Protolabs ha comunicato un aumento del 50% della capacità produttiva associata ai sistemi HP Jet Fusion serie 5600 negli stabilimenti statunitensi, con l’obiettivo di rispondere alla domanda proveniente da aerospazio, difesa e costruttori di droni. Il comunicato originale è del 3 novembre 2026: la successiva ripresa giornalistica del 5 novembre non costituisce un secondo investimento. La percentuale indica l’incremento dichiarato della capacità di questa specifica piattaforma, non la crescita dell’intero parco macchine del gruppo e nemmeno un aumento del 50% dei ricavi.
Il processo Multi Jet Fusion utilizza un letto di polvere polimerica e agenti funzionali depositati selettivamente da testine inkjet. L’energia termica viene applicata alla superficie, con fusione preferenziale delle regioni trattate. Rispetto alla deposizione di filamento, l’organizzazione dei pezzi nel volume di lavoro consente geometrie complesse senza una rete di supporti tradizionali da rimuovere; occorre tuttavia considerare rimozione della polvere, raffreddamento, orientamento dei pezzi, finitura e controlli dimensionali. L’incremento della densità di impaccamento può incidere sul costo unitario, ma soltanto se il flusso a monte e a valle riesce ad assorbire il maggior numero di componenti.
Protolabs riferisce che i ricavi derivanti dalla Multi Jet Fusion nelle fabbriche statunitensi sono cresciuti di oltre il 40% su base annua nei primi nove mesi del 2026, fino alla fine del terzo trimestre. La società indica inoltre più di cento produttori di droni serviti e un aumento superiore al 90% dei ricavi legati a questo segmento rispetto al 2023. Si tratta di indicatori aziendali, con perimetri che non vanno confusi: la prima percentuale riguarda un processo produttivo e una geografia; la seconda un mercato cliente lungo un arco temporale pluriennale.
Tra i materiali evidenziati figura il nylon PA12, apprezzato per il rapporto tra massa, resistenza e lavorabilità in geometrie complesse. In un aeromobile senza pilota la progettazione per produzione additiva può ridurre il numero di elementi assemblati, integrare canalizzazioni e realizzare supporti, carter o alloggiamenti sagomati. Ciò non equivale ad affermare che qualsiasi componente stampato sia già qualificato per impieghi strutturali critici: resistenza a fatica, invecchiamento ambientale, comportamento agli urti e tracciabilità di produzione devono essere valutati in funzione dell’utilizzo reale.
La notizia è interessante come indicatore dell’evoluzione della domanda: i servizi di stampa non sono impiegati solo per prototipi rapidi, ma vengono progressivamente coinvolti in filiere che richiedono lotti ripetuti e consegne rapide. Per misurare l’effetto dell’espansione servirebbero però dati che Protolabs non ha pubblicato, tra cui numero di macchine aggiunte, utilizzo degli impianti, pezzi prodotti per trimestre, tempi medi di consegna e riduzione del costo a componente. Queste informazioni distinguerebbero la capacità nominale dalla capacità effettivamente sfruttata.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).
