ExxonMobil ha avviato un caso applicativo interessante nella raffineria di Baton Rouge, in Louisiana, dove una parte metallica destinata alla protezione di pannelli strumentali è stata riprogettata e prodotta con stampa 3D in metallo. Il progetto coinvolge la tecnologia LMD di Meltio, applicata con la stampante industriale Meltio M600, e mostra come la produzione additiva possa entrare anche in ambienti dove affidabilità, manutenzione e tempi di fermo hanno un peso molto concreto.

Il componente al centro del lavoro non è una parte estetica né un prototipo da laboratorio. Si tratta di un dispositivo anti-wicking, cioè un elemento progettato per impedire che l’olio risalga per capillarità lungo cavi o linee collegate alla strumentazione, arrivando fino agli armadi di controllo o ai pannelli sensibili. In una raffineria, un problema del genere non riguarda solo la pulizia del sistema: la contaminazione dei pannelli può generare interventi di manutenzione, arresti macchina, sostituzioni premature e perdita di disponibilità dell’impianto.

Il problema del componente originale

La versione tradizionale del dispositivo era prodotta con lavorazioni sottrattive, quindi con processi come tornitura e fresatura CNC. Questa scelta è comune in molti settori industriali, soprattutto quando si lavora con parti metalliche robuste e quando le geometrie sono compatibili con l’asportazione di truciolo. Nel caso specifico, però, il progetto originario presentava alcuni limiti pratici.

Il corpo metallico era pesante e non disponeva di un sistema di fissaggio dedicato. In sostanza, una parte del carico veniva trasferita alla condotta collegata, soluzione non ideale in un ambiente soggetto a vibrazioni continue. In un impianto di processo, anche un piccolo difetto di supporto può diventare un punto debole nel tempo: non perché il pezzo ceda subito, ma perché vibrazioni, manutenzioni ripetute e condizioni operative possono amplificare ogni compromesso progettuale.

Un altro aspetto critico era la manutenzione interna. La geometria cilindrica lavorata CNC rendeva difficile intervenire sulla piastra di separazione collocata all’interno del componente. Per accedere a quella parte era necessario fermare il sistema, con un impatto diretto sulla disponibilità dell’impianto. La questione, quindi, non era soltanto “come produrre lo stesso pezzo in modo diverso”, ma come ripensare il pezzo per renderlo più leggero, più gestibile e più adatto alla manutenzione.

Perché passare alla stampa 3D LMD

La soluzione scelta si basa sulla Laser Metal Deposition, indicata anche come LMD o Wire-Laser DED. In questo processo un filo metallico viene alimentato nella zona di lavoro e fuso tramite laser, depositando materiale strato su strato. È una tecnologia diversa dalla fusione laser a letto di polvere: non lavora con un piano pieno di polvere metallica, ma con filo, in modo più vicino a una logica di deposizione controllata.

Per applicazioni industriali come questa, l’uso del filo ha alcuni vantaggi pratici. Il materiale è più semplice da gestire rispetto alla polvere metallica, riduce alcuni problemi legati alla manipolazione e può risultare adatto a officine e reparti produttivi che hanno già esperienza con fili metallici da saldatura. Inoltre, la tecnologia DED è adatta alla produzione di geometrie medio-grandi, alla riparazione di superfici e alla realizzazione di preforme metalliche che possono essere poi lavorate a tolleranza.

Nel caso ExxonMobil, la tecnologia Meltio M600 è stata usata per passare da un componente prodotto per asportazione a un componente riprogettato per la deposizione metallica. Questo punto è importante: la stampa 3D non è stata usata come semplice sostituto della CNC. Il valore nasce dalla riprogettazione del pezzo, dalla scelta del materiale e dall’adattamento della strategia produttiva al processo LMD.

Il ruolo del titanio Ti-6Al-4V

Per il nuovo componente è stato scelto il Ti-6Al-4V, noto anche come Titanium 64. È una lega di titanio molto utilizzata quando servono buon rapporto resistenza/peso, resistenza alla corrosione e prestazioni meccaniche adatte ad ambienti impegnativi. In molti casi, il titanio viene scartato a monte per ragioni economiche: il materiale è costoso, la lavorazione può richiedere attenzione e gli sfridi della produzione sottrattiva possono incidere molto sul costo finale.

Con un processo additivo a filo, però, cambia il ragionamento. Il materiale viene depositato dove serve, riducendo la quantità di metallo rimossa in post-lavorazione. Questo non elimina la necessità di finiture o controlli, ma permette di valutare il titanio anche per componenti che con la produzione tradizionale sarebbero stati meno convenienti. ExxonMobil, in questo caso, ha potuto considerare una lega che prima non rappresentava una scelta naturale per quel tipo di parte.

Meltio aveva già parametri disponibili per il Titanium 64, fattore che ha semplificato il percorso. In produzione additiva metallica, avere un materiale “stampabile” non significa solo poterlo fondere. Servono parametri di processo, controllo termico, protezione dall’ossidazione e una strategia di deposizione compatibile con la geometria richiesta. Il titanio, in particolare, è sensibile alla presenza di ossigeno ad alta temperatura e richiede un ambiente protetto.

Come è stato riprogettato il componente

Il corpo principale è stato adattato alla stampa su tre assi, con un’attenzione specifica agli angoli di sporgenza. Il progetto ha previsto un limite di overhang fino a 75 gradi e una strategia non planare, così da ridurre la necessità di strutture di supporto complesse. Questo aspetto incide sia sul tempo di produzione sia sulle operazioni successive, perché meno supporti significano meno materiale da rimuovere, minore rischio di danneggiare la parte e minore lavoro manuale.

Anche il coperchio è stato modificato. Sono stati introdotti bordi cavi, pensati per accogliere materiale sigillante in silicone. In questo modo la tenuta può essere migliorata senza trasformare il componente in un assieme complicato da montare o smontare. È un esempio di progettazione per la manutenzione: non si cerca solo di produrre una forma, ma di facilitare l’uso del pezzo nell’ambiente reale in cui dovrà operare.

Per rendere il processo più vicino a una produzione ripetibile, il team ha realizzato anche una staffa di fissaggio additiva in SS-316Lsi su una piastra base in SS304. Questa attrezzatura consente di produrre quattro componenti in parallelo all’interno della macchina. La scelta non serve solo ad aumentare il numero di pezzi per ciclo: nel caso del titanio contribuisce anche alla gestione termica, perché ogni componente ha più tempo per raffreddarsi tra uno strato e il successivo.

La gestione dell’ossidazione

Uno dei punti più delicati nella stampa del titanio è l’ossidazione. Quando il metallo è caldo, la presenza di ossigeno può alterare la qualità della superficie e le proprietà del materiale. La Meltio M600 utilizza una camera inertizzata con argon, ma anche in un ambiente protetto può rimanere una quantità residua di ossigeno. Per questo il controllo termico e la sequenza di deposizione diventano parte integrante del processo.

Stampare quattro componenti in parallelo ha permesso di aumentare il tempo di raffreddamento tra una passata e l’altra sullo stesso pezzo. In pratica, mentre la macchina deposita materiale su un componente, gli altri hanno tempo per ridurre la temperatura superficiale prima del passaggio successivo. Questa strategia aiuta a limitare l’ossidazione e rende il processo più stabile.

Sono stati inoltre regolati potenza laser e avanzamento in alcune zone, così da evitare accumuli indesiderati di materiale. Nel DED, infatti, non basta ottenere la forma generale: bisogna controllare il cordone depositato, la sovrapposizione tra le passate e la quantità di calore introdotta. Un eccesso di materiale può complicare la finitura, mentre un apporto termico non gestito può generare deformazioni o qualità non uniforme.

Risultati economici e tempi di produzione

Secondo i dati diffusi sul caso applicativo, il passaggio alla tecnologia Meltio ha portato a una riduzione dei costi unitari del 42% e a una riduzione dei tempi di consegna del 90%. Il lead time indicato passa da un intervallo di 4-6 settimane a 58,8 ore. Sono numeri importanti perché mostrano il valore della produzione additiva quando viene applicata a un problema industriale ben definito.

Il dato sui tempi è particolarmente rilevante nel settore oil & gas. In un impianto di processo, il costo di una parte non coincide soltanto con il prezzo di acquisto. Conta anche il tempo necessario per averla disponibile, il rischio di fermo, la dipendenza da fornitori esterni e la possibilità di produrre o riparare componenti vicino al punto d’uso. Una parte più costosa a catalogo può diventare conveniente se riduce settimane di attesa o evita un fermo non programmato.

Il caso ExxonMobil-Meltio non dimostra che ogni componente di raffineria debba essere stampato in 3D. Mostra invece che alcune parti, soprattutto quando hanno geometrie migliorabili, problemi di manutenzione o lunghi tempi di approvvigionamento, possono diventare buoni candidati per la produzione additiva metallica.

Un segnale per l’oil & gas

La raffineria di Baton Rouge fa parte di uno dei complessi industriali più rilevanti di ExxonMobil negli Stati Uniti. Inserire un componente prodotto con LMD in un contesto simile non significa introdurre la stampa 3D in modo sperimentale e isolato, ma verificarla su una funzione concreta: proteggere la strumentazione da contaminazioni e garantire un comportamento affidabile in presenza di vibrazioni e condizioni operative impegnative.

Il settore oil & gas è prudente per natura. Le parti installate negli impianti devono essere qualificate, tracciabili e coerenti con procedure di sicurezza e manutenzione. Per questo l’adozione della produzione additiva procede spesso per casi mirati: dispositivi ausiliari, parti di ricambio, attrezzature, componenti non immediatamente critici per la pressione di processo, fino ad arrivare a parti più complesse quando materiali, controlli e qualifiche sono adeguati.

ExxonMobil ha lavorato anche su altri progetti di manifattura additiva metallica, compresi studi con Nikon SLM Solutions, Louisiana State University e Howco Group su componenti per applicazioni energetiche prodotti con tecnologia LPBF. Questo conferma un approccio pragmatico: non una sola tecnologia per ogni problema, ma processi diversi a seconda della geometria, del materiale, del volume e del livello di qualifica richiesto.

Cosa rende interessante il caso Meltio

Il punto più interessante non è soltanto l’uso del titanio. È la combinazione tra materiale, processo e riprogettazione. La stampa 3D in metallo porta vantaggi quando consente di ridurre passaggi, migliorare la manutenzione, alleggerire una parte, accorciare la catena di fornitura o rendere economicamente sensata una lega che con la lavorazione sottrattiva sarebbe poco attraente.

La tecnologia LMD a filo di Meltio si inserisce in questa logica. Non cerca di sostituire ogni fresatrice o ogni tornio, ma può completare le lavorazioni esistenti. Un componente può essere stampato in forma near-net-shape e poi finito con lavorazioni CNC dove servono tolleranze precise. In altri casi la stessa famiglia di tecnologie può essere usata per riparazioni, riporti, aggiunta di materiale su superfici usurate o produzione di preforme.

Per ExxonMobil, il risultato è un dispositivo anti-wicking ripensato per un uso industriale, con una lega più leggera, tempi di ottenimento ridotti e una riduzione dei costi dichiarata. Per Meltio, il caso rafforza il posizionamento della M600 in applicazioni industriali dove la stampa 3D metallica deve dimostrare vantaggi misurabili e non solo libertà geometrica.

Una lettura equilibrata

Il caso non va letto come una sostituzione generale della produzione tradizionale. CNC, saldatura, fusione e forgiatura rimangono processi centrali nell’industria. La produzione additiva entra quando il bilancio tecnico ed economico è favorevole. Qui il bilancio sembra legato a quattro fattori: riduzione del lead time, minor costo unitario, migliore gestione del titanio e riprogettazione del componente per manutenzione e installazione.

Per chi osserva la stampa 3D industriale, il messaggio è chiaro: le applicazioni più convincenti non sono sempre quelle più spettacolari. Spesso sono componenti poco visibili, ma collegati a problemi veri di impianto. Un dispositivo che impedisce all’olio di risalire verso la strumentazione non attirerà l’attenzione come una turbina o un componente aerospaziale, ma può avere un valore operativo molto alto se riduce guasti, tempi di attesa e interventi di manutenzione.

È proprio in queste applicazioni che la stampa 3D metallica può trovare spazio: parti tecniche, materiali ad alte prestazioni, piccole serie, ricambi speciali, attrezzature e componenti progettati per rendere più semplice la gestione quotidiana degli impianti.

Di Fantasy

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