Bambu Lab prepara il debutto nel mercato dei laser CO₂ con R1
Bambu Lab si prepara ad ampliare la propria attività oltre la stampa 3D con R1, una macchina laser standalone basata su una sorgente CO₂ che sarà presentata ufficialmente il 22 settembre 2026 alle 16:00 CEST. Il produttore aveva mostrato per la prima volta il dispositivo il 13 agosto, lasciando però volutamente in sospeso gran parte delle caratteristiche tecniche. Il 14 settembre è arrivata la conferma della tecnologia laser utilizzata e nei giorni successivi Bambu Lab ha iniziato a pubblicare ulteriori anticipazioni sulle capacità della macchina. R1 rappresenta un passaggio importante nella strategia dell’azienda perché, a differenza della famiglia H2 dotata di moduli laser opzionali, nasce come sistema specificamente destinato al taglio e all’incisione laser. Non è quindi semplicemente una stampante 3D alla quale viene aggiunto un utensile differente. Alla data del 18 settembre restano tuttavia sconosciuti alcuni dei parametri più importanti per valutarne realmente prestazioni e posizionamento commerciale: Bambu Lab non ha ancora comunicato potenza nominale della sorgente, area utile di lavoro, spessori massimi certificati per il taglio, velocità, caratteristiche dell’aspirazione, architettura del raffreddamento e prezzo.

Da laser a diodi a laser CO₂: cosa cambia realmente
Bambu Lab possiede già esperienza nel settore laser attraverso H2D e gli altri sistemi della famiglia H2, per i quali sono stati sviluppati moduli a diodi blu da 10 e 40 W operanti a circa 455 nm. Il passaggio a una sorgente CO₂ è però tecnicamente significativo. Un laser CO₂ industriale o desktop utilizza normalmente una lunghezza d’onda nell’infrarosso lontano, intorno a 10,6 micrometri, molto diversa da quella visibile blu dei laser a diodi. Non è semplicemente una questione di avere più watt: è soprattutto la diversa interazione tra la radiazione e il materiale a determinare quali sostanze possono essere lavorate efficacemente.

Materiali come il PMMA, comunemente indicato come acrilico o Plexiglas, assorbono molto bene la radiazione emessa da un laser CO₂. Questo permette di riscaldare e vaporizzare localmente il materiale producendo tagli relativamente puliti. Al contrario, l’acrilico trasparente lascia passare gran parte della radiazione blu emessa dai normali laser a diodi, rendendo estremamente difficile il taglio diretto senza ricorrere a rivestimenti, pigmenti o altri accorgimenti. Non sorprende quindi che uno dei teaser utilizzati da Bambu Lab per R1 sottolinei proprio la capacità di tagliare acrilico trasparente, mostrando tra gli esempi un modello di pianoforte realizzato nel materiale.

Questo è uno dei vantaggi tecnici più concreti che R1 può offrire rispetto ai moduli a diodi della gamma H2. Non significa però che un laser CO₂ sia automaticamente superiore in qualsiasi lavorazione. Risoluzione del dettaglio, diametro dello spot, qualità del fascio, sistema ottico, accelerazioni degli assi, controllo della potenza e qualità della messa a fuoco possono influire sulle prestazioni almeno quanto la potenza nominale della sorgente.

L’acrilico trasparente è probabilmente uno dei materiali chiave per R1
Bambu Lab ha scelto una dimostrazione significativa per evidenziare la differenza tra R1 e le proprie precedenti soluzioni laser. Il taglio del PMMA trasparente è infatti una delle applicazioni classiche dei sistemi CO₂ e una delle lavorazioni nelle quali i laser a diodi blu mostrano maggiori limitazioni. Il raggio infrarosso viene assorbito dal polimero e produce un processo di fusione e vaporizzazione localizzato. Se potenza, velocità, messa a fuoco e flusso dell’aria sono correttamente regolati, il bordo può risultare relativamente liscio e, nel caso dell’acrilico colato, anche visivamente lucido.

Il risultato finale dipende però dalla formulazione del materiale. “Acrilico” non identifica un unico prodotto industriale e possono esistere differenze importanti tra PMMA colato ed estruso, colorazioni, additivi e spessori. Inoltre non tutti i materiali plastici che esteriormente assomigliano all’acrilico sono adatti a essere lavorati con un laser. Una macchina destinata anche a utenti maker deve quindi accompagnare le prestazioni hardware con un database affidabile dei materiali e con indicazioni chiare sui composti ammessi.

L’autocalibrazione del percorso ottico potrebbe essere una delle funzioni più importanti
Un secondo elemento anticipato da Bambu Lab riguarda il sistema ottico. Nei laser CO₂ desktop tradizionali che utilizzano un tubo fisso, il fascio viene generalmente portato alla testa di lavoro attraverso una sequenza di specchi. Affinché l’energia arrivi correttamente alla lente di focalizzazione, gli specchi devono essere allineati con precisione. Una procedura tradizionale consiste nel posizionare materiale sensibile, carta termica o nastro nelle varie parti del percorso ottico, produrre impulsi di prova e correggere progressivamente l’inclinazione degli specchi fino a centrare il fascio.

Bambu Lab sostiene che R1 sarà in grado di gestire automaticamente almeno parte di questa procedura di allineamento. Se implementata in modo efficace, si tratterebbe di una caratteristica particolarmente interessante non tanto per aumentare la potenza disponibile quanto per ridurre una delle operazioni di manutenzione più tipiche dei laser CO₂ con percorso ottico a specchi. Al momento, tuttavia, il produttore non ha spiegato nel dettaglio come funzioni il sistema: non è stato chiarito quali sensori utilizzi, se la regolazione degli specchi sia completamente motorizzata, quali parti del percorso vengano effettivamente compensate e quale accuratezza venga garantita dopo la calibrazione. Di conseguenza è corretto parlare di funzione annunciata dal produttore, non ancora di una prestazione misurata in modo indipendente.

Cosa sappiamo e cosa Bambu Lab non ha ancora rivelato

CaratteristicaStato al 18 settembre 2026
ModelloBambu Lab R1
Tipologialaser cutter/engraver standalone
Sorgentelaser CO₂ confermato
Presentazione22 settembre 2026, ore 16:00 CEST
Acrilico trasparentetaglio dichiarato dal produttore
Legnolavorazione mostrata nei teaser
Pelleindicata tra i materiali
Vetroindicato, ma non è confermato il taglio
Allineamento ottico automaticoannunciato dal produttore
Potenza lasernon comunicata
Area di lavoronon comunicata
Spessore massimo di taglionon comunicato
Velocità massimanon comunicata
Raffreddamentonon comunicato
Aspirazionenon comunicata
Prezzonon comunicato
Data effettiva di consegnanon comunicata

Attenzione al vetro: incidere non significa tagliare
Uno degli aspetti che richiede maggiore prudenza riguarda il riferimento al vetro comparso nella comunicazione preliminare di Bambu Lab. La presenza di un materiale nell’elenco delle possibili lavorazioni non significa automaticamente che possa essere tagliato. I laser CO₂ vengono comunemente utilizzati per l’incisione del vetro perché la radiazione a circa 10,6 micrometri viene assorbita superficialmente. L’energia produce microfratture controllate e una finitura opaca che rende visibile il disegno inciso.

Il taglio attraverso una normale lastra di vetro è un problema completamente diverso. L’elevato gradiente termico può produrre tensioni, fratture incontrollate e rottura del pezzo; per questo le comuni macchine CO₂ da incisione non vengono normalmente considerate sistemi per il taglio tradizionale del vetro. Fino a quando Bambu Lab non pubblicherà una documentazione tecnica specifica, quindi, il riferimento al vetro deve essere interpretato prudentemente come possibilità di lavorazione o incisione, non come conferma della capacità di tagliare lastre di vetro.

Quanto sarà potente R1? Per ora qualsiasi numero sarebbe una supposizione
La questione della potenza è inevitabilmente al centro dell’attenzione, ma Bambu Lab non ha ancora comunicato il dato. Sarebbe quindi scorretto attribuire a R1 40, 50, 60 o 80 W sulla base delle dimensioni apparenti del tubo mostrate nei teaser o delle specifiche dei prodotti concorrenti. Anche una stima visiva del tubo non è sufficiente per determinarne con affidabilità la potenza nominale.

Il numero di watt, inoltre, non basta da solo a descrivere le prestazioni. Due sistemi CO₂ con identica potenza nominale possono offrire risultati molto differenti a causa di qualità ottica, dimensione dello spot, lunghezza focale della lente, air assist, controllo degli assi, pressione e portata dell’aria, qualità dell’aspirazione e parametri software. Per confrontare seriamente R1 con le alternative serviranno quindi prove di taglio effettuate sullo stesso materiale e allo stesso spessore, misurando numero di passate, velocità, kerf, carbonizzazione del bordo e ripetibilità.

Il raffreddamento sarà un elemento tecnico fondamentale
Un laser CO₂ introduce inoltre esigenze che nei sistemi a diodi sono meno rilevanti. Nei modelli che utilizzano un classico tubo laser in vetro, una parte consistente dell’energia elettrica assorbita viene trasformata in calore e il tubo necessita di un circuito di raffreddamento adeguato. Nei sistemi desktop questo viene normalmente ottenuto facendo circolare acqua o altro fluido attraverso il tubo e trasferendo poi il calore verso un radiatore o un chiller.

Bambu Lab non ha ancora spiegato quale architettura verrà adottata da R1. Un sistema integrato sarebbe coerente con la filosofia dell’azienda, che nelle proprie stampanti 3D ha cercato di automatizzare molte operazioni precedentemente lasciate all’utente, ma prima della presentazione del 22 settembre non è possibile considerarlo un dato acquisito. La gestione termica sarà comunque uno degli elementi da osservare con maggiore attenzione, perché temperatura del tubo e stabilità del raffreddamento influenzano durata della sorgente e costanza della potenza.

Aspirazione e filtrazione sono altrettanto importanti della potenza
Tagliare legno, pelle o materiali plastici produce fumi, particelle e composti volatili. Un laser da banco non può quindi essere giudicato esclusivamente dalla velocità con cui attraversa una lastra di materiale. Servono aspirazione efficace, gestione dei fumi e, quando l’aria non viene espulsa direttamente all’esterno, un sistema di filtrazione adeguato.

Su R1 Bambu Lab non ha ancora fornito dettagli sufficienti per stabilire se l’aspiratore sarà integrato, esterno, incluso nella configurazione base oppure proposto come accessorio. Anche la presenza di eventuali sensori per rilevare incendi o anomalie, sistemi di estinzione e controllo del flusso d’aria dovrà essere verificata con la documentazione definitiva.

L’air assist svolge invece una funzione differente dall’aspirazione. Un getto d’aria diretto verso il punto di taglio allontana prodotti della combustione e materiale vaporizzato, limita l’accumulo di calore e può migliorare la qualità del bordo. Bambu Lab utilizza già una funzione di questo tipo nei sistemi H2 con modulo laser, ma non è ancora stata pubblicata la configurazione definitiva di R1.

Non tutti i materiali possono essere messi dentro un laser
L’automazione non elimina inoltre la responsabilità di sapere quale materiale si sta lavorando. Alcuni polimeri sono inadatti o potenzialmente pericolosi nel taglio laser. Il caso più noto è il PVC e, più in generale, i materiali contenenti cloro, che durante il trattamento termico possono liberare gas corrosivi e nocivi. Anche materiali compositi, plastiche di composizione sconosciuta, resine e pelli sintetiche possono generare sostanze problematiche.

Una delle caratteristiche che potrà fare la differenza nell’uso quotidiano di R1 sarà quindi la qualità del sistema software: riconoscimento dei materiali, database di parametri, avvertenze, gestione automatica della potenza e compatibilità con profili verificati. La stessa filosofia ha contribuito al successo delle stampanti 3D Bambu Lab, nelle quali automazione e software sono diventati parte integrante del prodotto e non semplici accessori dell’hardware.

R1 contro H2D: due macchine con filosofie differenti
R1 non deve essere considerata semplicemente come una H2D con un laser più potente. H2D nasce come piattaforma multifunzione: stampa 3D, taglio digitale, disegno e lavorazione laser possono essere riuniti nello stesso sistema cambiando modulo e configurazione. I moduli laser disponibili sono sorgenti a diodi blu da 10 e 40 W. Bambu Lab dichiara per il 10 W la possibilità di tagliare compensato fino a circa 5 mm e per il 40 W fino a circa 15 mm in condizioni definite dal produttore.

R1 nasce invece come macchina laser dedicata. Il passaggio alla sorgente CO₂ amplia soprattutto il ventaglio dei materiali lavorabili e rende possibile il taglio diretto del PMMA trasparente. Una piattaforma dedicata potrebbe inoltre consentire un’area di lavoro maggiore, un percorso ottico progettato specificamente per il laser e sistemi di aspirazione e raffreddamento dimensionati senza i compromessi richiesti da una macchina multifunzione. Sono però possibilità progettuali: finché Bambu Lab non pubblicherà le specifiche complete non possono essere presentate come caratteristiche confermate.

Il confronto con xTool, OMTech, Glowforge e i produttori professionali dipenderà soprattutto da prezzo e automazione
Con R1 Bambu Lab entra in un mercato molto più maturo di quanto possa sembrare. I sistemi CO₂ desktop esistono da molti anni e comprendono sia macchine economiche derivate dai cosiddetti K40 sia sistemi più completi di xTool, OMTech, Glowforge, Gweike e numerosi altri produttori. Nella fascia professionale operano da tempo aziende come Epilog Laser e Trotec, con macchine destinate a utilizzi produttivi, servizi di personalizzazione, segnaletica e lavorazione di materiali non metallici.

Per questo motivo la sola presenza di un tubo CO₂ non costituisce di per sé un’innovazione. Il possibile elemento distintivo di Bambu Lab sarà piuttosto il tentativo di applicare al laser cutter la stessa strategia utilizzata nella stampa 3D: calibrazione automatizzata, sensori, computer vision, profili dei materiali e workflow software progettato per ridurre le regolazioni manuali.

L’esperienza maturata con H2 potrebbe diventare il vero vantaggio di Bambu Lab
H2D aveva già introdotto alcune funzioni interessanti in ambito laser. Il sistema BirdsEye utilizza una telecamera e algoritmi di computer vision per posizionare il percorso di lavorazione rispetto al materiale; Bambu Lab dichiara per questo sistema un’accuratezza di allineamento visivo fino a 0,3 mm in condizioni specificate dal produttore. H2 può inoltre acquisire la geometria superficiale di oggetti tridimensionali e adattare il lavoro laser a superfici non perfettamente piane.

Non sappiamo ancora quali di queste tecnologie verranno trasferite o ulteriormente sviluppate su R1. Sarebbe però coerente attendersi una macchina fortemente dipendente da sensori e software. Il teaser dedicato all’allineamento automatico del fascio suggerisce proprio una direzione in cui operazioni che nei laser CO₂ tradizionali vengono effettuate manualmente potrebbero diventare procedure guidate o automatizzate.

La qualità di incisione non si misura soltanto in watt
Un altro errore frequente è considerare automaticamente il laser più potente come quello capace di produrre l’incisione più dettagliata. In realtà la qualità grafica dipende in gran parte dalle dimensioni e dalla forma dello spot, dalla qualità del fascio, dalla lente e dal controllo del movimento. Un fascio più concentrato può produrre dettagli più piccoli anche se la potenza complessiva è inferiore.

Potenza elevata e piccolo spot rispondono inoltre a esigenze differenti. Per attraversare rapidamente pannelli relativamente spessi serve una densità energetica sufficiente e una buona evacuazione del materiale; per incidere fotografie, testi molto piccoli o geometrie sottili diventano invece particolarmente importanti spot, controllo della modulazione e precisione degli assi. Sarà quindi necessario attendere le specifiche di R1, e soprattutto prove reali, prima di stabilire dove la macchina si collochi tra cutter ad alta produttività e sistemi orientati all’incisione fine.

Il 22 settembre sapremo se R1 è soprattutto una macchina maker o uno strumento per piccola produzione
Al momento Bambu Lab ha costruito la comunicazione di R1 attraverso anticipazioni mirate, mostrando sufficienti elementi da identificare la tecnologia ma trattenendo quasi tutte le specifiche necessarie per un confronto quantitativo. La conferma della sorgente CO₂ e del taglio dell’acrilico trasparente permette comunque di comprendere che il produttore non sta semplicemente riproponendo in formato standalone il modulo laser delle proprie stampanti.

Le domande decisive rimangono aperte: quale sarà la potenza del tubo, quanto sarà grande l’area utile, quale spessore di PMMA e legno potrà essere lavorato realisticamente, quale sistema di raffreddamento verrà utilizzato, come funzionerà l’allineamento automatico, quale sarà la qualità dell’aspirazione e soprattutto a quale prezzo verrà proposta la macchina. Sarà altrettanto importante capire se il 22 settembre 2026 coinciderà con l’apertura degli ordini, con la disponibilità immediata o soltanto con la presentazione completa.

Per Bambu Lab il passaggio è comunque significativo. Dopo aver contribuito a rendere più automatizzata e accessibile la stampa 3D desktop, l’azienda prova ad applicare una filosofia simile a un settore nel quale molte macchine richiedono ancora calibrazioni ottiche, scelta manuale dei parametri e una buona conoscenza del processo. Il valore reale di R1 non dipenderà quindi soltanto dal numero di watt riportato sulla scheda tecnica, ma dalla capacità di trasformare un laser CO₂ — tecnologia consolidata da decenni — in un sistema più semplice da configurare, controllare e utilizzare in modo ripetibile.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).

Di Fantasy

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