Dentro la trasformazione di Schaeffler c’è un messaggio molto concreto per la manifattura industriale: produrre componenti meccanici non significa più soltanto gestire linee automatiche, torni, rettifiche, presse e magazzini. Significa anche introdurre robot mobili capaci di muoversi in ambienti progettati per gli esseri umani, sviluppare sistemi di stampa 3D industriale, raccogliere dati di produzione e costruire nuove competenze su materiali, automazione e software.
Il caso più visibile arriva dallo stabilimento Schaeffler di Cheraw, in South Carolina, dove il robot umanoide Digit di Agility Robotics viene impiegato per movimentare ceste da circa 25 libbre, pari a poco più di 11 kg, con componenti per cuscinetti. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il robot lavora su attività ripetitive e fisicamente impegnative, mentre Schaeffler afferma di non aver collegato il progetto a licenziamenti nello stabilimento statunitense; il lavoratore che svolgeva in precedenza quell’attività è stato spostato verso un ruolo più qualificato.
Schaeffler non sta solo usando robot: vuole diventare fornitore di tecnologie per il movimento
Schaeffler nasce come grande fornitore di componenti per automotive e industria, con una storia legata a cuscinetti, sistemi di trasmissione, soluzioni per motori, telai, mobilità elettrica e applicazioni industriali. Dopo la fusione con Vitesco Technologies, completata il 1° ottobre 2024, il gruppo si presenta come una “Motion Technology Company”, cioè un’azienda che vuole coprire in modo più ampio tutto ciò che riguarda il movimento: componenti, attuatori, sistemi, produzione e nuove applicazioni.
Nel bilancio 2025, Schaeffler ha riportato ricavi pari a circa 23,5 miliardi di euro e una forza lavoro di 110.753 dipendenti al 31 dicembre 2025. Nello stesso documento, il CEO Klaus Rosenfeld ha indicato robotica umanoide e difesa tra le nuove aree di crescita, con l’obiettivo di generare fino al 10% del fatturato da questi settori entro il 2035.
Questo passaggio aiuta a leggere meglio la presenza di Digit in fabbrica. Non si tratta solo di automatizzare un compito isolato. Schaeffler sta cercando di spostarsi da fornitore tradizionale dell’industria automobilistica a gruppo capace di fornire componenti, macchine e soluzioni per settori dove il movimento preciso è centrale: robotica, e-mobility, produzione industriale, aerospazio, difesa e medicale.
Il robot Digit di Agility Robotics nello stabilimento Schaeffler
Digit è un robot bipede progettato da Agility Robotics, azienda statunitense dell’Oregon specializzata in robot umanoidi per logistica, magazzini e produzione. Schaeffler ha firmato con Agility Robotics un accordo che prevede un investimento di minoranza e l’acquisto di robot Digit per l’utilizzo nella rete produttiva globale del gruppo. L’annuncio risale al 13 novembre 2024 e cita l’obiettivo di impiegare umanoidi negli stabilimenti Schaeffler in più Paesi.
L’interesse industriale è chiaro. Molti stabilimenti sono pieni di attività che non sono abbastanza complesse da richiedere un tecnico specializzato, ma sono troppo pesanti, ripetitive o scomode per essere considerate sostenibili nel lungo periodo. Spostare contenitori, alimentare linee, trasportare parti tra una stazione e l’altra, servire macchine già esistenti: sono operazioni in cui un robot mobile può avere senso, soprattutto quando non conviene modificare l’intero layout produttivo.
A differenza di un braccio robotico fisso, un umanoide come Digit può lavorare in ambienti pensati per operatori umani: corridoi, tavoli, scaffali, contenitori, nastri, carrelli e stazioni già installate. Questo non significa che il robot possa essere lasciato libero in mezzo alle persone senza procedure. Nel caso riportato negli Stati Uniti, Digit opera ancora con vincoli di sicurezza e separazione fisica; la stessa Agility Robotics ha spiegato che la scalabilità degli umanoidi richiederà collaborazione sicura con gli esseri umani e capacità operative fuori dalle classiche gabbie di sicurezza.
Il nodo del lavoro: meno mansioni fisiche, più controllo del processo
Il tema dei robot umanoidi in fabbrica non può essere separato dal lavoro. In Europa Schaeffler ha annunciato nel 2024 misure strutturali con una perdita lorda prevista di circa 4.700 posti, di cui 2.800 in Germania; dopo trasferimenti produttivi, la perdita netta indicata è di circa 3.700 posti, pari al 3,1% dell’organico post-fusione. L’azienda collega queste misure alla competitività e alla trasformazione della filiera automotive dopo l’integrazione di Vitesco.
Negli Stati Uniti, invece, il caso del robot Digit viene presentato in modo diverso: non come sostituzione diretta di personale, ma come risposta a difficoltà di assunzione e a mansioni fisicamente ripetitive. È una distinzione importante. La stessa tecnologia può avere effetti diversi a seconda del mercato del lavoro, del tipo di attività, degli accordi sindacali, della disponibilità di personale e del ruolo dello stabilimento nella rete globale.
Per chi segue la stampa 3D e l’automazione, il punto non è stabilire se i robot “tolgano” o “creino” lavoro in senso astratto. Il punto è capire quali mansioni si spostano. Se il robot si occupa di movimentazione ripetitiva, la fabbrica ha bisogno di persone che programmino, supervisionino, mantengano, integrino e migliorino questi sistemi. La domanda di lavoro non scompare: cambia profilo.
Schaeffler e NEURA Robotics: non solo utenti, anche fornitori di componenti
Schaeffler non si limita a comprare robot da Agility Robotics. Il gruppo sta costruendo una rete di partnership nel settore degli umanoidi. Nel novembre 2025 ha annunciato una collaborazione con NEURA Robotics, azienda tedesca specializzata in robotica cognitiva. L’accordo riguarda lo sviluppo e la fornitura di componenti chiave per umanoidi, compresi attuatori, e prevede l’integrazione di un numero “medio a quattro cifre” di robot NEURA nella rete produttiva Schaeffler entro il 2035.
La parte più interessante riguarda gli attuatori. Nei robot umanoidi, spalle, gomiti, ginocchia, polsi e anche devono combinare compattezza, coppia, precisione e durata in servizio continuo. Schaeffler indica una gamma di attuatori planetari per umanoidi con coppie fino a 250 Nm, destinati a giunti che devono sostenere movimenti ripetitivi e carichi importanti.
Questa è una delle ragioni per cui la robotica umanoide interessa un gruppo come Schaeffler. L’azienda conosce da decenni cuscinetti, riduttori, cinematismi, attrito, lubrificazione, durata, controllo qualità e produzione in grandi volumi. Sono competenze molto vicine ai bisogni della robotica industriale. Se il mercato degli umanoidi crescerà, non serviranno solo robot completi: serviranno fornitori capaci di produrre componenti affidabili per migliaia o milioni di giunti.
La stampa 3D entra nella stessa strategia industriale
Accanto alla robotica, Schaeffler sta sviluppando anche una presenza diretta nella manifattura additiva. La divisione Schaeffler Special Machinery propone sistemi di stampa 3D industriale multimateriale, costruiti attorno alla tecnologia di deposizione selettiva delle polveri di Schaeffler Aerosint. Aerosint era una startup belga, con tecnologia legata al posizionamento selettivo di polveri, acquisita da Schaeffler da Desktop Metal nel 2023.
Questo passaggio è importante perché Schaeffler non sta solo usando la stampa 3D per prototipi interni o attrezzaggi. Sta entrando anche nel mercato dei sistemi AM, portando la propria esperienza di costruttore di macchine speciali. Schaeffler Special Machinery lavora da oltre 70 anni su soluzioni produttive personalizzate, automazione, assemblaggio, sistemi di prova, handling e macchine dedicate; dal 2024 ha aggiunto al portafoglio anche un sistema industriale di stampa 3D multimateriale.
La connessione tra robotica e stampa 3D non è quindi casuale. Entrambe riducono la dipendenza da linee rigide, attrezzature dedicate e lunghi cicli di riconfigurazione. Un robot mobile può spostarsi tra attività diverse; una macchina AM multimateriale può produrre componenti con funzioni integrate, geometrie complesse e combinazioni di materiali difficili da ottenere con processi convenzionali.
OmniFusion 3D: stampa 3D LPBF con fino a tre materiali
Il sistema più rappresentativo della proposta Schaeffler è OmniFusion 3D, una macchina basata su Laser Powder Bed Fusion per produrre parti in metallo e ceramica tecnica con fino a tre materiali nello stesso processo. Il cuore della macchina è il Recoater Schaeffler Aerosint, che consente di depositare polveri diverse sul letto di stampa con precisione locale, strato dopo strato, prima della fusione laser.
Secondo i dati tecnici pubblicati da Schaeffler Special Machinery, OmniFusion 3D lavora con un volume componente di circa 250 x 250 x 250 mm, layer tra 40 e 200 µm, pixel size di 300 µm, densità fino al 99,8% per vari materiali, velocità di stampa tra 10 e 100 cm³/h e fino a quattro sorgenti laser. Il processo si svolge in una camera chiusa con gas argon per mantenere condizioni adatte alla lavorazione delle polveri.
La particolarità non è solo stampare metallo. Molti sistemi LPBF lo fanno già. La differenza sta nel posizionamento selettivo di polveri diverse nello stesso layer. Questo apre la strada a componenti con zone a diversa durezza, conducibilità, resistenza all’usura, risposta termica o proprietà magnetiche. In alcuni casi si può immaginare una parte con corpo strutturale, superfici funzionali e inserti conduttivi nello stesso ciclo produttivo, riducendo assemblaggi e giunzioni successive.
Il Recoater Aerosint: depositare la polvere dove serve
Il Recoater sviluppato da Schaeffler Aerosint è il componente che rende possibile la deposizione selettiva delle polveri. Schaeffler descrive una tecnologia basata su movimento meccanico e flusso d’aria: i tamburi del recoater trattengono le polveri e le rilasciano in modo controllato sul letto di stampa. L’obiettivo è distribuire materiali metallici o ceramici solo nelle aree previste dal disegno digitale, con riduzione dell’uso di materiale e maggiore libertà nella combinazione delle proprietà.
I dettagli tecnici indicano un recoater da 480 x 361 x 182 mm, velocità di ricopertura fino a 50 mm/s, piano da 250 x 250 mm, layer minimo di deposizione di 100 µm, layer minimo con livellatore di 40 µm e serbatoi integrati da 400 ml per tamburo.
Per il mercato AM, questa tecnologia risponde a una domanda ancora poco coperta: come produrre veri componenti multimateriale, non solo oggetti con materiali alternati in modo grossolano. La difficoltà non è soltanto mettere due polveri nella stessa macchina. Serve controllare contaminazione, transizioni, compatibilità termica, fusione, sinterizzazione, tensioni residue e comportamento del pezzo finito.
OmniForm 3D: polveri depositate in stampo e sinterizzazione senza binder
La seconda macchina della famiglia è OmniForm 3D, una piattaforma pensata per depositare polveri in uno stampo con diametro interno fino a 100 mm, usando fino a tre materiali per layer. A differenza di OmniFusion 3D, OmniForm non usa direttamente la fusione laser nel letto di polvere: crea un corpo di polvere strutturato con precisione digitale, che viene poi trattato in una fase separata ad alta temperatura tramite processi come HIP, SPS o sinterizzazione convenzionale.
Schaeffler presenta questo approccio come una produzione multimateriale senza binder, quindi senza legante organico da eliminare in fase successiva. Il sistema può lavorare con polveri metalliche, ceramiche o combinazioni tra le due; la scheda indica layer da 40 a 400 µm, velocità fino a 100 cm³/h, larghezza di applicazione polvere di 115 mm e tre contenitori da 350 ml per i materiali.
Per applicazioni industriali, questo può essere interessante quando si vogliono combinare materiali difficili da saldare o da lavorare in modo convenzionale. Non è la stessa cosa della stampa 3D FDM o della classica LPBF monomateriale: qui il vantaggio è costruire una preforma di polveri con composizione locale controllata e poi consolidarla con un processo termico.
Meotec e Amnovis: le partnership applicative contano quanto la macchina
Per sviluppare applicazioni reali, Schaeffler Special Machinery lavora anche con partner specializzati. Tra questi c’è Meotec, azienda con competenze nel multi-materiale a base magnesio, indicata da Schaeffler come partner di sviluppo per applicazioni AM multimateriale con magnesio. Schaeffler Special Machinery agisce come costruttore macchina e partner di automazione, mentre Meotec porta competenze su materiali e applicazioni.
Un altro nome è Amnovis, azienda belga specializzata nella produzione additiva di componenti ad alto valore, con attenzione a titanio, rame e settori regolati come il medicale. Amnovis si presenta come produttore conto terzi AM con forte orientamento ai sistemi qualità e ai dispositivi medici, un profilo coerente con lo sviluppo di processi multimateriale che devono essere validati e non solo dimostrati in laboratorio.
Queste collaborazioni sono necessarie perché il multimateriale metallico non si vende solo con una scheda tecnica. Servono casi d’uso chiari: impianti medicali con zone a diversa funzione, componenti aerospaziali leggeri con regioni resistenti all’usura, utensili con canali termici e superfici dure, parti elettriche con zone conduttive e isolanti, componenti per batterie o sensori integrati. La macchina abilita il processo, ma l’applicazione richiede progettazione, qualifica, test e ripetibilità.
Perché Schaeffler può avere un vantaggio nella stampa 3D industriale
Schaeffler conosce la produzione di massa, il controllo qualità, la meccanica di precisione e l’automazione. Questo può pesare molto nella stampa 3D metallica, dove il problema non è più solo “riuscire a stampare” un pezzo, ma portarlo in produzione con parametri stabili, materiali controllati, ispezione e documentazione.
Molte tecnologie AM nate da startup hanno dovuto imparare con fatica il linguaggio dell’industria: manutenzione, disponibilità macchina, assistenza, cicli di qualifica, metrologia, sicurezza polveri, integrazione con MES e tracciabilità. Schaeffler Special Machinery parte da un’esperienza diversa: costruire macchine e linee produttive per fabbriche reali. Questo non garantisce il successo commerciale di OmniFusion 3D o OmniForm 3D, ma spiega perché l’ingresso del gruppo nella manifattura additiva merita attenzione.
Automazione, robot e stampa 3D rispondono allo stesso problema: flessibilità
Automazione umanoide e stampa 3D multimateriale sembrano due temi separati, ma nella strategia Schaeffler rispondono alla stessa pressione: rendere la fabbrica meno rigida. L’automotive europeo sta affrontando cambiamenti profondi, tra elettrificazione, concorrenza globale, calo di alcuni componenti legati al motore endotermico e pressione sui margini. Schaeffler ha infatti indicato un programma di miglioramento degli utili e misure di ristrutturazione dopo l’integrazione di Vitesco, mentre per il 2026 prevede ricavi tra 22,5 e 24,5 miliardi di euro e margine EBIT ante special item tra 3,5% e 5,5%.
In questo contesto, una fabbrica deve poter cambiare più velocemente prodotto, processo e organizzazione. I robot mobili aiutano a coprire attività ripetitive senza ricostruire ogni volta l’intera linea. Le macchine AM multimateriale possono ridurre attrezzaggi e assemblaggi per componenti specifici. Gli attuatori per umanoidi aprono un mercato nuovo usando competenze già presenti nel gruppo.
Non una fabbrica senza persone, ma una fabbrica con ruoli diversi
La narrazione della “fabbrica senza operai” è fuorviante. Gli stessi esempi Schaeffler mostrano che il problema è più complesso. Digit svolge una mansione fisica e ripetitiva, ma servono persone per monitorare il sistema, gestire eccezioni, intervenire in caso di fermo, analizzare dati, adattare il flusso produttivo e garantire sicurezza. Le stampanti 3D industriali riducono alcuni passaggi produttivi, ma richiedono progettisti AM, tecnologi di processo, specialisti materiali, addetti alla qualità e personale formato sulla gestione delle polveri.
Il cambiamento più probabile è una progressiva separazione tra lavoro manuale ripetitivo e lavoro tecnico di supervisione. Questo passaggio può essere positivo se accompagnato da formazione, mobilità interna e investimenti sulle competenze. Può diventare problematico se viene usato solo come strumento di taglio costi. Il caso Schaeffler va seguito proprio perché include entrambi gli aspetti: trasformazione tecnologica e riorganizzazione industriale.
Cosa significa per la stampa 3D
Per il settore della stampa 3D, Schaeffler rappresenta un esempio interessante perché non arriva da fuori industria. Non è una startup che propone una tecnologia nuova cercando il primo mercato. È un grande gruppo manifatturiero che usa la propria esperienza di fabbrica per entrare nella produzione additiva come costruttore di sistemi e come potenziale utilizzatore interno.
La scelta del multimateriale è significativa. La stampa 3D metallica monomateriale è già un mercato affollato, con produttori consolidati e processi sempre più maturi. Il multimateriale, invece, resta una frontiera complessa: promette più funzione dentro lo stesso componente, ma richiede capacità di controllo superiore. Schaeffler prova a posizionarsi proprio lì, dove non basta stampare una geometria complessa, ma serve mettere il materiale giusto nel punto giusto.
Una trasformazione industriale da osservare senza slogan
Schaeffler non sta semplicemente installando un robot umanoide e non sta semplicemente vendendo una stampante 3D. Sta combinando più leve: automazione mobile, attuatori per robotica, macchine AM multimateriale, acquisizione di tecnologia Aerosint, partnership con Agility Robotics, NEURA Robotics, Meotec e Amnovis, e una riorganizzazione del gruppo dopo la fusione con Vitesco.
Il risultato è una strategia che punta a ridurre la dipendenza dal solo automotive tradizionale e a usare competenze storiche su movimento, precisione e produzione per entrare in mercati più flessibili. La sfida sarà trasformare queste tecnologie in processi affidabili, economicamente sensati e accettati dalle fabbriche.
Per chi segue la manifattura additiva, il caso Schaeffler conferma una tendenza: la stampa 3D industriale non vive più isolata. Entra nello stesso ecosistema di robotica, automazione, dati, materiali e macchine speciali. La fabbrica che ne deriva non è fatta solo di stampanti 3D o solo di robot, ma di sistemi capaci di cambiare compito, materiale e configurazione con meno vincoli rispetto alle linee produttive del passato.
