Voron Design ha pubblicato la nuova revisione Trident R2, un aggiornamento meccanico della nota stampante 3D CoreXY open source. Non si tratta di un modello completamente nuovo, ma di una revisione della piattaforma Trident pensata per migliorare alcune aree molto concrete: percorso delle cinghie, tensionamento, allineamento del movimento XY, supporto dei motori e componenti dell’asse Z. La release ufficiale è indicata nel repository GitHub del progetto come VORON Trident R2, pubblicata il 13 giugno 2026.
La Trident occupa una posizione particolare nella famiglia Voron. È una macchina CoreXY a telaio rigido, con gantry fisso e piano che si muove sull’asse Z tramite tre punti di sollevamento. Secondo la documentazione di Voron, rispetto alla Voron 2 è una macchina più semplice da costruire, pur mantenendo una struttura chiusa adatta anche a materiali sensibili alla temperatura come ABS e simili.
Una revisione, non una nuova stampante
La Trident R2 non cambia la filosofia della macchina. Rimangono il telaio cubico, la cinematica CoreXY, le guide lineari e il piano mobile sull’asse Z. Il lavoro del team Voron si concentra sulle parti che, durante l’assemblaggio e la messa a punto, possono fare la differenza tra una stampante ben tarata e una macchina che richiede più tempo per raggiungere risultati costanti.
Per chi parte da zero, i file della R2 rappresentano la base aggiornata da utilizzare per un nuovo progetto. Per chi possiede già una Trident R1, Voron invita a verificare la lista delle modifiche e a valutare se convenga aggiornare alcune parti. Il configuratore ufficiale della Trident include anche l’opzione per indicare che si possiede già una VORON Trident R1 e ottenere solo le parti nuove da reperire.
Questo è un punto importante per la comunità Voron: molte macchine non vengono acquistate come prodotto finito, ma costruite da utenti esperti, maker o piccoli laboratori partendo da componenti auto-reperiti oppure da kit forniti da aziende terze. L’aggiornamento deve quindi essere leggibile non solo da chi costruisce una macchina nuova, ma anche da chi ha già investito tempo e componenti nella versione precedente.
Nuovi supporti A/B e percorso cinghie più ordinato
Uno degli interventi principali riguarda i supporti dei motori A/B, cioè la zona che gestisce una parte essenziale della movimentazione CoreXY. Nella Trident R2 Voron ha aggiornato questi supporti introducendo il supporto double shear per motori passo-passo con albero lungo, un percorso delle cinghie più corto e più facile da instradare, il fissaggio dei motori con quattro viti e piastre principali più spesse, passate da 5 a 6 mm. Il percorso delle cinghie viene indicato come più corto di circa 53 mm.
In una stampante CoreXY, il percorso delle cinghie non è un dettaglio secondario. Cinghie disallineate, torsioni, pulegge non perfettamente in asse o tensionamenti non omogenei possono generare artefatti sulle superfici, vibrazioni, perdita di precisione o difficoltà nella taratura. La R2 sembra intervenire proprio su questi aspetti pratici: meno margine per montare male la cinghia, più rigidità nei punti critici e un instradamento più guidato.
Il progetto introduce anche nuovi XY joints, con correzione di un offset di 0,173 mm sugli idler, una riduzione della lunghezza dell’assieme di 5 mm e un miglioramento del passaggio cinghia. Sono modifiche piccole sulla carta, ma in una macchina che punta su velocità, ripetibilità e qualità superficiale possono avere effetti percepibili durante la calibrazione.
Front idler e tensionamento più accessibile
La revisione include nuovi idler frontali e nuovi tensionatori derivati dai cosiddetti Beefy Front Idlers, una soluzione nota nella comunità Voron e attribuita nel changelog a clee. La nuova versione introduce una regolazione a vite singola, guide in PTFE per il carrello del tensionatore, un percorso cinghia migliorato e 3 mm aggiuntivi di corsa sull’asse Y.
Questo aggiornamento ha un valore soprattutto pratico. Chi ha montato una stampante CoreXY sa che il tensionamento delle cinghie può diventare una delle operazioni più delicate. Non basta “tirare” la cinghia: le due cinghie devono lavorare in modo coerente, senza forzature laterali e senza introdurre tensioni diverse tra i due lati. Un sistema di tensionamento più accessibile riduce il tempo di montaggio e facilita anche la manutenzione successiva.
Asse Z: motori più bassi e più spazio per il toolhead
La Trident R2 interviene anche sui supporti dei motori dell’asse Z. I nuovi supporti si fissano dall’interno del telaio invece che dall’alto e abbassano i motori di 16 mm, con l’obiettivo di creare più spazio per il toolhead. Il changelog indica anche un percorso integrato per i cavi.
La zona Z della Trident è una parte distintiva della macchina. A differenza della Voron 2, dove il piano resta fisso e si muove il gantry, nella Trident è il piano a muoversi lungo l’asse Z tramite tre attuatori. La documentazione Voron descrive infatti la Trident come una CoreXY tradizionale con gantry fisso e piano a tre punti sull’asse Z.
Anche i carrelli Z sono stati rivisti. La nuova release sposta il punto di pivot GE5C per consentire una maggiore regolazione del piano sull’asse Y, riposiziona la guida MGN9 del carrello posteriore sul lato sinistro dell’estruso, aggiunge un elemento estetico e modifica le staffe superiori, rendendole più corte.
Piccoli aggiornamenti che contano durante l’assemblaggio
Oltre ai gruppi principali, la R2 porta una serie di modifiche minori ma utili: nuova piastra di ingresso PTFE, supporto bobina laterale, nuovo supporto PTFE, angoli della skirt spostati di 1 mm per ridurre gli spazi tra le parti, uso di inserti filettati M5 al posto dei dadi esagonali e aggiornamento del manuale di assemblaggio.
Sono interventi che non cambiano la scheda tecnica della stampante, ma possono migliorare l’esperienza di costruzione. In un progetto come Voron, dove il montaggio è parte integrante del prodotto, la qualità del manuale, la facilità di accesso alle viti, la gestione dei cavi e la ripetibilità degli assemblaggi sono elementi decisivi.
La pagina ufficiale Voron indica che il configuratore della Trident permette di scegliere tra nuovo assemblaggio e aggiornamento da R1, oltre alle varianti di dimensione della macchina, tra cui 250, 300 e 350 mm. Il repository GitHub ufficiale indica inoltre i formati consigliati 250x250x250, 300x300x250 e 350x350x250.
Cosa significa per chi ha già una Trident
Per i possessori di una Trident R1, la domanda più importante è se valga la pena aggiornare. La risposta dipende dallo stato della macchina. Chi ha già una Trident ben assemblata, stabile e tarata potrebbe non avere un’urgenza immediata. Chi invece sta ancora costruendo la stampante, deve rifare parte del motion system o ha sempre avuto difficoltà con cinghie, idler o allineamento, può trovare nella R2 una strada più ordinata.
Voron stessa, nelle note della release GitHub, invita gli utenti che stanno costruendo o che hanno già costruito una Trident a controllare l’elenco delle modifiche e decidere se l’aggiornamento sia necessario per la propria macchina.
Il fatto che il configuratore generi una distinta materiali differenziale per chi parte da una R1 è un segnale utile. Invece di obbligare l’utente a interpretare manualmente tutte le differenze, il progetto prova a rendere più chiaro quali componenti servano per aggiornare la macchina.
Il ruolo dell’ecosistema Voron
Voron Design non va letto come un produttore tradizionale di stampanti 3D chiuse e pronte all’uso. È un progetto open source e comunitario, con documentazione pubblica, file CAD, STL, manuali e una comunità molto attiva. Attorno a questo ecosistema lavorano poi molti fornitori di kit e componenti, tra cui realtà note agli utenti Voron come LDO Motors, Formbot, Siboor e altri operatori specializzati.
Queste aziende non sostituiscono il progetto Voron, ma rendono più semplice l’accesso ai componenti per chi non vuole reperire ogni vite, guida lineare, motore, pannello o parte elettronica separatamente. Per questo una revisione come Trident R2 ha effetti anche sul mercato dei kit: i fornitori dovranno allineare distinte, parti stampate, manuali interni e accessori alle nuove specifiche.
Perché la Trident R2 interessa anche oltre la comunità maker
La Voron Trident è una macchina nata per utenti capaci di assemblare, configurare e mantenere una stampante 3D avanzata. Non è una stampante pensata per chi vuole solo premere “stampa” e non occuparsi del resto. Proprio per questo, però, rappresenta bene una parte importante del mercato desktop evoluto: quello in cui prestazioni e controllo contano più della semplicità assoluta.
La R2 non promette di cambiare il concetto di stampa 3D. Fa qualcosa di più concreto: riduce alcune complessità meccaniche, corregge dettagli emersi dall’uso reale e rende più pulita la costruzione di una macchina già molto apprezzata. È il tipo di aggiornamento che si nota soprattutto durante il montaggio, la taratura e la manutenzione.
Nel mondo delle stampanti 3D open source, queste revisioni progressive sono spesso più importanti di un annuncio spettacolare. Non aggiungono necessariamente una funzione da titolo, ma consolidano il progetto, riducono gli errori di assemblaggio e migliorano la qualità dell’esperienza per chi costruisce la macchina.
Una revisione orientata alla maturità del progetto
La Trident R2 mostra una direzione chiara: Voron Design non sta abbandonando la piattaforma Trident, ma la sta rifinendo. Le modifiche agli A/B drive, agli XY joints, agli idler frontali, ai supporti Z e alla gestione dei componenti secondari indicano un lavoro di maturazione meccanica.
Per chi segue la stampa 3D desktop ad alte prestazioni, è una notizia significativa non perché introduca una macchina inedita, ma perché conferma il valore dei progetti comunitari ben mantenuti. La Trident resta una stampante per utenti consapevoli, ma con la R2 diventa più ordinata da assemblare e più chiara da aggiornare.
In sintesi, Voron Trident R2 non è una rottura con il passato. È un aggiornamento tecnico che punta a rendere più solida una piattaforma già affermata, intervenendo proprio dove un costruttore esperto guarda per primo: movimento, cinghie, tensionamento, asse Z e qualità dell’assemblaggio.
