Replasia, startup medtech belga attiva nelle soluzioni personalizzate per la chirurgia conservativa dell’anca, ha ottenuto un investimento di minoranza da Materialise e dall’imprenditore medtech Andy Christensen. L’operazione sostiene lo sviluppo clinico e commerciale di tecnologie pensate per trattare alcune forme di displasia dell’anca senza arrivare subito alla sostituzione dell’articolazione.
Il centro del progetto è il 3D Shelf Implant, un impianto personalizzato prodotto con stampa 3D e progettato per migliorare la copertura della testa femorale nei pazienti con displasia dell’anca. L’impianto viene realizzato sulla base dell’anatomia del singolo paziente e si colloca fuori dalla capsula articolare, con l’obiettivo di preservare la struttura naturale dell’anca e mantenere aperte altre opzioni terapeutiche per il futuro.
L’ingresso di Materialise e di Andy Christensen non va letto solo come un apporto finanziario. Per Replasia significa accedere a competenze industriali, regolatorie e commerciali maturate nel campo dei dispositivi medici personalizzati. Materialise è una delle aziende più note nel settore della stampa 3D medicale, con esperienza nella pianificazione chirurgica digitale, nella produzione additiva e negli impianti ortopedici su misura. Andy Christensen porta invece un percorso imprenditoriale legato allo sviluppo e alla commercializzazione di dispositivi medicali personalizzati.
Perché la displasia dell’anca richiede soluzioni su misura
La displasia dell’anca è una condizione in cui l’acetabolo, cioè la parte del bacino che accoglie la testa del femore, non copre in modo adeguato l’articolazione. Questa conformazione può causare instabilità, dolore, riduzione della mobilità e un maggiore rischio di artrosi in età adulta. Nei pazienti giovani e attivi il problema è particolarmente delicato, perché una protesi totale d’anca può risolvere alcuni sintomi ma introduce anche considerazioni legate alla durata dell’impianto, all’usura e a possibili interventi di revisione nel corso della vita.
Per molti pazienti la chirurgia conservativa punta a correggere o migliorare la biomeccanica dell’articolazione mantenendo l’anca naturale. Uno degli interventi di riferimento è l’osteotomia periacetabolare, conosciuta anche come PAO, che consiste nel tagliare e riposizionare parti del bacino per ottenere una copertura migliore della testa femorale. È una procedura consolidata, ma può essere impegnativa per il paziente e richiede un percorso di recupero lungo.
Replasia cerca di inserirsi proprio in questo spazio clinico: offrire, per pazienti selezionati, un’alternativa meno invasiva rispetto ad alcune procedure chirurgiche tradizionali. Il 3D Shelf Implant non sostituisce l’articolazione, ma aggiunge supporto dove la copertura ossea è insufficiente. La logica è quella della conservazione articolare: intervenire prima che il danno diventi tale da rendere necessaria una protesi.
Il 3D Shelf Implant: un impianto costruito attorno al paziente
Il 3D Shelf Implant di Replasia è progettato a partire dai dati anatomici del paziente. La stampa 3D consente di produrre forme complesse che seguono la geometria del bacino e possono adattarsi meglio alla struttura ossea rispetto a soluzioni standardizzate. In ortopedia questo aspetto è importante, perché piccole differenze anatomiche possono cambiare il modo in cui un impianto distribuisce i carichi, si integra con l’osso e lavora durante il movimento.
Nel caso della displasia dell’anca, il problema non riguarda solo la forma statica dell’articolazione. Bisogna valutare la copertura della testa femorale, il rischio di conflitto femoro-acetabolare, l’allineamento del bacino, la postura e il movimento. Una soluzione personalizzata permette di progettare l’impianto in funzione di questi elementi, invece di adattare il paziente a una geometria predefinita.
L’impianto di Replasia è pensato per essere posizionato attraverso un approccio chirurgico anteriore e per aumentare la stabilità articolare riducendo il rischio di impingement. La società indica anche l’uso di un sistema di guida brevettato, pensato per trasferire in sala operatoria quanto pianificato nella fase digitale. Questo passaggio è decisivo: in chirurgia personalizzata non basta progettare bene un impianto, bisogna anche posizionarlo in modo coerente con il piano operatorio.
La stampa 3D come strumento di progettazione, non solo di produzione
In questo caso la produzione additiva non è un semplice metodo alternativo per fabbricare un pezzo. È parte del modello clinico. La stampa 3D permette di passare da dati medici individuali a un dispositivo fisico costruito per una singola anatomia. Questo approccio si collega alla crescita dei dispositivi medici personalizzati, una categoria nella quale imaging, software, progettazione digitale e produzione additiva lavorano insieme.
Per un impianto ortopedico personalizzato, il flusso parte in genere da immagini mediche, come TC o risonanza magnetica. I dati vengono segmentati e trasformati in modelli tridimensionali, poi analizzati per definire geometria, aree di contatto, vincoli chirurgici e posizione dell’impianto. La parte finale è la produzione, che può avvenire in metallo tramite tecnologie additive idonee all’uso medicale.
Il valore della stampa 3D sta nella possibilità di creare geometrie anatomiche, superfici porose, strutture alleggerite e forme difficili da ottenere con tecniche convenzionali. Nel settore degli impianti, queste caratteristiche possono favorire adattamento, stabilità e integrazione ossea, sempre nel rispetto dei requisiti clinici e regolatori. Il punto non è produrre “forme complesse” per il gusto di farlo, ma usare la complessità solo dove serve al risultato medico.
HipStudio: la parte software del percorso Replasia
Accanto al 3D Shelf Implant, Replasia sviluppa HipStudio, un servizio di pianificazione 3D per trattamenti conservativi dell’anca. HipStudio fornisce ai chirurghi misurazioni anatomiche, analisi morfologiche, simulazioni del range of motion e valutazioni dell’allineamento spino-pelvico. Sono informazioni utili per comprendere meglio il caso specifico e scegliere l’approccio chirurgico più adatto.
La presenza di HipStudio mostra che Replasia non sta costruendo solo un impianto, ma una piattaforma clinica più ampia. In ortopedia personalizzata il software è spesso il primo dispositivo: aiuta a leggere l’anatomia, trasformare l’imaging in indicazioni operative e collegare la diagnosi alla progettazione dell’impianto. Senza una fase di pianificazione accurata, la stampa 3D rischia di diventare una tecnologia produttiva isolata.
Per i chirurghi, uno strumento come HipStudio può aiutare a valutare la copertura acetabolare, i punti di contatto durante il movimento e le relazioni tra anca, bacino e colonna. Questi elementi sono importanti perché l’anca non lavora da sola: postura, bacino e movimento del femore influenzano il risultato funzionale.
La sperimentazione clinica nei Paesi Bassi
Il 3D Shelf Implant è entrato in una fase clinica sull’uomo nei Paesi Bassi. Lo studio Athena 3D-Shelf Trial è stato avviato nell’agosto 2025 presso l’Anna Hospital di Geldrop, sotto la supervisione del dottor Rintje Agricola. Il trial valuta una tecnica chirurgica per adulti con displasia sintomatica dell’anca e confronta l’approccio con la necessità di alternative meno invasive rispetto alla procedura standard di osteotomia periacetabolare.
La prima fase prevede l’arruolamento di un gruppo iniziale di cinque pazienti. L’obiettivo è valutare sicurezza, fattibilità tecnica e primi risultati clinici dopo l’impianto del 3D Shelf. È una fase necessaria per passare da una soluzione progettata e testata in laboratorio a un dispositivo valutato in un contesto clinico reale.
Replasia segnala che l’impianto è stato preceduto da studi meccanici di laboratorio e da ricerche su modelli animali. Questo tipo di percorso è tipico per tecnologie mediche che devono dimostrare non solo la validità dell’idea, ma anche la sicurezza del dispositivo, la ripetibilità della procedura e la coerenza tra pianificazione e risultato chirurgico.
Il ruolo di Materialise
Materialise entra in Replasia con una partecipazione di minoranza e con un profilo industriale molto coerente con il progetto. L’azienda belga opera da anni nella stampa 3D e nelle soluzioni medicali personalizzate, inclusi software di pianificazione, modelli anatomici, guide chirurgiche e impianti su misura. In ortopedia, Materialise ha già sviluppato soluzioni personalizzate per casi complessi, tra cui impianti acetabolari paziente-specifici per revisioni difficili.
Per Replasia, il contributo di Materialise può essere rilevante in più aree: sviluppo del prodotto, industrializzazione, qualità, documentazione, scalabilità produttiva e accesso al mercato. Nei dispositivi medici personalizzati, la fase più complessa non è sempre la stampa dell’impianto, ma la costruzione di un processo ripetibile, tracciabile e compatibile con le richieste regolatorie.
La collaborazione consente anche a Materialise di rafforzare la propria posizione nella chirurgia conservativa dell’anca, un segmento diverso dalla sostituzione articolare tradizionale. Invece di concentrarsi solo sulla protesica, questo approccio guarda a soluzioni che cercano di mantenere più a lungo l’anatomia naturale del paziente.
Perché entra anche Andy Christensen
L’altro investitore citato è Andy Christensen, imprenditore conosciuto nel campo dei dispositivi medicali personalizzati. Il suo coinvolgimento è significativo perché la personalizzazione in medicina richiede competenze diverse da quelle della produzione seriale: bisogna costruire processi capaci di gestire casi unici, documentare ogni passaggio e rendere sostenibile un modello in cui ogni dispositivo può essere diverso dal precedente.
Nel mercato degli impianti su misura, l’esperienza commerciale conta quanto quella tecnica. Una startup medtech deve dialogare con chirurghi, ospedali, enti regolatori, assicurazioni, distributori e partner produttivi. L’ingresso di un profilo imprenditoriale specializzato può aiutare Replasia a trasformare il 3D Shelf Implant da progetto clinico a soluzione pronta per percorsi di adozione più ampi.
Un segnale per la stampa 3D medicale europea
L’operazione Replasia-Materialise conferma un tema sempre più evidente nella stampa 3D medicale: la personalizzazione non è più limitata a modelli anatomici e guide chirurgiche. Sta entrando in dispositivi impiantabili progettati per pazienti specifici, con flussi che uniscono imaging, software, progettazione e produzione additiva.
Questo non significa che ogni paziente con displasia dell’anca sarà candidato a un impianto stampato in 3D. La selezione clinica resta fondamentale. Ogni tecnologia deve dimostrare benefici, sicurezza e sostenibilità rispetto alle alternative esistenti. La prospettiva interessante è un’altra: la stampa 3D permette di sviluppare soluzioni per gruppi di pazienti che non rientrano bene nelle opzioni standard, soprattutto quando l’anatomia individuale è determinante.
Per il settore, Replasia rappresenta un esempio di come una startup possa partire da una necessità clinica precisa e costruire attorno a essa un ecosistema composto da software, impianto, guide e collaborazione con chirurghi. L’investimento di Materialise e Andy Christensen dà alla società risorse e competenze per proseguire questo percorso, con l’obiettivo dichiarato di accelerare lo sviluppo del prodotto e preparare future introduzioni sul mercato in Europa e negli Stati Uniti.
Replasia lavora su un problema clinico concreto: offrire a pazienti adulti con displasia dell’anca una soluzione personalizzata che possa migliorare la stabilità articolare preservando l’anca naturale. Il 3D Shelf Implant non si presenta come sostituto universale delle procedure esistenti, ma come opzione da valutare per casi selezionati, in particolare quando la conservazione articolare è ancora possibile.
L’investimento di Materialise e Andy Christensen rafforza la startup in una fase delicata, quella che collega sviluppo tecnologico, validazione clinica e preparazione al mercato. Per la stampa 3D medicale è un caso da seguire, perché mostra come l’additive manufacturing possa diventare parte di un trattamento completo: non solo produzione del dispositivo, ma pianificazione, personalizzazione, guida chirurgica e controllo del risultato.
