La liquidazione di 3DEO e Fusion3 ha riportato l’attenzione sulle condizioni dei produttori statunitensi di sistemi per la manifattura additiva che operano al di fuori dei grandi gruppi industriali.

3DEO aveva costruito il proprio modello intorno alla produzione conto terzi di componenti metallici. 3DEO non vendeva direttamente le proprie stampanti, ma utilizzava internamente il processo Intelligent Layering, una tecnologia che combinava deposizione del legante e lavorazioni meccaniche eseguite durante la costruzione del pezzo.

Nel luglio 2026, Insolvency Services Group ha avviato la vendita di una parte consistente degli asset di 3DEO. Il pacchetto comprende brevetti, marchi, software, segreti industriali, dati sui materiali e apparecchiature. La procedura è stata affidata a Brian Testo Associates e parte da un’offerta iniziale di circa 3,43 milioni di dollari.

Fusion3 seguiva un modello differente. Fusion3 progettava e vendeva stampanti FFF professionali costruite negli Stati Uniti, rivolgendosi ad aziende, scuole, laboratori e organizzazioni pubbliche. La messa in liquidazione delle attrezzature e delle scorte di Fusion3 mostra quanto sia diventato difficile sostenere una fascia di mercato collocata tra le stampanti desktop economiche e i sistemi industriali specializzati.

Questi due casi non permettono di concludere che tutti i piccoli produttori americani si trovino nella stessa situazione. Mostrano però due problemi strutturali: la difficoltà di trasformare una tecnologia proprietaria in un’attività redditizia e la pressione esercitata dai produttori asiatici sulle stampanti professionali di fascia intermedia.

La concorrenza asiatica non riguarda più soltanto le stampanti economiche

Per diversi anni, aziende statunitensi ed europee hanno potuto giustificare prezzi più alti attraverso strutture più robuste, assistenza diretta, materiali tecnici, camere riscaldate e maggiore affidabilità.

I produttori asiatici erano associati soprattutto a stampanti entry-level che richiedevano regolazioni manuali, modifiche e una conoscenza approfondita da parte dell’utilizzatore. Questa separazione è diventata meno netta.

Aziende come Bambu Lab, Creality, Qidi Tech, Flashforge e Anycubic hanno introdotto sistemi con calibrazione automatica, sensori, controllo delle vibrazioni, gestione in rete, camere chiuse, velocità più elevate e software più accessibili. Una parte di queste funzionalità era disponibile in precedenza soprattutto sulle macchine professionali.

Il confronto non avviene necessariamente sullo stesso livello di durata, assistenza o controllo della configurazione. Il problema per i produttori americani è che molti clienti non hanno bisogno della massima robustezza disponibile. Se una stampante meno costosa soddisfa le esigenze di prototipazione, formazione o produzione leggera, la differenza di prezzo diventa difficile da giustificare.

Le aziende statunitensi più esposte sono quelle che propongono una normale stampante FFF da tavolo a un prezzo professionale, senza offrire un’applicazione, un materiale o un servizio che le distingua in modo chiaro.

Come valutare lo stato di un produttore privato

La maggior parte delle aziende analizzate non pubblica bilanci dettagliati. Non è quindi possibile stabilire con precisione fatturato, margini, debiti, liquidità o portafoglio ordini.

Un sito aggiornato non dimostra che un’azienda sia redditizia. Anche una pagina di vendita funzionante può rimanere online durante una fase di riduzione delle attività. Allo stesso modo, l’assenza di nuovi comunicati non indica necessariamente una crisi: una piccola impresa può concentrarsi sui clienti senza investire nella comunicazione.

Esistono comunque alcuni segnali pubblici utili. Tra questi rientrano la pubblicazione di nuovi prodotti, le assunzioni, la partecipazione a eventi, i contratti pubblici, le collaborazioni industriali, la disponibilità di ricambi e la continuità dell’assistenza.

Applicando questi criteri, re:3D, Hyrel3D, JuggerBot 3D, nScrypt, Impossible Objects, LulzBot, MELD Manufacturing e Airwolf 3D risultano operative. Il livello di attività e il posizionamento sono però molto differenti.

re:3D continua a sviluppare la famiglia Gigabot ad Austin

re:3D produce la famiglia di stampanti 3D di grande formato Gigabot. Nel 2024 re:3D ha trasferito la sede principale da Houston ad Austin, acquistando una struttura destinata a produzione, sviluppo e sperimentazione.

Il trasferimento rappresenta un segnale più consistente della semplice presenza online. L’acquisto di una sede produttiva implica un impegno organizzativo e finanziario di durata superiore rispetto all’affitto di un piccolo laboratorio.

Nel 2026 re:3D mantiene aperte posizioni legate all’assemblaggio e alla produzione. re:3D cerca personale con esperienza nella costruzione di sistemi industriali, nel controllo qualità e nella documentazione delle procedure. La presenza di una posizione produttiva suggerisce che re:3D continui ad assemblare macchine negli Stati Uniti.

Il prodotto più riconoscibile rimane Gigabot, una stampante FFF con un volume di costruzione superiore a quello delle normali macchine desktop. re:3D propone anche GigabotX, che utilizza pellet, granuli, materiale macinato e alcune materie plastiche riciclate.

La capacità di lavorare pellet distingue re:3D dai produttori che dipendono esclusivamente dal filamento. I granuli possono ridurre il costo della materia prima e permettere di utilizzare flussi provenienti da riciclo, sperimentazione o compound personalizzati.

re:3D sviluppa inoltre il concetto Gigalab, un laboratorio inserito in un container e attrezzato per trasformare rifiuti plastici in nuovi oggetti. Il progetto è stato impiegato in iniziative sostenute da enti pubblici e organizzazioni impegnate nello sviluppo locale.

Il punto di forza di re:3D non consiste quindi nel competere direttamente con una stampante desktop asiatica. re:3D si concentra su grande formato, sistemi aperti, materiali riciclati, personalizzazione e progetti con finalità industriali o sociali.

Questo posizionamento riduce il confronto diretto sul prezzo, anche se re:3D deve continuare a dimostrare che le proprie macchine offrano produttività, assistenza e durata sufficienti a giustificare l’investimento.

Hyrel3D punta sulla modularità e sulla varietà dei materiali

Hyrel3D opera da Norcross, in Georgia, e vende sistemi modulari come Hydra 21 e System 30M. Hyrel3D offre inoltre diversi motori di deposizione, tra cui Engine SR ed Engine HR.

La strategia di Hyrel3D non è basata sulla sola stampa di filamenti termoplastici. Le piattaforme Hyrel3D possono essere configurate con teste intercambiabili per filamenti, paste, argille, idrogel, materiali fotoreattivi, siringhe e miscele sviluppate dall’utilizzatore.

Questa architettura rende Hyrel3D interessante per università, laboratori, sviluppatori di materiali e gruppi che devono modificare il processo. Un cliente che desidera depositare un idrogel o una pasta ceramica non trova necessariamente un’alternativa adeguata in una stampante desktop progettata per PLA e PETG.

System 30M utilizza una struttura metallica chiusa e può ospitare più teste. Hydra 21 offre un volume superiore ed è destinata alle applicazioni che richiedono spazio, modularità e controllo degli accessori.

La compatibilità con numerose teste comporta anche una maggiore complessità. Hyrel3D deve supportare configurazioni, materiali e procedure differenti, mentre un produttore di massa può concentrarsi su poche combinazioni già ottimizzate.

Hyrel3D sembra mantenere un’organizzazione contenuta. La disponibilità di prodotti, documentazione tecnica, listini e ricambi indica continuità operativa, ma non consente di valutare il volume delle vendite.

Il futuro di Hyrel3D dipenderà dalla capacità di preservare la propria nicchia. Se Hyrel3D cercasse di competere come semplice produttore di stampanti FFF, incontrerebbe una forte pressione sui prezzi. La deposizione multimateriale e la configurabilità costituiscono invece una barriera tecnica più difficile da replicare con un prodotto destinato al grande pubblico.

JuggerBot 3D ha spostato l’attenzione verso il grande formato industriale

JuggerBot 3D è uno dei casi più chiari di riposizionamento. JuggerBot 3D ha iniziato lavorando su sistemi a estrusione più vicini al mercato professionale tradizionale, ma ha concentrato le proprie attività sulle macchine industriali di grande formato alimentate a pellet.

Le famiglie Tradesman e P3-44 di JuggerBot 3D sono progettate per lavorare materiali termoplastici rinforzati, compresi compound contenenti fibre di carbonio o vetro. Le applicazioni comprendono attrezzature, modelli, stampi, supporti di produzione e componenti di grandi dimensioni.

Il grande formato a pellet presenta condizioni economiche diverse dalla stampa desktop. La materia prima può essere acquistata a un costo inferiore rispetto al filamento e la portata dell’estrusore può raggiungere livelli più adatti alla produzione di pezzi voluminosi.

JuggerBot 3D offre anche servizi per lo sviluppo delle applicazioni e dei parametri. Questo elemento è importante perché l’acquirente industriale non cerca soltanto una macchina: deve sapere se un materiale può essere estruso, se il componente si deformerà e quali lavorazioni saranno necessarie dopo la stampa.

Nel 2025 JuggerBot 3D ha annunciato una collaborazione con Firehawk Aerospace. Firehawk Aerospace utilizza sistemi di JuggerBot 3D per lo sviluppo di processi destinati alla produzione additiva di propellenti solidi.

La collaborazione con Firehawk Aerospace colloca JuggerBot 3D in un segmento nel quale la provenienza statunitense delle apparecchiature, il controllo della filiera e la possibilità di modificare il sistema possono avere un valore superiore al prezzo iniziale.

Le offerte di lavoro pubblicate da JuggerBot 3D per operatori con competenze sia additive sia CNC costituiscono un altro segnale di attività. L’integrazione tra stampa e lavorazione meccanica è necessaria perché i grandi componenti estrusi richiedono spesso fresatura, foratura o finitura.

JuggerBot 3D non è immune alle difficoltà del mercato, ma ha evitato il confronto più duro con le stampanti desktop economiche. La specializzazione in pellet, grande formato e applicazioni industriali rende la proposta di JuggerBot 3D più difficile da sostituire con una normale macchina da banco.

nScrypt opera tra microdeposizione, elettronica e produzione digitale

nScrypt segue una strategia differente da quella dei produttori FFF convenzionali. nScrypt sviluppa piattaforme per microdeposizione, stampa di elettronica, estrusione di materiali, posizionamento di componenti e lavorazioni meccaniche leggere.

I sistemi di nScrypt possono integrare più teste sulla stessa piattaforma. Una configurazione può depositare un materiale strutturale, applicare un inchiostro conduttivo, collocare un componente elettronico ed eseguire una fresatura di finitura.

Questa impostazione viene indicata da nScrypt come Direct Digital Manufacturing. L’obiettivo è costruire dispositivi o circuiti tridimensionali combinando più operazioni, anziché stampare soltanto una forma in plastica.

nScrypt è attiva anche nella produzione di antenne stampate. Le piattaforme di nScrypt possono depositare materiali conduttivi su superfici piane, flessibili o curve, un’attività pertinente ai settori aerospaziale, militare, elettronico e delle telecomunicazioni.

La specializzazione protegge parzialmente nScrypt dalla concorrenza delle stampanti consumer. Una macchina economica può produrre un supporto in PLA, ma non sostituisce con facilità un sistema capace di depositare paste con viscosità elevate o costruire strutture elettroniche conformali.

Il mercato di nScrypt è inevitabilmente più ristretto. I cicli di vendita possono essere lunghi e dipendere da programmi di ricerca, fondi pubblici o investimenti industriali. Il valore di ogni sistema e il livello di personalizzazione possono però essere superiori rispetto a una stampante FFF professionale.

nScrypt mantiene canali commerciali e di assistenza attivi e partecipa a eventi dedicati a difesa, elettronica e manifattura avanzata. Non sono emersi segnali pubblici di liquidazione, anche se le informazioni disponibili non consentono di stabilire la situazione finanziaria di nScrypt.

Impossible Objects cerca di trasformare CBAM in una tecnologia produttiva

Impossible Objects sviluppa la tecnologia Composite-Based Additive Manufacturing, conosciuta come CBAM.

Il processo di Impossible Objects utilizza fogli di fibra di carbonio o fibra di vetro, sui quali viene depositato selettivamente un polimero in polvere. Gli strati vengono sovrapposti, consolidati e separati dal materiale non legato.

Il risultato è un componente composito rinforzato con fibre lunghe, diverso dai pezzi FFF nei quali brevi fibre vengono mescolate nel filamento o nei pellet.

Impossible Objects commercializza CBAM 25, un sistema progettato per aumentare la velocità e la produttività rispetto alle precedenti macchine di Impossible Objects. Impossible Objects dichiara tempi di lavorazione di pochi secondi per ogni strato e propone materiali basati su PEEK, nylon, fibra di carbonio e fibra di vetro.

Oltre a vendere apparecchiature, Impossible Objects offre un servizio di produzione di componenti e permette ai potenziali clienti di richiedere campioni. Questo modello riduce la barriera iniziale: un’azienda può verificare il materiale prima di acquistare un sistema completo.

Le caratteristiche di CBAM rendono Impossible Objects difficilmente confrontabile con una stampante desktop. I principali concorrenti di Impossible Objects non sono soltanto Bambu Lab o Creality, ma anche stampaggio, lavorazione di compositi, sinterizzazione di polimeri e altre tecnologie additive industriali.

La difficoltà per Impossible Objects consiste nel trasformare le prestazioni dichiarate in installazioni produttive ripetibili. Un sistema industriale deve dimostrare disponibilità, controllo dei materiali, precisione, continuità dell’assistenza e costi per pezzo competitivi.

La commercializzazione di CBAM 25, la disponibilità del servizio parti e le attività di reclutamento costituiscono segnali operativi positivi. Non dimostrano però che Impossible Objects abbia raggiunto la redditività.

LulzBot continua a produrre stampanti aperte negli Stati Uniti

LulzBot è gestita da Fargo Additive Manufacturing Equipment 3D, abbreviata in FAME 3D. FAME 3D ha acquisito gli asset di LulzBot nel 2019 dopo le difficoltà finanziarie di Aleph Objects.

FAME 3D ha mantenuto la produzione a Fargo, nel North Dakota, e continua a sviluppare la gamma LulzBot. Il catalogo comprende TAZ 8, TAZ Workhorse+, Mini 3, SideKick 747 e diverse configurazioni della piattaforma TAZ Pro.

LulzBot conserva un’identità basata su hardware aperto, riparabilità, documentazione e software Cura LulzBot Edition. Questa impostazione è apprezzata da scuole, laboratori e utilizzatori che desiderano controllare la configurazione della macchina.

Il problema di LulzBot è il posizionamento. Le stampanti LulzBot costano più di numerose alternative asiatiche dotate di calibrazione automatica, struttura chiusa e velocità elevate.

LulzBot deve quindi convincere il cliente che produzione statunitense, assistenza, robustezza, documentazione aperta e disponibilità dei ricambi abbiano un valore sufficiente.

La presenza di nuovi modelli nel catalogo del 2026 indica che FAME 3D non si limita a mantenere prodotti precedenti. TAZ 8 e Mini 3 rappresentano aggiornamenti della gamma, mentre le varianti Long Bed e XT cercano di rispondere ad applicazioni che richiedono geometrie allungate o una maggiore altezza.

FAME 3D dispone inoltre di un contratto Federal Supply Schedule con la General Services Administration degli Stati Uniti. Il contratto semplifica gli acquisti da parte di alcune organizzazioni pubbliche, ma la sua esistenza non garantisce automaticamente volumi elevati.

Gli ordini federali pubblicamente visibili associati a FAME 3D risultano contenuti. Il canale governativo è quindi un’opportunità commerciale e un elemento di continuità, non una prova di grandi ricavi.

LulzBot possiede ancora un marchio conosciuto e una comunità consolidata. FAME 3D dovrà però evitare che l’apertura del sistema venga percepita come un sostituto di funzionalità ormai considerate standard sulle macchine meno costose.

MELD Manufacturing mostra i segnali industriali più solidi

MELD Manufacturing è il produttore del gruppo che si allontana maggiormente dal mercato delle normali stampanti 3D.

MELD Manufacturing ha sviluppato un processo di deposizione allo stato solido basato sulla frizione. Il materiale non viene completamente fuso: una barra metallica viene deformata e depositata attraverso pressione, rotazione e calore generato dall’attrito.

Il processo è conosciuto come Additive Friction Stir Deposition. L’assenza della fusione completa consente a MELD Manufacturing di lavorare in atmosfera aperta e riduce alcuni problemi associati a porosità, solidificazione e tensioni residue.

MELD Manufacturing produce sistemi di grandi dimensioni destinati ad aerospazio, difesa, ricerca e riparazione di componenti metallici. La gamma comprende L3, K2, 3PO e CD-14.

Nel settembre 2025 MELD Manufacturing ha presentato DragonForge, una configurazione dedicata alla lavorazione di leghe aerospaziali come l’alluminio 7075. MELD Manufacturing ha integrato anche funzioni software per simulazione, controllo del processo e utilizzo di gemelli digitali.

MELD Manufacturing ha consegnato un sistema K2 al National Institute for Aviation Research della Wichita State University. Il National Institute for Aviation Research e MELD Manufacturing lavorano sulla validazione di materiali e processi per strutture aerospaziali di grandi dimensioni.

MELD Manufacturing partecipa inoltre a programmi sostenuti dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e dalla U.S. Air Force. I contratti quadro annunciati possono avere massimali elevati, ma tali massimali non equivalgono a ricavi già assegnati.

Rispetto agli altri produttori analizzati, MELD Manufacturing presenta più segnali simultanei: nuovi sistemi, installazioni presso centri di ricerca, attività nel settore della difesa, presenza a eventi programmati per il 2026 e il 2027 e applicazioni non facilmente sostituibili con macchine importate a basso costo.

Il rischio per MELD Manufacturing non deriva dalla concorrenza delle stampanti desktop. MELD Manufacturing deve competere con forgiatura, fusione, deposizione ad arco, lavorazione di semilavorati e altri processi per la produzione di grandi parti metalliche.

La posizione di MELD Manufacturing appare quindi più difendibile, anche se le dimensioni dei contratti e la dipendenza da programmi aerospaziali e militari possono rendere irregolare il flusso degli ordini.

Airwolf 3D mantiene a catalogo la famiglia EVO

Airwolf 3D continua a commercializzare le stampanti EVO, EVO 2X ed EVO 22. Le macchine Airwolf 3D sono rivolte a professionisti, scuole e aziende che richiedono camere chiuse, temperature elevate e volumi superiori a quelli delle normali stampanti desktop.

Airwolf 3D offre anche materiali, ricambi, assistenza e un servizio di produzione di parti su richiesta. Il servizio permette ad Airwolf 3D di utilizzare le proprie macchine per clienti che non desiderano acquistare un sistema.

Il sito di Airwolf 3D presenta prodotti acquistabili, moduli per richiedere preventivi e canali di supporto attivi. Airwolf 3D pubblica inoltre contenuti relativi all’utilizzo delle stampanti EVO e alla produzione conto terzi.

Gli aggiornamenti software pubblicamente visibili risultano però meno frequenti rispetto a quelli di alcuni concorrenti. Una parte della comunicazione di Airwolf 3D fa ancora riferimento a prodotti e tappe aziendali introdotti diversi anni fa.

Questo non significa che Airwolf 3D abbia interrotto le attività. Indica piuttosto una presenza di mercato contenuta e una minore evidenza pubblica di investimenti in nuove piattaforme.

Airwolf 3D opera inoltre nel segmento più esposto alla concorrenza asiatica. Le funzionalità che distinguevano EVO al momento del lancio, come camera chiusa, doppia estrusione e compatibilità con materiali tecnici, sono diventate più comuni.

Per sostenere prezzi professionali, Airwolf 3D deve fare affidamento su assistenza statunitense, affidabilità, applicazioni specifiche e servizi. Il solo elenco delle caratteristiche tecniche offre oggi una protezione inferiore rispetto al passato.

Le aziende che resistono vendono un’applicazione, non soltanto una stampante

Il confronto tra i produttori mostra un elemento comune. Le aziende con i segnali operativi più convincenti non cercano di vendere una stampante FFF generica a un prezzo più alto.

re:3D associa Gigabot e GigabotX alla produzione di grande formato, all’impiego di pellet e al riciclo della plastica.

Hyrel3D offre teste modulari per materiali che vanno oltre i normali filamenti.

JuggerBot 3D vende sistemi di grande formato a pellet e servizi per lo sviluppo delle applicazioni.

nScrypt combina microdeposizione, elettronica, estrusione, posizionamento e lavorazione.

Impossible Objects propone componenti compositi rinforzati con fibre lunghe attraverso il processo CBAM.

MELD Manufacturing costruisce grandi parti metalliche allo stato solido e opera nei settori aerospaziale e militare.

LulzBot e Airwolf 3D rimangono più vicine al mercato FFF professionale tradizionale. LulzBot può contare su hardware aperto, comunità, produzione a Fargo e canali pubblici. Airwolf 3D punta su materiali tecnici, servizio e supporto.

LulzBot e Airwolf 3D devono però confrontarsi più direttamente con la riduzione dei prezzi e con l’aumento delle prestazioni delle macchine importate.

Difesa e acquisti pubblici offrono opportunità, ma non risolvono ogni problema

Diversi produttori statunitensi cercano opportunità nei programmi pubblici e militari. Il governo degli Stati Uniti attribuisce importanza alla sicurezza della filiera, alla disponibilità dei ricambi e alla capacità di produrre componenti senza dipendere da fornitori esteri.

Questi requisiti favoriscono aziende come MELD Manufacturing, JuggerBot 3D, nScrypt, re:3D e LulzBot quando l’origine della tecnologia e il supporto nazionale assumono un valore operativo.

Un contratto quadro non garantisce però ordini continuativi. Le aziende devono sostenere costi di certificazione, documentazione, cybersecurity, controllo delle esportazioni e gestione della qualità.

La vendita a organizzazioni pubbliche può inoltre richiedere tempi più lunghi rispetto al mercato commerciale. Un piccolo produttore deve disporre di capitale sufficiente per attendere l’assegnazione e la consegna.

Gli acquisti governativi possono quindi diventare una componente importante della strategia, ma difficilmente possono compensare da soli una proposta commerciale poco competitiva.

La produzione negli Stati Uniti comporta costi e vantaggi

Assemblare macchine negli Stati Uniti comporta costi del lavoro, spese immobiliari e oneri operativi superiori a quelli disponibili in alcune regioni asiatiche.

I piccoli produttori acquistano inoltre componenti in quantità inferiori e hanno un potere contrattuale limitato nei confronti dei fornitori. Schede elettroniche, motori, guide, estrusori e sensori possono quindi incidere maggiormente sul costo finale.

La produzione statunitense offre però alcuni vantaggi. La vicinanza tra progettazione, assemblaggio e assistenza permette di modificare rapidamente una macchina, analizzare un guasto e collaborare con il cliente.

Per le applicazioni militari o soggette a restrizioni, una filiera nazionale può essere un requisito. Per università e centri di ricerca, il rapporto diretto con gli ingegneri può avere più valore rispetto alla semplice sostituzione della macchina.

La sostenibilità economica dipende dalla capacità di trasformare questi vantaggi in un prezzo che il cliente sia disposto a pagare.

Il mercato non sta eliminando tutti i piccoli produttori

Le liquidazioni di 3DEO e Fusion3 non indicano la fine della manifattura additiva statunitense. Indicano che tecnologia, brevetti e qualità costruttiva non sono sufficienti quando il modello commerciale non genera margini adeguati.

re:3D, Hyrel3D, JuggerBot 3D, nScrypt, Impossible Objects, LulzBot, MELD Manufacturing e Airwolf 3D continuano a mostrare segnali di attività. Nessuna valutazione basata su siti, assunzioni o comunicati può però sostituire i dati finanziari.

MELD Manufacturing e JuggerBot 3D appaiono ben posizionate perché operano in segmenti industriali difficili da raggiungere per i produttori desktop. Impossible Objects e nScrypt possiedono tecnologie specializzate, ma devono ampliare le installazioni e dimostrare la sostenibilità dei rispettivi processi.

re:3D ha costruito un’identità riconoscibile intorno al grande formato, ai pellet e al riciclo. Hyrel3D mantiene una nicchia legata alla deposizione multimateriale.

LulzBot dispone ancora di un marchio forte, di una gamma aggiornata e della produzione statunitense, ma opera in un mercato nel quale il rapporto tra prezzo e funzionalità è sottoposto a una pressione crescente.

Airwolf 3D risulta operativa, ma dovrà rendere più evidente la propria differenza rispetto alle alternative meno costose.

La strada più credibile per i piccoli produttori americani non consiste nel replicare le stampanti offerte dai grandi produttori asiatici. Consiste nello sviluppare processi, materiali, software e servizi destinati a problemi che le macchine generaliste non possono risolvere con facilità.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy

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