Una città di quattro metri nata da otto stampanti 3D

La stampa 3D continua a trovare spazio nel modellismo architettonico non solo come strumento per prototipi veloci, ma anche come mezzo per costruire esposizioni fisiche complesse. Un caso interessante arriva da Mosca, dove lo studio di architettura MAM ha realizzato per ARCH MOSCOW una grande installazione urbana stampata in 3D. Il modello, chiamato “Città-Fata Morgana”, misura circa quattro metri e utilizza 60 kg di filamento rosa, pari a circa 20 km di materiale estruso. La composizione comprende 17 edifici, 200 figure umane, 100 alberi, 20 Lamborghini, 20 auto della polizia e sette gatti, dettagli che trasformano il plastico in una piccola scena urbana più che in una maquette tradizionale.

ARCH MOSCOW 2026 si è svolta dal 27 al 30 maggio al complesso Gostiny Dvor di Mosca; il tema scelto per l’edizione era “Ideale”, con l’invito agli studi partecipanti a ragionare su edifici, spazi e città capaci di avvicinarsi alla propria idea di qualità architettonica. L’evento è indicato anche dal sito ufficiale come appuntamento dal 27 al 30 maggio 2026 al Gostiny Dvor Complex, con organizzazione affidata a EXPO-PARK EXHIBITION PROJECTS Ltd.

Dal plastico singolo al racconto urbano

Il dato tecnico più visibile è il consumo di materiale, ma l’aspetto più utile da osservare è il passaggio di scala. MAM non ha stampato un edificio isolato, ma un insieme urbano composto da architetture, elementi di paesaggio, mezzi, persone e oggetti minuti. Per farlo, lo studio ha ampliato il proprio parco macchine da tre a otto stampanti 3D e ha concentrato in circa un mese la preparazione dei file, la stampa, l’assemblaggio e l’allestimento. Non sono stati comunicati i modelli delle stampanti né il tipo esatto di polimero usato; il dato disponibile riguarda il materiale complessivo e la scelta cromatica del filamento rosa.

In un progetto di questo tipo la stampa 3D non elimina il lavoro manuale: lo sposta. Prima della stampa occorre dividere gli edifici in parti producibili, valutare l’orientamento dei pezzi, evitare dettagli troppo fragili, stabilire dove collocare giunti e superfici di incollaggio, gestire tempi macchina e bobine. Dopo la stampa restano pulizia, rifinitura, assemblaggio, controllo delle proporzioni e montaggio sul supporto espositivo. È un processo ibrido, in cui il digitale serve a ripetere e coordinare centinaia di elementi, mentre il risultato finale resta fisico, osservabile da più punti e legato al modo in cui il pubblico si muove nello spazio.

Perché usare la stampa 3D nei modelli architettonici

Nel modellismo per l’architettura, la stampa 3D ha un vantaggio chiaro: consente di passare dai file digitali a un oggetto fisico con precisione ripetibile. Le tecnologie additive permettono di tradurre disegni CAD in modelli tridimensionali, riducendo il lavoro manuale su forme complesse e rendendo più facile produrre varianti, parti curve, facciate articolate o dettagli difficili da realizzare a mano.

Nel caso di MAM sembra trattarsi di un impiego vicino alla logica FDM/FFF, cioè stampa a filamento: il materiale termoplastico viene fuso ed estruso da un ugello, depositato strato dopo strato fino alla costruzione dell’oggetto. Questa tecnologia non offre il dettaglio più fine rispetto a processi come SLA o SLS, ma è adatta a modelli di studio, elementi di grandi dimensioni e produzioni a costo contenuto. Per plastici estesi, come una città in scala, il vantaggio sta nella possibilità di far lavorare più macchine in parallelo e produrre un gran numero di componenti senza doverli scolpire uno a uno.

I progetti di MAM dentro una sola città

La “Città-Fata Morgana” non è una città inventata da zero. Il modello raccoglie parti di progetti sviluppati da MAM negli anni, includendo edifici residenziali, strutture pubbliche, infrastrutture e nodi di trasporto. Tra i riferimenti indicati compaiono il distretto commerciale Light City, il complesso “Fili”, il cluster “Lomonosov”, una filiale della Galleria Tretjakov a Kommunarka e il complesso multifunzionale “Nordstern” per l’Artico.

MAM è uno studio di architettura con sede a Mosca, fondato nel 2017 da Anna Shalenkova, Irina Kotova e Tatjana Borisova. Lo studio si occupa di edifici pubblici e residenziali, progetti urbani a scale diverse e interni.

Alcuni dei lavori presenti nel portfolio aiutano a capire perché il modello stampato in 3D sia stato pensato come città e non come semplice raccolta di edifici. Il progetto “Fili”, per esempio, nasce come proposta per un complesso pubblico-direzionale legato a un nodo di interscambio, con connessione tra la linea MCD-1 e la metropolitana Fili. Qui il tema non è solo la forma dell’edificio, ma il rapporto tra trasporto, uffici, infrastruttura e spazio urbano.

Il progetto per il deposito e centro espositivo della Galleria Tretjakov e dei musei di Mosca, invece, è stato sviluppato per un concorso aperto di Moskomarchitektura e dell’Istituto del Piano Generale di Mosca. In questo caso lo studio ha lavorato su flussi separati per visitatori, personale ed esposizioni, con spazi pubblici, aree tecniche e zone espositive organizzate per non interferire tra loro.

“Nordstern”, o “Stella del Nord”, guarda a un contesto ancora diverso: Anadyr, in Russia, e il tema dell’abitare in clima artico. Il progetto viene descritto da MAM come una sorta di “città sotto un tetto”, su pali, con più di 100.000 m² di superficie, residenze lungo il perimetro, una serra-promenade centrale con idroponica, spazi sportivi e culturali, negozi, scuola e asilo.

Il modello come archivio fisico

Visto in questa prospettiva, il plastico di ARCH MOSCOW non serve solo a mostrare abilità produttiva. Funziona come un archivio tridimensionale: riunisce concorsi, progetti in corso, idee urbane e lavori di scala diversa dentro un’unica forma leggibile. È una scelta adatta al contesto di una fiera di architettura, perché permette al visitatore di capire lo studio non attraverso tavole separate, ma camminando attorno a una città compatta.

La stampa 3D aiuta proprio in questo: rende possibile uniformare progetti nati in momenti diversi, portarli a una scala comune e costruire una narrazione fisica. In una maquette manuale di quattro metri, la ripetizione di centinaia di figure, alberi o veicoli richiederebbe un lavoro lungo e costoso. Con più stampanti FDM operative, questi elementi possono diventare una produzione seriale interna, mantenendo coerenza di linguaggio e proporzioni.

La Fata Morgana come effetto visivo

Il nome “Città-Fata Morgana” non è solo decorativo. L’allestimento prevedeva una parete semitrasparente che separava la città stampata dal resto dello spazio fieristico. Guardata dall’esterno, la massa urbana cambiava percezione: da insieme di edifici diventava sagoma, profilo, immagine quasi grafica. È un modo per legare il tema dell’“Ideale” a qualcosa che si vede ma non si raggiunge del tutto: una città desiderata, costruita con progetti reali, ma ricomposta in una forma sospesa.

L’illuminazione è stata curata da L1GROUP, realtà moscovita specializzata in lighting design per architettura, interni e spazi esterni. L1GROUP si presenta come un bureau di progettazione della luce che lavora su concept, documentazione di progetto e soluzioni “chiavi in mano”, dalla prima idea fino all’installazione e alla messa a punto.

Nel modellismo architettonico la luce non serve solo a rendere più gradevole l’oggetto. Può separare piani, evidenziare volumi, guidare la lettura, creare profondità e trasformare un plastico in un dispositivo espositivo. Nel caso di una città stampata in 3D, dove gran parte del linguaggio è affidata a un unico colore, l’illuminazione diventa uno strumento per far emergere densità, silhouette e sequenze spaziali.

Un esempio concreto di fabbricazione distribuita nello studio

L’aspetto interessante del caso MAM è che la produzione non sembra essere stata affidata a un unico grande sistema industriale, ma organizzata tramite un piccolo parco di stampanti 3D desktop o da laboratorio, aumentato per sostenere il carico del progetto. Passare da tre a otto macchine significa cambiare ritmo: non si stampa più un pezzo alla volta, ma si gestisce una piccola cella produttiva interna, con code di stampa, controllo dei guasti, manutenzione, ricambi, bobine e turni macchina.

Questo approccio è molto vicino a ciò che molti studi di architettura possono adottare senza trasformarsi in fabbriche. Un parco di stampanti FDM consente di produrre plastici di studio, prove di facciata, elementi urbani e componenti modulari. Quando il progetto cresce, le stesse macchine possono lavorare come una rete: ogni stampante produce una parte, poi tutto viene ricomposto manualmente.

Dove la stampa 3D sostituisce il lavoro manuale e dove no

È utile non esagerare il ruolo della tecnologia. La stampa 3D accelera la produzione di componenti e rende più facile la replica di parti simili, ma non decide da sola la qualità del modello. La qualità dipende da scala, file, spessori, orientamento, parametri di stampa, scelta del materiale, assemblaggio e finitura. Nei modelli architettonici più complessi, anche Formlabs sottolinea la necessità di strategie di suddivisione, assemblaggio, post-produzione, levigatura, incollaggio e verniciatura, a seconda della tecnologia usata.

La “Città-Fata Morgana” mostra bene questa condizione ibrida. Il valore non sta solo nei 20 km di filamento, ma nel coordinamento tra modellazione digitale, stampa in serie, montaggio, scenografia e luce. Il risultato è un modello che non sostituisce i render, ma offre qualcosa che lo schermo non può dare: presenza fisica, proporzione, ombra, distanza e possibilità di osservazione collettiva.

MAM tra architettura, concorsi e riconoscimenti

Il nome di MAM è legato anche al mercato architettonico russo. Nel 2025 lo studio è stato indicato come vincitore nella categoria “Miglior studio di architettura” alla XVII edizione del premio Urban di Mosca; nella pagina dei vincitori compaiono Anna Shalenkova, Irina Kotova e Tatjana Borisova, insieme alla voce “Best Architectural Bureau — M.A.M”.

Questo contesto aiuta a leggere il modello presentato ad ARCH MOSCOW: non come esercizio isolato di stampa 3D, ma come strumento di comunicazione per uno studio che lavora su residenziale, spazi pubblici, infrastrutture e concorsi. Invece di mostrare ogni progetto in una teca separata, MAM li ha uniti in una città rosa, densa, compatta e volutamente artificiale.

Cosa insegna questo caso al modellismo architettonico

Per chi lavora con la stampa 3D, il progetto MAM conferma una tendenza concreta: il plastico architettonico sta diventando sempre più un prodotto digitale-fisico. Si parte da modelli CAD o BIM, si semplificano geometrie, si dividono parti, si produce con macchine additive, poi si monta e si rifinisce con competenze da modellista. Il risultato non è “solo stampa 3D” e non è più solo artigianato tradizionale: è una combinazione dei due mondi.

Nel caso della “Città-Fata Morgana”, il filamento diventa materia narrativa. I 20 km di materiale non sono un record da esibire, ma la traccia fisica di un processo: una città intera trasformata in oggetto, pezzo dopo pezzo, edificio dopo edificio, fino a diventare un racconto tridimensionale del lavoro di MAM.

Di Fantasy

Lascia un commento