Creality K3 e KliTek: quattro ugelli intercambiabili per ridurre spurghi, tempi e limiti del multicolore FFF

Creality ha presentato K3, la nuova ammiraglia FFF costruita attorno a KliTek, un sistema a quattro canali nel quale non vengono continuamente caricati e scaricati quattro filamenti attraverso lo stesso hotend: la macchina cambia direttamente il gruppo ugello-hotend associato al materiale. È una differenza apparentemente piccola, ma modifica profondamente il modo in cui vengono affrontati multicolore e multimateriale. I sistemi a singolo ugello devono espellere il materiale precedente prima di introdurre quello successivo, producendo purge tower, scarti e tempi morti; un toolchanger classico parcheggia invece intere teste di stampa, soluzione molto efficace ma più ingombrante e costosa. KliTek tenta una via intermedia: conserva un unico carro principale e sostituisce soltanto la parte indispensabile — ugello, hotend e percorso terminale del filamento — con un cambio dichiarato in 4,8 secondi. Creality attribuisce alla soluzione fino all’85% di riduzione del consumo di filamento e fino all’80% di riduzione del tempo complessivo di stampa in specifici confronti interni. Sono dati del produttore e non ancora benchmark indipendenti, ma la direzione tecnica è chiara: il vero obiettivo della K3 non è semplicemente stampare quattro colori, bensì eliminare buona parte delle penalità che hanno accompagnato il multicolore FFF basato sullo scarico e ricaricamento del filamento.

La K3 è stata mostrata pubblicamente durante IFA 2026 a Berlino, dove ha ricevuto una menzione agli IFA Innovation Awards, dopo che Creality aveva anticipato la tecnologia KliTek alla fine di maggio. A giugno esisteva quindi una tecnologia annunciata per una futura serie K3; a settembre esiste finalmente una macchina concreta, con pagina prodotto, supporto firmware e caratteristiche pubblicate. Rimane però una distinzione importante: al 16 settembre 2026 Creality non ha ancora pubblicato un prezzo di vendita né una normale disponibilità commerciale globale della K3. La macchina è quindi molto più vicina al mercato rispetto al concept di giugno, ma non va descritta come prodotto già normalmente acquistabile ovunque.

KliTek non è un sistema a quattro teste indipendenti

La prima cosa da chiarire è che la K3 non porta in movimento quattro toolhead completi. Il carro principale utilizza uno dei quattro moduli KliTek disponibili e parcheggia gli altri. Quando serve cambiare colore, materiale o diametro dell’ugello, il sistema deposita il modulo attivo e ne aggancia un altro.

Creality sostiene che il componente sostituito pesi circa un quinto di una testa completa. Ridurre la massa da cambiare permette di progettare stazioni di parcheggio più compatte e diminuire l’inerzia associata al meccanismo. Il sistema mantiene inoltre i diversi hotend pronti e può preriscaldare quello successivo prima del cambio.

Questo punto colloca KliTek tra due architetture ormai molto diffuse. Da una parte ci sono i sistemi tipo AMS/CFS, nei quali più bobine alimentano lo stesso ugello e ogni transizione richiede retrazione, caricamento e spurgo. Dall’altra ci sono vere piattaforme multi-tool che cambiano l’intera testa. KliTek tenta di ottenere gran parte del vantaggio del secondo approccio mantenendo più contenuta la parte intercambiabile.

Creality K3 / KliTekDato dichiarato
Volume di stampa260 × 260 × 260 mm
Canali / moduli disponibili4
Tempo di cambio ugello4,8 s
Ripetibilità di riposizionamento XYZ≤25 µm
Diametri combinabili0,2 / 0,4 / 0,6 / 0,8 mm
Riduzione materiale dichiaratafino a 85%
Riduzione tempo totale dichiaratafino a 80%
TPU supportatofino a 80A dichiarati
Flow TPU 95A testatofino a 15 mm³/s
Sensori integrati37, di cui 12 dedicati al cambio utensile
Materiali/colori contemporaneifino a 4
Prezzonon annunciato al 16 settembre 2026

Il vantaggio principale è non dover ripulire continuamente un unico hotend

Un sistema a singolo ugello che alterna rosso e bianco deve eliminare abbastanza materiale rosso da impedire che contamini il bianco. Quando le transizioni sono centinaia o migliaia, la quantità di filamento scaricato può superare quella effettivamente presente nel modello.

È un problema particolarmente evidente nelle miniature, nei loghi multicolore e nei modelli caratterizzati da piccole zone cromatiche a ogni layer. Il tempo necessario non viene speso solo per l’estrusione del modello, ma anche per ritrarre filamento, caricarne uno nuovo e spurgare il vecchio colore.

Con KliTek ogni colore può invece avere il proprio hotend. Il materiale rosso rimane nell’ugello rosso mentre la macchina utilizza quello bianco. La necessità di purge non scompare necessariamente in qualsiasi situazione — Creality stessa parla di purge minimo e non di una impossibilità fisica assoluta di qualsiasi spurgo — ma la contaminazione dovuta alla sostituzione del materiale all’interno dello stesso melt zone viene drasticamente ridotta.

È questo che rende credibili riduzioni molto elevate degli scarti in determinati modelli. L’85% dichiarato da Creality non significa però che qualsiasi stampa consumer utilizzerà sempre l’85% di filamento in meno. Il vantaggio dipende dal numero delle transizioni, dalla geometria e dal confronto scelto. Una parte monocolore non trae quasi alcun beneficio da questo punto di vista; un modello con migliaia di cambi può invece mostrare differenze enormi.

4,8 secondi per il cambio sono importanti soprattutto quando i cambi diventano migliaia

Cinque secondi possono sembrare una differenza trascurabile, ma il parametro va moltiplicato per il numero di cambi presenti nel file.

Con 500 transizioni si parla già di circa 40 minuti di puro cambio utensile. Con una procedura da 30 secondi sarebbero oltre quattro ore. Se alle operazioni di cambio vengono aggiunti lunghi cicli di purging, la differenza può diventare ancora maggiore.

È per questo che Creality pubblicizza riduzioni del tempo complessivo fino all’80%. Anche questa cifra proviene dai propri test e non rappresenta una velocità di stampa universale della K3. La macchina non stampa necessariamente una parete otto volte più rapidamente di un’altra stampante; evita una parte delle operazioni non produttive presenti nei job multicolore tradizionali.

Fabbaloo sottolinea correttamente questo punto: il dato non dovrebbe essere interpretato come confronto generale con tutte le piattaforme low-waste concorrenti. La metrica scelta da Creality è principalmente un confronto con workflow tradizionali a singolo ugello.

Una precisione di cambio entro 25 micrometri è necessaria perché quattro ugelli devono comportarsi come uno solo

Ogni volta che viene sostituito l’hotend, il nuovo ugello deve tornare praticamente nello stesso sistema di coordinate del precedente. Anche una piccola deviazione X/Y può creare bordi sfalsati fra i colori; un errore Z può produrre superfici irregolari o addirittura collisioni con il pezzo.

Creality dichiara una ripetibilità di riposizionamento sui tre assi entro 25 µm e utilizza una rete complessiva di 37 sensori, 12 dei quali dedicati al processo di cambio.

È un requisito molto più stringente rispetto al semplice innesto meccanico. La vera difficoltà di un nozzle changer non è soltanto agganciare velocemente un hotend, ma farlo migliaia di volte mantenendo sempre posizione e altezza coerenti.

La precisione dichiarata è promettente, ma rimane uno dei parametri da verificare su unità commerciali dopo settimane o mesi di utilizzo: usura delle superfici di accoppiamento, contaminazione, residui di filamento e variazioni termiche possono influenzare la ripetibilità reale nel lungo periodo.

La K3 può utilizzare ugelli di diametro diverso nello stesso oggetto

È una delle funzioni tecnicamente più interessanti e meno legate al puro multicolore. Creality consente di combinare ugelli da 0,2, 0,4, 0,6 e 0,8 mm all’interno dello stesso job.

Un modello potrebbe quindi utilizzare un ugello da 0,4 mm per pareti e dettagli e un 0,8 mm per riempimento e zone interne. Creality dichiara che una configurazione 0,4 + 0,8 mm può migliorare l’efficienza fino al 30% in determinati lavori.

Il principio è semplice: l’infill non necessita normalmente della stessa risoluzione della superficie visibile. Estruderlo attraverso un ugello più grande aumenta la larghezza di linea e permette di depositare molto più materiale a ogni passata.

L’idea potrebbe essere ancora più interessante con lo 0,2 mm: piccoli dettagli o scritte potrebbero essere prodotti ad alta risoluzione mentre il resto dell’oggetto rimane affidato a diametri maggiori.

Naturalmente il vantaggio richiede uno slicer capace di assegnare correttamente le feature ai diversi ugelli. La vera innovazione è quindi metà meccanica e metà software: parcheggiare quattro hotend serve a poco se il toolpath non riesce a decidere efficacemente quale debba eseguire ciascuna parte.

Creality Print diventa una componente centrale della K3

Creality indica proprio Creality Print come elemento di ottimizzazione del sistema. Deve coordinare quattro percorsi di materiale, cambi utensile, differenti diametri, temperature, retraction, supporti e adesione fra materiali diversi.

È una complessità molto maggiore rispetto allo slicing monocolore.

Un job PLA + TPU + supporto solubile potrebbe avere tre temperature, tre comportamenti di retrazione e differenti velocità. Se gli ugelli hanno anche diametro diverso, lo slicer deve gestire larghezze di estrusione e layer compatibili.

KliTek riduce quindi un problema meccanico — cambiare materiale — ma sposta una parte della difficoltà verso il software. È probabile che la qualità dell’esperienza K3 dipenda fortemente dalla maturità dei profili disponibili in Creality Print.

Il multimateriale può diventare più importante del multicolore

La comunicazione consumer tende a evidenziare le stampe colorate, ma l’architettura della K3 ha potenzialmente più valore quando i quattro canali contengono materiali con proprietà differenti.

Creality mostra esempi nei quali vengono combinati TPU con differenti Shore hardness. Questo può permettere di realizzare una parte con zone relativamente rigide, aree morbide, ammortizzazione e superfici flessibili all’interno della stessa build.

Un altro esempio è l’uso di un materiale separato per i supporti, come PVA o un filamento progettato per staccarsi facilmente dal materiale principale. Utilizzare un ugello indipendente evita una parte delle contaminazioni fra materiale strutturale e supporto.

Questo è particolarmente interessante sulle interfacce inferiori: una parte PLA può essere appoggiata su un materiale di supporto incompatibile o solubile con una distanza Z minima, migliorando la qualità della superficie senza rendere impossibile la rimozione.

Il TPU è uno dei punti più ambiziosi del progetto KliTek

I sistemi automatici multi-filamento hanno storicamente avuto problemi con i materiali flessibili. Un filamento rigido può essere spinto lungo un tubo PTFE per distanze relativamente elevate; un TPU molto morbido tende invece a comprimersi, allungarsi, piegarsi o aumentare l’attrito contro le pareti.

Creality ha sviluppato S-Drive, un sistema nel quale il filamento viene assistito sia a monte sia vicino alla zona di estrusione, creando un’alimentazione sincronizzata push-pull.

L’azienda dichiara compatibilità fino a TPU 80A e un flusso continuo di circa 3 mm³/s con TPU 80/85A nei test più impegnativi. Con TPU 95A dichiara invece 15 mm³/s, fino a sette volte il valore di 2–3 mm³/s utilizzato come riferimento per alcune soluzioni consumer.

Il “7×” deve essere letto con attenzione: si riferisce in particolare al confronto sul TPU 95A e non significa che qualsiasi materiale venga stampato sette volte più velocemente. Sono inoltre risultati del laboratorio Creality, ancora da confrontare con test indipendenti.

L’aspetto più importante potrebbe comunque non essere la velocità assoluta. Poter gestire automaticamente più TPU con durezze differenti senza continui caricamenti manuali apre applicazioni che molti sistemi multicolore tradizionali gestiscono con difficoltà.

La possibilità di combinare 85A, 90A e 95A può produrre vere parti a comportamento differenziato

Con una normale stampante monomateriale, la durezza del pezzo viene determinata soprattutto dal filamento selezionato e dalla geometria interna. Con quattro materiali disponibili contemporaneamente è possibile aggiungere una seconda variabile: la formulazione del polimero.

Un oggetto potrebbe avere, per esempio, una parte esterna in TPU 95A, un grip più morbido in 85A e una regione intermedia in 90A.

È un concetto particolarmente interessante per calzature, wearable, protezioni, guarnizioni, impugnature e prototipi ergonomici.

Naturalmente l’adesione fra due TPU differenti deve essere affidabile e il vantaggio dipenderà dalle combinazioni realmente qualificate nei profili Creality. Ma qui KliTek smette di essere semplicemente una soluzione contro il purge waste e diventa una tecnologia di material assignment locale.

Il CMYK promette più di quattro colori, ma non è vera miscelazione nel melt pool

Creality mostra anche una modalità definita CMYK full-color, nella quale quattro filamenti cyan, magenta, yellow e black o white vengono utilizzati per ottenere una gamma cromatica visivamente più ampia.

È necessario però chiarire cosa significhi.

KliTek dispone di quattro ugelli separati. Non fonde simultaneamente quattro pigmenti in un singolo melt chamber ottenendo un materiale con composizione cromatica continua. L’effetto di colori intermedi può essere prodotto disponendo opportunamente piccole regioni o pattern dei colori base affinché l’occhio percepisca una tonalità combinata, in maniera concettualmente vicina al dithering e alla stampa grafica.

La qualità dipenderà quindi dalla risoluzione del pattern, dai colori dei filamenti, dalla geometria della superficie e dalla distanza di osservazione.

Definirlo semplicemente “full-color printing” può essere corretto dal punto di vista visivo del marketing, ma non va confuso con processi industriali nei quali ogni voxel può assumere una composizione cromatica realmente miscelata.

Una vera differenza rispetto ai sistemi con AMS è che ogni materiale conserva la propria zona calda

Nel cambio tradizionale attraverso un unico hotend, alternare materiali con temperature molto differenti crea ulteriori complicazioni.

Passare, per esempio, da un materiale stampato a temperatura relativamente bassa a uno che richiede valori maggiori significa dover modificare la temperatura dell’unico nozzle e assicurarsi che il materiale precedente venga completamente eliminato.

Con hotend separati ogni materiale può rimanere associato alla propria configurazione termica e il modulo successivo può essere preriscaldato prima del cambio.

Questo non elimina tutte le incompatibilità multimateriale: due polimeri possono non aderire tra loro indipendentemente dalla qualità del nozzle changer. Ma riduce un vincolo fondamentale del sistema single-hotend.

USB-C e due viti rendono modulare anche la manutenzione

Creality dichiara che il gruppo KliTek può essere scollegato rimuovendo due viti e un connettore USB-C. Il costo indicativo pubblicizzato per il gruppo ugello era di circa 14 dollari, contro circa 67 dollari utilizzati dall’azienda come riferimento per alcune teste complete.

Anche questi prezzi sono comparazioni del produttore e possono cambiare, ma la filosofia è interessante: se si danneggia un hotend, non è necessario sostituire una intera testa contenente motore, ventole ed elettronica.

Il concetto potrebbe essere particolarmente utile per chi usa diametri diversi: invece di smontare ogni volta nozzle e heater block, è possibile mantenere preparati moduli completi da 0,2, 0,4, 0,6 e 0,8 mm.

Il volume da 260 mm cubi colloca la K3 nel desktop mainstream, non nel large format

Il volume utile dichiarato è 260 × 260 × 260 mm. Non è quindi una macchina che cerca di battere la K2 Plus sul piano delle dimensioni.

La scelta è coerente con il sistema multi-nozzle: il mercato target sembra essere principalmente quello desktop avanzato, prosumer, maker e piccole print farm nelle quali la frequenza dei cambi e la versatilità dei materiali contano più del volume massimo.

Fabbaloo segnala inoltre presenza di camera con rilevamento AI degli errori e touchscreen a colori. Sono ormai caratteristiche relativamente comuni nella fascia alta consumer e non rappresentano il principale elemento di differenziazione della macchina.

Il valore della K3 è chiaramente concentrato sul sistema KliTek.

La struttura e i sensori indicano che Creality ha dovuto riprogettare più della sola testa

Creality dichiara un aumento del 30% di rigidità/resistenza strutturale ottenuto attraverso simulazioni e utilizza step-servo con controllo FOC insieme a elettronica H-Bridge sviluppata internamente.

Sono caratteristiche che servono anche perché un cambio utensile rapido introduce nuove esigenze di precisione. Il carro deve raggiungere ripetutamente le stazioni di docking, agganciare il modulo e riprendere il lavoro senza errori accumulati.

I 37 sensori citati dall’azienda mostrano quanto il progetto sia lontano dall’idea di aggiungere semplicemente quattro hotend a una K2 esistente.

Ancora una volta, però, molte di queste prestazioni rimangono specifiche del produttore finché le prime macchine commerciali non verranno sottoposte a test indipendenti di durata.

Il confronto con Bambu Vortek e Prusa/Bondtech INDX sarà inevitabile

KliTek arriva in un momento nel quale diversi produttori stanno cercando di risolvere esattamente lo stesso problema: il multicolore a singolo ugello spreca troppo materiale e troppo tempo.

Le soluzioni tecniche però non sono identiche. Alcuni concorrenti cambiano hotend, altri utilizzano toolchanger completi o meccanismi differenti di gestione dei materiali.

Non ha molto senso decretare un vincitore sulla base delle sole specifiche dichiarate. I parametri che conteranno davvero sono altri: affidabilità dopo migliaia di cambi, precisione degli offset, tempi reali su modelli complessi, quantità effettiva di purge, qualità delle superfici, supporto software, compatibilità dei materiali e costo dell’intero ecosistema.

KliTek ha però almeno due caratteristiche distintive interessanti: mix di diametri nello stesso lavoro e particolare attenzione ai TPU morbidi.

Se entrambe funzioneranno nella pratica come promesso, potrebbero differenziare la K3 molto più dei quattro colori.

“Zero waste” rimane una formula di marketing da usare con prudenza

Creality utilizza espressioni come waste-free e virtually zero waste. Dal punto di vista tecnico è preferibile parlare di fortissima riduzione dello spurgo.

La stampa FFF continua infatti a generare possibili scarti: skirt, brim, supporti, eventuali purge minimi, parti fallite e residui alle transizioni. Inoltre i diversi ugelli devono comunque essere gestiti affinché non lascino materiale indesiderato sul pezzo.

La differenza è che KliTek rimuove la causa principale dei grandi “poop” multicolore: svuotare e ripulire continuamente lo stesso hotend.

Questo può portare il consumo aggiuntivo da una quota enorme a una molto più piccola, ma non rende fisicamente il processo privo di ogni scarto.

Il dato dell’85% merita una precisazione

Durante la fase di presentazione KliTek, Creality ha mostrato esempi interni nei quali un job utilizzava 39 g con KliTek contro 278 g nel sistema di confronto. Altri materiali di lancio K3 parlano di risparmio fino all’85%.

Sono numeri impressionanti ma fortemente dipendenti dal modello.

In un oggetto con quattro colori ripetuti su centinaia di layer, il purge di un sistema tradizionale può superare molte volte la massa effettiva della parte. In un oggetto suddiviso in quattro grandi zone cromatiche con pochi cambi, la differenza sarà molto minore.

Il valore corretto della tecnologia non è quindi “la K3 risparmia sempre 85%”, ma “può eliminare quasi tutto il materiale che sarebbe stato sacrificato esclusivamente per pulire l’ugello tra frequenti cambi di filamento”.

La K3 è ormai ufficiale, ma prezzo e data di vendita restano il grande punto interrogativo

Fabbaloo evidenzia correttamente la questione. Creality aveva parlato inizialmente di arrivo nel Q3 2026, e la macchina è stata effettivamente presentata pubblicamente a IFA all’inizio di settembre. Il sito dispone oggi di una pagina K3 e il portale di supporto pubblica già firmware.

Ma presentazione e vendita sono due cose diverse.

Al 16 settembre non compare ancora un normale prezzo ufficiale K3 nello store europeo o globale consultato, e Creality non ha comunicato nel materiale principale una data definitiva di consegna per tutti i mercati.

Alcuni rivenditori ipotizzano preorder in ottobre e prime consegne successivamente, ma sono stime dei distributori e non vanno trasformate in calendario ufficiale Creality.

È quindi meglio descrivere la K3 come annunciata e prossima alla commercializzazione, evitando di assegnarle un prezzo non ancora confermato.

Il vero test sarà la manutenzione dopo migliaia di cambi

Un nozzle changer funziona in condizioni dimostrative con poche decine di transizioni; una stampa multicolore complessa può richiederne migliaia.

I punti critici saranno probabilmente:

precisione ripetuta del docking, contaminazione dell’accoppiamento, oozing degli hotend parcheggiati, uniformità dell’altezza Z, gestione termica e comportamento del software in caso di cambio fallito.

La rete di sensori sviluppata da Creality sembra pensata proprio per controllare questi eventi, ma soltanto l’uso prolungato potrà dimostrare se il sistema mantiene davvero la ripetibilità dichiarata.

Lo stesso vale per la gestione TPU. Far funzionare un demo in 85A è una cosa; stampare per decine di ore combinando più durezze senza inceppamenti è un test molto più severo.

Se funziona, KliTek cambia soprattutto il rapporto fra multicolore e multimateriale

Il multicolore consumer si è diffuso rapidamente perché i sistemi automatici a bobine multiple sono semplici da comprendere e relativamente economici. Il loro limite è che trattano quattro materiali diversi come se dovessero necessariamente attraversare lo stesso percorso termico.

KliTek separa i percorsi almeno nell’ultima parte critica.

Questo permette di pensare alla K3 non come a una stampante “a quattro colori”, ma come a una piattaforma con quattro processi di estrusione pronti contemporaneamente.

Ogni modulo può teoricamente avere:

  • un materiale diverso;
  • una temperatura diversa;
  • un diametro diverso;
  • una funzione diversa nel modello.

Uno può realizzare il guscio, uno l’infill, uno supporti, uno dettagli o componenti morbidi.

È una libertà molto superiore alla semplice sostituzione cromatica.

Creality sta quindi spostando la competizione dalla quantità di colori alla qualità del cambio

Per anni la domanda principale nel consumer multicolore è stata “quante bobine posso collegare?”. Collegando moduli addizionali è ormai possibile arrivare a numeri elevati.

K3 segue un’altra logica. Si ferma a quattro hotend contemporaneamente, ma tenta di rendere ogni canale realmente indipendente.

Quattro possono sembrare pochi rispetto a sistemi che pubblicizzano 8, 16 o più filamenti. Ma se quei quattro canali permettono di passare rapidamente fra PLA, supporto, TPU morbido e ugello ad alto flusso, il valore funzionale può essere superiore a quello di sedici colori che devono attraversare lo stesso hotend.

Non è quindi soltanto una gara numerica.

La domanda diventa: quanti materiali realmente differenti posso combinare bene nello stesso oggetto?

K3 potrebbe essere uno dei passaggi più importanti della serie K, ma le specifiche devono ancora incontrare l’uso reale

Sulla carta Creality ha affrontato quasi tutti i punti deboli del multimateriale FFF contemporaneamente: purging, velocità di cambio, materiali flessibili, diametri differenti, accuratezza del riposizionamento e manutenzione del modulo.

Il risultato dichiarato è una macchina da 260 × 260 × 260 mm, quattro hotend KliTek, cambi da 4,8 secondi, ripetibilità entro 25 µm, TPU fino a 80A, flow di 15 mm³/s sul 95A, 37 sensori e supporto a ugelli da 0,2 a 0,8 mm.

Sono specifiche molto interessanti, ma quasi tutte le cifre più impressionanti — 80% di tempo in meno, 85% di materiale in meno, 7× sul TPU e 30% di efficienza in più con ugelli misti — provengono dai test interni Creality. Saranno quindi le prove indipendenti a stabilire quanto questi vantaggi rimangano elevati su modelli reali e non selezionati dal produttore.

Ciò non toglie che il principio tecnico sia solido: se non si fa passare ogni nuovo materiale attraverso lo stesso melt zone, gran parte dello spreco e del tempo associati alla pulizia scompare per definizione.

Ed è probabilmente questa la caratteristica più importante della K3. Non è una macchina che cerca semplicemente di aggiungere un’altra casella “multicolor” alla scheda tecnica. Creality sta cercando di risolvere il motivo per cui il multicolore FFF è rimasto finora relativamente inefficiente.

Se KliTek dimostrerà affidabilità sul lungo periodo, la conseguenza potrebbe andare oltre le stampe decorative. Ugelli differenti, TPU con durezze differenti, materiali strutturali e supporti dedicati nella stessa build trasformerebbero la K3 da stampante multicolore a vera piattaforma desktop multimateriale. Ed è su questo terreno, molto più che sulla capacità di produrre quattro tonalità diverse, che si giocherà il confronto con la nuova generazione di sistemi low-waste concorrenti.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

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