La crescita della produzione additiva metallica sta spostando l’attenzione dalle sole prestazioni delle stampanti alla disponibilità delle materie prime. Quando la stampa 3D viene utilizzata per prototipi, ricambi occasionali o piccole serie, il consumo di polvere può rappresentare una voce gestibile. Il quadro cambia quando un’azienda introduce decine di sistemi, aumenta il numero di componenti prodotti e deve assicurare forniture costanti di titanio, nichel, cobalto, rame e leghe speciali.

Il white paper “Metal AM at Scale: The Closed-Loop Materials Era”, realizzato da Continuum Powders insieme ad Additive Manufacturing Research, sostiene che l’espansione della stampa 3D metallica dipenderà anche dalla capacità di recuperare gli scarti e trasformarli in nuova polvere qualificata.

La circolarità viene quindi presentata non soltanto come uno strumento per ridurre le emissioni, ma come una componente della strategia industriale. Un circuito chiuso può ridurre la quantità di materiale vergine acquistato, recuperare valore da componenti a fine vita, limitare l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi e creare fonti di approvvigionamento più vicine agli stabilimenti produttivi.

Secondo i dati di Additive Manufacturing Research, il valore mondiale dei componenti metallici prodotti mediante stampa 3D è passato da meno di 3 miliardi di dollari nel 2016 a oltre 8 miliardi nel 2025. Additive Manufacturing Research prevede inoltre che il valore dei componenti di produzione realizzati mediante tecnologie powder bed fusion possa aumentare da circa 6 miliardi di dollari nel 2025 a quasi 30 miliardi entro il 2034.

Queste stime non descrivono soltanto un incremento delle vendite di stampanti. Indicano una crescita del consumo di polveri, dei servizi di post-processing, dei sistemi di controllo qualità e delle infrastrutture necessarie per qualificare i materiali.

Perché la disponibilità della polvere può frenare la produzione

Le tecnologie metalliche come laser powder bed fusion, electron beam melting, directed energy deposition e binder jetting richiedono materie prime con caratteristiche controllate. Nel caso delle tecnologie a letto di polvere, la distribuzione granulometrica, la forma delle particelle, la scorrevolezza, la densità apparente e la composizione chimica influenzano la distribuzione degli strati e la stabilità del processo.

Non è sufficiente disporre di una determinata lega. La polvere deve essere prodotta, selezionata, analizzata e conservata rispettando requisiti compatibili con la macchina e con il componente da realizzare.

Le leghe di nichel come Inconel 625 e Inconel 718 vengono utilizzate nei settori energetico, aerospaziale e industriale per la capacità di mantenere proprietà meccaniche a temperature elevate. Le leghe di titanio sono impiegate nell’aerospazio e nella produzione medicale per il rapporto tra resistenza e peso e per le caratteristiche di biocompatibilità. Il cobalto-cromo trova applicazione nel settore medicale e in ambienti soggetti a usura e corrosione.

Questi materiali hanno un valore superiore rispetto agli acciai comuni. La loro trasformazione in polvere richiede impianti di atomizzazione, energia, gas tecnici, controlli di laboratorio e capacità di separare le frazioni granulometriche adatte ai diversi processi.

L’aumento della capacità di stampa, se non accompagnato da una crescita della capacità di produrre e recuperare le polveri, può creare un collo di bottiglia a monte. Per questo Continuum Powders e Additive Manufacturing Research attribuiscono alla lavorazione dei materiali un ruolo paragonabile a quello delle stampanti.

Che cosa significa davvero produzione a ciclo chiuso

Nella produzione additiva metallica, l’espressione “ciclo chiuso” può indicare operazioni differenti. La prima è il riutilizzo della polvere che non viene fusa durante un ciclo di stampa. Dopo la costruzione, il materiale viene raccolto, setacciato e, quando previsto, miscelato con polvere nuova.

Questa procedura riduce gli scarti, ma non rappresenta un circuito completamente chiuso. Dopo numerosi cicli, la polvere può subire variazioni nella granulometria, nella chimica superficiale, nella concentrazione di ossigeno o nella scorrevolezza. I limiti dipendono dalla lega, dalla macchina, dall’atmosfera di processo e dai requisiti del componente.

Un secondo livello comprende il recupero della polvere fuori specifica, delle frazioni troppo grandi prodotte durante l’atomizzazione, dei supporti rimossi dai componenti, delle costruzioni non conformi e dei residui delle lavorazioni meccaniche.

Il terzo livello riguarda i componenti arrivati alla fine della vita utile. In questo caso il metallo deve essere identificato, controllato, rifuso e trasformato nuovamente in una materia prima utilizzabile.

Il modello promosso da Continuum Powders comprende soprattutto questo secondo e terzo livello: riportare scarti e componenti a fine vita allo stato di polvere atomizzata, invece di venderli come rottame generico o destinarli a processi nei quali il valore della lega viene disperso.

La piattaforma Greyhound Melt-to-Powder

Continuum Powders ha sviluppato la piattaforma Greyhound Melt-to-Powder, indicata anche con la sigla M2P, per trasformare materiali metallici prelegati in nuova polvere.

Il sistema utilizza una sorgente al plasma in corrente continua per fondere il materiale di ingresso. Il flusso metallico viene successivamente investito da un gas ad alta pressione e suddiviso in goccioline, che si solidificano durante la discesa nella camera di atomizzazione.

Il risultato è una polvere composta da particelle appartenenti a intervalli dimensionali differenti. Dopo l’atomizzazione, Continuum Powders separa il materiale mediante classificazione e setacciatura, ottenendo frazioni destinate a processi come laser powder bed fusion, binder jetting, directed energy deposition, metal injection molding o hot isostatic pressing.

L’obiettivo di Continuum Powders è ridurre i passaggi presenti nelle catene tradizionali, nelle quali il materiale può essere raccolto, trasportato, rifuso, trasformato in lingotti o barre e successivamente atomizzato.

Greyhound Melt-to-Powder può utilizzare materiale vergine oppure recuperato. La possibilità di lavorare direttamente con una lega preesistente permette di conservare, entro i limiti stabiliti dai controlli, la composizione di partenza.

Questo aspetto è importante per le superleghe. Ricostruire una chimica complessa partendo da singoli elementi richiede il controllo delle percentuali e delle impurità. Utilizzare componenti identificati e già realizzati nella lega desiderata può semplificare il processo, a condizione che il materiale non sia contaminato e che la sua provenienza sia documentata.

La tracciabilità viene prima del riciclo

Non ogni pezzo metallico può essere introdotto in un atomizzatore e trasformato in polvere per applicazioni industriali. Continuum Powders deve conoscere la composizione del materiale, la provenienza, le condizioni di utilizzo e l’eventuale presenza di rivestimenti, saldature, oli o contaminanti.

Il materiale ricevuto viene controllato, pesato e associato a un’identità di lotto. La tracciabilità deve proseguire durante la fusione, l’atomizzazione, la separazione granulometrica e il confezionamento.

Il controllo è particolarmente importante nei settori aerospaziale, medicale, energetico e della difesa. In questi mercati non è sufficiente dimostrare che una polvere appartenga genericamente alla famiglia delle leghe di nichel o di titanio. È necessario verificare che la composizione rientri nei limiti previsti e che le proprietà del componente finale siano ripetibili.

Tra i parametri da controllare rientrano la distribuzione dimensionale delle particelle, la sfericità, la presenza di satelliti, la densità, la scorrevolezza, il contenuto di ossigeno e azoto, l’umidità e le inclusioni.

Il riciclo può migliorare l’utilizzo delle risorse, ma aumenta anche la necessità di controllare i flussi. Un circuito chiuso industriale deve essere costruito attorno a lotti identificati e non a una raccolta indistinta di rottami.

Il progetto con Siemens Energy

Un esempio citato da Continuum Powders riguarda la collaborazione con Siemens Energy. Negli ultimi cinque mesi del 2024, Continuum Powders ha trattato 16.182 chilogrammi di scarti di nichel provenienti da uno stabilimento Siemens Energy di Winston-Salem, nella Carolina del Nord.

Lo stabilimento Siemens Energy svolge attività di assistenza su apparecchiature per la generazione di energia, comprese turbine a gas, turbine a vapore e generatori. Le operazioni producono componenti inutilizzati o arrivati alla fine del loro impiego, realizzati con leghe contenenti nichel e altri elementi di valore.

Continuum Powders ha utilizzato Greyhound Melt-to-Powder per trasformare questi materiali in nuove polveri. La quantità trattata corrisponde a una media vicina a una tonnellata alla settimana nel periodo indicato.

Il passaggio decisivo non è però la sola produzione della polvere. Continuum Powders e Siemens Energy devono verificare se il materiale possa essere reinserito nei processi Siemens Energy rispettando le specifiche previste per le applicazioni energetiche.

La qualifica comprende prove sulla polvere, costruzioni campione, analisi metallografiche e test meccanici. Per componenti destinati a turbine o ad altri sistemi sottoposti a temperature elevate, possono essere richieste verifiche su resistenza, fatica, scorrimento viscoso, ossidazione e stabilità microstrutturale.

Il caso Siemens Energy mostra anche un possibile vantaggio logistico. Invece di acquistare tutto il materiale da una filiera esterna, Siemens Energy può trasformare una parte dei propri scarti in una risorsa destinata alla produzione futura.

Il beneficio economico dipenderà dal costo della raccolta, dalla preparazione del materiale, dalla resa di atomizzazione, dalla percentuale di polvere utilizzabile e dalle spese necessarie per la qualifica. Non può essere dedotto soltanto dalla quantità di rottame recuperata.

La collaborazione con Knust-Godwin

Continuum Powders ha applicato un modello simile insieme a Knust-Godwin, azienda statunitense specializzata nella produzione di componenti complessi per i settori petrolifero, energetico e della difesa.

Un cliente di Knust-Godwin disponeva di componenti in lega di nichel 718 arrivati alla fine della vita operativa. Continuum Powders ha trasformato il materiale in polvere Ni718 attraverso la piattaforma Greyhound Melt-to-Powder.

Knust-Godwin ha quindi utilizzato la polvere per produrre nuovi componenti con una stampante Renishaw RenAM 500Q. Le prove eseguite sui campioni hanno indicato valori di resistenza, duttilità e comportamento all’impatto compatibili con i limiti ASTM considerati nel progetto.

Il caso di Knust-Godwin, Continuum Powders e Renishaw è utile perché collega tutte le fasi del ciclo: recupero di un componente usato, produzione della polvere, stampa del nuovo pezzo e verifica delle proprietà.

Resta necessario distinguere tra una dimostrazione industriale e una qualifica universale. Il fatto che un lotto di Ni718 abbia prodotto risultati conformi non significa che qualsiasi componente della stessa lega possa essere recuperato senza ulteriori controlli. Rivestimenti, condizioni di servizio, ossidazione e contaminazioni possono modificare l’idoneità del materiale.

La qualifica di Desktop Metal

Nel 2024 Desktop Metal ha qualificato per attività di ricerca e sviluppo una polvere Mar-M247 ottenuta da materiale interamente recuperato da Continuum Powders.

La superlega Mar-M247 è destinata ad applicazioni che richiedono resistenza a temperature elevate. Desktop Metal ha valutato la polvere per l’utilizzo sulla piattaforma binder jet X25Pro.

Nel binder jetting la polvere non viene fusa durante la stampa. Un legante viene depositato selettivamente per costruire un componente ancora poroso, che deve essere successivamente depolverato, sottoposto a rimozione del legante e sinterizzato.

La qualifica di Desktop Metal dimostra che una polvere recuperata può essere presa in considerazione anche per processi diversi dalla fusione laser. Ogni tecnologia richiede tuttavia una distribuzione granulometrica e caratteristiche di scorrimento specifiche.

Una polvere adatta alla laser powder bed fusion non è automaticamente ottimale per il binder jetting. Il produttore deve quindi adattare la classificazione e le specifiche alla macchina e alla densificazione prevista.

Il ruolo di Apple nella produzione additiva su larga scala

Apple rappresenta un esempio differente, non direttamente collegato alla piattaforma di Continuum Powders. Apple ha introdotto la produzione additiva nella fabbricazione delle casse in titanio di alcuni modelli di Apple Watch.

Per Apple Watch Series 11, Apple dichiara una cassa in titanio stampata in 3D realizzata con titanio riciclato al 100% e con un consumo di materia prima inferiore del 50% rispetto alla generazione precedente.

Il caso Apple mostra come la produzione additiva e l’impiego di materiale riciclato possano essere combinati in un prodotto elettronico realizzato in volumi elevati. La stampa 3D permette ad Apple di ottenere una forma vicina a quella finale, riducendo la quantità di titanio che dovrebbe essere rimossa mediante lavorazione meccanica.

Il modello Apple non deve essere confuso con il servizio di Continuum Powders. I dati disponibili non indicano che Apple utilizzi Greyhound Melt-to-Powder. Il caso Apple è rilevante perché dimostra che il costo del materiale e la riduzione degli scarti diventano centrali quando la produzione additiva entra in un mercato di massa.

Custom Foundry Runtime per piccoli lotti e nuove leghe

Continuum Powders ha introdotto anche il servizio Custom Foundry Runtime, abbreviato in CFR. Il modello permette ai clienti di acquistare un periodo definito di utilizzo dell’impianto di atomizzazione, invece di pagare esclusivamente in base ai chilogrammi di polvere prodotti.

Custom Foundry Runtime è rivolto allo sviluppo di leghe, alla modifica di composizioni esistenti, alla validazione del processo e alla produzione di piccoli lotti.

Secondo Continuum Powders, la capacità può variare da circa 100 chilogrammi al giorno per prove complesse o caratterizzate da numerose varianti fino a circa 500 chilogrammi al giorno per leghe favorevoli e configurazioni produttive stabili.

Il volume effettivo dipende dalla viscosità del metallo fuso, dai parametri di atomizzazione, dalla distribuzione granulometrica richiesta e dalla resa della frazione utile.

Il modello basato sul tempo macchina può offrire una maggiore visibilità dei costi nelle fasi iniziali. Un cliente che sta sviluppando una lega non è obbligato a garantire una grande quantità di prodotto prima di conoscere la resa del processo.

Custom Foundry Runtime può risultare interessante anche per materiali preziosi o feedstock di valore elevato, per i quali la priorità non è massimizzare il numero di chilogrammi prodotti, ma recuperare il materiale e mantenere il controllo del lotto.

Le emissioni e i limiti dei confronti ambientali

Continuum Powders associa al modello Melt-to-Powder una riduzione delle emissioni rispetto alla produzione di polvere da metallo vergine.

Un’analisi del ciclo di vita condotta dall’Industrial Sustainability Laboratory della Oregon State University ha confrontato tre scenari per la produzione di 100 chilogrammi di polvere di nichel.

Il primo scenario utilizzava atomizzazione convenzionale e nichel vergine. Il secondo utilizzava atomizzazione al plasma e una combinazione di nichel recuperato da fonti interne ed esterne. Il terzo utilizzava materiale riciclato, fornitori locali, energia e argon con misure di compensazione o riduzione dell’impatto.

Nel secondo scenario, la riduzione del potenziale di riscaldamento globale è stata calcolata nel 58,8% rispetto al caso di riferimento. Nel terzo scenario, la riduzione ha raggiunto il 98,7%.

Il valore più alto non deve essere attribuito unicamente alla macchina di Continuum Powders. Il risultato dipende dall’insieme delle ipotesi: materiale riciclato, localizzazione dei fornitori, energia, argon e confini dell’analisi.

Lo studio è di tipo cradle-to-gate e termina all’uscita della polvere dallo stabilimento. Non comprende la stampa del componente, il trattamento termico, la lavorazione meccanica, la durata in esercizio e il successivo fine vita.

I dati indicano comunque che la produzione del metallo vergine può rappresentare una parte rilevante dell’impatto. Recuperare una lega già esistente evita alcune attività estrattive e metallurgiche, purché il processo produca una polvere effettivamente utilizzabile.

Economia circolare e autonomia delle filiere

Continuum Powders e Additive Manufacturing Research collegano il riciclo anche alla sicurezza delle forniture. I settori aerospaziale, energetico, medicale, elettronico e della difesa utilizzano leghe contenenti elementi la cui estrazione o lavorazione è concentrata in un numero limitato di Paesi.

Il problema non riguarda soltanto la presenza del minerale nel sottosuolo. Tra l’estrazione e la produzione di una polvere qualificata sono necessari raffinazione, fusione, produzione della lega, atomizzazione, classificazione e controllo.

Un Paese può disporre di risorse minerarie e rimanere dipendente dall’estero per alcune fasi della trasformazione. Per questo Stati Uniti e Unione europea stanno promuovendo investimenti nella lavorazione, nel riciclo e nel recupero dei materiali critici.

Il Critical Raw Materials Act dell’Unione europea stabilisce per il 2030 obiettivi indicativi pari al 10% del consumo europeo coperto dall’estrazione interna, al 40% coperto dalla capacità di lavorazione e al 25% coperto dal riciclo. Il regolamento mira inoltre a evitare che oltre il 65% del fabbisogno di una materia prima strategica provenga da un solo Paese esterno all’Unione europea.

Tecnologie come Greyhound Melt-to-Powder possono inserirsi in questa strategia perché aggiungono capacità di trasformazione e recupero. Non sostituiscono l’estrazione mineraria, ma possono ridurre la quantità di materiale vergine necessaria e valorizzare flussi che altrimenti uscirebbero dalla filiera produttiva.

Le condizioni economiche per chiudere il ciclo

La produzione circolare non è conveniente in ogni situazione. Il modello funziona meglio con materiali costosi, composizioni note, volumi sufficienti e scarti relativamente puliti.

Raccogliere piccole quantità di materiali differenti da numerosi stabilimenti può costare più del valore recuperato. Anche la separazione di rivestimenti, inserti e contaminanti può rendere il processo poco competitivo.

Un’azienda deve inoltre chiarire chi possiede lo scarto. In alcune catene di fornitura, il produttore vende i residui a un operatore esterno. In altre, il cliente mantiene la proprietà del materiale e richiede che venga trasformato in polvere destinata al proprio utilizzo.

La convenienza deve includere il costo di qualifica. Una polvere meno costosa non offre un vantaggio se richiede un lungo programma di prove o se introduce una variabilità incompatibile con i componenti certificati.

Per le applicazioni più critiche potrebbe essere necessario mantenere circuiti separati per lega, cliente e stabilimento. Questo aumenta la tracciabilità, ma riduce le economie di scala.

Il modello di Continuum Powders può quindi avere maggiore valore per aziende che generano quantità costanti di scarti nella stessa lega, come Siemens Energy, oppure per produttori specializzati che gestiscono materiali ad alto valore, come Knust-Godwin.

Dalla vendita della polvere alla gestione del materiale

Il white paper di Continuum Powders e Additive Manufacturing Research suggerisce un cambiamento nel rapporto tra produttore di polveri e utilizzatore.

Nel modello tradizionale, l’azienda acquista la polvere, produce i componenti e vende gli scarti. Nel modello circolare, il fornitore può occuparsi dell’intero ciclo: analisi del materiale, raccolta, atomizzazione, classificazione, controllo, consegna e recupero successivo.

La polvere non viene più considerata una materia prima da acquistare una sola volta, ma una risorsa da amministrare durante più cicli produttivi.

Questo approccio richiede contratti più complessi. Devono essere definite la proprietà del materiale, le specifiche, le responsabilità in caso di contaminazione, la quantità minima, la resa prevista e le condizioni per il reinserimento della polvere nella produzione.

Continuum Powders punta a posizionarsi come gestore del ciclo di vita delle leghe, oltre che come produttore. Additive Manufacturing Research interpreta questo passaggio come una conseguenza della maturazione del mercato metallico.

Quando i volumi crescono, l’attenzione si sposta dal prezzo del singolo chilogrammo al costo complessivo di approvvigionamento, utilizzo, recupero e qualificazione.

Una condizione importante, ma non l’unica, per ampliare il metal AM

L’economia circolare può contribuire alla crescita della stampa 3D metallica, ma non risolve tutti i problemi legati alla produzione in serie.

Le aziende devono continuare a migliorare la produttività delle macchine, l’automazione della movimentazione delle polveri, la ripetibilità, il monitoraggio del processo, il post-processing e la qualifica dei componenti.

La circolarità aggiunge una leva economica e strategica. Riduce la dipendenza da alcuni fornitori, recupera il valore contenuto negli scarti e può diminuire l’impatto della produzione della materia prima.

Il contributo di Continuum Powders sarà misurabile attraverso la capacità di trasformare progetti come quelli con Siemens Energy e Knust-Godwin in processi ripetibili, con costi documentati e polveri qualificate per produzioni continuative.

La tesi proposta da Continuum Powders e Additive Manufacturing Research è quindi concreta: la stampa 3D metallica non può crescere occupandosi soltanto delle macchine. Per raggiungere volumi industriali deve costruire una filiera dei materiali capace di recuperare le leghe, controllarne la qualità e riportarle nel processo produttivo senza perdere prestazioni e tracciabilità.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy

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