La manifattura additiva viene spesso associata alla costruzione di oggetti strato dopo strato. Nell’ottica oftalmica sta invece emergendo un approccio che utilizza un campo luminoso per solidificare una resina in una geometria controllata senza depositare una successione di layer tradizionali. Si chiama Light-Form Technology ed è sviluppato dalla società spagnola IOT, specializzata nella progettazione di lenti. Nell’ottobre 2026 l’azienda ha iniziato a portare la soluzione verso il cliente finale attraverso una collaborazione con VisionLab e un laboratorio di produzione a Madrid. L’obiettivo è realizzare lenti graduate, comprese quelle progressive, riducendo la dipendenza dalle lunghe lavorazioni sottrattive utilizzate tradizionalmente per produrre superfici ottiche individuali.

La notizia è stata ripresa da un’intervista pubblicata il 10 ottobre 2026. È però importante distinguere l’annuncio commerciale dal risultato tecnologico: la tecnologia era già stata presentata in precedenza, mentre l’interesse dell’aggiornamento riguarda l’avvio della prima esperienza di produzione e accesso commerciale. Non è ancora corretto affermare che ogni ottica possa consegnare qualsiasi lente progressiva mentre il cliente aspetta; la stessa azienda presenta la produzione direttamente in negozio come obiettivo futuro.

La differenza rispetto a una normale lente lavorata per asportazione

La produzione oftalmica tradizionale parte frequentemente da un semilavorato con materiale sufficiente per ottenere la prescrizione desiderata. Si eseguono operazioni di generazione della superficie, lucidatura, pulizia e trattamento, quindi verifiche ottiche e dimensionali. Nelle lenti progressive, la geometria deve controllare variazioni di potere lungo il campo visivo e distribuire in modo gestibile le aberrazioni laterali.

Un sistema che applica il potere ottico mediante un’aggiunta di materiale può ridurre la quantità rimossa e creare un processo differente. Light-Form parte da un substrato trasparente sottile, riportato nelle comunicazioni disponibili con uno spessore iniziale di circa 1,4 mm, e aggiunge una formulazione fotopolimerizzabile destinata a produrre la geometria ottica prescritta.

La riduzione del materiale asportato può essere consistente rispetto a certe lavorazioni tradizionali, ma l’effettivo risparmio dipende da potere della lente, materiale, diametro, tipo di prescrizione e confronto scelto. Non esiste una percentuale universale valida per tutte le lenti.

Stabilized Frontal Photopolymerization: non è semplicemente SLA

IOT definisce il principio tecnico Stabilized Frontal Photopolymerization. In questa famiglia di processi la trasformazione del materiale è governata da un fronte di polimerizzazione indotto dalla luce. L’obiettivo è controllare la forma del volume solidificato senza ricorrere alla normale sequenza di singoli strati stampati e sollevati da una vasca.

La documentazione Light-Form insiste sulle espressioni no structures, no layers, no voxels, no polishing, per evidenziare la differenza rispetto a una stampante DLP o SLA tradizionale. Sono definizioni del produttore e non implicano assenza di preparazione, controllo qualità o qualunque altra finitura.

Nell’intervista tecnica spagnola viene descritto un ciclo nel quale una piccola quantità di resina liquida viene applicata al substrato e illuminata dal basso con luce UV. La fase di irraggiamento che forma la geometria dura circa 10-50 secondi, a seconda della prescrizione. La resina eccedente può essere recuperata secondo la procedura illustrata dall’azienda. Segue un ulteriore flash UV di circa 30 secondi per consolidare la superficie; vengono quindi eseguiti marcatura e metrologia.

Il dato dei 10-50 secondi non coincide con il tempo di consegna di un paio di occhiali. Aggiungendo caricamento, controllo, movimentazione, trattamento della lente, montaggio nella montatura e verifiche, il ciclo completo è più lungo. Nei materiali dedicati alla tecnologia IOT parla anche di produzione nell’ordine di circa tre minuti per la fase di processo considerata. Le due informazioni possono quindi descrivere porzioni differenti del workflow, non tempi necessariamente in contraddizione.

La qualità ottica non si misura in micrometri di layer

Una lente correttiva non viene valutata soltanto sulla base della forma esterna. Devono essere controllati potere diottrico, centratura, aberrazioni, qualità superficiale, trasmissione ottica, omogeneità e stabilità nel tempo. Nel caso di una progressiva diventano importanti il design della zona intermedia, la distribuzione dell’astigmatismo indesiderato e l’adattamento alla posizione d’uso.

IOT è già attiva nello sviluppo di design di lenti oftalmiche e possiede competenze nell’ottimizzazione ottica; questo costituisce un vantaggio rispetto a una startup che provasse a convertire una normale stampante a resina in un sistema per lenti graduate. Ma la disponibilità di un processo di fotopolimerizzazione non basta a garantire la qualità clinica di ogni lente. Servono dati di controllo e conformità del prodotto finito alle prescrizioni applicabili.

La società dichiara che la macchina integra la metrologia prima dell’uscita della lente. È un elemento coerente con l’esigenza di verificare ciascun oggetto prodotto, ma non sono disponibili pubblicamente nel materiale consultato benchmark indipendenti completi su errore diottrico, aberrazioni, qualità a lungo termine e variabilità fra lenti.

Il possibile vantaggio per le lenti progressive

Le lenti progressive rappresentano un caso particolarmente interessante perché ogni combinazione di prescrizione, parametri facciali e scelte di design può produrre una superficie differente. La lavorazione sottrattiva è già in grado di personalizzare moltissimo, ma richiede attrezzature, liquidi e lavorazioni successive.

Un processo additivo controllato dalla luce può teoricamente modificare la forma ottica senza produrre un nuovo utensile e con una quantità inferiore di materiale eliminato. Secondo l’intervista con i dirigenti IOT, la tecnologia può arrivare a creare zone molto sottili, nell’ordine di 300 micrometri per la porzione più sottile in certe configurazioni. Non significa che l’intera lente finita abbia 300 micrometri: il dato riguarda la geometria locale descritta dall’azienda, non uno spessore uniforme di ogni lente prescritta.

L’interesse non è limitato alla riduzione dei tempi: una produzione più vicina al luogo di vendita potrebbe cambiare scorte, logistica e numero di passaggi fra laboratorio centralizzato e punto vendita. Per ora è un modello industriale in fase di verifica, non una rete già operativa in ogni ottica.

Il rapporto con VisionLab a Madrid

La collaborazione con VisionLab permette a IOT di testare l’integrazione del processo in una filiera commerciale. L’intervista indica l’accesso iniziale attraverso il punto vendita VisionLab di Plaza de Callao, Madrid, mentre il sito ufficiale Light-Form descrive il primo laboratorio dedicato alla produzione nella capitale spagnola, in un hub di innovazione IOT.

Questo chiarisce che è già presente una struttura concreta, ma non prova che ogni fase sia stata trasferita all’interno del negozio. Il progetto dichiarato mira proprio a ridurre l’infrastruttura necessaria in futuro e a consentire la cosiddetta last-mile manufacturing, con produzione in prossimità del consumatore.

Energia, acqua e rifiuti: i numeri richiedono un confronto esplicito

IOT sostiene di poter ridurre significativamente consumi e rifiuti rispetto alla produzione convenzionale. Nell’intervista compaiono valori nell’ordine del 90% di riduzione dei consumi energetici e del 76% dei rifiuti, oltre alla riduzione dell’impiego di acqua nella fase produttiva. Sono numeri importanti ma, nelle fonti pubbliche consultate, non risultano accompagnati da una valutazione del ciclo di vita indipendente sufficientemente dettagliata da stabilire esattamente confini, mix energetico, prescrizioni e campione confrontato.

La stessa nuova resina possiede un impatto ambientale a monte; UV, sistemi di dosaggio, confezionamento, riciclo degli eccessi e trattamenti finali devono essere inclusi in una comparazione corretta. È quindi opportuno presentare tali percentuali come dichiarazioni di IOT, non come risparmi dimostrati universalmente.

Possibili applicazioni per gli smart glasses

Fra gli sviluppi prospettati compare la capacità di produrre componenti ottici graduati sopra substrati sottili e persino su superfici compatibili con waveguide per visori di realtà aumentata. È una prospettiva interessante perché occhiali AR/VR e smart glasses devono combinare potere correttivo, peso, ingombro e precisione.

La possibilità di aggiungere localmente una superficie ottica personalizzata potrebbe ridurre la necessità di assemblare elementi separati. Ma non sono stati resi pubblici prodotti di largo consumo basati su questa specifica integrazione, né nomi verificati dei possibili partner tecnologici menzionati nell’intervista. Per ora va considerata una direzione di sviluppo.

Che cosa è disponibile e che cosa resta da dimostrare

AspettoStato documentatoCautela
SviluppatoreIOT, SpagnaTecnologia proprietaria
Nome correttoLight-Form TechnologyNon «Light Forum»
PrincipioStabilized Frontal PhotopolymerizationNon SLA/DLP standard a layer
MaterialeSubstrato trasparente e resina fotopolimerizzabileFormulazioni non pubbliche
Irraggiamento10-50 secondi dichiaratiNon è il tempo totale per consegnare l’occhiale
Post-cureFlash UV aggiuntivo di circa 30 secondiSeguono controllo e altre operazioni
Prima applicazioneLaboratorio a Madrid e collaborazione VisionLabNon ancora diffusione nazionale
Risparmio ambientalePercentuali dichiarate da IOTLCA indipendente non verificata
Smart glassesApplicazione prospettataNessun prodotto finale confermato

Il valore dell’approccio è nel processo ottico, non soltanto nella velocità

Light-Form costituisce un esempio particolare di additive manufacturing perché nasce intorno a requisiti che sono molto più stretti di quelli di un normale prototipo stampato in resina. Una superficie può essere geometricamente sottile e apparentemente perfetta, ma una lente deve funzionare come sistema ottico corretto. La vera validazione dipenderà da uniformità del materiale, precisione del potere, affidabilità delle misurazioni, stabilità nel tempo e costo completo per lente conforme.

La collaborazione commerciale madrilena mostra che il progetto ha superato almeno la fase della pura dimostrazione di laboratorio. Ma l’affermazione più corretta al momento non è che «gli occhiali si fanno in dieci secondi»: una tecnologia additiva basata sulla fotopolimerizzazione frontale è entrata nelle prime applicazioni commerciali controllate e punta a ridurre i tempi di produzione personalizzata delle lenti. È già un passaggio di notevole interesse per la manifattura additiva.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

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