Una giuria federale del Texas ha riconosciuto a Stratasys circa 27,6 milioni di dollari di danni pregressi nel contenzioso brevettuale contro Bambu Lab, stabilendo che quattro brevetti statunitensi di Stratasys sono stati violati dalle società coinvolte nella produzione e commercializzazione delle stampanti Bambu Lab. Il verdetto è stato emesso il 17 settembre 2026 presso la U.S. District Court for the Eastern District of Texas, Marshall Division, dopo circa una settimana di processo. Le società indicate nel procedimento comprendono Shenzhen Tuozhu Technology Co. Ltd., Shanghai Lunkuo Technology Co. Ltd., BambuLab Ltd. e Tuozhu Technology Ltd. Secondo quanto riportato anche da Bloomberg Law, la giuria ha inoltre qualificato la violazione come willful infringement, cioè violazione intenzionale o consapevole nel significato rilevante per il diritto brevettuale statunitense. È però importante distinguere il risultato della giuria dalla conclusione definitiva dell’intera causa: il verdetto costituisce un passaggio fondamentale, ma possono ancora seguire decisioni del giudice sui rimedi, richieste di danni maggiorati, eventuali injunction, mozioni post-trial e ricorsi.

Il contenzioso è più ampio dei quattro brevetti arrivati a questo processo

La vicenda è iniziata l’8 agosto 2024, quando Stratasys ha depositato due azioni parallele presso l’Eastern District of Texas, numerate 2:24-cv-00644 e 2:24-cv-00645. Nella prima causa furono inizialmente fatti valere cinque brevetti: US 9,421,713, US 9,592,660, US 7,555,357, US 9,168,698 e US 10,556,381. Una seconda causa depositata lo stesso giorno riguardava altri cinque brevetti: US 10,569,466, US 11,167,464, US 8,747,097, US 11,886,774 e US 8,562,324. Il contenzioso originario del 2024 riguarda quindi dieci brevetti, anche se questo primo processo si è concentrato su quattro brevetti appartenenti al primo gruppo.

I quattro arrivati al verdetto del settembre 2026 sono US 9,168,698, US 10,556,381, US 9,421,713 e US 7,555,357. Il brevetto US 9,592,660, relativo a una piattaforma di costruzione riscaldata con piastra removibile e rivestimento polimerico, non faceva parte di questo specifico verdetto e rimane collegato a un successivo segmento del contenzioso. Separatamente restano inoltre le questioni relative agli altri brevetti della causa 2:24-cv-00645.

Definire quindi questo semplicemente come “il processo sui cinque brevetti Stratasys contro Bambu Lab” rischia di semplificare eccessivamente una controversia ormai articolata su più famiglie brevettuali, procedimenti consolidati e contestazioni davanti sia al tribunale federale sia al Patent Trial and Appeal Board statunitense.

I quattro brevetti sui quali la giuria ha dato ragione a Stratasys

I brevetti coinvolti nel verdetto non riguardano un’unica invenzione e nemmeno una tecnologia proprietaria completa di stampante 3D. Coprono invece specifici elementi hardware, software e di processo presenti nella stampa a estrusione.

BrevettoTitolo/area tecnicaTema principale
US 9,421,713Additive Manufacturing Method for Printing Three-Dimensional Parts with Purge Towersgestione delle purge tower nella stampa multi-materiale
US 7,555,357Method for Building Three-Dimensional Objects with Extrusion-Based Layered Deposition Systemsriempimento di piccoli vuoti tra percorsi di deposizione
US 9,168,698Three-Dimensional Printer with Force Detectionrilevamento delle forze di contatto sull’estrusore/toolhead
US 10,556,381Three-Dimensional Printer with Force Detectionulteriore protezione della stessa famiglia relativa ai sensori di forza

Questa distinzione è importante perché una sentenza di violazione brevettuale non significa che Bambu Lab abbia “copiato una stampante Stratasys” nel suo complesso. La questione legale riguarda il fatto che determinate caratteristiche dei prodotti accusati siano state ritenute dalla giuria ricadere nelle rivendicazioni specifiche dei brevetti.

Il brevetto sulle purge tower: US 9,421,713

Il brevetto US 9,421,713 riguarda un metodo di additive manufacturing nel quale viene costruita una purge tower insieme al componente principale. Nella stampa a più materiali o più colori, l’ugello deve essere ripulito quando si passa da un materiale all’altro. Una tecnica diffusa consiste nell’estrudere una certa quantità di materiale su una struttura separata dalla parte, permettendo al nuovo filamento di raggiungere l’ugello in condizioni sufficientemente stabili prima di riprendere la costruzione del modello.

La purge tower non è quindi un semplice oggetto decorativo generato dallo slicer: rappresenta un elemento funzionale del processo multi-materiale. Il brevetto Stratasys descrive specifiche modalità di generazione e utilizzo di questa struttura durante la costruzione.

Nella denuncia iniziale del 2024, Stratasys indicava diversi sistemi Bambu Lab, tra cui X1C, X1E, P1S, P1P, A1 e A1 mini, sostenendo che le relative funzioni multi-materiale e il software di slicing infringessero determinate rivendicazioni del brevetto. Il verdetto del 2026 ha ora stabilito, per le rivendicazioni effettivamente sottoposte alla giuria, che la violazione sussiste.

Questo non significa tuttavia che il concetto generico di “purge tower” sia diventato proprietà esclusiva di Stratasys. Un brevetto protegge ciò che è definito dalle claims, cioè dalle specifiche rivendicazioni giuridico-tecniche, non una descrizione colloquiale della tecnologia.

US 7,555,357 e il problema dei piccoli vuoti nello slicing

Il brevetto US 7,555,357 risale a una famiglia molto più vecchia e riguarda la generazione dei percorsi di deposizione nei sistemi a estrusione. Durante la trasformazione di una geometria 3D in toolpath possono formarsi regioni molto piccole tra perimetri o raster che non vengono riempite correttamente utilizzando un percorso di larghezza costante.

La soluzione descritta dal brevetto prevede la generazione di percorsi aggiuntivi o “remnant paths” destinati a riempire queste regioni, modificando opportunamente la quantità di materiale depositato. È un tema che nei moderni slicer appare familiare perché gran parte dei software contemporanei dispone di funzioni per adattare automaticamente larghezza delle linee e strategie di riempimento alle geometrie sottili.

Nella causa, Stratasys ha associato queste rivendicazioni alle funzioni di Bambu Studio utilizzate per gestire gli spazi residui fra pareti e toolpath. Il punto legale non era stabilire genericamente se Bambu Studio “riempia i buchi”, ma se il comportamento del software corrispondesse agli elementi tecnici richiesti dalle specifiche claims del brevetto.

La giuria ha concluso a favore di Stratasys.

I due brevetti sulla force detection

US 9,168,698 e US 10,556,381 appartengono invece alla famiglia denominata “Three-Dimensional Printer with Force Detection”. Entrambi derivano da una priorità risalente al 29 ottobre 2012 e descrivono sistemi nei quali l’estrusore o un altro toolhead è associato a sensori capaci di rilevare una forza di contatto.

Questa capacità può essere utilizzata, per esempio, quando l’ugello entra in contatto con la piattaforma di costruzione o con un oggetto già presente all’interno della macchina. L’informazione proveniente dai sensori può quindi essere elaborata dal controller della stampante.

Il concetto è particolarmente rilevante nelle stampanti moderne perché il nozzle può essere utilizzato come elemento di misura per determinare posizione del piano, offset Z o condizioni di contatto. È però nuovamente importante non estendere il brevetto a qualsiasi sistema di auto-bed leveling: ciò che conta sono le caratteristiche specificamente riportate nelle rivendicazioni.

US 9,168,698 è stato concesso il 27 ottobre 2015; US 10,556,381 è stato concesso l’11 febbraio 2020 e rappresenta un ulteriore sviluppo della stessa famiglia. Il titolare indicato è Stratasys, dopo l’acquisizione dei diritti originariamente associati a MakerBot Industries.

La giuria ha respinto le difese di invalidità nel contesto del processo

Bambu Lab non si è limitata a negare la violazione. Come normalmente avviene nei contenziosi brevettuali, ha contestato anche la validità di diversi brevetti, sostenendo attraverso prior art e altri argomenti che alcune rivendicazioni non avrebbero dovuto essere considerate valide.

La giuria ha però concluso che, per i quattro brevetti sottoposti al processo, Bambu non è riuscita a dimostrare l’invalidità secondo lo standard applicabile e ha contemporaneamente accertato l’infringement.

Dire semplicemente che “i brevetti sono validi” richiede comunque una precisazione. Il verdetto significa che le contestazioni di invalidità presentate in quel procedimento non hanno avuto successo davanti alla giuria. Non significa che i brevetti siano diventati definitivamente inattaccabili per qualsiasi altra ragione o in qualsiasi altro procedimento.

Bambu Lab ha infatti promosso anche diversi Inter Partes Review, IPR, davanti al Patent Trial and Appeal Board dello USPTO per contestare alcune delle proprietà intellettuali coinvolte. Per esempio, il brevetto US 10,556,381 è oggetto del procedimento IPR2025-00532. I procedimenti davanti al PTAB e quelli davanti al tribunale federale seguono regole e percorsi distinti e possono generare ulteriori decisioni sulla validità delle rivendicazioni.

La violazione è stata giudicata “willful”: perché conta

Un elemento potenzialmente molto importante del verdetto è l’accertamento di willful infringement.

Nel sistema statunitense una violazione brevettuale può essere accertata anche senza concludere che il convenuto abbia deliberatamente voluto violare un brevetto. La willfulness introduce invece una valutazione più grave sul comportamento dell’infringer.

Nella denuncia del 2024 Stratasys sosteneva che Bambu fosse stata informata delle contestazioni almeno dal 5 agosto 2024, tre giorni prima del deposito della causa, e che avesse continuato successivamente a commercializzare i prodotti contestati.

Secondo Bloomberg Law, la giuria ha ora concluso che la violazione dei quattro brevetti era willful.

Questo risultato potrebbe avere conseguenze economiche significative, ma non significa che i 27,6 milioni vengano automaticamente triplicati.

I 27,6 milioni potrebbero aumentare, ma non automaticamente

La sezione 284 del Patent Act statunitense consente al giudice di aumentare il risarcimento fino a tre volte l’importo stabilito. Si parla di enhanced damages.

La norma utilizza però il verbo “may”: l’aumento è discrezionale. Anche in presenza di willful infringement il tribunale deve stabilire se il comportamento giustifichi effettivamente un risarcimento maggiorato e in quale misura.

In teoria il tetto massimo previsto dalla legge potrebbe quindi arrivare fino a tre volte i danni riconosciuti, ma sarebbe scorretto calcolare oggi automaticamente:

27,6 milioni × 3 = 82,8 milioni di dollari

e presentare 82,8 milioni come somma che Bambu Lab dovrà pagare.

Al 18 settembre 2026 il dato verificato è il verdetto di circa 27,6 milioni di dollari di past damages. Qualsiasi eventuale aumento dovrà derivare da una successiva decisione del giudice Rodney Gilstrap.

Possono inoltre entrare in gioco interessi, costi e altre componenti determinate dal tribunale.

Un’eventuale injunction non è automatica

Nelle proprie richieste originarie Stratasys aveva domandato anche misure destinate a impedire il proseguimento della violazione, oltre ai danni monetari.

Anche in questo caso è importante evitare conclusioni premature. Un verdetto di infringement non provoca automaticamente negli Stati Uniti il divieto di vendita dei prodotti coinvolti.

Dalla decisione della Corte Suprema eBay v. MercExchange del 2006, una permanent injunction nei casi brevettuali deve essere valutata applicando i tradizionali criteri di equity. Il giudice deve considerare, tra le altre cose, danno irreparabile, adeguatezza del risarcimento monetario, bilanciamento degli interessi delle parti e interesse pubblico.

Al 18 settembre 2026 non risulta quindi corretto affermare che Bambu Lab sia già stata obbligata a ritirare dal mercato statunitense le proprie stampanti.

Potrebbero seguire differenti scenari: injunction, accordi di licenza, modifiche software o hardware, ulteriori danni per il periodo successivo a quello coperto dal verdetto oppure altre forme di rimedio. Al momento sono possibilità, non decisioni già prese.

Il quinto brevetto del primo gruppo riguarda il piano riscaldato

L’unico brevetto della causa 2:24-cv-00644 non compreso fra i quattro del verdetto è US 9,592,660, intitolato “Heated Build Platform and System for Three Dimensional Printing Methods”.

La storia di questo brevetto è particolare perché non nasce originariamente in Stratasys. Fu depositato da Arevo e i diritti furono successivamente assegnati a Stratasys nel settembre 2023, meno di un anno prima dell’avvio della causa contro Bambu Lab.

Il brevetto descrive una piattaforma riscaldata con una piastra termicamente conduttiva removibile e un rivestimento polimerico destinato a favorire l’adesione durante la stampa e il distacco dopo raffreddamento.

Anche qui sarebbe una semplificazione dire che Stratasys possiede il brevetto su qualsiasi “piatto riscaldato removibile”. Le rivendicazioni specificano una combinazione precisa di elementi, materiali e funzioni che il tribunale deve interpretare.

La situazione di questo brevetto sarà quindi uno degli elementi da seguire nei successivi sviluppi del contenzioso.

Esiste poi una seconda famiglia di cinque brevetti

La causa 2:24-cv-00645 riguarda invece altri cinque brevetti, principalmente collegati a networking, telecamere, identificazione automatica dei materiali e configurazione delle stampanti.

Tra questi:

  • US 8,747,097 riguarda una stampante 3D connessa con scanner e funzioni di monitoraggio;
  • US 8,562,324 riguarda sistemi di stampa 3D connessi e visualizzazione remota;
  • US 11,886,774 riguarda il rilevamento e utilizzo delle informazioni di configurazione della stampante;
  • US 10,569,466 e US 11,167,464 appartengono alla famiglia relativa a materiali di costruzione identificabili attraverso informazioni associate alla bobina o cartuccia.

Questi brevetti mostrano perché il contenzioso Stratasys-Bambu Lab è particolarmente significativo per il settore desktop: non si concentra soltanto su componenti meccanici ma anche su caratteristiche software e di automazione che negli ultimi anni sono diventate comuni sulle stampanti consumer e prosumer.

Il claim construction order emesso dal giudice Rodney Gilstrap nel febbraio 2026 prende infatti in esame dieci brevetti complessivi, confermando l’ampiezza tecnica della disputa.

Una causa che mette sotto esame molte funzioni oggi considerate “normali” nelle stampanti desktop

Dal punto di vista industriale il caso è interessante perché diverse delle tecnologie coinvolte sono oggi percepite dagli utenti come caratteristiche normali di una stampante a filamento moderna: auto-calibrazione con rilevamento del contatto, piatti removibili, gestione automatica di più materiali, purge tower, telecamere, collegamento remoto, sincronizzazione dei materiali e algoritmi avanzati dello slicer.

Il fatto che una funzione sia diventata comune non significa però che sia automaticamente libera da diritti di proprietà intellettuale. Allo stesso tempo, la presenza di un brevetto con un titolo molto generale non significa che qualunque implementazione di quella funzione lo violi.

La questione si decide sulla formulazione delle singole claims.

Questo è particolarmente importante nella stampa 3D desktop, settore cresciuto anche attraverso la diffusione di software open source, progetti RepRap, brevetti scaduti e tecnologie sviluppate parallelamente da numerosi produttori. Stabilire quali elementi siano coperti da brevetti ancora validi richiede quindi un’analisi molto più precisa del semplice confronto fra le caratteristiche presenti nelle schede tecniche delle stampanti.

Il verdetto non stabilisce che Bambu Lab abbia copiato tutta la tecnologia Stratasys

È altrettanto importante evitare un’altra semplificazione. Il verdetto non significa che l’intera architettura delle stampanti Bambu Lab derivi da Stratasys e nemmeno che tutte le tecnologie utilizzate da Bambu siano protette da brevetti del concorrente.

La giuria ha valutato specifiche rivendicazioni appartenenti a quattro brevetti e ha concluso che i prodotti e le funzioni accusate ricadono all’interno di tali rivendicazioni.

Altre caratteristiche che hanno contribuito al successo commerciale delle stampanti Bambu Lab — architetture CoreXY, accelerazioni elevate, gestione integrata del materiale, elettronica, firmware, sensori, sistemi AMS, controllo delle vibrazioni e software — non diventano automaticamente oggetto del verdetto soltanto perché fanno parte delle stesse macchine.

Bambu Lab non aveva ancora commentato pubblicamente il verdetto

Al momento della pubblicazione delle prime notizie, il 18 settembre 2026, Bambu Lab non risultava aver diffuso una dichiarazione pubblica specifica sul verdetto.

Quando Stratasys avviò il procedimento nell’agosto 2024, Bambu Lab aveva affermato di sostenere il rispetto della proprietà intellettuale e di voler promuovere lo sviluppo del settore attraverso ricerca e innovazione.

Quella dichiarazione risale però all’inizio del contenzioso e non deve essere interpretata come risposta al risultato della giuria del settembre 2026.

Stratasys, dopo il verdetto, ha invece dichiarato di apprezzare il lavoro della giuria e del tribunale e di voler continuare a proteggere la proprietà intellettuale alla base delle proprie tecnologie.

Cosa succede adesso

Il verdetto del settembre 2026 rappresenta un risultato importante per Stratasys, ma non chiude automaticamente la disputa.

Il giudice dovrà gestire le questioni successive al verdetto e potrebbe essere chiamato a decidere sull’eventuale incremento dei danni derivante dalla willfulness, sui rimedi per le future violazioni e sulle richieste di injunction. Bambu Lab può presentare mozioni post-trial e, dopo l’eventuale final judgment, può ricorrere alla U.S. Court of Appeals for the Federal Circuit, il tribunale d’appello specializzato che esamina le controversie brevettuali federali.

Parallelamente rimangono gli altri brevetti coinvolti nei procedimenti e le contestazioni presso il PTAB.

Per questo il risultato più corretto da riportare al 18 settembre 2026 è circoscritto ma molto significativo: una giuria federale ha concluso che Bambu Lab ha violato intenzionalmente quattro brevetti Stratasys e ha riconosciuto circa 27,6 milioni di dollari di danni pregressi.

Non è ancora corretto parlare di 82,8 milioni di dollari di danni, di divieto definitivo alla vendita delle stampanti Bambu Lab negli Stati Uniti o di conclusione dell’intero contenzioso. Questi aspetti dipenderanno dalle prossime decisioni giudiziarie.

Per il mercato della stampa 3D desktop, tuttavia, il verdetto dimostra quanto la competizione non riguardi più soltanto velocità, prezzo e qualità delle macchine. Con la progressiva sofisticazione delle stampanti consumer, caratteristiche software, sensori, sistemi multi-materiale e automazione stanno entrando sempre più direttamente nel terreno della proprietà intellettuale industriale.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

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