Kiprun, il marchio running del gruppo Decathlon, entra nel mercato delle calzature sportive con componenti stampati in 3D con la nuova KIPNEXT 3D, una scarpa da corsa che combina una tomaia tradizionale in maglia con un’intersuola reticolare realizzata tramite produzione additiva.

Il progetto è interessante perché non riguarda una sneaker dimostrativa o un esercizio di design destinato solo ai collezionisti. KIPNEXT 3D nasce come scarpa da running, quindi come prodotto pensato per ammortizzazione, ritorno di energia, stabilità, peso e resistenza all’uso. Per Decathlon e Kiprun si tratta di un passaggio significativo: la stampa 3D viene portata in un segmento in cui il prezzo, la disponibilità e la funzionalità contano almeno quanto l’effetto novità.

Una scarpa ibrida: tomaia tradizionale e intersuola stampata in 3D

La KIPNEXT 3D non è una scarpa interamente stampata in 3D. La struttura segue un’impostazione ibrida: la parte superiore è una tomaia in maglia con sistema di allacciatura integrato, mentre la parte più visibile e tecnica è l’intersuola stampata in 3D.

Questa scelta è coerente con l’evoluzione del settore. Molti marchi non stanno sostituendo tutta la scarpa con un processo additivo, ma usano la stampa 3D dove offre un vantaggio chiaro: la possibilità di creare geometrie reticolari complesse, zone con densità differenti, canali aperti, strutture di supporto e aree di compressione controllata.

Nel caso della KIPNEXT 3D, l’intersuola ha una struttura aperta a reticolo, con una geometria pensata per distribuire ammortizzazione e supporto in base alle esigenze della corsa. La forma non è solo estetica: nella stampa 3D applicata alle calzature, il reticolo sostituisce in parte il ruolo delle schiume tradizionali, permettendo di modulare la risposta meccanica attraverso il disegno della struttura.

In termini pratici, una zona dell’intersuola può essere progettata per comprimersi di più, un’altra per sostenere meglio, un’altra ancora per contribuire alla stabilità laterale. È uno dei motivi per cui l’additive manufacturing interessa tanto il settore footwear: non si lavora più solo sul materiale, ma anche sull’architettura interna della suola.

HP Multi Jet Fusion per la produzione dell’intersuola

L’intersuola della KIPNEXT 3D viene prodotta con tecnologia HP Multi Jet Fusion, una piattaforma di stampa 3D industriale basata su letto di polvere. In questo tipo di processo, il materiale viene distribuito a strati e consolidato in modo selettivo, consentendo di ottenere componenti con geometrie che sarebbero difficili o poco convenienti da realizzare con stampaggio tradizionale.

Per una scarpa da running, il punto non è soltanto “stampare una forma complessa”. Il vero tema è produrre una struttura elastica, ripetibile e abbastanza robusta da sopportare migliaia di impatti. L’intersuola di una scarpa da corsa è una parte critica: deve assorbire energia, restituirne una parte, mantenere stabilità, non collassare dopo pochi utilizzi e non creare una sensazione di corsa irregolare.

Kiprun indica per la KIPNEXT 3D un ritorno di energia dichiarato del 75%, superiore ai valori comunemente associati alle intersuole in EVA tradizionale. Questo dato va letto come dichiarazione del marchio, perché al momento non risultano prove indipendenti pubblicate che consentano di confrontare in modo diretto la scarpa con altri modelli sul mercato. Resta però un’indicazione chiara della direzione tecnica: Decathlon vuole usare la stampa 3D non solo per differenziare il prodotto, ma per lavorare sulle prestazioni dell’intersuola.

Il ruolo di SomethingAdded e del centro innovazione Decathlon a Shenzhen

Lo sviluppo della KIPNEXT 3D coinvolge diversi attori. Accanto a Decathlon e Kiprun, compare SomethingAdded, società con sede a Barcellona specializzata nello sviluppo e nella produzione additiva per calzature ad alte prestazioni. L’azienda lavora su strutture lattice, workflow digitali, progettazione per additive manufacturing e produzione localizzata per il settore footwear.

Il progetto è stato portato avanti anche con il contributo del Decathlon Asia Innovation Center di Shenzhen. La città cinese non è stata scelta solo come luogo di presentazione commerciale: Shenzhen è uno dei poli più importanti per sviluppo prodotto, elettronica, produzione avanzata e sperimentazione retail. Nel lancio della KIPNEXT 3D, Decathlon ha legato il prodotto anche alla propria strategia nell’area della Greater Bay Area, dove il gruppo presidia sia la parte retail sia quella di sviluppo.

Durante la presentazione a Shenzhen sono stati citati Damien Mourier, responsabile del Decathlon Asia Innovation Center, Lucas Biton, Asia Development Technical Director per la calzatura in Decathlon, e Don Albert, cofondatore di SomethingAdded. Questo dettaglio aiuta a capire la natura del progetto: non una semplice personalizzazione di una suola, ma un lavoro congiunto tra sviluppo prodotto, design industriale, tecnologia additiva e validazione per l’uso sportivo.

Dal concept al prodotto in meno di sei mesi

Un aspetto rilevante del progetto riguarda i tempi di sviluppo. La KIPNEXT 3D viene presentata come un prodotto arrivato dal concept alla scarpa finita in meno di sei mesi. Per il mondo della calzatura sportiva, dove i cicli di sviluppo possono essere lunghi e richiedere numerose iterazioni su forme, materiali, stampi e prototipi, questo dato mostra uno dei vantaggi potenziali della produzione additiva.

Con la stampa 3D è possibile modificare una struttura reticolare, testare una variante, cambiare la distribuzione della densità e produrre un nuovo prototipo senza dover riprogettare o rifare stampi fisici. Questo non elimina la necessità di test, prove sul campo e validazione, ma può ridurre i tempi tra idea, prototipo e piccola serie.

Nel caso delle scarpe da running, questa flessibilità è particolarmente importante. La risposta dell’intersuola dipende da molti fattori: peso del runner, ritmo, appoggio, superficie, distanza, temperatura, geometria della scarpa e interazione con la tomaia. Poter intervenire sulla struttura interna attraverso un modello digitale permette di esplorare più configurazioni rispetto a una schiuma uniforme.

Perché la stampa 3D interessa il settore running

La stampa 3D nelle calzature non è una novità assoluta, ma sta cambiando posizione nel mercato. Per anni è rimasta legata a prototipi, modelli dimostrativi, sneaker di lusso o collaborazioni a tiratura limitata. Ora il settore prova a spostarla verso prodotti più funzionali, con un uso più chiaro nella performance.

Nel running, la sfida è diversa rispetto alla moda. Una scarpa da corsa deve essere leggera, stabile, affidabile, comoda su distanze ripetute e coerente tra un paio e l’altro. Una geometria bella da vedere non basta. La struttura lattice deve rispondere al piede in modo prevedibile, non accumulare deformazioni e non creare punti di pressione.

KIPNEXT 3D entra in questo scenario con un posizionamento particolare. Decathlon non è un marchio di nicchia e non è un brand di lusso. La sua forza storica sta nel rapporto tra prestazioni, prezzo e accessibilità. Se un prodotto come questo riuscirà a uscire dalla fase limitata e ad arrivare in più mercati, potrebbe contribuire a portare la stampa 3D verso una fascia più ampia di utilizzatori.

Non solo KIPNEXT 3D: il percorso Kiprun sulla produzione delle scarpe

La KIPNEXT 3D va letta anche dentro il percorso più ampio di Kiprun sulla riprogettazione della scarpa da running. Il marchio ha già lavorato su soluzioni come KipX/Kipnext, una scarpa sviluppata con tecnologia senza colla, nella quale la suola viene formata direttamente sotto la tomaia attraverso un processo di schiumatura.

In quel caso il tema non era la stampa 3D, ma la semplificazione del processo produttivo: ridurre i passaggi di assemblaggio, eliminare adesivi chimici e ottenere una calzatura più durevole. Con la KIPNEXT 3D, Kiprun affronta un altro aspetto: non solo semplificare come si assembla una scarpa, ma ripensare la forma e la funzione dell’intersuola attraverso una geometria generata digitalmente.

Questi due percorsi non sono in contraddizione. Da una parte c’è la ricerca su processi senza colla e schiume formate in modo più diretto; dall’altra c’è l’uso della stampa 3D per ottenere una struttura meccanica non replicabile con una normale intersuola stampata o fresata. Entrambe le direzioni indicano un interesse di Decathlon per la fabbrica della scarpa, non solo per il design finale del prodotto.

Disponibilità limitata e mercato cinese come primo banco di prova

La KIPNEXT 3D è stata lanciata in Cina, con vendita limitata in alcuni negozi Decathlon selezionati. Il prezzo indicato è nell’ordine dei 250 dollari, quindi ben superiore alla fascia più accessibile normalmente associata a molte scarpe Decathlon, ma in linea con prodotti performance e con calzature che usano tecnologie produttive non ancora pienamente standardizzate.

Al momento non è stata indicata una data per la distribuzione in altri mercati. Questo rende la KIPNEXT 3D un prodotto da osservare, più che una scarpa già pronta per una diffusione globale. La scelta di partire dalla Cina ha senso: il mercato è grande, competitivo, sensibile alle novità tecnologiche e vicino a ecosistemi produttivi capaci di supportare test, eventi, retail esperienziale e sviluppo rapido.

A Shenzhen, Decathlon ha accompagnato il lancio con attività di prova, eventi dedicati ai runner e iniziative nei punti vendita. Questo approccio è importante perché una scarpa con intersuola stampata in 3D non si spiega soltanto con una scheda tecnica. Va provata, confrontata e capita nella corsa reale.

Un settore sempre più affollato

Kiprun non entra in un mercato vuoto. La stampa 3D nelle calzature vede già la presenza di marchi e piattaforme diverse. Nike ha sperimentato modelli con parti stampate in 3D e prodotti dal forte impatto visivo. Gucci ha ampliato la linea Cub3d. Zellerfeld lavora su calzature stampate in 3D e collaborazioni con brand come Nike, Louis Vuitton, Hugo Boss e Mallet London.

La differenza principale sta nel posizionamento. Molti progetti di calzatura 3D sono legati a moda, limited edition, design o alto di gamma. KIPNEXT 3D cerca invece di collocarsi più vicino alla scarpa da corsa funzionale. Questo non significa che la tecnologia sia già pronta per sostituire le intersuole tradizionali su larga scala, ma mostra che la produzione additiva sta uscendo dalla sola fase dimostrativa.

Per i produttori, la promessa è chiara: meno vincoli geometrici, possibilità di personalizzazione, sviluppo più rapido, produzione localizzata e nuove risposte meccaniche. Per i runner, invece, il giudizio sarà più semplice: la scarpa dovrà essere comoda, stabile, resistente e convincente nel prezzo.

Cosa resta da verificare

Come sempre, una scarpa di questo tipo va valutata oltre la comunicazione di lancio. I punti da seguire saranno diversi: durata dell’intersuola dopo centinaia di chilometri, comportamento su temperature diverse, facilità di pulizia della struttura aperta, resistenza del reticolo, comfort sulla lunga distanza e coerenza tra un lotto e l’altro.

Un altro tema riguarda la scalabilità. La stampa 3D consente grande libertà progettuale, ma la produzione di scarpe richiede volumi, controllo qualità, costi compatibili e supply chain stabile. HP Multi Jet Fusion è una tecnologia industriale adatta a parti funzionali, ma applicarla a un prodotto consumer come una scarpa da corsa richiede un equilibrio delicato tra prestazioni, prezzo e capacità produttiva.

Infine c’è la questione della sostenibilità. Le geometrie lattice possono ridurre materiale dove non serve, e la produzione additiva può ridurre alcuni sprechi rispetto a processi sottrattivi o a iterazioni basate su stampi. Allo stesso tempo, materiali, post-processing, energia, logistica e fine vita del prodotto devono essere valutati con dati completi. Anche per questo sarà utile capire se Decathlon pubblicherà analisi più dettagliate nel caso di un lancio su più mercati.

Un segnale importante per la stampa 3D nelle calzature sportive

KIPNEXT 3D non va letta come una semplice scarpa “strana” con suola traforata. È un segnale dell’interesse dei grandi gruppi sportivi verso una produzione della calzatura più digitale, più veloce da iterare e più aperta a geometrie funzionali.

Per Decathlon e Kiprun, il progetto permette di presidiare un’area in cui si stanno muovendo marchi premium, startup e piattaforme specializzate. Per la stampa 3D, invece, la presenza di un marchio con una rete retail globale è un passaggio da non sottovalutare: se la tecnologia riuscirà a dimostrare valore nella corsa quotidiana, potrà trovare spazio anche fuori dalle edizioni limitate.

La vera prova sarà il mercato. Non basterà l’intersuola stampata in 3D a convincere i runner. Serviranno comfort, prestazioni ripetibili, durata e un prezzo sostenibile. La KIPNEXT 3D apre però una strada concreta: usare la manifattura additiva non solo per stupire, ma per progettare in modo diverso una delle parti più importanti della scarpa da corsa.

Di Fantasy

Lascia un commento