Un gruppo dell’Auburn University ha sviluppato un laringoscopio veterinario stampato in 3D e dotato di telecamera, progettato soprattutto per migliorare l’insegnamento dell’intubazione nei grandi animali. Il dispositivo nasce dalla collaborazione fra il College of Veterinary Medicine e il Samuel Ginn College of Engineering e ha un costo complessivo indicato di circa 150 dollari. Una telecamera orientabile mediante leva riprende in tempo reale le strutture delle vie aeree, mentre un display permette all’istruttore e agli studenti di osservare contemporaneamente ciò che normalmente sarebbe visibile quasi esclusivamente alla persona che sta eseguendo la manovra. Una lama regolabile consente inoltre di adattare il sistema ad animali di dimensioni differenti. Il progetto è interessante sia come applicazione della produzione additiva sia come esempio di sviluppo di attrezzature veterinarie molto specifiche che difficilmente giustificherebbero, almeno inizialmente, i costi di una produzione industriale convenzionale. È però importante definire correttamente il suo attuale livello di maturità: Auburn dispone di un prototipo funzionale sviluppato attraverso numerose iterazioni e già impiegato nell’ambiente veterinario universitario, ma il relativo studio scientifico è stato soltanto sottomesso e non risulta ancora pubblicato al 22 settembre 2026. I file necessari a riprodurre il dispositivo dovrebbero essere resi disponibili insieme alla pubblicazione. Non siamo quindi ancora davanti a un prodotto commerciale standardizzato o a un dispositivo la cui performance clinica sia stata documentata attraverso uno studio peer-reviewed.

Il problema nasce dall’intubazione dei grandi animali

Il punto di partenza del progetto è molto concreto. Katie Ray, veterinary technician presso Auburn, ha assistito centinaia di studenti nelle loro prime intubazioni di grandi animali utilizzando laringoscopi metallici convenzionali. In specie come capre e suini la cavità orale e lo spazio disponibile per osservare la laringe possono rendere difficile non soltanto eseguire la procedura, ma soprattutto insegnarla a un gruppo. Il problema didattico è evidente: la persona che impugna il laringoscopio può avere una visualizzazione della glottide, ma gli studenti attorno al tavolo non possono fisicamente osservare dallo stesso angolo. L’istruttore può descrivere ciò che sta vedendo, ma la relazione fra movimento della lama, posizione dell’epiglottide, apertura della glottide e avanzamento del tubo endotracheale rimane difficile da trasferire verbalmente.

Ray aveva osservato come i video-laringoscopi utilizzati nella medicina umana permettessero di visualizzare la procedura su uno schermo e si è chiesta se una soluzione simile potesse essere utile nell’insegnamento veterinario. Secondo Auburn, il gruppo non ha trovato sul mercato un dispositivo equivalente specificamente adatto ai ruminanti. Questa affermazione va letta come la descrizione della ricerca effettuata dal team e non come un’indagine sistematica dell’intero mercato mondiale delle apparecchiature veterinarie: esistono sistemi video-endoscopici per grandi animali e video-laringoscopi veterinari commerciali, ma non necessariamente con geometria, costo e finalità didattica equivalenti a quelle richieste dal gruppo Auburn.

La prima soluzione fu estremamente semplice. Ray acquistò una telecamera borescope da circa 30 dollari, la collegò al proprio telefono e la utilizzò accanto a un normale laringoscopio per filmare l’intubazione. Il risultato fu sufficientemente utile da portarla a impiegare più regolarmente il sistema nelle attività didattiche. Successivamente Nassim Bouhabib, anesthesia resident ad Auburn, montò direttamente la camera sul laringoscopio. Da questa soluzione artigianale nacque il progetto con gli studenti di ingegneria.

Un borescope da 30 dollari ha avviato il progetto, ma non conosciamo il modello della camera definitiva

È importante non confondere il prototipo iniziale con la versione finale. Auburn documenta chiaramente l’acquisto originario di un borescope da 30 dollari, ma nelle informazioni pubblicate nel settembre 2026 non specifica modello, risoluzione, campo visivo, profondità di campo, illuminazione o caratteristiche del sensore utilizzato nel dispositivo finale.

Il sistema definitivo dispone di una telecamera comandabile mediante una leva, elemento che permette di modificare l’angolo di visione durante l’intubazione. La presenza di questo meccanismo rappresenta un miglioramento importante rispetto a un borescope semplicemente fissato sulla lama: negli animali di dimensioni differenti la posizione ideale della camera rispetto alla laringe può cambiare e una visualizzazione fissa può essere parzialmente ostruita dall’epiglottide, dalla lingua o dallo stesso dispositivo.

Il display è descritto dall’università come “large display screen”, ma non vengono pubblicati dimensioni, tecnologia, risoluzione, latenza o modalità di connessione. Non sappiamo quindi se l’elettronica sia stata sviluppata specificamente dal gruppo o se utilizzi moduli commerciali disponibili sul mercato.

Il dato dei 150 dollari deve essere interpretato nello stesso modo: Auburn lo presenta come costo complessivo del dispositivo, ma non pubblica ancora una distinta base dettagliata. Non è quindi possibile stabilire quanto incidano separatamente stampa 3D, display, camera, elettronica, meccanismo di orientamento e lama regolabile.

Dalla Veterinary Medicine al laboratorio ME3D

Per trasformare il sistema artigianale in un dispositivo più integrato, Ray e Bouhabib hanno coinvolto gli studenti di mechanical engineering Will Jones e Cooper Rice, che lavoravano nel Mechanical Polymer Additive Manufacturing Laboratory, o ME3D, del Samuel Ginn College of Engineering.

Il progetto è durato quasi un anno e non si è limitato alla stampa di un singolo CAD. Sono state realizzate diverse iterazioni, provate nell’ambiente veterinario e successivamente modificate sulla base dei feedback degli utilizzatori. Jones e Rice hanno visitato il College of Veterinary Medicine per osservare direttamente l’impiego dello strumento e comprendere quali problemi emergessero durante la procedura.

Questo ciclo è uno degli aspetti più significativi dell’uso della stampa 3D nello sviluppo di dispositivi specialistici:

necessità clinica → CAD → prototipo → prova → feedback → modifica → nuovo prototipo.

Con processi convenzionali come stampaggio a iniezione, ogni modifica importante della geometria avrebbe richiesto attrezzature o lavorazioni aggiuntive. Con la produzione additiva è invece possibile cambiare rapidamente posizione di un supporto, geometria dell’impugnatura, alloggiamento della camera o relazione fra componenti e produrre una nuova versione senza uno stampo dedicato.

È precisamente in questa fase di progettazione iterativa, più che nel costo del singolo pezzo finale, che la stampa 3D offre uno dei vantaggi più evidenti.

La lama regolabile amplia l’intervallo di utilizzo

La versione finale descritta da Auburn comprende una lama regolabile, scelta progettuale importante nel contesto dei grandi animali. Una capra, un suino e altri pazienti di dimensioni differenti non presentano la stessa profondità della cavità orale né la stessa distanza fra incisivi, lingua, epiglottide e glottide.

I laringoscopi tradizionali risolvono normalmente il problema attraverso lame di lunghezza o geometria differenti. Un sistema regolabile può invece ridurre il numero di componenti necessari e permettere di adattare una singola piattaforma a più pazienti.

Al momento non vengono però pubblicati:

  • lunghezza minima e massima della lama;
  • geometria della punta;
  • materiale;
  • spessore;
  • carico massimo;
  • range di specie o pesi validato.

La frase Auburn secondo cui il dispositivo permette l’utilizzo su animali di dimensioni differenti deve quindi essere mantenuta come caratteristica progettuale generale e non trasformata in una specifica clinica già quantificata.

Come funziona un laringoscopio durante l’intubazione

Il principio di base non cambia rispetto a uno strumento convenzionale. Durante l’intubazione il laringoscopio viene utilizzato per creare uno spazio visuale che permetta di identificare la laringe e guidare il tubo endotracheale attraverso la glottide verso la trachea.

In un laringoscopio diretto tradizionale l’operatore deve allineare fisicamente il proprio occhio con la linea di vista creata dalla lama. Il video-laringoscopio separa invece almeno in parte la linea di vista dell’operatore dalla linea di vista della camera.

Questo porta due vantaggi potenziali.

Il primo è ergonomico: la telecamera può trovarsi più vicina alla laringe e osservare da un angolo differente da quello disponibile all’occhio dell’operatore.

Il secondo, particolarmente importante ad Auburn, è didattico: ciò che vede la camera può essere condiviso simultaneamente con più persone.

Il secondo vantaggio non implica necessariamente che la procedura diventi più facile o clinicamente superiore. Per dimostrarlo sarebbe necessario confrontare in maniera controllata parametri come:

  • first-pass success;
  • tempo di intubazione;
  • numero di tentativi;
  • traumi delle vie aeree;
  • qualità della visualizzazione;
  • errori degli studenti;
  • curva di apprendimento.

Auburn non ha ancora pubblicato questi dati.

Il risultato più immediato è quindi didattico, non clinico

Katie Ray definisce il sistema soprattutto un “teaching enhancement”. Gli studenti continuano infatti a imparare l’intubazione utilizzando anche laringoscopi tradizionali; il dispositivo video aggiunge la possibilità di vedere in tempo reale ciò che l’operatore sta facendo.

Questa distinzione è molto importante.

Dire che lo strumento “migliora l’insegnamento” sulla base dell’esperienza degli istruttori è ragionevole. Affermare che “migliora il tasso di successo delle intubazioni” richiederebbe invece dati sperimentali che oggi non sono disponibili.

La letteratura veterinaria suggerisce comunque che l’accesso a informazioni visuali aggiuntive può avere valore nell’addestramento. Uno studio precedente sull’intubazione endotracheale canina in simulazione aveva mostrato punteggi di performance superiori in alcuni aspetti per studenti formati con materiale video rispetto a istruzioni soltanto cartacee. Studi più recenti hanno inoltre esplorato simulatori in realtà virtuale per l’intubazione veterinaria, ottenendo indicazioni favorevoli sulla formazione pur senza dimostrare automaticamente una superiorità clinica in ogni parametro.

Il dispositivo Auburn segue una filosofia differente: non sostituisce il paziente reale con una simulazione ma rende visibile a tutto il gruppo ciò che avviene durante la procedura reale.

Non è il primo video-laringoscopio veterinario stampato in 3D pubblicato in letteratura

La comunicazione attorno al progetto Auburn potrebbe far pensare a una prima assoluta della stampa 3D nella video-laringoscopia veterinaria, ma non è così.

Nel 2024 un gruppo della Seoul National University aveva già pubblicato sulla rivista Veterinary Anaesthesia and Analgesia uno studio peer-reviewed relativo a un dispositivo denominato VL_VET.

Quel sistema comprendeva:

  • impugnatura stampata in 3D;
  • lama Miller;
  • supporto rimovibile per una telecamera borescope commerciale.

Impugnatura, lama e camera holder erano prodotti in PLA nero mediante stampa 3D.

Il dispositivo fu provato su sei Beagle maschi adulti anestetizzati. I ricercatori variarono la posizione della telecamera lungo la lama e l’apertura inter-incisiva degli animali. Lo studio mostrò che sia la visualizzazione diretta sia quella video risultavano utilizzabili quando l’apertura inter-incisiva era almeno di 4 cm nelle condizioni sperimentali considerate. A una posizione della camera particolarmente vicina alla punta, invece, il supporto poteva ostacolare la vista diretta.

Questo precedente è utile perché mostra due cose.

La prima è che il concetto 3D printing + borescope + laryngoscope veterinario era già stato dimostrato scientificamente.

La seconda è che la posizione della camera non è un dettaglio: può migliorare la visualizzazione da un lato e contemporaneamente ostacolare quella diretta dall’altro.

La telecamera regolabile mediante leva del sistema Auburn può essere interpretata anche alla luce di questo problema, sebbene Auburn non abbia pubblicato dati quantitativi che permettano un confronto diretto con il VL_VET coreano.

Il vero elemento distintivo di Auburn è l’adattamento ai grandi animali

Il progetto Auburn si differenzia soprattutto per l’applicazione.

Lo studio coreano del 2024 riguardava Beagle. Il sistema Auburn nasce invece esplicitamente dalle difficoltà incontrate nell’intubazione e nell’insegnamento su capre e suini, con una lama regolabile progettata per adattarsi a dimensioni differenti.

Il passaggio da piccoli a grandi animali non è banale. Cambiano lunghezza della cavità orale, forze applicate alla lama, geometria delle vie aeree e dimensioni complessive del dispositivo.

Una soluzione stampata in PLA e progettata per un cane non può quindi essere semplicemente ridimensionata e considerata automaticamente valida per un ruminante.

Proprio la facilità di modificare le geometrie è uno dei motivi per cui l’additive manufacturing risulta adatto a questa applicazione.

Che cosa sappiamo realmente della produzione del dispositivo Auburn

CaratteristicaStato al 22 settembre 2026
Costo complessivocirca 150 dollari, secondo Auburn
Finalità principaleinsegnamento dell’intubazione nei grandi animali
Specie citatecapre e suini
Cameraorientabile tramite leva
Displaypresente, visualizzazione in tempo reale
Lamaregolabile per animali di dimensioni differenti
Durata dello sviluppoquasi un anno
Produzione additivaconfermata
Materiale di stampanon pubblicato
Tecnologia di stampanon pubblicata in dettaglio
Modello stampantenon pubblicato
Layer height / infill / orientamentonon pubblicati
Modello camera finalenon pubblicato
Risoluzione e campo visivonon pubblicati
Dimensioni displaynon pubblicate
Protocollo di disinfezionenon pubblicato
Test meccanicinon pubblicati
Numero di pazienti testatinon pubblicato
Studio peer-reviewed Auburnsottomesso, non ancora pubblicato
File di stampaprevisti con la pubblicazione del paper

Questa tabella evidenzia perché sia prematuro definire il progetto un dispositivo open source già pronto per essere replicato in una clinica.

La scelta del materiale sarà particolarmente importante

La documentazione Auburn afferma che gli studenti hanno sperimentato nuove tecniche di modellazione, funzioni CAD e materiali di stampa 3D, ma non specifica quale materiale sia stato scelto per il dispositivo definitivo.

È una mancanza di informazione particolarmente importante per un laringoscopio.

Il materiale deve infatti combinare almeno:

  • rigidezza sufficiente;
  • resistenza alla flessione;
  • stabilità dimensionale;
  • resistenza agli urti;
  • compatibilità con il metodo di pulizia;
  • superficie adeguatamente trattabile;
  • resistenza agli agenti disinfettanti utilizzati.

Se il componente viene realizzato con un processo a strati, anche l’orientamento di stampa può avere conseguenze sulla resistenza. Nei processi di estrusione di filamento, per esempio, una parte può avere proprietà differenti lungo i layer e perpendicolarmente ad essi.

Non è possibile sapere se queste considerazioni si applichino esattamente al prototipo Auburn finché non saranno pubblicati processo e materiale.

Il problema della pulizia è più importante del semplice materiale “biocompatibile”

Un laringoscopio entra in contatto con bocca, saliva e potenzialmente altre secrezioni. Una delle questioni decisive per un sistema riutilizzabile è quindi il ricondizionamento fra pazienti.

Le linee guida dell’American Animal Hospital Association sottolineano che le superfici e le attrezzature a contatto con animali devono essere pulite e disinfettate fra utilizzi e che la presenza di materiale organico riduce l’efficacia di molti disinfettanti.

Nel caso di componenti stampati in 3D devono essere considerati anche:

  • rugosità;
  • layer lines;
  • cavità;
  • giunzioni;
  • meccanismi mobili;
  • alloggiamenti della camera.

Una superficie difficile da raggiungere può trattenere residui anche se il polimero di base è chimicamente compatibile con un disinfettante.

Auburn non ha ancora pubblicato il protocollo utilizzato per pulire e disinfettare il proprio dispositivo fra pazienti. Questo dato sarà particolarmente importante quando i file verranno messi a disposizione di altre strutture.

Disinfezione e sterilizzazione non sono sinonimi

È inoltre necessario evitare un errore frequente quando si parla di dispositivi medici stampati in 3D.

Pulizia significa rimuovere fisicamente materiale organico e sporco.

Disinfezione significa ridurre o eliminare microrganismi attraverso prodotti chimici o altri processi.

Sterilizzazione significa invece ottenere l’eliminazione di tutte le forme microbiche secondo un processo validato.

Non tutti gli strumenti veterinari richiedono necessariamente lo stesso livello di ricondizionamento e il protocollo corretto dipende dalla classificazione dell’uso, dal materiale e dalle procedure della struttura.

In ogni caso, non basta dire che un componente è “lavabile”.

L’autoclave potrebbe essere incompatibile con alcuni polimeri stampati

Il problema diventa evidente osservando la letteratura sui dispositivi prodotti in PLA mediante FFF.

Il PLA è molto diffuso nella prototipazione perché è economico e facile da stampare, ma il vapore ad alta temperatura dell’autoclave può provocare deformazioni e variazioni nelle proprietà meccaniche. Studi scientifici hanno ottenuto risultati differenti in funzione di geometria, infill e protocollo, dimostrando proprio che non è possibile affermare in generale “il PLA può essere autoclavato” oppure “il PLA non può mai essere autoclavato”.

Uno studio del 2023 ha mostrato che elementi relativamente massicci possono sopportare determinati cicli, mentre geometrie più fini possono subire deformazioni significative. Altri lavori hanno documentato modifiche strutturali dopo sterilizzazione a vapore, plasma di perossido di idrogeno, radiazione gamma e altri trattamenti.

Tutto questo non permette di trarre conclusioni sul dispositivo Auburn perché non sappiamo nemmeno se sia prodotto in PLA.

Mostra però perché materiale, processo di stampa e protocollo di ricondizionamento dovranno essere pubblicati insieme alla geometria.

Condividere soltanto l’STL non sarebbe sufficiente per riprodurre in maniera affidabile un dispositivo utilizzato su un paziente.

Un file STL non è una specifica di produzione

Questo è probabilmente uno degli aspetti più interessanti dal punto di vista dell’additive manufacturing.

Auburn intende pubblicare i file necessari alla stampa del dispositivo. È un passaggio importante perché permetterebbe a università veterinarie e professionisti di realizzare localmente la propria unità.

Ma un modello geometrico, da solo, non definisce un processo produttivo.

Per una replicazione realmente controllata servirebbero almeno:

  • file CAD/STL;
  • materiale;
  • produttore e grado del materiale;
  • orientamento;
  • layer;
  • infill;
  • shell/perimetri;
  • supporti;
  • post-processing;
  • tolleranze;
  • montaggio;
  • modello dei componenti elettronici;
  • protocollo di collaudo;
  • protocollo di pulizia/disinfezione;
  • criteri di sostituzione delle parti.

Due laringoscopi ottenuti dallo stesso STL ma stampati con PLA differente, orientamento differente e quantità di perimetri differente possono avere una resistenza meccanica molto diversa.

Open source non equivale automaticamente a dispositivo clinicamente equivalente

La futura pubblicazione dei file renderebbe il progetto replicabile, ma non significa necessariamente che ogni copia realizzata localmente sia equivalente al prototipo Auburn.

Questo è particolarmente importante quando un dispositivo viene prodotto fuori da una supply chain industriale controllata.

Un reparto universitario potrebbe utilizzare:

  • una stampante differente;
  • un materiale differente;
  • parametri differenti;
  • elettronica alternativa;
  • tolleranze diverse.

Il risultato può apparire identico esteriormente e comportarsi diversamente sotto carico.

L’open hardware può ridurre drasticamente il costo e facilitare l’accesso, ma aumenta anche l’importanza della documentazione e dei test di accettazione.

Negli Stati Uniti i dispositivi veterinari seguono un percorso regolatorio diverso da quelli umani

Un altro punto interessante riguarda il quadro FDA.

Negli Stati Uniti i dispositivi destinati esclusivamente agli animali non richiedono normalmente un 510(k), una PMA o un’altra premarket approval FDA come avviene per molte categorie di dispositivi medici destinati agli esseri umani.

Questo non significa che non esista alcun controllo.

FDA chiarisce che produttori e distributori di animal devices sono comunque responsabili affinché i prodotti siano:

  • sicuri;
  • efficaci;
  • correttamente etichettati.

L’agenzia può intervenire nei confronti di dispositivi adulterati, pericolosi o commercializzati con labeling scorretto.

La differenza regolatoria è importante anche per comprendere lo stato del progetto Auburn. Non ha senso chiedere se il laringoscopio disponga di una “FDA 510(k) clearance” come se fosse automaticamente un dispositivo umano: per un dispositivo esclusivamente veterinario questo tipo di premarket submission non è normalmente richiesto.

Parallelamente, l’assenza di un obbligo 510(k) non rappresenta una validazione clinica del dispositivo.

Uso accademico, dispositivo commerciale e validazione sono tre livelli differenti

Al momento il sistema Auburn può essere descritto correttamente come:

prototipo accademico funzionale sviluppato per l’insegnamento veterinario e già utilizzato nel contesto clinico universitario.

Non abbiamo invece elementi sufficienti per definirlo:

  • prodotto commerciale;
  • dispositivo standardizzato;
  • dispositivo clinicamente validato su larga scala;
  • prodotto certificato secondo uno specifico standard;
  • strumento approvato per qualsiasi specie o peso.

Questa distinzione non riduce il valore del progetto. Al contrario, permette di capire dove si trova realmente nel percorso di sviluppo.

“Ha funzionato sui pazienti” non equivale a uno studio clinico

Auburn scrive che il dispositivo si è dimostrato utile con i pazienti, ma la comunicazione non specifica quanti animali siano stati coinvolti né fornisce outcome numerici.

Non vengono indicati:

  • numero di intubazioni;
  • specie e peso;
  • successo al primo tentativo;
  • tempo medio;
  • complicanze;
  • trauma delle mucose;
  • confronto con laringoscopio tradizionale;
  • soddisfazione degli studenti misurata con questionario.

Fino alla pubblicazione del paper questi dati, se raccolti, non sono disponibili per una valutazione indipendente.

Per questo la definizione più corretta rimane proof-of-concept avanzato / dispositivo didattico funzionale, non tecnologia clinicamente superiore dimostrata.

La stampa 3D è particolarmente adatta ai dispositivi veterinari a basso volume

Il progetto mostra bene una delle applicazioni meno spettacolari ma più concrete della produzione additiva.

L’industria delle apparecchiature veterinarie presenta numerosi casi nei quali una determinata specie, taglia o procedura rappresenta un mercato troppo piccolo per giustificare:

  • stampi;
  • grandi serie;
  • catena logistica dedicata;
  • molte varianti dimensionali a magazzino.

Una geometria digitale può invece essere modificata localmente.

Se un dispositivo deve esistere in tre lunghezze, le tre varianti possono semplicemente essere tre configurazioni CAD anziché tre attrezzature industriali distinte.

Questo modello è particolarmente interessante per università, ospedali veterinari e grandi teaching hospitals che possiedono già capacità di additive manufacturing.

Il costo di 150 dollari non comprende necessariamente il costo dello sviluppo

Un altro punto da chiarire riguarda l’economia del progetto.

Dire che il laringoscopio “costa 150 dollari” non significa che svilupparlo sia costato 150 dollari.

Il dato riguarda il costo indicato del dispositivo realizzato, non:

  • ore degli studenti;
  • attività dei veterinari;
  • CAD;
  • iterazioni fallite;
  • stampanti;
  • apparecchiature di laboratorio;
  • sperimentazione;
  • testing.

Questo è normale nei progetti universitari.

Una volta completata la progettazione, la riproduzione della singola unità può costare relativamente poco perché gran parte del valore è già incorporato nel file digitale e nella conoscenza accumulata.

È proprio uno dei motivi per cui la futura condivisione dei file potrebbe avere valore: altri istituti potrebbero evitare una parte del costo di sviluppo iniziale.

150 dollari rappresentano comunque una soglia interessante

Anche senza un confronto commerciale diretto per i ruminanti, la cifra è interessante se confrontata con il contesto più generale della video-laringoscopia.

Uno studio veterinario peer-reviewed del 2024 ricordava che semplici borescope commerciali possono costare nell’ordine di poche decine di dollari, mentre video-laringoscopi medici professionali possono raggiungere cifre dell’ordine delle migliaia di dollari, a seconda del sistema.

Queste categorie non sono direttamente equivalenti: un dispositivo professionale integra specifiche ottiche, certificazione, ricondizionamento, robustezza, supply chain e assistenza che un prototipo universitario da 150 dollari non offre automaticamente.

Il confronto serve però a spiegare perché combinare elettronica commodity + stampa 3D personalizzata sia una strategia frequente nei progetti accademici low-cost.

La camera orientabile può essere più importante della risoluzione video

Nel valutare un sistema di questo tipo si tende naturalmente a concentrarsi sulla risoluzione della telecamera.

In pratica, per l’intubazione possono essere altrettanto o più importanti:

  • posizione della camera;
  • angolo;
  • distanza dalla laringe;
  • presenza di secrezioni;
  • illuminazione;
  • latenza;
  • possibilità di pulire l’ottica;
  • dimensione fisica del modulo.

Il precedente studio sui Beagle è istruttivo: portando il camera holder troppo vicino alla punta della lama, la camera stessa finiva per ostacolare la visualizzazione diretta.

Il meccanismo orientabile Auburn potrebbe permettere di adattare la visualizzazione in corso d’opera, ma anche questa ipotesi dovrà essere confermata dai risultati del paper.

Il grande display modifica soprattutto la dinamica della lezione

La seconda innovazione pratica è estremamente semplice: mostrare l’immagine a tutti.

Durante una procedura convenzionale l’insegnante può spiegare:

“ora vedete l’epiglottide”,

ma soltanto la persona che guarda direttamente attraverso la bocca dell’animale può verificare immediatamente la posizione.

Con il display l’istruttore può invece:

  • indicare le strutture anatomiche;
  • correggere la posizione della lama;
  • mostrare l’avanzamento del tubo;
  • fermare la procedura e spiegare un errore;
  • eventualmente registrare materiale didattico.

In altre parole, il laringoscopio diventa contemporaneamente strumento procedurale e telecamera didattica.

È probabilmente questo, più della riduzione dei costi, il vantaggio principale del progetto.

Un progetto semplice che evidenzia un ruolo importante dell’additive manufacturing in medicina veterinaria

Il laringoscopio Auburn non introduce un nuovo processo di stampa 3D, un nuovo polimero o un algoritmo avanzato. Utilizza invece la produzione additiva per risolvere un problema estremamente specifico che l’offerta commerciale non soddisfaceva nelle modalità richieste dal gruppo universitario.

È un caso interessante proprio per questo.

La stampa 3D permette di collegare:

esigenza dell’utilizzatore → geometria custom → elettronica commerciale → produzione locale → nuova iterazione.

Il risultato costa, secondo Auburn, circa 150 dollari ed è sufficientemente sviluppato da essere stato utilizzato nelle attività con pazienti e studenti.

Il passaggio successivo sarà però quello scientificamente più importante.

La pubblicazione del paper dovrà chiarire esattamente:

  • come viene prodotto;
  • con quale materiale;
  • come viene ricondizionato;
  • quanti animali sono stati trattati;
  • come è stata valutata la performance;
  • quali limiti sono emersi;
  • quanto è ripetibile il risultato.

Solo allora sarà possibile distinguere completamente un ottimo progetto di engineering didattico da un dispositivo pronto per essere adottato sistematicamente in altre strutture.

La decisione di pubblicare anche i file di stampa potrebbe rendere il progetto particolarmente interessante per le università veterinarie. Ma affinché la distribuzione digitale sia realmente utile, dovrà essere accompagnata non soltanto dal modello 3D, bensì da una documentazione sufficientemente precisa su produzione, assemblaggio, controllo e pulizia.

In un dispositivo che entra nella bocca di un animale, il vero prodotto non è infatti soltanto la geometria stampata.

È geometria + materiale + processo + elettronica + protocollo di utilizzo + ricondizionamento.

Ed è proprio questa combinazione che determinerà se il laringoscopio Auburn rimarrà un efficace strumento didattico sviluppato internamente oppure diventerà una soluzione realmente replicabile in altre scuole veterinarie.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

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