La stampa 3D applicata all’edilizia continua a uscire dal campo delle dimostrazioni isolate e a entrare in cantieri con committenti pubblici, vincoli economici, tempi di consegna e funzioni reali. Un esempio arriva da Perafita, nel comune portoghese di Matosinhos, dove la startup Havelar ha realizzato un edificio pubblico destinato al progetto ReCircular, presso l’Ecocentro de Perafita, utilizzando tecnologia di stampa 3D per costruzioni fornita da COBOD International.

L’intervento è interessante non solo per la tecnica impiegata, ma anche per il tipo di destinazione d’uso. Non si tratta di una piccola unità abitativa dimostrativa o di un padiglione temporaneo, bensì di un edificio pubblico collegato a un programma di economia circolare e inclusione sociale. Il nuovo spazio è pensato per ospitare attività di recupero, riuso e valorizzazione di materiali come apparecchiature elettriche ed elettroniche, mobili, tessili, giocattoli e altri beni che possono essere riparati o rimessi in circolazione prima di diventare rifiuti.

Un edificio pubblico per il RECIRCULAR Lab

Il progetto ReCircular, o RECIRCULAR Lab nelle comunicazioni istituzionali portoghesi, nasce con l’obiettivo di trasformare l’Ecocentro de Perafita in un centro dedicato alla prevenzione dei rifiuti e al riutilizzo dei materiali. Il programma rientra nelle strategie del Comune di Matosinhos per rafforzare servizi sociali, ridurre la produzione di rifiuti e coinvolgere la comunità locale nella gestione delle risorse.

L’edificio realizzato da Havelar dovrà quindi funzionare come infrastruttura operativa, non come semplice vetrina tecnologica. Al suo interno saranno previste attività legate alla riparazione, alla selezione e al riuso, con una componente sociale rivolta anche all’integrazione professionale di persone con disabilità o in situazione di vulnerabilità. Questo aspetto dà al progetto un valore diverso rispetto ad altri esempi di stampa 3D in edilizia: la tecnologia non viene usata solo per mostrare che un muro può essere stampato, ma per costruire un luogo destinato a un servizio pubblico.

Il progetto deriva da un concorso pubblico della Câmara Municipal de Matosinhos e rappresenta un investimento di circa 800.000 euro. Le fonti tecniche legate al settore della stampa 3D parlano di un edificio da circa 500 metri quadrati, mentre le comunicazioni istituzionali diffuse in occasione dell’inaugurazione indicano una superficie di circa 600 metri quadrati. La differenza può dipendere dal criterio di misurazione, dalla fase del progetto presa in considerazione o dall’inclusione di aree accessorie. In entrambi i casi si parla di un edificio di dimensioni ben superiori a quelle di una piccola dimostrazione sperimentale.

Il ruolo di Havelar

Havelar è una realtà portoghese con sede nell’area di Porto/Vila do Conde, fondata da figure provenienti dal mondo dei materiali da costruzione, dell’architettura e della finanza. Tra i nomi associati all’azienda ci sono José Maria Ferreira, Patrick Eichiner e Rodrigo Vilas-Boas. La società si è già fatta conoscere nel 2024 con la prima casa stampata in 3D in Portogallo, un’abitazione di circa 80 metri quadrati realizzata nell’area della Grande Porto con una stampante COBOD BOD2.

Con il progetto di Matosinhos, Havelar passa da una dimostrazione residenziale a una commessa pubblica. Questo passaggio è importante perché un ente pubblico tende a richiedere documentazione, controllo dei costi, rispetto dei tempi, prestazioni tecniche e affidabilità nel ciclo completo dell’opera. In altre parole, la stampa 3D non viene valutata solo per la velocità con cui deposita il materiale, ma per la sua capacità di inserirsi in un processo edilizio regolato.

Secondo i dati diffusi da COBOD, Havelar ha già un portafoglio di edifici stampati o in corso di sviluppo in Portogallo, con decine di unità completate o pianificate. Questo fa capire che l’azienda non sta usando la tecnologia come episodio isolato, ma come base di un modello costruttivo ripetibile.

La tecnologia COBOD BOD2

Per l’edificio di Perafita è stata utilizzata una stampante 3D per costruzioni COBOD BOD2. La BOD2 è un sistema a portale, cioè una struttura modulare che viene montata intorno o sopra l’area da stampare. La testa di estrusione si muove lungo tre assi e deposita il materiale cementizio strato dopo strato, seguendo un percorso generato dal modello digitale dell’edificio.

Questo tipo di macchina non costruisce da sola l’intero fabbricato. La stampa riguarda soprattutto pareti, partizioni e geometrie in calcestruzzo o materiali compatibili con l’estrusione. Fondazioni, impianti, serramenti, coperture, finiture, isolamento, carpenterie e controlli di cantiere restano parte del normale processo edilizio. Il vantaggio, però, è che una parte rilevante della costruzione muraria può essere automatizzata, riducendo il ricorso a casseforme complesse e a operazioni ripetitive.

COBOD promuove la BOD2 come una piattaforma modulare per edifici fino a più piani, con configurazioni adattabili alla dimensione del progetto. Un elemento importante è l’uso di materiali reperibili localmente, senza obbligo di miscele proprietarie preconfezionate. Questo punto può incidere molto sui costi e sulla scalabilità, perché nel settore edilizio il prezzo del materiale e la logistica pesano quanto la macchina stessa.

Perché le pareti curve contano

Uno degli aspetti più interessanti dell’edificio di Perafita è la presenza di pareti curve. Nell’edilizia tradizionale, realizzare pareti curve o superfici non standard può comportare costi aggiuntivi legati a casseforme speciali, manodopera più qualificata, tempi più lunghi e maggiore complessità in cantiere.

Con la stampa 3D per costruzioni, la geometria viene tradotta in traiettorie digitali. Una parete curva può quindi essere depositata dalla macchina senza richiedere casseforme dedicate, purché il progetto sia stato preparato in modo corretto e il materiale mantenga le prestazioni richieste. Questo non significa che ogni forma complessa diventi gratuita, ma cambia il modo in cui si calcola il costo della complessità geometrica.

Nel caso del RECIRCULAR Lab, le curve non hanno solo un valore estetico. Sono state presentate anche come parte della logica strutturale e ambientale dell’edificio, con un ruolo nel rapporto tra ombra, esposizione solare e comportamento dell’involucro. La Faculdade de Engenharia da Universidade do Porto è coinvolta nel progetto per il supporto tecnico-scientifico e per la valutazione del comportamento dell’edificio stampato.

Tempi di cantiere e personale ridotto

La stampa dell’edificio è stata comunicata con tempi molto contenuti. Le fonti tecniche parlano di nove giorni di stampa per un edificio da circa 500 metri quadrati con una squadra di quattro persone. Le fonti istituzionali portoghesi riferiscono invece che la struttura è stata costruita in cinque giorni con tecnologia di stampa 3D di grande formato. Anche tenendo conto delle differenze tra “stampa”, “struttura” e “opera completa”, il dato principale resta chiaro: la fase di costruzione delle pareti è stata compressa in tempi molto inferiori rispetto a un processo murario tradizionale.

La riduzione del personale in cantiere è un altro elemento chiave. Una squadra più piccola non elimina la necessità di competenze, ma sposta il lavoro verso programmazione, controllo macchina, gestione del materiale, verifica qualità e coordinamento tra le lavorazioni successive. In un settore che in molti Paesi soffre la carenza di manodopera qualificata, questa trasformazione può diventare un fattore rilevante.

Va però evitato un equivoco: la stampa 3D non cancella il lavoro umano. Lo redistribuisce. La macchina deposita materiale con precisione e continuità, ma il cantiere resta un ambiente complesso. Servono progettisti, tecnici, operatori, fornitori, responsabili della sicurezza, installatori e figure specializzate per portare l’edificio dalla parete stampata all’uso quotidiano.

Costi, materiali e sostenibilità

Il progetto di Matosinhos viene presentato come un’opera realizzata entro il budget previsto. Questo dato è importante perché molte tecnologie costruttive faticano a passare dalla sperimentazione alla pratica proprio sul fronte economico. Una macchina può essere veloce, ma se richiede materiali troppo costosi, personale troppo specializzato o lunghi tempi di preparazione, il vantaggio si riduce.

COBOD evidenzia spesso tre leve economiche della stampa 3D in edilizia: minore impiego di manodopera nella fase muraria, riduzione degli sprechi e possibilità di produrre forme complesse senza casseforme speciali. Havelar aggiunge a questa formula l’obiettivo di lavorare su materiali più sostenibili e su un approccio costruttivo compatibile con progetti abitativi e pubblici a costi più accessibili.

Per il RECIRCULAR Lab si parla anche di materiali come terra e argilla, oltre al calcestruzzo. L’interesse per questi materiali nasce dal tentativo di ridurre la dipendenza dal cemento convenzionale e dalla volontà di sviluppare miscele con minore impronta ambientale. Non basta però citare materiali alternativi per rendere sostenibile un edificio: servono prove, certificazioni, durabilità, resistenza meccanica, controllo dell’umidità e compatibilità con le normative locali. È proprio qui che la collaborazione con università e centri tecnici diventa decisiva.

Dal residenziale all’edilizia pubblica

Havelar aveva già dimostrato la tecnologia nel residenziale con una casa stampata in 3D nell’area di Porto. Quell’intervento aveva messo in evidenza la velocità di stampa delle pareti e la possibilità di proporre abitazioni con costi dichiarati più bassi rispetto ai prezzi medi di mercato nell’area urbana portoghese. Con Matosinhos, però, il discorso si allarga.

L’edilizia pubblica richiede un livello diverso di responsabilità. Un edificio destinato a un servizio municipale deve funzionare nel tempo, deve essere mantenibile, deve integrarsi in un contesto urbano e deve rispondere a esigenze collettive. Se la stampa 3D riesce a inserirsi in questo tipo di progetto senza superare il budget e senza allungare i tempi, può diventare uno strumento interessante per comuni, enti pubblici e sviluppatori impegnati in edifici sociali, laboratori, centri civici, servizi di quartiere e infrastrutture leggere.

Il caso portoghese mostra anche un possibile legame tra costruzione digitale ed economia circolare. È significativo che un edificio stampato in 3D ospiti proprio un programma dedicato al recupero di materiali e alla riduzione dei rifiuti. La coerenza non è automatica, ma il messaggio è chiaro: il settore delle costruzioni può provare a ridurre sprechi non solo nel modo in cui costruisce, ma anche negli usi che rende possibili.

Una tecnologia da valutare senza slogan

La stampa 3D in edilizia non è una soluzione universale. Non sostituisce ogni tecnica costruttiva, non risolve da sola la crisi abitativa e non rende semplice ogni progetto complesso. Ha limiti legati ai materiali, alle normative, alla finitura, all’integrazione degli impianti, alla progettazione e alla disponibilità di operatori formati.

Il progetto Havelar-COBOD a Matosinhos è però un caso concreto da seguire perché unisce tre elementi: una commessa pubblica, un edificio con funzione sociale e ambientale, e una tecnologia già impiegata in altri cantieri. Non è solo una prova di stampa, ma un tentativo di portare l’automazione additiva dentro un processo edilizio reale.

Per il settore della manifattura additiva, il dato più interessante non è soltanto il numero di giorni necessari a stampare le pareti. Il punto è capire se questo modello possa essere replicato, con costi controllati, qualità verificabile e benefici misurabili. Se Havelar riuscirà a trasformare questi cantieri in una filiera stabile, il Portogallo potrebbe diventare uno dei mercati europei più osservati per la stampa 3D nelle costruzioni.

Le aziende e gli enti coinvolti

Nel progetto compaiono diversi attori. Havelar è l’impresa portoghese che ha eseguito la costruzione con stampa 3D. COBOD International, azienda danese specializzata in stampanti 3D per costruzioni, ha fornito la tecnologia BOD2. La Câmara Municipal de Matosinhos è il committente pubblico legato alla trasformazione dell’Ecocentro de Perafita. Il RECIRCULAR Lab è il programma che userà l’edificio per attività di economia circolare e inclusione sociale. La Faculdade de Engenharia da Universidade do Porto partecipa con supporto tecnico-scientifico e attività di valutazione.

Questa combinazione tra impresa, produttore tecnologico, amministrazione pubblica e università è uno degli aspetti più rilevanti del progetto. La stampa 3D in edilizia, per diventare pratica ordinaria, ha bisogno proprio di questo tipo di ecosistema: macchine affidabili, cantieri reali, materiali validati, progettisti preparati, committenti disposti a sperimentare e dati tecnici accessibili.

Il cantiere di Perafita non chiude il dibattito sulla stampa 3D nelle costruzioni, ma aggiunge un caso utile alla discussione. Dimostra che la tecnologia può essere usata per un edificio pubblico, con una funzione concreta e con un budget definito. Per capire quanto questo modello potrà diffondersi, servirà osservare il comportamento dell’edificio nel tempo, i costi di manutenzione, le prestazioni dei materiali e la capacità di Havelar di replicare il processo su altri progetti.

Di Fantasy

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