Cavan Sullivan porta in MLS la scarpa da calcio Adidas Project R.A.P. stampata in 3D

Dalla sperimentazione alla prima partita ufficiale

La manifattura additiva ha raggiunto un nuovo campo di applicazione nello sport professionistico con Cavan Sullivan, centrocampista dei Philadelphia Union, che ha utilizzato durante una partita di Major League Soccer una scarpa da calcio realizzata interamente attraverso stampa 3D.

La calzatura appartiene a Project R.A.P., acronimo di Radical Athlete Perception, il programma attraverso il quale adidas sta sperimentando un nuovo metodo di progettazione delle calzature sportive basato sulla produzione additiva e sulla personalizzazione attorno alle caratteristiche del singolo atleta.

L’utilizzo in gara è particolarmente significativo perché sposta la tecnologia da un ambiente di laboratorio o di allenamento verso una situazione competitiva, dove la scarpa deve sopportare accelerazioni, cambi di direzione, contrasti, frenate, torsioni e ripetute sollecitazioni durante l’intera partita.

Cavan Sullivan ha indossato il modello nella vittoria per 3-1 dei Philadelphia Union contro i New York Red Bulls al Subaru Park.

Esiste una piccola differenza nelle date riportate dalle diverse fonti: il resoconto ufficiale dei Philadelphia Union colloca la partita il 22 luglio 2026, mentre adidas ha comunicato pubblicamente il debutto di Project R.A.P. il 23 luglio. L’evento sportivo è quindi avvenuto il 22 luglio, con l’annuncio di adidas diffuso il giorno successivo.

Una scarpa costruita attorno al piede di Cavan Sullivan

L’elemento centrale del progetto non è semplicemente la sostituzione di un processo produttivo tradizionale con una stampante 3D.

Project R.A.P. parte dall’idea che la geometria della scarpa possa essere costruita attorno alle caratteristiche fisiche dell’atleta invece di obbligare il piede dell’atleta ad adattarsi a una serie di taglie standard.

Nel caso di Cavan Sullivan, la scarpa è stata realizzata secondo le specifiche dei suoi piedi.

Ciò consente ad adidas di intervenire digitalmente sulla geometria e di modificare aree differenti della struttura in funzione del sostegno, della vestibilità e delle esigenze dell’atleta.

È una differenza importante rispetto alla produzione convenzionale delle scarpe da calcio.

Una scarpa tradizionale nasce normalmente dalla combinazione di diversi componenti: tomaia, elementi di rinforzo, intersuola quando presente, soletta interna, piastra e tacchetti. Materiali differenti vengono tagliati, stampati, cuciti, incollati oppure assemblati attraverso diversi passaggi industriali.

Con la produzione additiva, invece, una parte maggiore della geometria può essere definita direttamente nel modello digitale.

Perché realizzare interamente in 3D una scarpa da calcio è complesso

Stampare una scarpa casual o un componente destinato alla camminata non presenta gli stessi requisiti di uno scarpino utilizzato durante una partita professionistica.

Una scarpa da calcio deve mantenere un equilibrio difficile tra leggerezza, rigidità, flessibilità, stabilità e sensibilità.

La parte anteriore deve consentire al piede di muoversi e flettersi durante la corsa, mentre altre zone devono limitare movimenti indesiderati.

La struttura deve inoltre trasferire le forze verso i tacchetti senza deformarsi eccessivamente.

Quando il giocatore cambia direzione, la scarpa viene sottoposta a carichi laterali considerevoli. Durante un’accelerazione deve invece trasferire rapidamente la forza generata dall’atleta verso il terreno.

A questi aspetti si aggiungono il contatto con il pallone, il comfort e la necessità di mantenere il piede stabile all’interno della calzatura.

Per adidas, Project R.A.P. rappresenta quindi anche una prova delle possibilità della manifattura additiva nel produrre strutture capaci di comportarsi in maniera differente nelle varie zone della scarpa.

La geometria può diventare parte delle prestazioni

Uno dei principali vantaggi della stampa 3D nel settore delle calzature riguarda la possibilità di intervenire sulla geometria interna del materiale.

Con i metodi convenzionali, la variazione delle proprietà meccaniche dipende spesso dall’impiego di materiali differenti o dall’aggiunta di componenti specifici.

Una struttura realizzata con produzione additiva può invece modificare densità, spessore e geometria del reticolo da una zona all’altra.

Una regione della scarpa potrebbe essere progettata per flettersi maggiormente, mentre una sezione adiacente potrebbe essere più rigida.

Questo non significa che qualsiasi geometria reticolare garantisca automaticamente prestazioni superiori. Il comportamento dipende dal materiale utilizzato, dalla struttura, dallo spessore degli elementi e dal processo produttivo.

La possibilità di controllare questi parametri digitalmente offre però agli ingegneri adidas un numero maggiore di variabili con cui lavorare.

adidas non ha ancora comunicato tutti i dettagli produttivi

Un aspetto importante del progetto riguarda ciò che adidas non ha ancora reso pubblico.

L’azienda non ha specificato nel dettaglio quale piattaforma industriale di stampa 3D venga utilizzata per produrre lo scarpino Project R.A.P. destinato al calcio.

Non sono stati comunicati neppure il materiale preciso, i tempi necessari per fabbricare un paio, la massa della scarpa o l’eventuale azienda esterna coinvolta nella produzione.

Questa distinzione è importante perché adidas ha collaborato con diversi specialisti della manifattura additiva nel corso della propria storia, ma non sarebbe corretto attribuire automaticamente Project R.A.P. a uno dei partner utilizzati per progetti precedenti.

Le collaborazioni storiche con Materialise e Carbon rappresentano infatti fasi differenti dello sviluppo tecnologico di adidas e non costituiscono una conferma del loro coinvolgimento nella scarpa utilizzata da Cavan Sullivan.

Cavan Sullivan è già abituato ai primati anagrafici

La scelta di Cavan Sullivan non è casuale.

Il giocatore dei Philadelphia Union ha 16 anni ed è considerato uno dei principali giovani talenti del calcio statunitense.

Nel luglio 2024 era già entrato nei registri della Major League Soccer diventando il più giovane calciatore a debuttare nella competizione.

Cavan Sullivan entrò in campo con i Philadelphia Union a 14 anni e 293 giorni, superando il precedente riferimento rappresentato da Freddy Adu.

Il suo debutto stabilì inoltre un primato tra le principali leghe sportive professionistiche nordamericane considerate dalla MLS.

Nel 2026 Sullivan ha raggiunto altre tappe nella propria carriera, comprese le prime reti con la prima squadra dei Philadelphia Union.

Per adidas, affidare Project R.A.P. a un atleta così giovane permette anche di associare la tecnologia a una generazione di giocatori che potrebbe accompagnare l’eventuale sviluppo commerciale del prodotto negli anni successivi.

La partita contro i New York Red Bulls ha fornito un test reale

Il debutto delle scarpe non è avvenuto durante una sessione organizzata esclusivamente per dimostrare il prodotto.

Cavan Sullivan è partito nella formazione dei Philadelphia Union nella partita contro i New York Red Bulls.

La squadra di Philadelphia ha vinto l’incontro per 3-1.

Milan Iloski ha aperto le marcature, mentre i New York Red Bulls hanno pareggiato prima dell’intervallo con Cade Cowell. Nella ripresa Indiana Vassilev e Neil Pierre hanno realizzato le altre due reti dei Philadelphia Union.

Sullivan ha avuto anche un’occasione personale attraverso un calcio di punizione dalla distanza, respinto dal portiere Ethan Horvath.

Per adidas questo tipo di utilizzo è più interessante di una semplice dimostrazione, perché permette di osservare il comportamento della scarpa durante le condizioni imprevedibili di una partita.

Khvicha Kvaratskhelia e Ademola Lookman hanno contribuito allo sviluppo

Project R.A.P. Football non nasce soltanto dal lavoro svolto con Cavan Sullivan.

Quando adidas ha presentato pubblicamente il programma dedicato al calcio nell’aprile 2026, l’azienda aveva già coinvolto Khvicha Kvaratskhelia e Ademola Lookman.

I due calciatori hanno fornito feedback durante le fasi di sviluppo e test.

Questo metodo consente ad adidas di valutare la stessa piattaforma con atleti che possiedono caratteristiche fisiche e stili di gioco differenti.

Una struttura ottimale per un giocatore non è necessariamente ideale per un altro.

È proprio qui che la produzione additiva può diventare particolarmente interessante: anziché cercare una geometria che rappresenti un compromesso accettabile per migliaia di utenti, il sistema potrebbe generare varianti derivate da uno stesso progetto digitale.

Project R.A.P. non nasce con il calcio

La scarpa utilizzata da Cavan Sullivan rappresenta la seconda applicazione sportiva principale di Project R.A.P.

adidas aveva introdotto il programma nel marzo 2026 e lo aveva inizialmente applicato al basket.

Il primo prodotto è BB.01.

Anche questa scarpa utilizza una struttura tridimensionale stampata che avvolge il piede e rappresenta una dimostrazione della possibilità di costruire calzature sportive attraverso manifattura additiva.

BB.01 ha però compiuto anche un ulteriore passaggio: è diventata acquistabile dal pubblico.

adidas ha prodotto una serie limitata di 169 paia.

Di queste, 50 sono state destinate al flagship store adidas di Las Vegas, 89 sono state distribuite attraverso l’app adidas CONFIRMED e altre 30 sono state riservate alla Greater China.

Il prezzo previsto per la distribuzione tramite CONFIRMED era di 250 dollari.

La scarpa è inoltre arrivata sul parquet durante la NBA Summer League attraverso Mikel Brown Jr.

Project R.A.P. punta alla personalizzazione per discipline differenti

La denominazione Radical Athlete Perception identifica una piattaforma più ampia rispetto a un singolo modello.

L’intenzione di adidas è applicare gli strumenti della manifattura additiva a discipline sportive differenti, partendo dai dati e dalle sensazioni fornite dagli atleti.

Basket e calcio impongono requisiti molto diversi.

Nel basket sono frequenti salti, atterraggi, cambi di direzione laterali e accelerazioni su una superficie uniforme.

Nel calcio entrano invece in gioco il terreno, la configurazione dei tacchetti, il contatto con il pallone e movimenti che si sviluppano su distanze maggiori.

Una piattaforma digitale consente ad adidas di mantenere parte della metodologia di progettazione, modificando però la geometria in funzione dello sport e dell’atleta.

L’azienda ha inoltre indicato l’American Football come un altro settore nel quale Project R.A.P. potrebbe trovare applicazione.

La stampa 3D nelle scarpe adidas è iniziata più di dieci anni fa

Project R.A.P. non rappresenta il primo esperimento di adidas con la produzione additiva.

Nel 2015 adidas presentò Futurecraft 3D, un progetto dedicato alla realizzazione di un’intersuola stampata in 3D.

In quella fase adidas collaborava con Materialise, azienda belga specializzata in software e servizi per la produzione additiva.

L’obiettivo era già collegare i dati relativi al piede e alla corsa con una geometria personalizzata.

La visione descritta da adidas consisteva nella possibilità di analizzare il comportamento del cliente e trasformare successivamente quei dati in una struttura realizzata su misura.

Il concetto era però ancora concentrato soprattutto sull’intersuola.

La collaborazione tra adidas e Carbon ha portato Futurecraft 4D

Nel 2017 adidas ha compiuto un ulteriore passo attraverso una collaborazione con Carbon.

L’azienda californiana Carbon aveva sviluppato il processo Digital Light Synthesis, basato sull’utilizzo di luce, ottiche permeabili all’ossigeno e resine programmabili per produrre componenti polimerici.

Da questa collaborazione nacque Futurecraft 4D.

La caratteristica più riconoscibile era l’intersuola reticolare prodotta digitalmente.

Il progetto dimostrò che le strutture ottenute attraverso manifattura additiva potevano uscire dalla fase puramente sperimentale e avvicinarsi a una produzione commerciale di dimensioni maggiori.

Anche in questo caso, tuttavia, la stampa 3D riguardava principalmente una parte della scarpa.

Il resto della calzatura continuava a essere prodotto attraverso tecniche più tradizionali.

CLIMACOOL ha portato adidas verso una scarpa quasi completamente digitale

Negli anni successivi adidas ha continuato ad ampliare l’impiego della stampa tridimensionale.

La famiglia CLIMACOOL 3D rappresenta un passaggio importante perché la manifattura additiva non viene utilizzata soltanto per una piccola componente.

Nel 2026 adidas ha ampliato la distribuzione di CLIMACOOL LACED, una calzatura caratterizzata da una struttura stampata tridimensionalmente e da una forte attenzione alla ventilazione.

La versione primavera-estate 2026 è stata resa disponibile su scala più ampia attraverso i canali commerciali adidas.

L’evoluzione tra Futurecraft 3D, Futurecraft 4D, CLIMACOOL e Project R.A.P. mostra quindi una progressione piuttosto chiara.

La produzione additiva è passata dall’essere utilizzata prevalentemente per un’intersuola a diventare uno strumento attraverso il quale adidas può progettare porzioni sempre più ampie della calzatura e, con Project R.A.P., un prodotto sportivo interamente stampato.

Una scarpa digitale può modificare anche il processo di sviluppo

Uno degli aspetti meno visibili della produzione additiva riguarda la velocità con cui può essere modificata una geometria.

Con uno stampo tradizionale, ogni cambiamento importante può richiedere una nuova attrezzatura o una modifica del processo produttivo.

Con una struttura generata digitalmente, parte delle modifiche può essere effettuata direttamente sul modello.

Un atleta prova una configurazione, fornisce un feedback e gli ingegneri possono modificare determinate caratteristiche prima di realizzare la variante successiva.

Questo rende particolarmente interessante la tecnologia per lo sviluppo di prodotti destinati agli atleti professionisti, dove il numero di unità richiesto è ridotto ma il livello di personalizzazione può essere molto elevato.

Non significa necessariamente che una scarpa stampata in 3D sia più economica.

Nelle piccole serie il vantaggio principale può essere rappresentato dalla flessibilità e dalla possibilità di creare geometrie differenti senza costruire un’attrezzatura dedicata per ogni variante.

Dal numero della scarpa a un modello individuale

Se Project R.A.P. dovesse diventare un prodotto commerciale su larga scala, una delle conseguenze più interessanti potrebbe riguardare il concetto stesso di taglia.

Il sistema tradizionale utilizza una serie di misure standard che devono adattarsi a una popolazione molto ampia.

Due persone con lo stesso numero possono però avere larghezze, archi plantari, talloni e distribuzioni dei volumi differenti.

La produzione additiva permette teoricamente di gestire queste differenze attraverso il modello digitale.

Non sarebbe quindi necessario limitarsi alla scelta fra 42 e 42,5.

Una scarpa potrebbe essere associata a un profilo geometrico specifico del piede.

Per arrivare a questo scenario su scala commerciale sarebbero però necessari sistemi di scansione affidabili, software di progettazione automatizzata e una capacità produttiva sufficientemente veloce.

Project R.A.P. mostra il principio, ma adidas non ha ancora annunciato un modello commerciale personalizzato destinato al grande pubblico per il calcio.

Il problema della produzione su larga scala rimane centrale

Una delle principali differenze tra uno scarpino realizzato per un atleta sponsorizzato e milioni di paia destinate alla vendita riguarda il volume produttivo.

La produzione tradizionale delle calzature sportive è stata ottimizzata per quantità enormi.

La stampa 3D elimina o riduce alcuni vincoli legati agli stampi e permette geometrie molto complesse, ma deve confrontarsi con tempi macchina, costo dei materiali, manutenzione e capacità produttiva.

Per questo motivo il futuro commerciale di Project R.A.P. dipenderà anche dalla possibilità di industrializzare il processo.

Il progetto BB.01, con sole 169 paia distribuite nella prima uscita, mostra come adidas stia procedendo attraverso quantitativi controllati.

La scarpa da calcio di Cavan Sullivan si trova in una fase ancora più sperimentale.

Non è stata ancora annunciata una versione per il pubblico

adidas descrive la scarpa Project R.A.P. Football come un concetto di innovazione utilizzato in condizioni reali.

Al momento non esiste una data ufficiale per una distribuzione commerciale su larga scala.

L’azienda ha indicato che ulteriori informazioni sulla disponibilità arriveranno con lo sviluppo del programma.

Questo significa che la scarpa indossata da Cavan Sullivan non deve essere interpretata come un modello pronto a sostituire nell’immediato le linee adidas Predator, F50 o Copa.

Project R.A.P. funziona per ora come piattaforma attraverso la quale adidas può verificare materiali, geometrie, metodi di produzione e reazioni degli atleti.

Cavan Sullivan porta il prototipo fuori dal laboratorio

Il valore dell’esperimento realizzato con i Philadelphia Union risiede soprattutto in questo passaggio.

Una scarpa può funzionare correttamente durante prove meccaniche e allenamenti controllati, ma una partita introduce variabili differenti.

Il giocatore non può ridurre l’intensità perché sta testando un prototipo.

Deve correre, contrastare, calciare e cambiare direzione senza modificare il proprio comportamento in funzione della scarpa.

Il debutto di Cavan Sullivan offre quindi ad adidas un tipo di feedback che un laboratorio non può replicare completamente.

Per la produzione additiva rappresenta anche un ulteriore segnale del progressivo spostamento da prototipi e componenti intermedi verso prodotti finiti.

La prossima sfida sarà capire se la personalizzazione può diventare industriale

Il passaggio successivo non consiste semplicemente nello stampare altre scarpe.

La questione sarà verificare se adidas riuscirà a trasformare il metodo utilizzato per Cavan Sullivan, Khvicha Kvaratskhelia e Ademola Lookman in un processo ripetibile su numeri significativamente maggiori.

Per un atleta professionista è possibile dedicare tempo alla raccolta dei dati, alla produzione di più prototipi e alla modifica individuale della geometria.

Per un prodotto consumer il processo deve essere molto più rapido.

Scansione, progettazione, produzione e controllo qualità dovrebbero essere abbastanza automatizzati da rendere economicamente sostenibile la personalizzazione.

È proprio questo passaggio a rendere Project R.A.P. interessante anche dal punto di vista della manifattura.

Lo scarpino di Cavan Sullivan non rappresenta soltanto una nuova applicazione della stampa 3D.

È un test sulla possibilità di sostituire progressivamente una parte della logica della produzione standardizzata con una produzione guidata dai dati del singolo utilizzatore.

Per il momento il progetto rimane una piattaforma sperimentale di adidas.

Il fatto che una delle sue scarpe sia stata utilizzata durante una partita ufficiale di Major League Soccer dimostra però che la tecnologia ha superato almeno una delle barriere più importanti: passare dal prototipo indossabile a un prodotto utilizzato da un atleta professionista durante una competizione reale.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy

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