La stampa 3D in resina ha compiuto grandi progressi sul fronte della risoluzione, della velocità di esposizione e delle dimensioni dei volumi di lavoro, ma continua a presentare un limite evidente rispetto alla stampa tradizionale: nella maggior parte delle macchine desktop, un oggetto viene prodotto con il colore della resina presente nella vasca.

Anycubic sta studiando una soluzione molto diversa. Una domanda di brevetto cinese pubblicata l’11 agosto 2026 descrive infatti un sistema nel quale la colorazione viene integrata direttamente nel ciclo di stampa, consentendo teoricamente di attribuire colori differenti non soltanto a strati diversi, ma anche a zone differenti dello stesso strato.

La domanda, identificata come CN122539644A, è attribuita a Shenzhen Zongwei Lifang Technology Co., Ltd., denominazione collegata alla società conosciuta commercialmente come Anycubic e indicata in numerosi documenti internazionali come Shenzhen Anycubic Technology Co., Ltd.

Il documento non rappresenta l’annuncio di una futura stampante commerciale e non permette di stabilire se Anycubic intenda effettivamente trasformare il progetto in un prodotto. Mostra però che l’azienda sta continuando a lavorare su una questione che aveva già affrontato in precedenti brevetti: come ottenere modelli in resina realmente multicolore senza doverli verniciare dopo la stampa.

Il colore viene depositato prima della resina

Il principio descritto nella nuova domanda di brevetto è interessante perché separa almeno in parte due funzioni che nelle normali resine colorate coincidono: la costruzione fisica dell’oggetto e la sua colorazione.

In una comune stampante MSLA, il materiale liquido presente nella vasca contiene già pigmenti e fotopolimeri. Lo schermo LCD lascia passare la luce UV nelle zone corrispondenti alla sezione del modello e la resina esposta viene solidificata.

Il colore del pezzo dipende quindi dalla resina caricata nella vasca.

La proposta di Anycubic modifica questo schema. Prima della formazione di uno strato, un sistema dedicato deposita una quantità controllata di materiale colorante sulla superficie interessata dalla stampa, che può corrispondere alla pellicola di separazione della vasca o alla zona sulla quale verrà formato il layer.

Su questo strato cromatico viene successivamente distribuito un fotopolimero trasparente o traslucido.

Quando la luce UV solidifica il materiale strutturale, pigmento e resina vengono incorporati nello stesso layer.

Ripetendo il procedimento durante la costruzione del modello, il colore potrebbe quindi diventare parte integrante dell’oggetto anziché essere applicato alla fine mediante verniciatura.

Non soltanto un colore diverso per ogni layer

La differenza più significativa rispetto al semplice cambio della resina consiste nella possibilità di modificare il colore all’interno dello stesso strato.

Cambiare completamente il materiale presente nella vasca permetterebbe, almeno teoricamente, di produrre per esempio una parte inferiore blu e una superiore rossa. Il confine cromatico seguirebbe però necessariamente l’asse Z.

Il brevetto di Anycubic punta invece a una distribuzione bidimensionale del colore.

Un sistema di deposizione controllato potrebbe applicare pigmenti differenti in punti diversi della superficie dello stesso layer. Un volto, per esempio, potrebbe avere pelle, occhi, capelli, labbra e abiti con colori differenti anche quando questi elementi si trovano alla stessa altezza.

Questo è il passaggio che trasformerebbe il concetto da semplice stampa multicolore verticale a qualcosa di più vicino alla stampa 3D full color.

Ciano, magenta, giallo, nero e bianco

La documentazione descrive un sistema con più ugelli controllabili separatamente e indica la possibilità di utilizzare diversi materiali coloranti.

Tra le configurazioni contemplate compaiono colori come ciano, magenta, giallo, nero e bianco, quindi una base cromatica che richiama i principi della stampa grafica CMYK, con l’aggiunta del bianco.

I colori potrebbero essere utilizzati direttamente oppure combinati prima della deposizione.

Un’altra possibilità consiste nel depositare differenti componenti sulla superficie e lasciare che la loro combinazione produca il colore desiderato.

In linea teorica, variando le quantità relative dei pigmenti sarebbe quindi possibile creare una gamma molto più ampia rispetto al semplice numero dei serbatoi installati nella macchina.

Questo non significa però che una futura macchina Anycubic sarebbe automaticamente capace di riprodurre milioni di tonalità con precisione fotografica. Gamma cromatica, uniformità, saturazione e ripetibilità dipenderebbero dalla formulazione dei pigmenti, dalla quantità depositata, dalla trasparenza della resina e dalla precisione del sistema di erogazione.

Colorare soltanto quello che si vede

Un’altra idea descritta nella domanda di brevetto riguarda l’utilizzo selettivo del pigmento.

Non sarebbe sempre necessario colorare l’intera sezione interna di ogni layer.

Se la resina strutturale è sufficientemente trasparente o traslucida, il pigmento può essere concentrato soprattutto vicino alle superfici esterne del modello, cioè nelle zone che saranno effettivamente visibili.

Le parti interne potrebbero invece rimanere prive di colore.

L’approccio potrebbe ridurre il consumo dei materiali coloranti e abbreviare il tempo necessario alla loro deposizione.

È un principio particolarmente interessante per oggetti relativamente grandi. Riempire di pigmento l’intero volume di una statuetta avrebbe poco vantaggio visivo se soltanto i millimetri più vicini alla superficie contribuiscono al colore percepito dall’osservatore.

Un ciclo di stampa molto più articolato

Il principale problema del sistema proposto da Anycubic è la quantità di operazioni che devono essere eseguite per produrre un singolo strato.

Una stampante MSLA tradizionale deve essenzialmente portare la piattaforma nella posizione corretta, esporre la resina alla luce UV, separare lo strato dalla pellicola e prepararsi all’esposizione successiva.

Con il sistema descritto nel brevetto possono aggiungersi numerose fasi.

Il materiale colorante deve essere depositato nella posizione corretta.

La colorazione potrebbe essere sottoposta a una prima esposizione parziale per impedirle di muoversi o mescolarsi quando viene aggiunto il fotopolimero.

La resina strutturale deve quindi raggiungere la zona di stampa.

La piattaforma deve essere posizionata.

Segue l’esposizione del layer completo.

Dopo la separazione dello strato, la superficie deve essere preparata per il ciclo successivo.

Se rimane della resina liquida sopra la zona sulla quale deve essere depositato il nuovo colore, questa può dover essere rimossa o trasferita altrove.

La documentazione contempla anche meccanismi di pompaggio del materiale e un elemento mobile simile a un raschiatore per liberare la superficie dai residui.

Il risultato è una macchina sensibilmente più complessa di una normale stampante LCD.

La velocità potrebbe essere il principale compromesso

La complessità del ciclo porta direttamente alla questione delle prestazioni.

Una delle caratteristiche che ha trasformato il mercato delle stampanti in resina negli ultimi anni è stata la riduzione dei tempi di stampa. Schermi LCD più efficienti, resine ad alta velocità e nuovi sistemi di distacco permettono alle attuali macchine di completare ogni layer molto più velocemente rispetto alle generazioni precedenti.

Aggiungere una fase di deposizione del colore, un’eventuale esposizione preliminare, la gestione della resina, il pompaggio e la pulizia significa introdurre operazioni meccaniche che non possono essere eliminate aumentando semplicemente la potenza della sorgente UV.

Anycubic contempla però alcune strategie per limitare il problema.

Una di queste consiste nel non colorare necessariamente ogni singolo layer.

Poiché gli strati delle stampanti in resina hanno normalmente spessori molto ridotti, una sequenza potrebbe alternare strati colorati a strati trasparenti o traslucidi. Se la distanza fra le informazioni cromatiche rimane sufficientemente piccola, l’effetto visivo potrebbe restare convincente.

Il numero di cicli di colorazione verrebbe così ridotto.

La precisione del registro diventa fondamentale

Un sistema full color deve risolvere anche un problema che una comune macchina monocromatica non possiede: il registro del colore.

Il pigmento deve essere depositato esattamente nel punto nel quale verrà formata la geometria corrispondente.

Uno spostamento di poche frazioni di millimetro potrebbe produrre bordi colorati fuori posizione, contorni sdoppiati o colori che invadono zone adiacenti.

La macchina dovrebbe quindi coordinare con elevata precisione la posizione della testina di colorazione, la geometria dello strato generata dallo slicer, il movimento della piattaforma e l’immagine proiettata dal sistema di fotopolimerizzazione.

Anche la quantità di pigmento dovrebbe essere controllata. Troppo materiale potrebbe alterare la polimerizzazione o produrre accumuli indesiderati; troppo poco potrebbe generare colori deboli o non uniformi.

A questo si aggiunge la necessità di evitare contaminazioni tra i canali cromatici.

La resina trasparente assume un ruolo centrale

Il progetto fa affidamento sull’utilizzo di una resina trasparente o almeno sufficientemente traslucida.

Il materiale strutturale deve permettere al pigmento incorporato nei diversi strati di contribuire al colore percepito all’esterno del modello.

La scelta della formulazione diventa quindi parte fondamentale del sistema.

Trasparenza ottica, indice di rifrazione, diffusione della luce, assorbimento UV e comportamento durante la fotopolimerizzazione possono influenzare sia il colore sia la precisione geometrica.

Un modello completamente trasparente potrebbe lasciare intravedere pigmenti appartenenti agli strati sottostanti, alterando il colore desiderato. Una resina troppo opaca potrebbe invece nascondere rapidamente le informazioni cromatiche depositate nei layer interni.

Una futura implementazione commerciale avrebbe quindi bisogno non soltanto di un nuovo hardware, ma anche di materiali sviluppati specificamente per funzionare con questo processo.

Anycubic vende già resine da miscelare per ottenere colori personalizzati

Il colore nella stampa in resina non è un tema estraneo all’attuale catalogo di Anycubic.

L’azienda commercializza una linea denominata DIY Color Mixing Resin, basata su resine ciano trasparente, magenta trasparente, giallo trasparente, bianco, nero e trasparente.

L’utilizzatore pesa manualmente quantità differenti dei vari componenti seguendo formule cromatiche e miscela il materiale prima di versarlo nella vasca.

Anycubic dichiara oltre cento combinazioni personalizzabili attraverso le proprie ricette.

È però una soluzione completamente diversa da quella del nuovo brevetto.

Con la DIY Color Mixing Resin è possibile scegliere con precisione il colore della resina prima di iniziare il lavoro, ma l’intero oggetto continua sostanzialmente a essere stampato con quella miscela.

La proposta brevettuale trasferisce invece la miscelazione e la distribuzione cromatica all’interno del processo, potenzialmente strato per strato e zona per zona.

Anycubic lavora sul problema da almeno il 2021

Un’analisi dei brevetti precedenti mostra che l’idea della stampa fotopolimerica multicolore viene studiata da Anycubic da diversi anni.

Una domanda depositata il 29 ottobre 2021 e pubblicata nel marzo 2022 descriveva una macchina nella quale un gruppo di erogazione posizionato sopra la piattaforma depositava resina fotosensibile del colore richiesto dalle diverse sezioni del modello.

Il sistema comprendeva più contenitori, ugelli, alimentazione della resina e una sorgente luminosa destinata alla fotopolimerizzazione.

Quella domanda è stata successivamente concessa in Cina nel gennaio 2024.

Una seconda soluzione, depositata da Shenzhen Anycubic Technology Co., Ltd. il 25 gennaio 2022, prevedeva più gruppi di ugelli azionati separatamente. Gli ugelli potevano spruzzare materiali fotopolimerizzabili di differenti colori, che venivano poi solidificati attraverso una sorgente luminosa.

Anche questo brevetto è stato successivamente concesso, nel giugno 2024.

Questi documenti mostrano che il brevetto pubblicato nel 2026 non costituisce un esperimento isolato.

Cambia però l’approccio. Nei progetti precedenti era principalmente il materiale fotosensibile colorato a essere depositato attraverso gli ugelli. Nel nuovo concetto, invece, colorazione e materiale strutturale possono essere gestiti come componenti distinti.

Questa separazione potrebbe permettere ad Anycubic di utilizzare piccole quantità di pigmento solo dove necessario, mantenendo il resto del volume costituito da un unico fotopolimero.

Il full color in 3D esiste già, ma con tecnologie differenti

È importante distinguere il progetto di Anycubic dalle tecnologie full color già presenti nel settore professionale.

Stratasys, per esempio, utilizza la tecnologia PolyJet sulla propria J850 Prime.

La macchina deposita direttamente minuscole gocce di diversi fotopolimeri e le solidifica durante la costruzione. Può utilizzare fino a sette materiali contemporaneamente e generare centinaia di migliaia di combinazioni cromatiche, oltre a combinare proprietà come rigidità, trasparenza e flessibilità.

Anche Mimaki Engineering dispone da anni di sistemi full color come la 3DUJ-553.

La tecnologia di Mimaki Engineering utilizza testine piezoelettriche a getto d’inchiostro e materiali fotopolimerizzabili UV nei colori ciano, magenta, giallo, nero, bianco e trasparente. L’azienda dichiara oltre dieci milioni di colori riproducibili.

Queste macchine appartengono però a una categoria professionale molto diversa dalle comuni stampanti desktop a vasca.

La questione interessante non è quindi se Anycubic abbia inventato la stampa 3D a colori, perché non è così.

L’aspetto interessante è capire se un sistema di colorazione selettiva possa essere integrato in una piattaforma derivata dalle economiche stampanti LCD/MSLA che hanno reso la stampa in resina accessibile a un pubblico molto più vasto.

Statuette e miniature sarebbero l’applicazione più evidente

Se il sistema raggiungesse una qualità cromatica adeguata, una delle applicazioni più immediate sarebbe la produzione di miniature e statuette.

Oggi una stampante in resina può riprodurre dettagli estremamente fini, ma un modello complesso deve essere normalmente dipinto a mano se si vuole ottenere un risultato multicolore.

Una macchina capace di stampare direttamente pelle, capelli, abiti, occhi e piccoli dettagli decorativi potrebbe eliminare o ridurre questa fase.

Lo stesso principio potrebbe interessare modellismo, personaggi da collezione, riproduzioni museali, modelli anatomici, prototipi di prodotto e oggetti didattici.

Per la prototipazione industriale il colore può inoltre trasmettere informazioni funzionali. Zone differenti di un componente possono essere identificate cromaticamente oppure possono essere stampati simboli, indicatori e marcature direttamente sulla superficie.

Si potrebbe arrivare anche alle texture

Se la distribuzione del pigmento viene controllata a livello di singola area dello strato, il passo successivo sarebbe associare il sistema alle informazioni di texture contenute nel modello digitale.

Non sarebbe quindi sufficiente uno STL tradizionale, che descrive essenzialmente la geometria.

Per sfruttare realmente una stampante full color servirebbero formati capaci di conservare informazioni cromatiche e texture, insieme a uno slicer in grado di convertirle in mappe di deposizione dei pigmenti.

Formati come 3MF, OBJ o altri contenitori di dati tridimensionali possono gestire informazioni molto più ricche rispetto al classico STL.

Di conseguenza una futura macchina di questo tipo richiederebbe un ecosistema software specifico, non soltanto un nuovo sistema meccanico.

La pulizia potrebbe essere uno dei problemi più difficili

Uno degli aspetti meno spettacolari ma tecnicamente più delicati è la gestione dei residui.

Una comune stampante in resina lavora con un solo materiale presente nella vasca. Una macchina con pigmenti differenti, ugelli, sistemi di pompaggio e superfici da preparare per ogni layer deve invece impedire che il colore precedente contamini quello successivo.

Gli ugelli potrebbero richiedere procedure periodiche di pulizia.

I pigmenti potrebbero sedimentare.

Il sistema di raschiatura deve rimuovere il materiale senza danneggiare la pellicola di separazione.

La resina recuperata dopo una fase di stampa deve inoltre rimanere sufficientemente pulita per poter essere riutilizzata.

Sono problemi che hanno un impatto diretto su affidabilità e manutenzione, particolarmente importanti nel mercato desktop dove gli utenti si aspettano macchine sempre più automatizzate.

Un brevetto non equivale a una futura Photon full color

La pubblicazione di CN122539644A non dimostra che Anycubic abbia già realizzato una stampante funzionante basata su questo schema.

Le aziende depositano brevetti anche per proteggere idee che possono non arrivare mai sul mercato oppure che possono essere utilizzate anni dopo in prodotti molto differenti dai disegni originari.

Non sono stati indicati un nome commerciale, dimensioni del volume di stampa, risoluzione, velocità, prezzo o data di presentazione.

Non è neppure possibile sapere quali parti del sistema descritto nel brevetto verrebbero mantenute in un eventuale prodotto.

Il documento assume però maggiore interesse se letto insieme ai brevetti del 2021 e del 2022 e all’attuale attività di Anycubic sui materiali cromatici.

L’azienda sta evidentemente esplorando da tempo metodi per superare il limite monocromatico delle stampanti a fotopolimerizzazione.

La vera sfida sarà rendere il colore compatibile con la semplicità delle stampanti desktop

Dal punto di vista concettuale, la proposta di Anycubic è relativamente semplice: depositare il colore solo dove serve e utilizzare una resina trasparente o traslucida per costruire il resto dell’oggetto.

Trasformare questo principio in una macchina affidabile è molto più difficile.

Sarà necessario coordinare pigmenti, ugelli, resina, pompe, esposizione UV, pulizia e movimenti con precisione sufficiente a evitare errori cromatici visibili.

Bisognerà inoltre impedire che tutte queste operazioni trasformino una stampa di poche ore in un processo troppo lungo.

Infine dovrà essere valutato il costo. Le tecnologie full color di aziende come Stratasys e Mimaki Engineering dimostrano che è possibile produrre oggetti tridimensionali con colori complessi, ma utilizzano sistemi professionali molto più sofisticati rispetto alle stampanti in resina acquistate dagli appassionati.

Il passaggio decisivo sarebbe riuscire a trasferire una parte di quelle capacità su una macchina costruita con costi e modalità d’uso compatibili con il mercato desktop.

Se Anycubic dovesse trasformare questa architettura in un prodotto, il dato più interessante non sarebbe quindi il numero di colori dichiarato, ma il rapporto fra qualità cromatica, velocità, affidabilità, manutenzione e prezzo.

Per ora CN122539644A rimane soprattutto una finestra sulla direzione di ricerca dell’azienda. Ma il fatto che Anycubic abbia depositato più soluzioni dedicate alla fotopolimerizzazione a colori nell’arco di diversi anni rende il tema molto più concreto di una singola idea comparsa in un brevetto.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy

Lascia un commento