Il gruppo francese individua nella manifattura additiva uno dei pochi mercati con una dinamica positiva
La stampa 3D si conferma uno dei settori strategici per Arkema in una fase caratterizzata da domanda industriale debole, aumento dei costi delle materie prime e forti differenze tra le principali aree geografiche.
Nei risultati relativi al secondo trimestre 2026, il gruppo chimico francese ha inserito la manifattura additiva, insieme alle batterie e all’elettronica, tra le poche aree capaci di fornire un contributo significativo alla crescita. I tre mercati sono stati associati a un incremento delle vendite nell’ordine del 15% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato richiede però una lettura precisa. Arkema non ha comunicato separatamente il fatturato generato dalla stampa 3D, né ha attribuito al solo additive manufacturing una crescita del 15%. La percentuale riguarda il gruppo di attività considerate “sacche di crescita”, nel quale rientrano batterie, elettronica e produzione additiva.
La presenza della stampa 3D all’interno della presentazione finanziaria assume comunque un valore rilevante. Arkema non tratta più questo mercato come una semplice attività sperimentale, ma come uno sbocco industriale capace di incidere sull’andamento delle divisioni dedicate ai polimeri ad alte prestazioni e alle resine fotopolimeriche.
Un trimestre positivo per la redditività di Arkema
Nel secondo trimestre 2026 Arkema ha registrato vendite per 2,428 miliardi di euro. La crescita organica è stata pari al 3,2%, sostenuta soprattutto dagli adeguamenti dei prezzi e dalla migliore dinamica dei mercati asiatici.
L’EBITDA ha raggiunto 391 milioni di euro, con un aumento del 7,4% rispetto ai 364 milioni del secondo trimestre 2025. Il margine EBITDA è salito dal 15,2% al 16,1%.
L’utile netto rettificato è stato pari a 129 milioni di euro, corrispondenti a 1,70 euro per azione. Il flusso di cassa ricorrente si è attestato a 78 milioni di euro, mentre il debito netto, comprese le obbligazioni ibride, è arrivato a circa 3,6 miliardi di euro dopo il pagamento del dividendo.
La crescita della redditività non deriva da una ripresa generalizzata della domanda. Arkema ha descritto il mercato globale come ancora debole, senza cambiamenti sostanziali rispetto ai trimestri precedenti.
Il conflitto in Medio Oriente ha prodotto un aumento dei costi di alcune materie prime e difficoltà nelle catene di approvvigionamento. Il gruppo ha reagito con interventi sui prezzi, controllo degli investimenti, riduzione dei costi operativi e gestione più rigorosa del capitale circolante.
Dal punto di vista geografico, l’Europa continua a mostrare una situazione complessa, soprattutto in Francia e Germania. Il Nord America presenta segnali di miglioramento limitati, mentre Asia sud-orientale e India hanno fornito risultati più favorevoli.
La stampa 3D cresce mentre altre attività dei materiali avanzati rallentano
La manifattura additiva è collegata soprattutto al segmento Advanced Materials, che comprende i polimeri ad alte prestazioni di Arkema.
Questa divisione ha generato nel trimestre ricavi per 872 milioni di euro, in diminuzione del 3,1% rispetto agli 899,6 milioni del secondo trimestre 2025. L’EBITDA è passato da 187,6 a 162,9 milioni di euro, con una contrazione del 13,2%. Il margine EBITDA è sceso dal 20,9% al 18,7%.
Il risultato negativo del segmento è stato causato principalmente dalla debolezza delle attività Performance Additives. La linea High Performance Polymers, indicata anche con la sigla HPP, ha invece mantenuto un andamento più stabile grazie allo sviluppo di nuove applicazioni e all’aumento della domanda in mercati considerati prioritari.
È in questo quadro che assumono importanza la stampa 3D, le batterie e l’elettronica. Queste applicazioni non hanno compensato interamente la flessione delle altre attività, ma hanno limitato il deterioramento complessivo della divisione e mostrato dove Arkema intende concentrare sviluppo dei materiali e collaborazioni industriali.
La manifattura additiva permette inoltre ad Arkema di valorizzare più famiglie chimiche contemporaneamente. Il gruppo non propone un singolo materiale per un’unica tecnologia, ma un portafoglio che comprende polveri termoplastiche, pellet, filamenti, elastomeri, polimeri ad altissime prestazioni, monomeri, oligomeri e formulazioni fotopolimeriche.
Il contributo di Sartomer alle soluzioni per resine liquide
Una seconda parte dell’attività di Arkema nella stampa 3D rientra nel segmento Coating Solutions, attraverso la gamma Sartomer.
Coating Solutions ha registrato nel secondo trimestre 2026 vendite per 422,4 milioni di euro, in crescita del 4,9% rispetto ai 402,6 milioni dell’anno precedente. L’EBITDA è aumentato del 52,9%, passando da 51,1 a 78,2 milioni di euro. Il margine EBITDA è salito dal 12,7% al 18,5%.
I volumi della divisione sono cresciuti del 5,7%, mentre i prezzi sono aumentati del 4,7%. Arkema ha attribuito una parte della progressione alla buona performance delle attività Sartomer nelle tre principali aree geografiche e al miglioramento del mercato statunitense delle resine a polimerizzazione UV.
Sartomer produce monomeri e oligomeri acrilati utilizzati come elementi di base per formulare resine destinate a processi UV, LED ed electron beam. Nella stampa 3D questi prodotti possono essere impiegati nelle tecnologie a vasca, nella stereolitografia, nei sistemi DLP e in altre piattaforme basate sulla fotopolimerizzazione.
Le formulazioni possono essere modificate per ottenere proprietà differenti. Arkema propone componenti destinati a resine rigide, tenaci, flessibili, elastomeriche, resistenti all’acqua o capaci di mantenere le prestazioni a temperature elevate.
Attraverso il marchio N3xtDimension, Arkema sviluppa anche formulazioni personalizzate per applicazioni nelle quali viscosità, velocità di reazione, precisione dimensionale e comportamento meccanico devono essere adattati alla macchina e al componente finale.
La crescita delle attività Sartomer non dipende soltanto dalla stampa 3D. Questi prodotti sono impiegati anche in elettronica, rivestimenti industriali, inchiostri, adesivi e compositi. La produzione additiva costituisce però uno dei mercati nei quali Arkema vede spazio per materiali a maggiore valore aggiunto.
La collaborazione con HP entra in una fase industriale
Tra le ragioni indicate da Arkema per la crescita della stampa 3D figura il rafforzamento della collaborazione con HP Additive Manufacturing Solutions.
Le due aziende lavorano allo sviluppo di polveri specifiche per la tecnologia HP Multi Jet Fusion, con l’obiettivo di migliorare prestazioni, riutilizzo del materiale e costo del componente stampato.
Un primo risultato della collaborazione è stato HP 3D High Reusability PA12S, una polvere di poliammide 12 progettata per produrre componenti funzionali con superfici più uniformi e un elevato livello di recupero della polvere non fusa.
Nel novembre 2025 Arkema e HP Additive Manufacturing Solutions hanno ampliato il portafoglio con HP 3D High Reusability PA 11 Gen2, basato sulla poliammide 11 Rilsan di Arkema.
Il materiale viene prodotto utilizzando carbonio rinnovabile derivato dall’olio di ricino ed è stato formulato per offrire maggiore ripetibilità, precisione dimensionale e riutilizzabilità della polvere. La configurazione dichiarata permette di impiegare l’80% di polvere recuperata e il 20% di materiale nuovo per ogni ciclo produttivo.
Secondo le indicazioni delle due aziende, il PA11 Gen2 può ridurre fino al 40% il costo per pezzo rispetto alla precedente formulazione PA11 per Multi Jet Fusion. Arkema e HP dichiarano inoltre una diminuzione compresa tra il 20% e il 30% dell’impronta di carbonio del componente finale rispetto al materiale precedente.
Questi miglioramenti sono importanti perché il costo della polvere costituisce una parte significativa dell’economia di un impianto a letto di polvere. Più materiale può essere recuperato e reimpiegato senza deteriorare le proprietà, minore è la quantità che deve essere sostituita a ogni ciclo.
Arkema segnala che le nuove formulazioni stanno favorendo applicazioni nei settori medicale, automobilistico e dei beni di consumo. Nella presentazione dei risultati finanziari il gruppo cita anche i droni tra gli ambiti nei quali si stanno aprendo nuove opportunità.
La poliammide 11 come materiale per parti funzionali
La famiglia Rilsan PA11 occupa una posizione centrale nel portafoglio di Arkema per la stampa 3D.
A differenza della PA12 tradizionale derivata principalmente da materie prime fossili, la PA11 di Arkema viene prodotta partendo dall’olio di ricino. Il materiale presenta una combinazione di duttilità, resistenza agli urti, flessibilità e comportamento a fatica che lo rende adatto a componenti sottoposti a deformazioni ripetute.
Nella fusione a letto di polvere, Rilsan PA11 può essere impiegato per protezioni, cerniere integrate, componenti automobilistici, dispositivi sportivi, protesi, elementi medicali e parti destinate a sopportare urti.
Arkema sottolinea anche la maggiore duttilità rispetto a diverse formulazioni PA12. Un componente duttile tende a deformarsi prima di rompersi, mentre un materiale più fragile può produrre una frattura improvvisa. Questo comportamento è importante in applicazioni nelle quali la sicurezza del componente dipende dalla modalità di cedimento.
La possibilità di progettare pareti sottili e strutture flessibili può inoltre ridurre massa e consumo di materiale. Il beneficio deve però essere verificato sul singolo progetto, considerando orientamento di stampa, spessore, condizioni termiche e carichi reali.
PEKK, PVDF ed elastomeri ampliano il campo applicativo
Oltre alle poliammidi, Arkema propone materiali destinati ad applicazioni più specialistiche.
Kepstan PEKK appartiene alla famiglia dei poliarileterchetoni e viene offerto sotto forma di polvere, granulo e materiale per estrusione. È progettato per componenti che richiedono resistenza termica, stabilità chimica, rigidità e comportamento al fuoco.
Il PEKK può essere utilizzato per sostituire parti metalliche in determinate applicazioni aerospaziali, industriali ed elettroniche. Rispetto al PEEK, può offrire una finestra di lavorazione più gestibile e una minore tendenza alla deformazione durante alcuni processi di stampa.
Arkema collabora con EOS per lo sviluppo di polveri Kepstan PEKK destinate alla fusione a letto di polvere. Il gruppo ha inoltre lavorato con Markforged alla formulazione del filamento ad alte prestazioni Vega, basato sullo stesso polimero.
La famiglia Kynar PVDF è rivolta ad applicazioni esposte a sostanze chimiche, radiazione ultravioletta, umidità e ambienti industriali aggressivi. Le formulazioni per estrusione possono essere utilizzate per prototipi, attrezzature, condotti, parti per il trasporto di fluidi e piccole produzioni.
Gli elastomeri Pebax sono invece destinati a componenti leggeri, flessibili e resistenti alla fatica. Possono essere lavorati tramite fusione a letto di polvere o estrusione e vengono utilizzati in applicazioni sportive, calzature, protezioni e componenti nei quali è importante il ritorno di energia.
La gamma per powder bed fusion comprende anche Orgasol PA12, sviluppata per ottenere una distribuzione controllata delle particelle, buona definizione dei contorni e superfici più regolari.
La partnership con Carbon punta su sport e beni di consumo
Arkema ha indicato anche la collaborazione con Carbon tra le iniziative che stanno sostenendo lo sviluppo del mercato.
Carbon produce sistemi di stampa 3D basati sulla tecnologia Digital Light Synthesis e lavora soprattutto su applicazioni destinate alla produzione di serie. La collaborazione riguarda nuove chimiche, formulazioni fotopolimeriche e modelli di fornitura dei materiali.
Arkema mette a disposizione l’esperienza nella polimerizzazione UV e nelle resine Sartomer, mentre Carbon contribuisce con la piattaforma produttiva, il software e il rapporto con le aziende utilizzatrici.
Uno degli obiettivi riguarda prodotti per moda, sport e beni di consumo nei quali la struttura stampata deve combinare flessibilità, ritorno elastico, comfort e resistenza all’uso.
La stampa di strutture reticolari permette di modificare localmente densità e comportamento meccanico senza cambiare materiale. Una stessa parte può quindi presentare zone più morbide, aree di sostegno e regioni capaci di assorbire energia.
Il valore industriale di queste applicazioni dipende però dalla capacità di produrre migliaia di componenti con caratteristiche uniformi. Per questo motivo il lavoro sui materiali è collegato alla stabilità della formulazione, alla velocità di polimerizzazione, alla durata del componente e alla ripetibilità tra differenti lotti produttivi.
Un ecosistema di partner per coprire più tecnologie
La strategia di Arkema consiste nel collaborare con produttori di macchine, sviluppatori di software e aziende utilizzatrici anziché proporre materiali senza una validazione specifica.
Oltre a HP Additive Manufacturing Solutions, Carbon, EOS e Markforged, il gruppo ha sviluppato attività con Stratasys, Prodways, Autodesk, Genera, UltiMaker, Continuous Composites ed Endeavor 3D.
Con Prodways, Arkema ha lavorato su materiali a base di poliammide 12 per applicazioni automobilistiche, aerospaziali e medicali. La collaborazione con Autodesk ha permesso di integrare parametri di lavorazione del Rilsan PA11 nei software Netfabb e Fusion 360.
Genera e Arkema hanno affrontato il tema degli occhiali personalizzati stampati in 3D, mentre Continuous Composites utilizza formulazioni N3xtDimension nei propri processi di deposizione di fibre continue con resine fotopolimerizzabili.
Queste collaborazioni servono a ridurre uno dei principali ostacoli alla diffusione della manifattura additiva: la distanza tra il materiale disponibile in laboratorio e il materiale qualificato per una macchina, un processo e una determinata applicazione.
Un polimero può avere proprietà teoriche elevate, ma deve essere trasformato in polvere, filamento, pellet o resina con caratteristiche compatibili con il sistema produttivo. Devono poi essere definiti parametri, condizioni di conservazione, procedure di recupero e controlli sul componente.
Dai prototipi alla produzione di componenti finali
La crescita della stampa 3D per Arkema è collegata al passaggio dalla prototipazione alla produzione di parti destinate all’utilizzo finale.
Nella prototipazione, il materiale deve soprattutto permettere di verificare forma e dimensioni. Nella produzione industriale deve invece garantire proprietà meccaniche ripetibili, resistenza all’invecchiamento, stabilità chimica, tracciabilità e conformità alle norme del settore.
Il medicale richiede materiali adatti al contatto con il corpo o compatibili con specifiche procedure di pulizia. L’automotive valuta resistenza agli urti, temperatura, carburanti e cicli di fatica. L’aerospazio presta particolare attenzione al comportamento al fuoco, alla produzione di fumi e alla stabilità alle alte temperature.
Nel settore dei droni, il vantaggio può derivare dalla possibilità di produrre strutture leggere, condotti integrati, supporti elettronici e componenti adattati a piccole serie. Anche in questo caso la riduzione della massa deve essere accompagnata da adeguata resistenza a vibrazioni, urti e condizioni ambientali.
La disponibilità di materiali differenti consente ad Arkema di partecipare a più fasi di questa transizione, dalla prototipazione alla parte funzionale, fino alla produzione seriale con sistemi industriali.
L’espansione produttiva di Singapore sostiene la disponibilità di PA11
Arkema sta completando anche l’aumento della capacità produttiva dedicata alle poliammidi speciali in Asia.
Il complesso integrato di Singapore comprende la produzione di poliammide 11 da materie prime rinnovabili e serve mercati come automotive, sport, elettronica, medicale e stampa 3D. Il progetto consente al gruppo di avvicinare la produzione alla domanda asiatica e di aumentare la disponibilità di materiali Rilsan.
Nel secondo trimestre 2026 Arkema ha inoltre segnalato l’avvio dell’impianto Rilsan Clear di Singapore, che ha triplicato la capacità globale di questa famiglia di poliammidi trasparenti.
Non tutta la nuova capacità è destinata alla manifattura additiva. L’investimento rafforza però una piattaforma chimica dalla quale Arkema ricava anche diversi materiali utilizzati nella stampa 3D.
Il gruppo prevede che i principali progetti industriali aggiungano circa 50 milioni di euro all’EBITDA del 2026 rispetto al 2025. Nel primo semestre il contributo incrementale è stato di circa 25 milioni.
Una crescita significativa ma non ancora quantificata separatamente
I risultati di Arkema mostrano che la stampa 3D sta acquisendo un peso crescente nella strategia dei grandi produttori di materiali.
Non è però possibile ricavare dai dati pubblicati la dimensione effettiva dell’attività additive manufacturing del gruppo. Arkema non comunica vendite, margini o volumi specifici della stampa 3D e distribuisce questi prodotti tra Advanced Materials e Coating Solutions.
Il 15% presentato agli investitori non deve quindi essere interpretato come il tasso di crescita autonomo della divisione stampa 3D. È un indicatore riferito alle aree di sviluppo formate da batterie, elettronica e additive manufacturing.
La decisione di dedicare alla stampa 3D una sezione specifica della presentazione finanziaria dimostra però che Arkema considera questo mercato capace di produrre risultati misurabili, sostenuti da partnership commerciali e nuove applicazioni.
La crescita futura dipenderà dalla trasformazione delle qualifiche tecniche in ordini ricorrenti, dalla capacità di ridurre il costo per componente e dalla diffusione della produzione additiva oltre le serie limitate.
Le prospettive per la seconda metà del 2026
Arkema ha confermato per l’intero esercizio 2026 l’obiettivo di ottenere un EBITDA leggermente superiore a quello del 2025 a parità di cambi.
Il gruppo prevede che Adhesive Solutions e Coating Solutions continuino a sostenere i risultati durante il secondo semestre. Advanced Materials dovrà invece bilanciare la debolezza di alcune attività tradizionali con l’aumento della domanda nei mercati più dinamici.
La stampa 3D rientra in questa strategia insieme a mobilità elettrica, batterie, elettronica avanzata, data center e materiali di origine biologica.
Per Arkema il vantaggio non consiste soltanto nel vendere maggiori quantità di polimeri. La produzione additiva permette di sviluppare materiali più specializzati, costruiti insieme ai produttori di macchine e adattati a settori nei quali qualificazione, prestazioni e continuità di fornitura possono giustificare un valore superiore.
Il secondo trimestre 2026 non dimostra che il mercato della stampa 3D sia immune dalla debolezza dell’industria globale. Mostra però che, all’interno di un gruppo chimico diversificato come Arkema, l’additive manufacturing è diventato uno dei pochi ambiti nei quali investimenti, nuovi materiali e collaborazioni stanno producendo una dinamica commerciale positiva.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
