La Flashforge Creator 5 Pro è una delle macchine FDM più interessanti tra quelle arrivate sul mercato nel 2026: quattro toolhead indipendenti, telaio chiuso, camera riscaldata, filtrazione dell’aria e supporto a materiali tecnici. È una proposta pensata per chi vuole stampare a più colori o con più materiali senza passare dai classici sistemi a singolo ugello con cambio filamento continuo.
Proprio questa architettura, però, sta facendo emergere un punto da osservare con attenzione. Alcuni operatori hanno segnalato un possibile problema nel modo in cui la macchina gestisce il materiale espulso durante le operazioni di spurgo. Il caso riguarda in particolare la Creator 5 Pro, cioè la versione chiusa e riscaldata della serie Creator 5.
Il problema non riguarda la qualità di stampa in senso stretto, ma il percorso fisico dei residui di filamento all’interno della macchina. In alcune condizioni, il materiale espulso può cadere in una zona vicina all’ingresso del sistema di ventilazione e riscaldamento della camera. In un video pubblicato dal canale Elevated MakerSpace, il filamento spurgo viene mostrato mentre viene aspirato verso la ventola interna della macchina; il tema è stato poi ripreso e discusso da Fabbaloo.
Che macchina è la Flashforge Creator 5 Pro
La Creator 5 Pro nasce come versione più completa della Flashforge Creator 5. Entrambe usano un sistema a quattro toolhead indipendenti, chiamato da Flashforge FlashSwap, con l’obiettivo di ridurre tempi e sprechi nelle stampe multi-colore e multi-materiale. A differenza dei sistemi che spingono più filamenti nello stesso hotend, qui la macchina lavora con testine distinte, ognuna dedicata a un materiale o a un colore.
La versione Pro aggiunge una struttura chiusa, una camera attivamente riscaldata fino a 65 °C, filtrazione HEPA13 con carbone attivo, rilevamento dell’apertura di porta e coperchio, raffreddamento ausiliario, piatto fino a 120 °C ed estrusore fino a 320 °C. Il volume di stampa dichiarato è di 256 × 256 × 256 mm.
Queste caratteristiche rendono la macchina adatta non solo a PLA e PETG, ma anche a materiali più esigenti come ABS, ASA, PA-CF, PET-CF, PAHT-CF, PPA-CF e PPS-CF, secondo la documentazione ufficiale Flashforge. La camera riscaldata serve proprio a ridurre le deformazioni nei materiali sensibili agli sbalzi termici.
Dove nasce il problema segnalato
Per capire il punto critico bisogna partire da una cosa semplice: anche una stampante multi-tool deve pulire o preparare l’ugello. Flashforge presenta la Creator 5 Pro come una macchina con “zero purge waste” durante il cambio materiale, ma nella stessa documentazione ufficiale spiega che può esserci comunque una piccola fuoriuscita di materiale e che la prime tower serve a pulire l’ugello prima di ogni cambio filamento e all’avvio della stampa.
Sulla Creator 5 standard, i residui cadono all’interno della macchina, in una zona bassa del telaio. È una soluzione non elegante, perché lascia materiale da raccogliere, ma su una macchina aperta il rischio rimane più limitato.
Sulla Creator 5 Pro, invece, la presenza di camera chiusa, ventole e riscaldamento cambia lo scenario. Secondo la segnalazione, il percorso di caduta dei residui passa vicino all’ingresso del sistema che aspira aria dalla camera per riscaldarla e reimmetterla all’interno. Il risultato è che sottili fili di plastica possono essere trascinati verso la ventola e urtare le pale.
Il punto non è solo il rumore o il fastidio. Se il filamento finisce nella zona del riscaldatore o si accumula vicino a parti calde e in movimento, si apre un tema di affidabilità e manutenzione. In una stampante chiusa, destinata anche a stampe lunghe con materiali tecnici, la gestione dei residui dovrebbe essere prevedibile e separata dai flussi d’aria interni.
Perché il tema è importante
La stampa multi-materiale genera sempre una certa quantità di materiale di scarto. I sistemi a cambio filamento tradizionali producono torri di spurgo, blocchi di pulizia o piccoli frammenti espulsi dalla macchina. Alcuni produttori hanno progettato canali di scarico, cestelli o zone dedicate proprio per evitare che questi residui finiscano dove non dovrebbero.
Nel caso della Creator 5 Pro, il tema è più delicato perché la macchina unisce due elementi: gestione multi-tool e camera attivamente riscaldata. La camera chiusa è un vantaggio per ABS, ASA, policarbonato e nylon, ma implica anche un maggiore controllo dei flussi d’aria. Se i residui di filamento entrano in quel flusso, il problema non è più solo di pulizia interna.
Flashforge, nella pagina prodotto, mette in evidenza proprio la camera riscaldata, la filtrazione e il sistema di flusso d’aria continuo come elementi centrali della Creator 5 Pro. Per questo la posizione dello spurgo diventa un dettaglio progettuale importante: in una macchina chiusa, la direzione in cui cade il materiale espulso non può essere considerata secondaria.
Una questione diversa dal semplice “filamento sprecato”
Molte discussioni sulla stampa multi-colore ruotano attorno allo spreco di materiale. In questo caso, però, il tema non è quanta plastica venga scartata, ma dove finisce.
Se un frammento cade in un cestino esterno, il problema è minimo. Se cade sul fondo della stampante, l’utente dovrà pulire più spesso. Se invece viene aspirato verso una ventola o verso un modulo di riscaldamento, la questione diventa più seria. Il filamento può piegarsi, incastrarsi, sciogliersi, accumularsi o interferire con il funzionamento del sistema di ventilazione.
Per una macchina destinata anche a stampe lunghe, questa non è una differenza da poco. Un utente può accettare di svuotare periodicamente un contenitore di spurgo; è meno accettabile dover controllare a vista ogni ciclo per verificare che i residui non vengano aspirati dalla macchina.
Il ruolo del firmware
Un altro punto segnalato riguarda il firmware. Secondo la discussione nata dai test pubblici, il comportamento di spurgo non sarebbe facilmente modificabile dall’utente. Se la posizione di espulsione del materiale è definita nel firmware proprietario, non basta cambiare un’impostazione nello slicer per spostare lo spurgo in un’altra zona.
Questo aspetto è importante perché molte soluzioni fai-da-te funzionano solo se l’utente può intervenire sul percorso, sul G-code o sulla posizione della testina. Se il movimento è bloccato dal sistema della macchina, la soluzione deve arrivare da Flashforge o da un aggiornamento ufficiale.
La documentazione ufficiale Flashforge segnala aggiornamenti firmware e procedure di supporto per la serie Creator 5, ma nelle pagine consultate non emerge una soluzione ufficiale specifica per questo problema di aspirazione dei residui di spurgo. La wiki include invece altre indicazioni di troubleshooting, tra cui una clip stampabile per un problema di interferenza tra cavi nella zona della testina.
Non è una bocciatura della macchina, ma un punto da chiarire
La Creator 5 Pro rimane, sulla carta, una macchina con una scheda tecnica molto forte. Il sistema a quattro toolhead è una direzione interessante perché riduce molti limiti dei sistemi multi-colore a singolo ugello. La possibilità di usare toolhead differenti per colori, supporti solubili o materiali con caratteristiche diverse è utile sia per il maker evoluto sia per il piccolo laboratorio.
Anche le recensioni e le prime analisi sulla Creator 5 standard mettono in evidenza il valore del toolchanger, pur segnalando alcuni limiti pratici dell’ecosistema e della gestione fisica del materiale. FauxHammer, ad esempio, ha sottolineato che la macchina usa un vero sistema a quattro strumenti, con ogni toolhead direct drive e disponibile sull’intera area di stampa, ma ha anche notato l’assenza di un percorso esterno pulito per lo scarto del materiale.
La Creator 5 Pro aggiunge l’enclosure e il riscaldamento attivo. Sono funzioni utili, ma aumentano anche la necessità di progettare bene i flussi interni. Una soluzione accettabile sulla versione aperta può diventare meno adatta sulla versione chiusa.
Cosa dovrebbero fare gli utenti
Chi possiede o sta valutando una Creator 5 Pro dovrebbe seguire alcune cautele pratiche.
Prima di avviare stampe lunghe, conviene osservare il comportamento della macchina durante le fasi di spurgo, soprattutto con materiali che producono filamenti sottili o residui flessibili. È utile controllare se il materiale cade liberamente o se viene trascinato verso la zona della ventola.
In attesa di chiarimenti ufficiali, è prudente evitare di lasciare la macchina completamente incustodita durante i primi cicli di prova, soprattutto con camera riscaldata attiva. Questo non significa che ogni unità presenti lo stesso comportamento, ma che il punto va verificato sul proprio esemplare.
Bisogna anche fare attenzione alle soluzioni stampate da terzi. In rete sono già comparsi accessori per raccogliere gli scarti della Creator 5, ma sulla versione Pro lo spazio è più delicato per la presenza di ventole, riscaldamento e filtrazione. Un contenitore montato male potrebbe interferire con movimenti, homing o flussi d’aria.
Che cosa dovrebbe chiarire Flashforge
La risposta più utile da parte di Flashforge sarebbe una spiegazione tecnica del percorso di spurgo sulla Creator 5 Pro e, se necessario, una modifica hardware o firmware. Le strade possibili sono diverse: spostare la zona di espulsione, aggiungere un deflettore, introdurre un contenitore dedicato, modificare il flusso d’aria in quella fase o fornire un kit ufficiale.
Il punto centrale è che una macchina chiusa e riscaldata non può trattare i residui di filamento come una stampante aperta. La gestione dello scarto deve essere parte del progetto, non un dettaglio lasciato all’utente.
La serie Creator 5 arriva in una fase in cui il mercato FDM sta cercando alternative ai sistemi multi-materiale a singolo ugello. Flashforge ha scelto una strada interessante: più toolhead, meno spurgo, maggiore flessibilità. Proprio per questo, un problema nella zona di spurgo va affrontato con attenzione, perché tocca uno dei punti chiave della proposta commerciale.
Un caso utile per tutto il settore
Il caso Creator 5 Pro mostra un aspetto spesso sottovalutato nella stampa 3D desktop: non basta aggiungere funzioni avanzate a una macchina. Quando si inseriscono enclosure, riscaldamento, filtrazione, toolchanger e gestione automatica dei materiali, ogni flusso interno diventa importante.
La stampa 3D FDM sta diventando più veloce, più chiusa e più orientata a materiali tecnici. Questo rende le macchine più capaci, ma anche più complesse. Una ventola, un condotto, un punto di spurgo o un piccolo residuo di filamento possono avere conseguenze maggiori rispetto a una stampante aperta e semplice.
Per Flashforge, il tema può diventare un’occasione per correggere un dettaglio progettuale e rafforzare la fiducia degli utenti. Per chi segue il mercato, è un promemoria: nelle stampanti multi-materiale non conta solo il numero di colori o di toolhead, ma anche la gestione concreta dello scarto, dell’aria e della manutenzione.
Fonti consultate: Fabbaloo; Flashforge; Wiki Flashforge; Elevated MakerSpace; 3DWithUs; FauxHammer.

