Il comitato riunisce undici rappresentanti di aziende, università, organizzazioni non profit e istituzioni federali. Tra i nomi figurano Boeing, Lockheed Martin, ASTM International, Beehive Industries, Carnegie Mellon University, NIAR, NASA, U.S. Space Force e U.S. Army.

11
membri complessivi
8 + 3
eletti + governativi
2024-2026
mandato del comitato

Un comitato che unisce industria, università e istituzioni

America Makes ha definito la composizione del proprio Executive Committee per il mandato 2024-2026, riunendo undici figure provenienti dall’industria, dal mondo accademico, dalle organizzazioni non profit e dalle istituzioni federali statunitensi. L’obiettivo del gruppo è fornire indirizzo strategico all’istituto su temi che vanno dall’adozione dell’additive manufacturing alla gestione dei dati, dalla proprietà intellettuale allo sviluppo della base industriale, fino alla formazione delle competenze necessarie per portare la produzione additiva in applicazioni industriali più mature.

La struttura del comitato prevede otto rappresentanti eletti all’interno della comunità dei membri di America Makes e tre rappresentanti governativi nominati. I componenti eletti restano in carica per due anni e partecipano a riunioni periodiche nelle quali vengono discusse priorità tecnologiche, valore per i membri, strategie di partnership, esigenze della filiera produttiva e iniziative dedicate alla forza lavoro. In questo modo il comitato non svolge una funzione puramente rappresentativa, ma agisce come organo consultivo capace di mettere a confronto esigenze industriali, ricerca, standardizzazione e politiche pubbliche.

La composizione 2024-2026 è significativa perché concentra nello stesso tavolo competenze diverse ma complementari: Boeing e Lockheed Martin portano il punto di vista dei grandi utilizzatori aerospaziali e della difesa; ASTM International rappresenta il tema degli standard; Beehive Industries quello della progettazione e produzione additiva applicata ai sistemi di propulsione; Carnegie Mellon University e il National Institute for Aviation Research contribuiscono con ricerca, qualificazione e trasferimento tecnologico; Youngstown Business Incubator e The Barnes Global Advisors aggiungono prospettive legate a sviluppo economico, consulenza e industrializzazione. A questi si affiancano U.S. Space Force, NASA e U.S. Army, che collegano il lavoro dell’istituto alle esigenze del settore pubblico e della base industriale della difesa.

America Makes: dal 2012 alla costruzione di una filiera AM nazionale

America Makes è nato nel 2012 a Youngstown, in Ohio, come National Additive Manufacturing Innovation Institute ed è stato il primo istituto della rete Manufacturing USA. La gestione è affidata al National Center for Defense Manufacturing and Machining, NCDMM. Il modello è quello di una partnership pubblico-privata nella quale aziende, università, centri di ricerca, organizzazioni dedicate alla formazione e agenzie governative collaborano per accelerare lo sviluppo e l’adozione industriale dell’additive manufacturing negli Stati Uniti.

Il lavoro dell’istituto non è limitato alla sperimentazione di nuove tecnologie di stampa 3D. Una parte importante delle attività riguarda il passaggio dalla dimostrazione tecnica alla produzione: qualificazione dei processi, caratterizzazione dei materiali, definizione di procedure ripetibili, raccolta e condivisione dei dati, sviluppo di standard, formazione degli operatori e integrazione dei fornitori nella supply chain. America Makes dichiara oggi di gestire un portafoglio di programmi superiore a 400 milioni di dollari, un dato che rende evidente la dimensione industriale del lavoro coordinato dall’organizzazione.

Questa impostazione è particolarmente rilevante per l’AM metallico nei settori aerospaziale, difesa ed energia. In questi ambiti la possibilità di realizzare una geometria complessa non è sufficiente: occorre dimostrare che il componente possa essere prodotto con proprietà coerenti, tracciabilità dei parametri, controlli adeguati e risultati ripetibili. Per questo il confronto tra produttori di macchine, utilizzatori finali, enti di ricerca, organismi di standardizzazione e istituzioni pubbliche diventa parte integrante del processo di industrializzazione.

Sandra DeVincent Wolf e Carnegie Mellon University

Sandra DeVincent Wolf, Ph.D., Executive Director del Manufacturing Futures Institute della Carnegie Mellon University, rappresenta il fronte accademico e della ricerca applicata. Il Manufacturing Futures Institute è stato creato per connettere attività di ricerca, infrastrutture e collaborazioni industriali dedicate alle tecnologie di produzione avanzata. Wolf guida anche il NextManufacturing Center, struttura della Carnegie Mellon University impegnata nell’additive manufacturing e nel rapporto tra ricerca universitaria e applicazioni industriali.

La sua presenza nel comitato è coerente con una delle esigenze più importanti del settore: trasformare risultati scientifici e sperimentali in metodologie che possano essere adottate dalle aziende. Nel campo AM questo passaggio richiede modelli di processo, dati affidabili, metodi di caratterizzazione e una comprensione più precisa delle relazioni tra materiale, macchina, parametri e prestazioni finali del componente.

Barb Ewing e Youngstown Business Incubator

Barb Ewing, CEO di Youngstown Business Incubator, porta nel comitato la prospettiva dello sviluppo economico e dell’innovazione imprenditoriale. La presenza di YBI è legata anche al territorio di Youngstown, dove America Makes ha la propria sede e dove negli anni si è sviluppato un ecosistema dedicato alla manifattura avanzata.

Per l’additive manufacturing, il tema dell’ecosistema è concreto: l’adozione non dipende soltanto dai grandi gruppi industriali, ma anche dalla capacità di creare fornitori, startup, servizi di progettazione, competenze sui materiali, laboratori di prova e imprese in grado di integrare la tecnologia nei processi esistenti. Un’organizzazione come Youngstown Business Incubator può quindi contribuire a collegare la strategia nazionale alle esigenze di aziende più piccole e a progetti di sviluppo territoriale.

Jonaaron Jones e Beehive Industries

Jonaaron Jones, President and General Manager della Additive Manufacturing Division di Beehive Industries, rappresenta un’azienda che ha costruito una parte importante del proprio modello industriale attorno alla produzione additiva. Beehive Industries opera nello sviluppo di sistemi di propulsione e utilizza l’AM per ridurre il numero di componenti, integrare funzioni e affrontare geometrie che sarebbero più complesse da realizzare con processi convenzionali.

In applicazioni di questo tipo la progettazione per additive manufacturing deve essere accompagnata da competenze metallurgiche, sviluppo dei parametri di processo, post-processing, ispezione e qualificazione. La presenza di Beehive Industries nel comitato consente quindi di portare la prospettiva di un’azienda che utilizza l’AM non soltanto per prototipi, ma come elemento della propria architettura di prodotto e della strategia di produzione.

Brian Meincke e il ruolo di ASTM International

Brian Meincke, Vice President, Global Business Development and Innovation Strategy di ASTM International, introduce nel comitato il tema della standardizzazione. ASTM International ha sviluppato, insieme a ISO e attraverso il comitato F42, una famiglia ampia di standard dedicati all’additive manufacturing. Questi documenti riguardano terminologia, qualificazione degli operatori, requisiti dei siti produttivi, caratteristiche dei materiali, accettazione delle macchine, processi di powder bed fusion, directed energy deposition, ispezione e requisiti per l’acquisto di componenti AM.

Gli standard hanno un peso crescente man mano che l’additive manufacturing entra in produzioni regolamentate. Permettono a clienti e fornitori di usare definizioni comuni, stabilire criteri di accettazione, confrontare prestazioni e ridurre l’ambiguità nella qualificazione. Per settori come aerospace e medicale, la maturità normativa e la disponibilità di procedure condivise possono determinare la velocità con cui una tecnologia passa dal laboratorio alla produzione.

Nick Mulé e Boeing

Nick Mulé, Director dell’Additive Manufacturing Intelligence Center di Boeing, rappresenta uno dei maggiori utilizzatori mondiali di tecnologie avanzate per il settore aerospaziale. Boeing ha impiegato l’additive manufacturing in diverse aree, dai componenti polimerici alle applicazioni metalliche, lavorando su progettazione, produzione, qualificazione e integrazione nella supply chain.

La prospettiva di Boeing è importante perché l’adozione dell’AM in aeronautica deve confrontarsi con requisiti di certificazione, vita a fatica, tracciabilità, manutenzione e gestione di una catena di fornitura globale. La capacità di raccogliere e interpretare dati di processo assume quindi un valore strategico: non serve soltanto a controllare una singola macchina, ma può contribuire a definire procedure replicabili tra stabilimenti, fornitori e programmi differenti.

Hector Sandoval e Lockheed Martin Missiles and Fire Control

Hector Sandoval, Technical Fellow for Additive Manufacturing di Lockheed Martin Missiles and Fire Control, porta nel gruppo l’esperienza di un utilizzatore impegnato nei programmi della difesa. Lockheed Martin utilizza la produzione additiva per valutare riduzioni di massa, consolidamento delle parti, abbreviazione dei cicli di sviluppo e soluzioni produttive applicabili a componenti con geometrie complesse.

Nel settore difesa, tuttavia, la convenienza dell’AM viene misurata anche sulla capacità di sostenere la disponibilità dei sistemi e di ridurre la dipendenza da componenti difficili da reperire. La tecnologia può essere utile per affrontare obsolescenza, bassi volumi e ricambi, ma il vantaggio esiste soltanto se i processi sono qualificati e se materiali, macchine e procedure possono essere controllati in modo rigoroso.

Mark Shaw e il National Institute for Aviation Research

Mark Shaw, Chief Engineer of Defense Industrial Base Strategy presso il National Institute for Aviation Research, NIAR, della Wichita State University, aggiunge al comitato competenze legate a qualificazione, certificazione e base industriale della difesa. NIAR è attivo nella ricerca aeronautica, nelle prove, nella digitalizzazione e nello sviluppo di tecnologie che possono essere trasferite ai programmi industriali.

Shaw ha maturato esperienza nell’industrializzazione dell’additive manufacturing e nella qualificazione di componenti per il settore aerospaziale. Il suo ruolo nel comitato è quindi collegato a una questione centrale: come rendere più rapido il passaggio da un processo AM sperimentale a una capacità produttiva accettata, senza ridurre il livello di controllo richiesto dalle applicazioni critiche.

Rick Russell e The Barnes Global Advisors

Rick Russell, Principal ADDvisor di The Barnes Global Advisors, completa il gruppo degli otto membri eletti. The Barnes Global Advisors opera nella consulenza tecnica e strategica per l’additive manufacturing, con attività che comprendono qualificazione, certificazione, sviluppo della supply chain, business case e introduzione della tecnologia nei processi aziendali.

Russell porta quindi una prospettiva trasversale, utile per collegare gli aspetti tecnici alle decisioni economiche. Per molte aziende il problema non è stabilire se sia possibile stampare un componente, ma capire se abbia senso farlo: occorre valutare volumi, costi, materiale, post-processing, controlli, rischio di qualifica e impatto sulla catena di fornitura. È proprio questa valutazione complessiva a separare un’applicazione dimostrativa da un caso industriale sostenibile.

I tre rappresentanti governativi: U.S. Space Force, NASA e U.S. Army

Il comitato 2024-2026 comprende tre rappresentanti governativi. David Beck, Ph.D., Principal, Space Industrial Base della U.S. Space Force, porta il punto di vista delle capacità produttive necessarie al settore spaziale e della resilienza della base industriale. In questo ambito l’additive manufacturing può essere valutato come strumento per accorciare alcune catene di fornitura, produrre componenti complessi e aumentare la flessibilità produttiva, ma deve essere integrato con requisiti di sicurezza e affidabilità molto elevati.

Robert Carter, Deputy Chief della Materials and Structures Division del NASA Glenn Research Center, rappresenta NASA. L’agenzia spaziale statunitense utilizza e studia da anni l’additive manufacturing per sistemi di propulsione, componenti strutturali, materiali ad alte prestazioni e applicazioni destinate all’ambiente spaziale. Il contributo della NASA è particolarmente rilevante nella validazione di materiali e processi destinati a condizioni operative severe.

Laura Macht, Engineer & Project Management dell’U.S. Army DEVCOM Aviation & Missile Center, AvMC, collega il comitato alle esigenze dell’Esercito statunitense nei settori aeronautico e missilistico. In questo contesto l’AM viene studiato sia come tecnologia per nuovi componenti sia come possibile strumento di supporto alla manutenzione e alla disponibilità operativa, soprattutto quando i ricambi tradizionali hanno tempi di approvvigionamento elevati o filiere fragili.

Qualificazione, standard e dati: i nodi industriali dietro le nomine

La composizione del comitato mostra che il problema centrale dell’additive manufacturing non è più soltanto la capacità di produrre forme complesse. Per un impiego industriale su larga scala servono processi qualificati, standard condivisi, sistemi di ispezione, dati confrontabili e una rete di fornitori capace di rispettare requisiti coerenti.

La qualificazione rimane uno dei passaggi più costosi. Un cambiamento di materiale, macchina, strategia di scansione o post-processing può modificare le proprietà del componente e richiedere nuove verifiche. Questo rende importante lo sviluppo di metodi che consentano di comprendere quali variabili siano realmente critiche e quali dati possano essere utilizzati per dimostrare la stabilità del processo.

A questo si aggiunge il tema del digital thread. Una parte AM nasce da un modello digitale e attraversa numerose fasi: preparazione del file, orientamento, slicing, parametri macchina, produzione, rimozione dei supporti, trattamento termico, lavorazioni meccaniche, ispezione e test. Collegare questi dati in modo coerente può aiutare a ricostruire la storia del componente e a individuare più rapidamente le cause di eventuali non conformità.

Gli standard di ASTM International e il lavoro di organizzazioni come America Makes sono quindi complementari. Da una parte occorre sviluppare tecnologia e casi applicativi; dall’altra servono linguaggio comune, criteri di accettazione e procedure che rendano trasferibile il know-how tra aziende diverse.

La base industriale e il ruolo delle PMI

America Makes lavora anche sul rafforzamento della base industriale statunitense. L’additive manufacturing viene spesso associato a grandi gruppi aerospaziali, ma la capacità produttiva reale dipende da una rete molto più ampia di aziende: produttori di polveri, fornitori di macchine, service bureau, laboratori di prova, aziende di trattamento termico, officine meccaniche, sviluppatori software e PMI specializzate.

Per queste imprese l’ingresso nell’AM può essere impegnativo. L’acquisto di una macchina è soltanto una parte dell’investimento: servono gestione delle polveri, sicurezza, personale formato, sistemi qualità, metrologia, post-processing e capacità di interpretare specifiche tecniche complesse. Il comitato deve quindi tenere insieme l’ambizione dei grandi programmi nazionali e la sostenibilità economica dell’adozione per i fornitori che compongono la filiera.

Formazione e competenze come infrastruttura produttiva

Un altro compito assegnato all’Executive Committee riguarda education e workforce development. La crescita dell’additive manufacturing richiede profili che uniscano competenze di progettazione, materiali, produzione, qualità e analisi dei dati. Non basta formare operatori capaci di avviare una macchina: servono ingegneri che sappiano progettare per AM, tecnici in grado di gestire polveri e post-processing, specialisti della qualità e responsabili capaci di costruire business case realistici.

La presenza nel comitato di università, organizzazioni non profit, grandi aziende e agenzie governative crea quindi una base utile per definire competenze comuni e percorsi formativi più vicini alle esigenze industriali. La formazione diventa in questo senso una parte dell’infrastruttura produttiva, al pari delle macchine e dei laboratori.

Dalla composizione 2024-2026 alla scelta della leadership

Dopo la definizione della nuova composizione, America Makes ha affidato a Rick Russell la presidenza dell’Executive Committee e a Sandra DeVincent Wolf il ruolo di Secretary. La scelta ha confermato due direttrici presenti già nell’elenco dei membri: da una parte qualificazione, certificazione e adozione industriale; dall’altra ricerca manifatturiera e collaborazione tra università e imprese.

Il comitato 2024-2026 rappresenta quindi una fotografia precisa delle priorità dell’additive manufacturing statunitense: non soltanto sviluppo di nuove tecnologie, ma soprattutto capacità di trasformarle in processi ripetibili, qualificabili e utilizzabili nella produzione. Boeing, Lockheed Martin, Beehive Industries, ASTM International, Carnegie Mellon University, NIAR, Youngstown Business Incubator e The Barnes Global Advisors coprono segmenti differenti della catena del valore, mentre U.S. Space Force, NASA e U.S. Army collegano queste competenze alle esigenze strategiche delle istituzioni federali.

Il valore del comitato sarà misurato sulla capacità di coordinare queste prospettive e di ridurre la distanza tra ricerca, standardizzazione e fabbrica. Per America Makes, la sfida resta quella di accelerare l’adozione dell’AM senza separare l’innovazione dalla qualità, dalla sostenibilità economica e dalla robustezza della supply chain.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy

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