Chi utilizza una stampante 3D desktop conosce bene una situazione ricorrente: si trova un modello interessante su una piattaforma online, lo si scarica, ma al momento di utilizzarlo ci si accorge che un foro è troppo stretto, una parete è troppo sottile, il componente non entra nello spazio disponibile oppure le dimensioni non corrispondono esattamente a quelle necessarie.
Quando il file disponibile è un semplice STL, apportare modifiche precise non è sempre immediato. È proprio su questo problema che interviene Solidon3D, software desktop sviluppato da Robert Schneider attraverso RS Digital, con l’obiettivo di permettere anche a chi non possiede una vera esperienza CAD di intervenire sui modelli destinati alla stampa 3D.
Il programma cerca di collocarsi in uno spazio intermedio tra il CAD tradizionale, gli editor di mesh e gli slicer. Non sostituisce completamente nessuna di queste categorie, ma prova a riunire alcune delle operazioni che più frequentemente servono a chi stampa oggetti trovati online.
Il problema dei file STL scaricati da Internet
Piattaforme come MakerWorld, legata all’ecosistema di Bambu Lab, e Printables, gestita da Prusa Research, hanno reso disponibile una quantità enorme di modelli pronti per la stampa.
Il vantaggio è evidente: non è necessario progettare ogni oggetto da zero. Supporti, scatole, adattatori, utensili, accessori, componenti di ricambio e oggetti decorativi possono essere scaricati e preparati nel giro di pochi minuti.
Il limite emerge quando il modello deve essere modificato.
Un file STL non contiene infatti una rappresentazione parametrica dell’oggetto paragonabile a quella di un progetto CAD. La superficie viene descritta attraverso una successione di triangoli. Informazioni come “questo elemento è un foro da 5 mm”, “questa parete deve avere uno spessore di 2 mm” oppure “questo cilindro deve essere concentrico a quell’altro” non fanno parte della struttura del file.
Quando un STL viene importato in molti sistemi CAD, quindi, l’utente non recupera automaticamente la storia delle lavorazioni utilizzate dal progettista originario.
Si trova invece davanti a una mesh.
Per chi conosce software CAD o strumenti di modellazione mesh il problema è gestibile. Per chi utilizza la stampa 3D come strumento pratico, senza essere un progettista, anche modificare il diametro di un foro può trasformarsi in un lavoro sproporzionato rispetto alla modifica richiesta.
Solidon3D cerca di riconoscere gli elementi direttamente nella mesh
La prima modalità di utilizzo di Solidon3D è dedicata proprio ai modelli creati da altri.
Il software analizza il file importato e prova a riconoscere alcune caratteristiche geometriche, come fori, tasche e spessori delle pareti, trasformandole in elementi selezionabili.
L’utente può quindi intervenire su un parametro numerico senza dover necessariamente ricostruire l’intero oggetto.
L’idea è semplice: se un foro misura 4,8 millimetri e deve diventare 5,2 millimetri, il programma cerca di consentire la modifica direttamente sul modello esistente.
Non significa ricostruire magicamente il file CAD originale. Il progetto iniziale, le sue quote e i suoi vincoli non vengono recuperati dal nulla. Solidon3D crea invece un livello operativo che permette di applicare trasformazioni controllabili a una geometria importata.
È una distinzione importante perché il software non vuole presentarsi come uno strumento capace di recuperare informazioni che un STL non contiene.
Una cronologia delle modifiche non distruttiva
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la gestione delle operazioni.
Solidon3D utilizza una cronologia non distruttiva nella quale le modifiche rimangono memorizzate come passaggi separati e possono essere cambiate successivamente.
Se, per esempio, una parete viene portata da 2,40 a 3,60 millimetri, le operazioni effettuate in seguito possono essere ricalcolate in relazione al nuovo valore.
Questo approccio avvicina almeno in parte il workflow a quello dei sistemi parametrici.
Nel programma sono disponibili 86 operazioni, affiancate da componenti e dimensioni standard, 40 misure di elementi normalizzati, 16 profili di stampanti e nove progetti dimostrativi.
L’obiettivo non è soltanto modificare la geometria, ma mantenere una sequenza di trasformazioni che possa essere corretta senza ripartire ogni volta dal modello iniziale.
Costruire nuovi oggetti senza partire da un CAD tradizionale
Solidon3D non lavora soltanto sui file scaricati.
Una seconda modalità consente di costruire nuovi componenti utilizzando dimensioni e blocchi già predisposti.
Tra questi figurano elementi tipici della progettazione per stampa 3D, come sedi per dadi, fori per viti, inserti filettati, filettature, perni, cerniere e altri elementi meccanici.
È un’impostazione pensata per un utilizzo molto pratico.
Chi deve creare un contenitore con quattro fori, aggiungere una sede per un inserto termico oppure costruire un adattatore non è necessariamente interessato a imparare un sistema CAD completo.
Può essere più utile partire da componenti già configurati, assegnare le dimensioni necessarie e concentrarsi sul risultato da stampare.
Solidon3D cerca quindi di trasformare alcune conoscenze tipiche del design for additive manufacturing in strumenti riutilizzabili.
La questione delle tolleranze nella stampa FDM
Un modello geometricamente corretto non è necessariamente un modello che, una volta stampato, si assembla correttamente.
Una stampante FDM presenta tolleranze legate alla macchina, al materiale, alla temperatura, alla larghezza di estrusione e alla calibrazione.
Due componenti progettati con una distanza teorica di 0,1 millimetri possono fondersi fra loro oppure risultare impossibili da montare.
Per questo Solidon3D utilizza profili di materiale e una procedura di calibrazione basata su una scala di prova stampata dall’utente.
Il risultato della calibrazione viene utilizzato per determinare giochi e accoppiamenti.
Il software può quindi aiutare a definire un accoppiamento libero, un incastro più stretto oppure una superficie destinata a risultare quasi a filo.
È un approccio interessante perché tenta di collegare la geometria digitale al comportamento effettivo della singola macchina.
Controllare il modello prima dello slicer
Solidon3D dedica una parte significativa del workflow alla verifica della stampabilità.
Prima di arrivare allo slicer viene generato un rapporto che può segnalare problemi come bordi aperti, normali orientate in modo errato, pareti eccessivamente sottili o assenza delle informazioni sulle unità di misura.
I problemi vengono suddivisi in errori, avvisi e informazioni.
Selezionando una voce del rapporto, il software porta l’utente direttamente nell’area interessata del modello e propone un possibile intervento.
Questo può essere particolarmente utile quando si lavora con file STL provenienti da fonti diverse.
Una mesh visivamente corretta non è infatti necessariamente una mesh geometricamente valida.
Una superficie può contenere triangoli sovrapposti, normali invertite, piccoli fori o regioni non manifold che diventano evidenti soltanto durante la preparazione della stampa.
Perché STL continua a essere usato nonostante i suoi limiti
Il formato STL risale agli anni Ottanta e continua a essere uno dei formati più diffusi nella stampa 3D.
La sua forza è la semplicità.
Quasi tutti i software CAD, gli slicer e gli strumenti di modellazione sono in grado di leggerlo.
Questa semplicità comporta però la perdita di molte informazioni.
Un STL non memorizza in maniera nativa materiali, colori, proprietà avanzate o una struttura parametrica del modello.
Il 3MF Consortium, l’organizzazione che sviluppa il formato 3MF, ha costruito il proprio standard proprio per superare molti di questi limiti.
Il formato 3MF può integrare geometria, unità di misura, colori e altre informazioni utili alla produzione additiva e nel 2025 è diventato anche uno standard internazionale ISO/IEC.
Solidon3D supporta sia STL sia 3MF, oltre a OBJ, GLB e STEP.
In esportazione sono previsti STL, 3MF, OBJ, PLY, GLB e, quando la geometria lo permette, STEP.
Analizzare layer, ponti e supporti senza eseguire lo slicing
Un altro elemento interessante è l’analisi preliminare degli strati.
Solidon3D può evidenziare overhang, isole, lunghezza dei ponti e quantità stimata di supporti senza trasformarsi in uno slicer.
Il programma può anche confrontare diverse orientazioni del modello e proporre una posizione che riduca alcune criticità.
Questo consente di intervenire sulla geometria prima di aprire il software che genererà il G-code.
Un’isola sospesa, per esempio, può diventare visibile durante l’analisi e portare l’utente a modificare il componente invece di aggiungere semplicemente supporti.
La differenza è concettualmente rilevante.
Lo slicer cerca normalmente di stampare il modello che gli viene fornito.
Solidon3D cerca invece di intervenire un passaggio prima, chiedendosi se quel modello possa essere migliorato prima di arrivare allo slicing.
Dividere automaticamente i componenti troppo grandi
Una funzione riguarda anche gli oggetti che superano il volume disponibile sul piano di stampa.
Solidon3D può dividere il modello e aggiungere contemporaneamente perni, fori e accoppiamenti destinati al successivo assemblaggio.
Dividere un oggetto grande in più parti non è di per sé una funzione nuova nel software per stampa 3D.
L’elemento interessante è l’integrazione del sistema di connessione nella stessa operazione.
Un modello che supera il piano di stampa può quindi essere suddiviso cercando di mantenere già nella geometria i riferimenti necessari per rimontarlo dopo la produzione.
Una modalità per generare geometrie da testo o immagini
Solidon3D introduce anche strumenti di generazione tridimensionale.
Il terzo dei quattro percorsi previsti consente di partire da testo o immagini.
Per questa funzione il programma utilizza localmente ComfyUI e il modello TripoSG, distribuito con licenza MIT.
La geometria ottenuta da un generatore viene sottoposta a una catena di riparazione, quindi analizzata e preparata per la stampa.
Il software può correggere la mesh, adattarne la risoluzione, verificarne la stampabilità e, se necessario, dividerla per adattarla al volume della macchina.
Gli stessi sviluppatori sottolineano però che una mesh generata tramite intelligenza artificiale non offre automaticamente garanzie dimensionali.
Per parti che devono rispettare quote precise rimangono preferibili le modalità basate su dimensioni e operazioni geometriche controllate.
Il quarto percorso è dedicato alle forme organiche
Non tutti gli oggetti possono essere descritti comodamente attraverso quote, cilindri e superfici regolari.
Per questo il software mette a disposizione anche strumenti di modellazione manuale.
Sono presenti sei pennelli attraverso i quali è possibile modificare forme organiche e superfici meno adatte alla progettazione parametrica.
Anche queste operazioni rimangono inserite nella cronologia.
Durante la modellazione viene inoltre controllato lo spessore delle pareti.
Se una regione diventa troppo sottile per essere stampata nelle condizioni impostate, il programma può segnalarlo mentre l’utente sta ancora modificando il modello.
L’intelligenza artificiale è opzionale
Un elemento sul quale RS Digital insiste è la separazione tra intelligenza artificiale e calcolo geometrico.
Solidon3D integra una chat attraverso la quale l’utente può descrivere in linguaggio naturale l’operazione che desidera effettuare.
Il modello linguistico interpreta la richiesta e la traduce in una serie di operazioni disponibili nel programma.
Non è però il modello AI a calcolare direttamente la geometria.
Il linguaggio naturale viene utilizzato come interfaccia, mentre la generazione effettiva delle forme rimane affidata al codice del software.
Ogni proposta dell’agente viene trattata come una transazione e può essere annullata attraverso la normale funzione Undo.
È una scelta pensata per ridurre l’imprevedibilità che potrebbe derivare dall’affidare direttamente a un modello linguistico il calcolo della geometria.
L’AI può funzionare anche sul computer dell’utente
La chat può utilizzare un servizio esterno tramite una propria chiave API oppure funzionare localmente attraverso Ollama.
Ollama permette di eseguire modelli linguistici direttamente su Windows, macOS e Linux e offre anche un’API locale.
Nel caso di Solidon3D viene consigliato un modello con circa 14 miliardi di parametri e una scheda grafica con almeno 16 GB di memoria per ottenere prestazioni adeguate.
L’uso dell’intelligenza artificiale non è comunque obbligatorio.
Senza API, Ollama o collegamento Internet, le funzioni tradizionali del software continuano a funzionare.
Solidon3D non richiede inoltre un account, non utilizza un sistema cloud per archiviare i progetti e dichiara di non effettuare telemetria.
Un MCP server permette di controllare Solidon3D da altri strumenti AI
Un’altra caratteristica meno comune è la presenza di un server MCP, Model Context Protocol, integrato.
Il protocollo MCP permette a un sistema basato su modelli linguistici di utilizzare strumenti messi a disposizione da applicazioni esterne.
Solidon3D può quindi essere comandato anche da strumenti compatibili, tra i quali viene indicato Claude Code di Anthropic.
Il server è disattivato per impostazione predefinita e accetta connessioni soltanto dal computer locale.
Le operazioni lanciate attraverso MCP utilizzano gli stessi strumenti disponibili all’interno dell’interfaccia e vengono registrate nella cronologia, mantenendo quindi la possibilità di annullarle.
È un esempio concreto di una tendenza che sta emergendo nel software tecnico: utilizzare il modello linguistico non come sostituto del motore CAD o geometrico, ma come interfaccia capace di comandare strumenti deterministici.
Solidon3D non vuole sostituire lo slicer
Il programma non genera direttamente il percorso macchina finale.
Per ottenere il G-code continua a essere necessario uno slicer.
Solidon3D può però leggere nuovamente il G-code prodotto dallo slicer per effettuare un controllo incrociato.
La separazione dei ruoli rimane quindi chiara.
Solidon3D interviene sulla progettazione, sulla modifica della geometria e sulla verifica preliminare.
Lo slicer continua a occuparsi della trasformazione del modello in movimenti, temperature, velocità, estrusioni e istruzioni comprensibili dalla stampante.
Windows, macOS e Linux
Solidon3D è disponibile per Windows 10 e Windows 11, per Linux tramite Flatpak e per macOS.
Nel caso dei computer Apple vengono distribuite versioni separate per processori Intel e Apple Silicon.
La versione indicata sul sito al momento del lancio è la 0.1.4, pubblicata il 23 agosto 2026.
Il software occupa circa 750 MB una volta installato.
Per le normali funzioni di modifica non è richiesta una GPU particolarmente potente.
La scheda grafica diventa invece importante quando si decide di eseguire localmente modelli linguistici o generatori tridimensionali.
Per la generazione tramite ComfyUI e TripoSG viene indicata una GPU con almeno 8 GB di memoria, mentre per un modello linguistico locale utilizzato tramite Ollama il requisito suggerito sale a circa 16 GB.
Una demo completa fino al 30 ottobre 2026
La strategia commerciale scelta da RS Digital è diversa rispetto a quella basata sull’abbonamento mensile.
La demo è gratuita e completa fino al 30 ottobre 2026.
Non presenta watermark, limitazioni all’esportazione o funzioni bloccate.
Alla scadenza il programma non si avvia più, mentre i progetti salvati rimangono sul computer dell’utente.
La versione completa sarà venduta inizialmente a 69 euro una tantum.
Il prezzo introduttivo è previsto fino al 31 gennaio 2027, dopo il quale passerà a 99 euro.
Gli aggiornamenti della serie 1.x sono inclusi nella licenza.
L’eventuale futura versione principale successiva potrebbe invece richiedere un nuovo acquisto, senza però disattivare la versione già posseduta.
Un software pensato soprattutto per chi stampa, non per chi vive dentro il CAD
Solidon3D sembra rivolgersi soprattutto a un’area di utenti che negli ultimi anni è diventata molto ampia.
Sono persone che utilizzano abitualmente stampanti 3D, scaricano modelli, realizzano piccole modifiche e costruiscono componenti funzionali, ma non necessariamente vogliono affrontare la curva di apprendimento di un ambiente CAD completo.
Non è quindi particolarmente utile confrontarlo direttamente con piattaforme CAD professionali utilizzate per progettare macchine, assiemi industriali o componenti complessi.
Il punto di confronto è piuttosto il tempo necessario per prendere un modello quasi corretto e trasformarlo nel modello realmente necessario.
Un foro da modificare, un incastro da correggere, una parete da irrobustire, un oggetto da dividere o una mesh da controllare rappresentano operazioni molto comuni nella stampa 3D desktop.
Ridurre la quantità di strumenti differenti necessaria per eseguire queste attività potrebbe quindi avere un valore pratico superiore al numero assoluto di funzioni disponibili.
Dalla ricerca del modello alla modifica senza passare dal download
Solidon3D permette anche di trascinare direttamente nell’interfaccia riferimenti provenienti da piattaforme come MakerWorld, Printables o Thingiverse.
Il file può quindi entrare nel workflow senza richiedere all’utente di gestire manualmente il passaggio attraverso la cartella dei download.
È un dettaglio minore dal punto di vista tecnico, ma coerente con la filosofia generale del programma: ridurre il numero di passaggi tra il momento in cui viene trovato un modello e quello in cui il modello è pronto per essere stampato.
Un possibile nuovo livello tra repository, CAD e slicer
La diffusione delle piattaforme di modelli sta modificando il modo in cui molti utenti utilizzano la stampa 3D.
Non tutti progettano più ogni componente da zero.
Una quota crescente del lavoro consiste nel trovare una geometria già esistente e adattarla.
Da questo punto di vista Solidon3D prova a costruire un nuovo livello del workflow.
Da una parte ci sono repository come MakerWorld di Bambu Lab e Printables di Prusa Research.
Dall’altra ci sono gli slicer che preparano il componente per la macchina.
Tra i due rimane spesso uno spazio nel quale è necessario modificare, riparare e controllare il modello.
È precisamente quello spazio che Robert Schneider e RS Digital stanno cercando di occupare con Solidon3D.
Il successo del programma dipenderà dalla capacità di riconoscere in modo affidabile le caratteristiche delle mesh e di mantenere semplice un insieme di operazioni che, prese singolarmente, esistono già in numerosi software specializzati.
Il concetto però risponde a un’esigenza concreta: consentire a chi possiede una stampante 3D di modificare ciò che vuole stampare senza trasformare ogni piccola correzione in un progetto CAD completo.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
