Chi ha portato un gesso per settimane conosce bene il problema: il braccio o la gamba devono restare immobili, ma il dispositivo che li protegge diventa spesso parte del disagio. Il gesso tradizionale e i bendaggi in vetroresina fanno il loro lavoro dal punto di vista meccanico, ma possono trattenere calore, provocare prurito, rendere complicata l’igiene e impedire attività semplici come lavarsi senza protezioni aggiuntive.

La startup di Singapore Castomize Technologies Pte. Ltd. lavora su un approccio diverso: un tutore ortopedico stampato in 3D, aperto, leggero, impermeabile e rimodellabile con il calore. Il prodotto è noto anche come TessaCast ed è stato sviluppato per l’immobilizzazione di arti in caso di fratture o lesioni che richiedono supporto, in particolare per polso, avambraccio, braccio e caviglia. Castomize indica tra i prodotti disponibili versioni Short Arm, Long Arm e Ankle, con applicazioni future anche in protesica e salute animale.

Dalla stampa 3D al concetto di “4D printing”

Il punto interessante non è solo la stampa 3D del tutore, ma il comportamento del materiale dopo la produzione. Castomize utilizza una struttura termoplastica che diventa modellabile quando viene riscaldata. Il personale sanitario scalda il dispositivo, lo posiziona sull’arto del paziente, lo adatta alla forma del corpo e lo chiude con clip integrate. Una volta raffreddato, il materiale torna rigido e svolge la funzione di immobilizzazione.

È questo comportamento a portare l’azienda a parlare di 4D printing: la quarta dimensione è il tempo, perché l’oggetto non resta identico alla forma uscita dalla macchina, ma cambia configurazione durante l’applicazione clinica. La tecnologia nasce da un percorso iniziato alla Singapore University of Technology and Design, abbreviata SUTD, dove il progetto era nato come ricerca per creare un’alternativa ai gessi in vetroresina. Castomize è poi diventata spin-off nel 2022.

Non serve la scansione 3D del paziente

Molte ortesi stampate in 3D vengono prodotte partendo da una scansione dell’arto. È un metodo molto preciso, ma richiede acquisizione dati, modellazione digitale, preparazione del file e produzione su misura. Castomize sceglie una strada differente: parti pre-realizzate, disponibili in taglie e forme standard, che vengono adattate al paziente durante l’applicazione.

Questa scelta riduce la personalizzazione digitale, ma rende il processo più adatto a cliniche, pronto soccorso e ambulatori che hanno bisogno di applicare un supporto in tempi brevi. L’azienda descrive il proprio cast come un dispositivo composto da parti preformate, con geometria ottimizzata per il paziente, struttura traspirante e materiali capaci di automodellarsi sul corpo.

Come viene applicato il tutore

Il processo indicato da Castomize è organizzato in tre passaggi: riscaldamento, applicazione e chiusura. Il dispositivo viene preriscaldato e poi scaldato per renderlo flessibile; il personale sanitario lo modella sull’arto; infine vengono applicate le clip di chiusura mentre il materiale si raffredda e si irrigidisce. Nella documentazione dell’azienda il riscaldamento del cast richiede 6 minuti, l’applicazione 5 minuti e la fase di chiusura 7 minuti. Nelle FAQ Castomize specifica anche che, dopo il riscaldamento, il cast può essere applicato in meno di 5 minuti.

Per una struttura sanitaria, questo dettaglio può avere un peso pratico. Il bendaggio tradizionale richiede manualità, materiali di consumo e una buona gestione della pressione. Un gesso troppo stretto può creare problemi, uno troppo largo può immobilizzare male. Un dispositivo preformato e rimodellabile non elimina la competenza clinica, ma può rendere più ripetibile la procedura.

Perché un tutore aperto può cambiare la gestione quotidiana

La forma a reticolo lascia la pelle più esposta all’aria rispetto a un bendaggio chiuso. Questo può ridurre sudore, odore, prurito e irritazioni. Il paziente può anche controllare meglio la zona immobilizzata e, in molti casi, mantenere una gestione dell’igiene più semplice.

Castomize descrive i propri dispositivi come impermeabili, dotati di rivestimento antibatterico e progettati con struttura traspirante. Per il modello Short Arm vengono indicati 200 grammi di peso e dimensioni di riferimento pari a 20 cm per 20 cm. Anche le versioni Long Arm e Ankle vengono presentate con caratteristiche simili nella pagina prodotto.

Questo non significa che il paziente possa ignorare le indicazioni del medico. Il tutore serve a immobilizzare un arto in guarigione e va applicato, regolato e rimosso da personale sanitario. La stessa Castomize specifica che la rimozione deve avvenire tramite operatori sanitari, così da verificare anche lo stato della guarigione.

Rimodellabile, ma non riutilizzabile tra pazienti

Un punto da chiarire riguarda la parola “riutilizzabile”. Castomize spiega che il dispositivo è pensato per l’uso su un singolo paziente, ma può essere rimosso, riscaldato e rimodellato per lo stesso paziente. Questo consente di correggere l’adattamento se l’arto cambia volume durante la guarigione, se il tutore si allenta o se serve una regolazione. Non va invece interpretato come un dispositivo da passare da un paziente all’altro.

Questa distinzione è importante perché nel percorso di guarigione una frattura può richiedere più controlli e, con i sistemi tradizionali, a volte serve rifare completamente il bendaggio. Un tutore rimodellabile può ridurre materiali consumati, tempo di applicazione e necessità di rifare il cast da zero.

Costi: più caro come pezzo, meno oneroso nel percorso clinico

Secondo i dati riportati da VoxelMatters, il dispositivo Castomize costa il 30-50% in più da produrre rispetto a un cast in vetroresina. Lo stesso articolo indica però una riduzione media dei costi del 25% in una sperimentazione ospedaliera a Singapore, perché il dispositivo richiede meno rifacimenti e può essere riadattato durante il recupero.

Questo è il punto economico più interessante. Nel settore medicale il prezzo del singolo componente non racconta tutta la storia. Bisogna considerare tempo del personale, materiali accessori, visite di controllo, rifacimenti, comfort del paziente e gestione dei problemi di adattamento. Un dispositivo più costoso all’acquisto può diventare competitivo se riduce passaggi successivi.

Certificazioni e uso clinico

Castomize dichiara che i propri cast sono compatibili con la pelle, con certificazione ISO 10993, e registrati come dispositivi medici di Classe 1 a Singapore, Corea del Sud, Taiwan e Australia. L’azienda afferma inoltre di lavorare con professionisti del Tan Tock Seng Hospital e del KK Women and Children’s Hospital per la sicurezza e l’efficacia del prodotto.

VoxelMatters segnala anche che sono in corso le procedure per l’autorizzazione negli Stati Uniti tramite FDA e per la marcatura CE in Europa.

Per il mercato europeo questo passaggio sarà decisivo. Senza marcatura CE non si può parlare di adozione clinica ampia nell’Unione Europea. L’interesse tecnologico c’è, ma il settore dei dispositivi medici richiede validazione, documentazione, controllo dei materiali, gestione del rischio e tracciabilità.

Le persone e le organizzazioni dietro Castomize

Il team di Castomize è guidato da Abel Teo, CEO, Johannes Sunarko, CTO, ed Eleora Teo, COO. Abel Teo proviene dalla Singapore Management University, mentre Johannes Sunarko ed Eleora Teo hanno un percorso legato a SUTD e all’ingegneria. La pagina aziendale descrive Sunarko come ex ricercatore SUTD con esperienza in tecnologie di stampa 3D e Teo Eleora come PhD in Biomedical Engineering presso la National University of Singapore.

Il progetto ha ricevuto supporto anche da ecosistemi di innovazione e incubazione come SMU Business Innovations Generator, Temasek Launchpad e SUTD. In una ricostruzione della Lee Kong Chian School of Business viene indicata anche la collaborazione con l’ortopedico Michael Yam del Tan Tock Seng Hospital, responsabile di un centro di stampa 3D medica.

Dalla frattura all’esperienza del paziente

La nascita del progetto è legata a un problema molto concreto: una frattura durante un’attività all’aperto e il disagio causato dal gesso tradizionale. Secondo la ricostruzione pubblicata dalla Singapore Management University, il team ha iniziato a lavorare sull’idea dopo che un amico si era rotto un braccio durante un’arrampicata e lamentava prurito e scomodità. I primi tentativi con stampa 3D personalizzata non erano adatti ai tempi clinici, perché richiedevano giorni per arrivare al pezzo finale; da qui il passaggio verso un polimero modellabile con il calore.

Questo passaggio spiega bene perché Castomize non propone semplicemente “un gesso stampato in 3D”. Il vero obiettivo è costruire un dispositivo che possa essere prodotto in serie, stoccato in clinica, adattato al paziente al momento dell’uso e regolato durante la guarigione.

Il ruolo del design: TessaCast e i riconoscimenti

Il prodotto TessaCast ha ricevuto attenzione anche nel mondo del design. La scheda dello Singapore Good Design Mark indica A*STAR Innovation Factory @ SIMTech come designer, con Castomize Technologies Pte. Ltd. come cliente. La stessa scheda sottolinea la struttura leggera, traspirante e impermeabile, il sistema di chiusura integrato e una riduzione dei rifiuti medici indicata al 30%.

Anche i MUSE Design Awards hanno inserito TessaCast tra i prodotti medicali premiati, attribuendo crediti ad A*STAR Innovation Factory @ SIMTech e a Castomize Technologies. La scheda evidenzia l’approccio “one-size-fits-most”, l’uso di un disegno tessellato e l’obiettivo di migliorare l’efficienza per gli operatori sanitari.

Un’alternativa al gesso, non una sostituzione automatica in ogni caso

È importante evitare un equivoco: un’ortesi stampata in 3D non sostituisce il giudizio medico. Esistono fratture semplici, fratture instabili, lesioni che richiedono chirurgia, immobilizzazioni temporanee e percorsi di riabilitazione diversi. Il dispositivo può essere interessante per casi selezionati, ma la scelta resta clinica.

La stessa categoria dei cast stampati in 3D ha già visto diversi progetti nel tempo, spesso basati su scansione dell’arto e produzione su misura. Castomize sceglie invece la via dell’industrializzazione: taglie standard, materiale intelligente, adattamento termico e applicazione più rapida. È una soluzione meno “su misura digitale” e più vicina a un prodotto medicale distribuibile in ambulatorio.

Cosa potrebbe cambiare per ospedali e ambulatori

Per le strutture sanitarie, i vantaggi possibili sono tre. Il primo è il tempo: meno passaggi manuali e possibilità di applicazione più uniforme. Il secondo è la gestione dei controlli: se il tutore si allenta o deve essere regolato, può essere rimosso e rimodellato sullo stesso paziente. Il terzo è la riduzione degli scarti: meno materiali monouso, meno bendaggi da eliminare e meno rifacimenti completi.

Restano però aspetti da valutare. Servono formazione del personale, procedure per il riscaldamento del dispositivo, disponibilità delle taglie, protocolli di selezione del paziente e confronto economico con i sistemi già in uso. Castomize indica che i dispositivi possono essere riscaldati con forno, bagno d’acqua o heater bag, e che l’azienda fornisce materiali di onboarding e formazione in presenza o da remoto.

Una direzione interessante per la stampa 3D medicale

La storia di Castomize mostra una tendenza importante nella stampa 3D medicale: non basta produrre un oggetto personalizzato, bisogna inserirlo in un flusso clinico sostenibile. Un dispositivo può essere molto avanzato, ma se richiede troppo tempo, troppi passaggi o attrezzature difficili da integrare, l’adozione resta limitata.

Con TessaCast, Castomize prova a spostare il valore dalla personalizzazione digitale completa alla personalizzazione al momento dell’uso. Il tutore viene stampato, ma si adatta al paziente grazie al calore. È un compromesso interessante tra produzione industriale e adattamento individuale.

Per il settore della stampa 3D, il caso è utile anche perché allarga il discorso oltre protesi, impianti e modelli anatomici. Qui la manifattura additiva entra in un dispositivo quotidiano, visibile, usato in grandi numeri e spesso percepito dai pazienti come scomodo. Se la validazione clinica e le autorizzazioni internazionali procederanno, soluzioni di questo tipo potrebbero trovare spazio in ortopedia, fisioterapia, medicina sportiva e cura pediatrica.

Il prossimo passaggio sarà capire come Castomize affronterà i mercati regolati più grandi, in particolare Stati Uniti ed Europa, e se il modello basato su taglie standard rimodellabili riuscirà a mantenere lo stesso equilibrio tra comfort, rapidità di applicazione e costo complessivo.

Di Fantasy

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