QinetiQ ha impiegato la manifattura additiva per produrre una serie di componenti di ricambio destinati a HMS Anson, sottomarino d’attacco a propulsione nucleare della Royal Navy appartenente alla classe Astute. Il lavoro è stato svolto nell’ambito del Submarine Maintenance Period, cioè il periodo programmato di manutenzione effettuato presso HMAS Stirling, base navale australiana situata a Garden Island, vicino a Perth, in Australia Occidentale.

Il dato più interessante non è soltanto l’uso della stampa 3D in sé, ma il modo in cui la produzione è stata organizzata. QinetiQ ha lavorato su parti che, con una filiera tradizionale, avrebbero potuto richiedere mesi o perfino anni per essere sostituite. In questo caso il ciclo è stato chiuso in circa quattro settimane, includendo attività di reverse engineering, trasferimento sicuro dei dati tecnici, produzione locale e approvazione finale prima dell’installazione a bordo.

Una catena di fornitura distribuita tra Regno Unito e Australia

Il processo è partito dal Regno Unito, dove QinetiQ ha ricostruito digitalmente i componenti necessari. Il reverse engineering è una fase delicata, soprattutto in ambito navale e militare, perché non significa semplicemente “copiare” un pezzo esistente: occorre ricavare geometrie, tolleranze, funzioni e requisiti di installazione, tenendo conto del contesto operativo in cui il componente dovrà lavorare.

Una volta definite le informazioni tecniche, i dati sono stati trasferiti in modo sicuro verso QinetiQ Australia. Da lì è stata attivata una rete produttiva locale: molte parti sono state realizzate da piccole e medie imprese specializzate in manifattura additiva nell’area di Perth, mentre il resto è stato prodotto sulla costa orientale australiana e direttamente da QinetiQ Australia.

Questo passaggio è importante perché sposta l’attenzione dalla singola stampante 3D alla struttura complessiva della filiera. In un ambiente come quello dei sottomarini, dove i tempi di fermo macchina possono pesare molto sulla disponibilità operativa, la possibilità di produrre vicino al luogo di manutenzione riduce la dipendenza da magazzini lontani, trasporti internazionali e fornitori unici.

Dopo la produzione, l’approvazione tecnica

I componenti non sono stati semplicemente prodotti e consegnati. Prima dell’impiego a bordo, le parti sono state sottoposte all’approvazione del Submarine Delivery Group Additive Manufacturing Team. Solo dopo questa fase sono state consegnate all’equipaggio di HMS Anson, che le ha installate durante la manutenzione presso HMAS Stirling.

Questo aspetto è centrale per capire la differenza tra stampa 3D sperimentale e stampa 3D utilizzata in un contesto operativo. In ambito difesa, soprattutto su piattaforme complesse come un sottomarino nucleare d’attacco, la rapidità non può sostituire il controllo. La manifattura additiva diventa utile solo se è inserita in un percorso di qualificazione, tracciabilità, verifica dei dati e approvazione da parte delle autorità tecniche competenti.

QinetiQ non ha indicato pubblicamente il numero esatto dei componenti prodotti, né i materiali e i processi additivi impiegati. Questa mancanza di dettagli non sorprende, vista la natura del programma e della piattaforma. Rimane però chiaro il valore logistico dell’operazione: progettare, produrre e consegnare ricambi in Australia in poche settimane, invece di attendere una catena di approvvigionamento molto più lunga.

Perché HMS Anson è un caso significativo

HMS Anson è il quinto sottomarino della classe Astute entrato nella flotta della Royal Navy. Gli Astute sono sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, armati con missili da attacco terrestre Tomahawk e siluri pesanti Spearfish. Secondo le informazioni ufficiali del governo britannico, ogni unità della classe Astute misura 97 metri, ha un dislocamento di circa 7.400 tonnellate ed è progettata per operazioni di lunga durata.

La presenza di HMS Anson in Australia rientra nel quadro AUKUS, la partnership tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti. Per l’Australia, il programma serve a costruire competenze industriali, operative e manutentive in vista della futura gestione di sottomarini a propulsione nucleare armati in modo convenzionale.

Durante il periodo di manutenzione di HMS Anson sono stati coinvolti personale della Royal Navy, della UK Submarine Delivery Agency, della Royal Australian Navy, di ASC Pty Ltd e del Pearl Harbor Naval Shipyard. L’Australian Submarine Agency ha indicato un coinvolgimento complessivo di circa 100 persone nelle attività legate al periodo di manutenzione. Non si è trattato quindi di una semplice sosta tecnica, ma di un banco di prova per una collaborazione industriale e manutentiva più ampia.

Il ruolo di AUKUS e di HMAS Stirling

HMAS Stirling avrà un ruolo sempre più rilevante nel programma Submarine Rotational Force – West. A partire dal 2027, la base dovrebbe ospitare in rotazione un sottomarino britannico e fino a quattro sottomarini statunitensi a propulsione nucleare. L’obiettivo dichiarato è permettere all’Australia di acquisire competenze dirette su manutenzione, gestione, sicurezza e supporto operativo di queste piattaforme, prima dell’arrivo della propria flotta.

In questo quadro, la produzione additiva non va letta solo come una tecnologia di fabbricazione. È anche uno strumento per costruire una filiera locale capace di rispondere più velocemente alle esigenze della manutenzione. Una rete di fornitori qualificati in Australia Occidentale può ridurre i tempi di approvvigionamento, aumentare la disponibilità dei mezzi e creare competenze industriali sul territorio.

Accanto ai ricambi prodotti con manifattura additiva da QinetiQ e dai suoi partner, nello stesso periodo di manutenzione sono state realizzate anche altre attività industriali locali. Defence Australia ha raccontato, ad esempio, la produzione e installazione di seawater strainers, cioè unità filtranti protettive per le prese d’acqua marina del sottomarino, fabbricate in Australia Occidentale con il supporto di Fleet Support Unit – West e ASC Pty Ltd. Questo esempio non va confuso automaticamente con i ricambi stampati in 3D di QinetiQ, ma mostra come la manutenzione di HMS Anson sia stata usata per testare competenze locali su più fronti.

La stampa 3D come risposta ai tempi lunghi dei ricambi

Uno dei problemi più noti nella manutenzione navale è la disponibilità dei ricambi. Le piattaforme militari rimangono in servizio per molti anni, a volte per decenni, e non sempre i fornitori originali sono ancora attivi o disponibili. Alcuni componenti possono uscire di produzione, altri richiedono attrezzature dedicate, stampi, lotti minimi o lavorazioni speciali. In questi casi, il costo del pezzo non è l’unico problema: il vero limite può diventare il tempo.

La manifattura additiva permette di affrontare una parte di questo problema trasformando il ricambio in un processo digitale. Se il componente è adatto alla produzione additiva e se esiste un percorso di qualifica, la parte può essere prodotta più vicino al punto d’uso, senza attendere necessariamente una linea produttiva tradizionale. Questo non significa che ogni ricambio possa essere stampato in 3D, né che la stampa 3D sostituisca tutti i metodi convenzionali. Significa però che, per alcune categorie di componenti, può diventare una soluzione concreta per ridurre i tempi di fermo e aumentare la flessibilità della manutenzione.

Il Ministero della Difesa britannico ha già indicato nella propria strategia sulla manifattura avanzata alcuni benefici attesi: filiere più intelligenti, maggiore flessibilità, libertà progettuale, tempi di risposta più brevi e accesso a parti obsolete o difficili da reperire. Il caso HMS Anson rientra esattamente in questa direzione: non una dimostrazione da laboratorio, ma un’applicazione legata a una manutenzione programmata.

QinetiQ e l’integrazione con l’industria australiana

QinetiQ è un partner strategico di lunga data del Submarine Delivery Group britannico. In questo progetto ha messo insieme capacità ingegneristiche nel Regno Unito, presenza industriale in Australia e una rete di fornitori locali. Corry Neale, Chief Executive di QinetiQ Australia, ha sottolineato che la combinazione tra presenza globale e competenze ingegneristiche locali ha permesso all’azienda di intervenire con rapidità a supporto di HMS Anson.

Per l’industria australiana, l’operazione ha un significato pratico. Le piccole e medie imprese coinvolte nella produzione additiva non sono rimaste ai margini del programma, ma sono entrate in una filiera collegata al sostegno di un sottomarino britannico in territorio australiano. Questo è uno dei punti più concreti del percorso AUKUS: non solo cooperazione politica e militare, ma costruzione di competenze industriali verificabili.

La vera sfida sarà trasformare questo tipo di intervento in una capacità ripetibile. Per farlo serviranno standard comuni, processi di qualifica, archivi digitali sicuri, protezione della proprietà intellettuale, controllo dei materiali, ispezione delle parti e chiarezza sulle responsabilità tecniche. La stampa 3D può accorciare la catena logistica, ma introduce anche nuove esigenze: gestione dei file, cybersicurezza, validazione dei parametri di processo e controllo qualità.

Un segnale per la manutenzione navale del futuro

Il caso HMS Anson mostra come la stampa 3D stia diventando uno strumento di supporto alla disponibilità operativa, soprattutto in settori dove i tempi dei ricambi tradizionali possono diventare incompatibili con le esigenze della manutenzione. Il punto non è stampare tutto, ma sapere quali parti possono essere prodotte in modo sicuro, vicino al luogo d’impiego e con un processo approvato.

Per la Royal Navy, questa è la prima applicazione di manifattura avanzata per produrre componenti destinati a supportare un periodo di manutenzione ordinaria di un sottomarino in Australia. Per QinetiQ Australia e per le aziende locali coinvolte, è un’occasione per inserirsi in una catena di fornitura più ampia, legata al futuro dei sottomarini AUKUS e alla presenza rotazionale prevista a HMAS Stirling.

La stampa 3D non elimina la complessità della manutenzione di un sottomarino. La rende, in alcuni casi, più gestibile. E in un settore in cui ogni settimana può contare, passare da tempi potenzialmente misurati in mesi a una consegna in quattro settimane è un risultato che merita attenzione.

Di Fantasy

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