Snapmaker ha introdotto un nuovo filamento flessibile per la propria piattaforma U1: si tratta di un TPU 90A, pensato per chi ha bisogno di parti più morbide rispetto ai TPU più rigidi, ma ancora gestibili su una stampante FDM desktop. Il materiale nasce per componenti elastici, protettivi e soggetti a deformazione controllata, con in più il riconoscimento RFID per semplificare l’uso sulla Snapmaker U1.

La sigla TPU indica il poliuretano termoplastico, una famiglia di materiali molto usata nella stampa 3D quando servono proprietà simili alla gomma: flessibilità, resistenza all’abrasione, capacità di assorbire urti e ritorno alla forma iniziale dopo una sollecitazione. La durezza Shore 90A colloca questo filamento in una fascia interessante: più morbida di un TPU 95A, ma meno difficile da gestire rispetto a gradi ancora più elastici come 85A o 83A.

In pratica, il TPU 90A può essere utile quando il pezzo deve piegarsi, comprimersi o assorbire vibrazioni senza diventare troppo “molle”. È il tipo di materiale che trova spazio in applicazioni quotidiane e funzionali: piedini antivibrazione, impugnature, protezioni, guarnizioni leggere, inserti ammortizzanti, componenti indossabili e parti da integrare con materiali rigidi.

Perché il TPU 90A interessa agli utenti Snapmaker U1

La Snapmaker U1 è una stampante FDM a più teste indipendenti, progettata per la stampa multicolore e multimateriale senza dover cambiare continuamente filamento all’interno dello stesso hotend. Questo approccio riduce spurghi e tempi morti rispetto ai sistemi a singolo ugello, ma diventa ancora più interessante quando entra in gioco il multimateriale funzionale.

Con un materiale come il TPU 90A, l’utente non stampa solo un oggetto colorato: può combinare zone rigide e zone morbide nello stesso componente. Un esempio semplice è una maniglia stampata con corpo in PLA o PETG e inserto morbido in TPU. Lo stesso vale per piedini antiscivolo integrati in un supporto, protezioni d’angolo, dispositivi ergonomici o piccoli attrezzi con superfici a contatto più confortevoli.

Snapmaker indica la possibilità di combinare il TPU 90A con materiali come PLA, PETG, PA e PET sulla U1. Questo non significa che ogni accoppiamento sia automaticamente adatto a componenti strutturali: quando si uniscono materiali diversi, la resistenza dell’interfaccia dipende dalla compatibilità chimica, dalla geometria e dai parametri di stampa. Tuttavia, il sistema U1 consente di gestire queste combinazioni in modo più ordinato rispetto a una stampante tradizionale con un solo estrusore.

RFID e profili in Snapmaker Orca: meno impostazioni manuali

Il nuovo TPU 90A integra una identificazione RFID pensata per la Snapmaker U1. Il vantaggio è pratico: quando la bobina viene caricata, la macchina può riconoscere il materiale e richiamare le informazioni associate, riducendo il lavoro manuale dell’utente. Per chi stampa spesso con materiali diversi, questa funzione aiuta a evitare errori banali come profili sbagliati, temperatura non corretta o materiale impostato in modo errato nel software.

Il supporto non si limita alla parte hardware. Snapmaker Orca, il software di slicing collegato all’ecosistema U1, include profili dedicati per materiali e macchine Snapmaker. Per il TPU questo è un punto importante, perché i filamenti flessibili richiedono più attenzione di PLA e PETG: velocità più basse, controllo della retrazione, alimentazione regolare e materiale asciutto.

La presenza del chip RFID non trasforma il TPU in un materiale “senza problemi”, ma abbassa il rischio di partire con impostazioni sbagliate. Rimane comunque necessario rispettare le regole di base della stampa con materiali elastici.

Il nodo tecnico: il TPU è utile, ma non perdona l’umidità

Il TPU assorbe umidità dall’ambiente. Quando il filamento è umido, la qualità di stampa può peggiorare in modo evidente: comparsa di bolle, superfici ruvide, stringing, estrusione irregolare e maggior rischio di intasamento. Per questo Snapmaker raccomanda l’asciugatura del materiale prima dell’uso, con un ciclo a 70 °C per sei ore.

Questa indicazione è coerente con l’esperienza comune sulla stampa di TPU. Un filamento flessibile non ben conservato può diventare più difficile da alimentare e più instabile durante l’estrusione. La bobina andrebbe tenuta in contenitori chiusi con essiccante, oppure alimentata da un dryer durante stampe lunghe, soprattutto in ambienti umidi.

Il TPU 90A non è un materiale da stampa ad alta velocità. Snapmaker indica velocità intorno a 30–50 mm/s e temperature di estrusione tra 210 e 240 °C. Sono valori più prudenti rispetto ai filamenti rigidi o ai TPU ad alto flusso. La ragione è semplice: un materiale più morbido tende a deformarsi lungo il percorso di alimentazione e oppone più resistenza quando viene spinto attraverso l’ugello.

Caricamento manuale e ugelli: dove fare attenzione

Un dettaglio importante riguarda il caricamento del materiale. Snapmaker raccomanda di caricare manualmente il TPU 90A sulla U1, evitando l’alimentazione automatica. Con i materiali flessibili, infatti, il rischio non è solo la temperatura, ma anche il modo in cui il filamento viene spinto e guidato. Se il percorso crea attrito o se la pressione dell’ingranaggio non è adatta, il filamento può schiacciarsi, piegarsi o causare inceppamenti.

Anche la scelta dell’ugello conta. Per il TPU 90A non è consigliato l’uso di un ugello da 0,2 mm, perché l’elevata resistenza all’estrusione rende più probabili problemi di flusso. La dimensione più ragionevole resta 0,4 mm o superiore, soprattutto per parti funzionali in cui non serve inseguire il dettaglio più fine.

Non è invece richiesto un hotend in acciaio temprato, perché il TPU 90A non è un materiale caricato con fibre abrasive. Non serve nemmeno una camera chiusa, a differenza di materiali tecnici come ABS, ASA, PC o nylon rinforzati. Questo lo rende più accessibile per un uso desktop, purché si accetti una velocità di stampa più bassa.

Beam Interlocking: un aiuto per il multimateriale

Uno dei punti più interessanti riguarda la funzione Beam Interlocking di Snapmaker Orca. Quando materiali diversi non aderiscono bene tra loro, il software può creare una sorta di incastro meccanico all’interfaccia tra le due zone. Invece di affidarsi solo alla compatibilità chimica tra i materiali, la geometria aiuta a trattenere una parte dentro l’altra.

Questo approccio può essere utile per combinazioni rigido-flessibili, per esempio un corpo in PETG con una superficie morbida in TPU. Non bisogna però confondere l’incastro meccanico con una garanzia assoluta di resistenza strutturale. Per parti sottoposte a carico, urti o deformazioni ripetute, la geometria deve essere progettata con attenzione e i pezzi vanno testati.

Snapmaker sconsiglia l’uso del TPU 90A per collegamenti strutturali con materiali come ABS, ASA o PC. Questi materiali hanno comportamenti termici e chimici diversi, e la tenuta dell’interfaccia può non essere adeguata. In alcune applicazioni possono comunque essere usati nello stesso progetto, ma non è prudente considerarli uniti come se fossero un unico materiale continuo.

Applicazioni pratiche: non solo gadget morbidi

Il TPU 90A può avere un ruolo concreto in molti piccoli componenti funzionali. Tra gli esempi più immediati ci sono piedini per dispositivi elettronici, gommini antivibrazione, protezioni per utensili, inserti per imballaggi, supporti ammortizzanti, coperture protettive, cinghie leggere, cinturini, elementi ergonomici e parti a contatto con la mano.

Rispetto a un TPU 95A, la durezza inferiore permette una sensazione più morbida e una maggiore capacità di deformarsi sotto pressione. Questo può essere utile per plantari, imbottiture, appoggi per polso, grip e componenti indossabili. Rispetto a un TPU molto morbido, però, il 90A resta più controllabile in stampa e mantiene una migliore stabilità dimensionale.

Per chi usa la U1 come macchina per prototipi funzionali, il materiale apre possibilità interessanti: non solo modelli estetici, ma parti che simulano guarnizioni, protezioni, zone elastiche o superfici antiscivolo. La vera utilità dipenderà dalla capacità di progettare il pezzo intorno alle proprietà del materiale, invece di sostituire semplicemente il PLA con il TPU nello stesso file.

Compatibilità oltre la U1

Il nuovo TPU 90A è pensato per l’ecosistema Snapmaker U1, ma non è limitato esclusivamente a quella macchina. Come altri filamenti da 1,75 mm, può essere usato anche su stampanti FDM di terze parti compatibili con materiali flessibili. In quel caso, però, l’utente non avrà il vantaggio del riconoscimento RFID e dei profili dedicati integrati nella stessa logica macchina-software-materiale.

Su stampanti non Snapmaker sarà necessario impostare manualmente temperatura, velocità, retrazione, raffreddamento e percorso di alimentazione. Le macchine con estrusore direct drive sono in genere più adatte al TPU rispetto ai sistemi Bowden, perché riducono la distanza tra ingranaggio di spinta e ugello. Minore è il tratto in cui il filamento può comprimersi o flettersi, più stabile tende a essere l’estrusione.

Colori, prezzo e posizionamento

Il TPU 90A per U1 viene proposto in bobine da 1 kg, nei colori nero, bianco e grigio. Il prezzo indicato per lo shop europeo è di 41,99 euro al chilogrammo. La fascia è coerente con un materiale proprietario dotato di riconoscimento RFID e profili dedicati, più orientato all’uso integrato con la piattaforma U1 che alla sola vendita come filamento generico.

Snapmaker sottolinea anche l’uso di materiali riciclabili per filamento e bobina. È un dettaglio utile, soprattutto in un settore dove bobine, imballaggi e prove fallite possono generare scarti non trascurabili. Resta il tema generale della stampa 3D: la sostenibilità non dipende solo dal materiale acquistato, ma anche dalla capacità di ridurre errori, supporti inutili e stampe non riuscite.

Un materiale che completa meglio la logica della U1

L’arrivo del TPU 90A va letto come un tassello nella costruzione dell’ecosistema Snapmaker U1. La macchina nasce per gestire più materiali, ma il valore del multimateriale cresce solo se l’utente può scegliere tra materiali con proprietà davvero diverse. PLA e PETG coprono una parte delle esigenze, ma un TPU più morbido aggiunge elasticità, grip e assorbimento degli urti.

Per chi usa la U1 in ambito maker, prototipazione o piccola produzione, il nuovo filamento può diventare utile nei progetti in cui serve combinare rigidità e morbidezza nello stesso pezzo. Non è il materiale più veloce e non elimina le attenzioni richieste dal TPU, ma rende più accessibile un tipo di stampa che, fino a pochi anni fa, era spesso considerato scomodo sulle macchine desktop.

Il punto centrale è questo: Snapmaker non sta solo aggiungendo un colore o una variante al catalogo. Sta rendendo più completa la parte materiale della U1, spingendo la macchina verso applicazioni funzionali in cui il multimateriale serve a creare oggetti con comportamenti diversi nello stesso modello.Snapmaker amplia la gamma materiali per U1 con un TPU 90A dotato di RFID

Snapmaker ha introdotto un nuovo filamento flessibile per la propria piattaforma U1: si tratta di un TPU 90A, pensato per chi ha bisogno di parti più morbide rispetto ai TPU più rigidi, ma ancora gestibili su una stampante FDM desktop. Il materiale nasce per componenti elastici, protettivi e soggetti a deformazione controllata, con in più il riconoscimento RFID per semplificare l’uso sulla Snapmaker U1.

La sigla TPU indica il poliuretano termoplastico, una famiglia di materiali molto usata nella stampa 3D quando servono proprietà simili alla gomma: flessibilità, resistenza all’abrasione, capacità di assorbire urti e ritorno alla forma iniziale dopo una sollecitazione. La durezza Shore 90A colloca questo filamento in una fascia interessante: più morbida di un TPU 95A, ma meno difficile da gestire rispetto a gradi ancora più elastici come 85A o 83A.

In pratica, il TPU 90A può essere utile quando il pezzo deve piegarsi, comprimersi o assorbire vibrazioni senza diventare troppo “molle”. È il tipo di materiale che trova spazio in applicazioni quotidiane e funzionali: piedini antivibrazione, impugnature, protezioni, guarnizioni leggere, inserti ammortizzanti, componenti indossabili e parti da integrare con materiali rigidi.

Perché il TPU 90A interessa agli utenti Snapmaker U1

La Snapmaker U1 è una stampante FDM a più teste indipendenti, progettata per la stampa multicolore e multimateriale senza dover cambiare continuamente filamento all’interno dello stesso hotend. Questo approccio riduce spurghi e tempi morti rispetto ai sistemi a singolo ugello, ma diventa ancora più interessante quando entra in gioco il multimateriale funzionale.

Con un materiale come il TPU 90A, l’utente non stampa solo un oggetto colorato: può combinare zone rigide e zone morbide nello stesso componente. Un esempio semplice è una maniglia stampata con corpo in PLA o PETG e inserto morbido in TPU. Lo stesso vale per piedini antiscivolo integrati in un supporto, protezioni d’angolo, dispositivi ergonomici o piccoli attrezzi con superfici a contatto più confortevoli.

Snapmaker indica la possibilità di combinare il TPU 90A con materiali come PLA, PETG, PA e PET sulla U1. Questo non significa che ogni accoppiamento sia automaticamente adatto a componenti strutturali: quando si uniscono materiali diversi, la resistenza dell’interfaccia dipende dalla compatibilità chimica, dalla geometria e dai parametri di stampa. Tuttavia, il sistema U1 consente di gestire queste combinazioni in modo più ordinato rispetto a una stampante tradizionale con un solo estrusore.

RFID e profili in Snapmaker Orca: meno impostazioni manuali

Il nuovo TPU 90A integra una identificazione RFID pensata per la Snapmaker U1. Il vantaggio è pratico: quando la bobina viene caricata, la macchina può riconoscere il materiale e richiamare le informazioni associate, riducendo il lavoro manuale dell’utente. Per chi stampa spesso con materiali diversi, questa funzione aiuta a evitare errori banali come profili sbagliati, temperatura non corretta o materiale impostato in modo errato nel software.

Il supporto non si limita alla parte hardware. Snapmaker Orca, il software di slicing collegato all’ecosistema U1, include profili dedicati per materiali e macchine Snapmaker. Per il TPU questo è un punto importante, perché i filamenti flessibili richiedono più attenzione di PLA e PETG: velocità più basse, controllo della retrazione, alimentazione regolare e materiale asciutto.

La presenza del chip RFID non trasforma il TPU in un materiale “senza problemi”, ma abbassa il rischio di partire con impostazioni sbagliate. Rimane comunque necessario rispettare le regole di base della stampa con materiali elastici.

Il nodo tecnico: il TPU è utile, ma non perdona l’umidità

Il TPU assorbe umidità dall’ambiente. Quando il filamento è umido, la qualità di stampa può peggiorare in modo evidente: comparsa di bolle, superfici ruvide, stringing, estrusione irregolare e maggior rischio di intasamento. Per questo Snapmaker raccomanda l’asciugatura del materiale prima dell’uso, con un ciclo a 70 °C per sei ore.

Questa indicazione è coerente con l’esperienza comune sulla stampa di TPU. Un filamento flessibile non ben conservato può diventare più difficile da alimentare e più instabile durante l’estrusione. La bobina andrebbe tenuta in contenitori chiusi con essiccante, oppure alimentata da un dryer durante stampe lunghe, soprattutto in ambienti umidi.

Il TPU 90A non è un materiale da stampa ad alta velocità. Snapmaker indica velocità intorno a 30–50 mm/s e temperature di estrusione tra 210 e 240 °C. Sono valori più prudenti rispetto ai filamenti rigidi o ai TPU ad alto flusso. La ragione è semplice: un materiale più morbido tende a deformarsi lungo il percorso di alimentazione e oppone più resistenza quando viene spinto attraverso l’ugello.

Caricamento manuale e ugelli: dove fare attenzione

Un dettaglio importante riguarda il caricamento del materiale. Snapmaker raccomanda di caricare manualmente il TPU 90A sulla U1, evitando l’alimentazione automatica. Con i materiali flessibili, infatti, il rischio non è solo la temperatura, ma anche il modo in cui il filamento viene spinto e guidato. Se il percorso crea attrito o se la pressione dell’ingranaggio non è adatta, il filamento può schiacciarsi, piegarsi o causare inceppamenti.

Anche la scelta dell’ugello conta. Per il TPU 90A non è consigliato l’uso di un ugello da 0,2 mm, perché l’elevata resistenza all’estrusione rende più probabili problemi di flusso. La dimensione più ragionevole resta 0,4 mm o superiore, soprattutto per parti funzionali in cui non serve inseguire il dettaglio più fine.

Non è invece richiesto un hotend in acciaio temprato, perché il TPU 90A non è un materiale caricato con fibre abrasive. Non serve nemmeno una camera chiusa, a differenza di materiali tecnici come ABS, ASA, PC o nylon rinforzati. Questo lo rende più accessibile per un uso desktop, purché si accetti una velocità di stampa più bassa.

Beam Interlocking: un aiuto per il multimateriale

Uno dei punti più interessanti riguarda la funzione Beam Interlocking di Snapmaker Orca. Quando materiali diversi non aderiscono bene tra loro, il software può creare una sorta di incastro meccanico all’interfaccia tra le due zone. Invece di affidarsi solo alla compatibilità chimica tra i materiali, la geometria aiuta a trattenere una parte dentro l’altra.

Questo approccio può essere utile per combinazioni rigido-flessibili, per esempio un corpo in PETG con una superficie morbida in TPU. Non bisogna però confondere l’incastro meccanico con una garanzia assoluta di resistenza strutturale. Per parti sottoposte a carico, urti o deformazioni ripetute, la geometria deve essere progettata con attenzione e i pezzi vanno testati.

Snapmaker sconsiglia l’uso del TPU 90A per collegamenti strutturali con materiali come ABS, ASA o PC. Questi materiali hanno comportamenti termici e chimici diversi, e la tenuta dell’interfaccia può non essere adeguata. In alcune applicazioni possono comunque essere usati nello stesso progetto, ma non è prudente considerarli uniti come se fossero un unico materiale continuo.

Applicazioni pratiche: non solo gadget morbidi

Il TPU 90A può avere un ruolo concreto in molti piccoli componenti funzionali. Tra gli esempi più immediati ci sono piedini per dispositivi elettronici, gommini antivibrazione, protezioni per utensili, inserti per imballaggi, supporti ammortizzanti, coperture protettive, cinghie leggere, cinturini, elementi ergonomici e parti a contatto con la mano.

Rispetto a un TPU 95A, la durezza inferiore permette una sensazione più morbida e una maggiore capacità di deformarsi sotto pressione. Questo può essere utile per plantari, imbottiture, appoggi per polso, grip e componenti indossabili. Rispetto a un TPU molto morbido, però, il 90A resta più controllabile in stampa e mantiene una migliore stabilità dimensionale.

Per chi usa la U1 come macchina per prototipi funzionali, il materiale apre possibilità interessanti: non solo modelli estetici, ma parti che simulano guarnizioni, protezioni, zone elastiche o superfici antiscivolo. La vera utilità dipenderà dalla capacità di progettare il pezzo intorno alle proprietà del materiale, invece di sostituire semplicemente il PLA con il TPU nello stesso file.

Compatibilità oltre la U1

Il nuovo TPU 90A è pensato per l’ecosistema Snapmaker U1, ma non è limitato esclusivamente a quella macchina. Come altri filamenti da 1,75 mm, può essere usato anche su stampanti FDM di terze parti compatibili con materiali flessibili. In quel caso, però, l’utente non avrà il vantaggio del riconoscimento RFID e dei profili dedicati integrati nella stessa logica macchina-software-materiale.

Su stampanti non Snapmaker sarà necessario impostare manualmente temperatura, velocità, retrazione, raffreddamento e percorso di alimentazione. Le macchine con estrusore direct drive sono in genere più adatte al TPU rispetto ai sistemi Bowden, perché riducono la distanza tra ingranaggio di spinta e ugello. Minore è il tratto in cui il filamento può comprimersi o flettersi, più stabile tende a essere l’estrusione.

Colori, prezzo e posizionamento

Il TPU 90A per U1 viene proposto in bobine da 1 kg, nei colori nero, bianco e grigio. Il prezzo indicato per lo shop europeo è di 41,99 euro al chilogrammo. La fascia è coerente con un materiale proprietario dotato di riconoscimento RFID e profili dedicati, più orientato all’uso integrato con la piattaforma U1 che alla sola vendita come filamento generico.

Snapmaker sottolinea anche l’uso di materiali riciclabili per filamento e bobina. È un dettaglio utile, soprattutto in un settore dove bobine, imballaggi e prove fallite possono generare scarti non trascurabili. Resta il tema generale della stampa 3D: la sostenibilità non dipende solo dal materiale acquistato, ma anche dalla capacità di ridurre errori, supporti inutili e stampe non riuscite.

Un materiale che completa meglio la logica della U1

L’arrivo del TPU 90A va letto come un tassello nella costruzione dell’ecosistema Snapmaker U1. La macchina nasce per gestire più materiali, ma il valore del multimateriale cresce solo se l’utente può scegliere tra materiali con proprietà davvero diverse. PLA e PETG coprono una parte delle esigenze, ma un TPU più morbido aggiunge elasticità, grip e assorbimento degli urti.

Per chi usa la U1 in ambito maker, prototipazione o piccola produzione, il nuovo filamento può diventare utile nei progetti in cui serve combinare rigidità e morbidezza nello stesso pezzo. Non è il materiale più veloce e non elimina le attenzioni richieste dal TPU, ma rende più accessibile un tipo di stampa che, fino a pochi anni fa, era spesso considerato scomodo sulle macchine desktop.

Il punto centrale è questo: Snapmaker non sta solo aggiungendo un colore o una variante al catalogo. Sta rendendo più completa la parte materiale della U1, spingendo la macchina verso applicazioni funzionali in cui il multimateriale serve a creare oggetti con comportamenti diversi nello stesso modello.

Di Fantasy

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