Un gruppo di ricerca dell’Università di Leiden ha sviluppato microrobot flessibili auto-propulsivi, stampati in 3D, in grado di nuotare, percepire ostacoli e adattare il proprio comportamento senza alcuna unità di controllo centrale. Questi sistemi, guidati dalla fisica dei colloidi attivi, rappresentano una nuova classe di robot “senza cervello” in cui la funzionalità nasce dalla geometria e dall’interazione con l’ambiente, più che da sensori o software complessi.

Il ruolo dell’Università di Leiden e delle piattaforme di microfabbricazione

Il progetto è portato avanti presso il Leiden Institute of Physics (LION) dell’Università di Leiden, sotto la guida della professoressa Daniela Kraft, con il contributo della ricercatrice Mengshi Wei. Il laboratorio utilizza un sistema di nano-stampa 3D Nanoscribe, basato su litografia 3D multiphoton o tecniche affini, per realizzare strutture tridimensionali con risoluzione nell’ordine dei micrometri e sotto-micrometri, analoghe a quelle descritte in linee guida accademiche sulla litografia 3D multiphotonica. La possibilità di fabbricare microstrutture libere, con dettagli inferiori a 100 nm, consente di progettare elementi robotici attivi molto compatti, integrabili in futuri dispositivi biomedici o microfluidici.

Architettura a catena flessibile e principio di funzionamento

I microrobot sviluppati a Leiden sono costituiti da una catena flessibile di elementi auto-propulsivi collegati da giunti baricentrici estremamente sottili. Ciascun elemento ha una dimensione tipica di circa 5 micrometri, mentre i giunti possono raggiungere dimensioni nell’ordine di 0,5 micrometri, rendendo l’intero sistema molto più piccolo del diametro di un capello umano. L’auto-propulsione è ottenuta sfruttando meccanismi di colloidi attivi in un fluido: le particelle costitutive generano flussi locali o gradienti chimici che inducono il movimento emergente della catena, senza necessità di controllo esterno in tempo reale.

Comportamenti emergenti senza sensori e software

Una caratteristica centrale di questi microrobot è la capacità di esibire comportamenti complessi in assenza di componenti elettronici, sensori tradizionali o algoritmi di controllo espliciti. Il comportamento “intelligente” nasce dall’interazione tra forma del robot, proprietà meccaniche dei giunti, idrodinamica del fluido circostante e campi energetici esterni (come luce o gradienti chimici) che possono fungere da stimoli di guida. Questo approccio richiama concetti studiati in altri ambiti della microrobotica soffice, come i microrobot azionati dalla luce a base di idrogel e cristalli liquidi elastomerici (LCE), dove materiali stimolo-responsivi permettono di convertire variazioni luminose in deformazioni controllate.

Confronto con altri microrobot stampati in 3D e tecnologie affini

Nel panorama della microrobotica, vari gruppi di ricerca stanno esplorando approcci complementari alla fabbricazione e al controllo di robot su scala micro. Presso la Seoul National University, per esempio, sono stati presentati microrobot modulari stampati in 3D con una stampante multi-materiale, capaci di muoversi su superfici piane, sabbia e acqua, con moduli di testa che permettono interazione in tempo reale e connessioni per cooperazione tra unità multiple. Altri progetti internazionali, come Flexibots, combinano elettronica flessibile e microrobot biodegradabili per applicazioni mediche, integrando sensori sottilissimi e componenti wireless per la comunicazione interna nel corpo. Rispetto a queste soluzioni, i microrobot di Leiden puntano sulle proprietà collettive e sulla programmazione “geometrica” del comportamento, riducendo la dipendenza da circuiti complessi e da attuatori rigidi.

Tecniche di stampa 3D su scala micro e ruolo di Nanoscribe

Per ottenere geometrie così fini, il gruppo di Leiden sfrutta tecniche analoghe alla stampa 3D tramite litografia a due fotoni, in linea con quelle discusse da realtà come Nanoscribe e in guide accademiche sulla litografia 3D multiphoton. Sistemi come Nanoscribe Quantum X e Quantum X bio consentono di lavorare con risoluzioni sub-micrometriche e di realizzare microambienti avanzati per ingegneria dei tessuti, microfluidica e microrobotica, inclusi microrobot per la somministrazione di farmaci. La combinazione tra scrittura veloce (fino a circa 10^8 voxel al secondo) e spessori di linea fino a qualche decina di nanometri, come riportato nella letteratura sulla litografia multiphoton, rende queste piattaforme adatte a tradurre modelli digitali complessi in strutture reali su wafer o substrati trasparenti.

Applicazioni biomediche e navigazione in ambienti complessi

Il potenziale applicativo immediato dei microrobot di Leiden riguarda l’esplorazione e l’intervento in microambienti complessi, come tessuti biologici, reti microvascolari o dispositivi lab-on-a-chip. Microrobot in grado di nuotare, evitare ostacoli e adattarsi alle condizioni locali possono essere impiegati per trasportare piccoli carichi, rilasciare farmaci in punti specifici, misurare parametri ambientali o intervenire in regioni di difficile accesso, in linea con la visione di microrobot per chirurgia minimamente invasiva e somministrazione mirata di farmaci sviluppata anche da altri gruppi, come quello del Max-Planck-Institut per i microrobot stampati tramite 3D-laser-litografia. L’assenza di componenti elettronici interni può favorire la biocompatibilità e semplificare l’integrazione con materiali bioresorbibili o biodegradabili, un aspetto già esplorato in progetti europei su microrobot flessibili e biocompatibili.

Dinamica collettiva, cooperazione e prospettive future

Una direzione di sviluppo riguarda la dinamica collettiva di più microrobot che agiscono come un insieme coordinato, concetto già investigato in altri progetti di robotica modulare e collettiva. Sistemi composti da catene flessibili multiple o da unità che si agganciano e sganciano potrebbero formare strutture temporanee, attraversare barriere o manipolare micro-oggetti in modo cooperativo, analogamente a quanto dimostrato in microrobot modulari adattivi che si muovono su vari terreni e collaborano come un unico organismo. L’integrazione futura con elettronica sottile, sensori a film sottile e moduli di comunicazione ottica, come nei microrobot origami con chiplet integrati sviluppati da consorzi accademici europei, aprirebbe possibilità di programmare comportamenti ibridi in cui geometria, materiale e segnale digitale concorrono alla funzionalità.

Di Fantasy

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