare le politiche al livello più restrittivo necessario per limitare il rischio.

Le analisi giuridiche collegate al caso prevedono inoltre che, se Pop Mart avesse successo, altri titolari di IP statunitensi o europei possano seguire la stessa via, concentrandosi non più sui singoli maker, ma sulle piattaforme più grandi come obiettivo principale. Il parallelo più citato è quello con i primi casi della musica digitale, quando il passaggio dalle azioni contro singoli utenti ai procedimenti contro grandi piattaforme ha accelerato la trasformazione dell’intero ecosistema.

Prospettive e prossime tappe: cosa aspettarsi dal processo di aprile

La data indicata per l’udienza principale del caso al Tribunale di Pudong è il 2 aprile 2026, anche se l’accesso pubblico agli atti in Cina è più limitato rispetto ad altre giurisdizioni, quindi i dettagli precisi delle argomentazioni delle parti non sono ancora disponibili. Pop Mart cercherà verosimilmente di dimostrare che MakerWorld non è un semplice contenitore neutrale, ma un attore che ha tratto beneficio proattivo dalla diffusione di modelli Labubu, ritardando l’intervento nonostante la notorietà del personaggio e la scala evidente del fenomeno.

Bambu Lab, al contrario, proverà a far valere la propria azione correttiva – la rimozione di massa dei contenuti, l’ammissione dell’“errore operativo” e il ripristino dei modelli legittimi – come prova di diligenza una volta ricevuta la contestazione, sottolineando che i file incriminati erano creati e caricati da terzi. In parallelo, il caso precedente avviato nel 2025 da Hanmu Chunhua per l’IP “The Legend of Luo Xiaohei”, che ha portato all’azzeramento dei relativi contenuti su MakerWorld, fornisce un ulteriore contesto di continuità nei problemi di gestione dell’IP sulla piattaforma.

A prescindere dall’esito, il segnale all’industria è chiaro: l’epoca in cui piattaforme di modelli 3D potevano crescere appoggiandosi massicciamente a contenuti basati su IP altrui, schermandosi dietro l’utenza, sembra avviarsi alla conclusione. Il volto sorridente e zigomato di Labubu rischia di diventare il simbolo del passaggio da una fase “sperimentale” a una fase regolata e ad alta esposizione legale per tutto l’ecosistema della stampa 3D di consumo.

Di Fantasy

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