La possibilità di stampare strutture in calcestruzzo direttamente sott’acqua con sistemi di stampa 3D robotizzati sta aprendo nuove prospettive per la manutenzione di porti, moli, banchine e infrastrutture costiere esposte all’azione del mare. Diversi gruppi di ricerca e aziende, tra cui Luyten 3D in collaborazione con la University of Wollongong in Australia e team accademici statunitensi come quello della Cornell University, stanno sviluppando soluzioni che consentono di depositare strati di calcestruzzo in ambiente sommerso, affrontando le sfide legate alla stabilità del cordone di stampa, all’adesione tra strati e all’impatto ambientale sul fondale.

Luyten 3D e University of Wollongong: verso sistemi di stampa 3D subacquea in Australia

In Australia, Luyten 3D e la University of Wollongong hanno sviluppato uno dei primi sistemi di stampa 3D in calcestruzzo progettati per operare sott’acqua, con l’obiettivo di produrre elementi strutturali per infrastrutture marine come pile di ponti, opere di difesa costiera e componenti per porti. Il sistema utilizza un braccio robotizzato e un mix cementizio appositamente formulato, capace di mantenere la forma durante l’estrusione in un ambiente soggetto a moti ondosi e correnti, riducendo la dispersione del materiale e migliorando la qualità del manufatto finito.

Questa tecnologia punta a sostituire, almeno in parte, le pratiche tradizionali che prevedono il getto di calcestruzzo tramite tubazioni o l’impiego di casseri complessi e costosi, spesso associati all’installazione di paratie temporanee asciutte. Con un sistema di stampa 3D subacquea, la struttura può essere realizzata in situ, senza dover movimentare grandi volumi di prefabbricati, con potenziale riduzione di tempi, costi e rischi per le squadre di immersione impegnate nelle operazioni di riparazione.

Sfide tecniche: reologia del calcestruzzo, stabilità del cordone e adesione tra strati

Dal punto di vista tecnico, la stampa 3D subacquea in calcestruzzo richiede una progettazione accurata della miscela, che deve mantenere un equilibrio tra lavorabilità, resistenza al dilavamento e sviluppo rapido della resistenza iniziale. Il cordone estruso deve restare stabile nel fluido, mantenendo la geometria prevista senza disgregarsi o disperdere fini cementizi nell’acqua, e allo stesso tempo deve garantire l’adesione con gli strati sottostanti per formare una struttura monolitica.

I ricercatori stanno quindi lavorando su formulazioni che includono additivi reologici, agenti anti-dilavamento e proporzioni ottimizzate tra aggregati, cemento e acqua, spesso integrando materiali locali come sedimenti marini o sabbie disponibili sul posto. La definizione di parametri di processo, come velocità di estrusione, distanza tra strati, traiettorie del robot e controllo in tempo reale tramite sensori, risulta fondamentale per garantire la qualità e la ripetibilità del processo in condizioni subacquee, dove la visibilità è ridotta e l’accessibilità fisica per ispezioni dirette è limitata.

Il progetto Cornell–DARPA e la stampa 3D di strutture sul fondale marino

Negli Stati Uniti, la Cornell University collabora con la Defense Advanced Research Projects Agency a un progetto che mira a stampare strutture in calcestruzzo direttamente sul fondale marino, utilizzando sedimenti locali come componente principale dell’impasto. Il programma prevede lo sviluppo di sistemi robotici autonomi in grado di prelevare sedimenti dal fondale, miscelarli con una quantità relativamente ridotta di cemento e additivi, e depositarli strato su strato per creare elementi come archi, basi di supporto per infrastrutture o elementi di protezione per cavi sottomarini e condotte.

Un aspetto centrale del progetto è la riduzione del trasporto di materiali dai cantieri in superficie, con l’obiettivo di abbattere i costi logistici e le emissioni associate alla movimentazione di calcestruzzo tradizionale via nave. Le prove previste comprendono la realizzazione di un arco in calcestruzzo stampato interamente sott’acqua, che deve dimostrare la capacità del materiale a base di sedimenti marini di garantire integrità strutturale e durabilità in un ambiente caratterizzato da salinità, correnti e possibili azioni meccaniche da parte di detriti o organismi marini.

Benefici per la manutenzione di porti, banchine e difese costiere

L’applicazione della stampa 3D subacquea in calcestruzzo alla manutenzione di porti e infrastrutture costiere promette diversi vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali di riparazione. Uno dei benefici principali è la possibilità di intervenire direttamente sull’elemento esistente, depositando nuovo materiale in maniera localizzata attorno a pile, cassoni o elementi di protezione senza smontare o asportare grandi porzioni di struttura, riducendo tempi di fermo e interferenze con le attività portuali.

Un altro aspetto rilevante è la potenziale riduzione delle operazioni di costruzione di opere provvisorie, come palancolate o pontoni speciali, che oggi servono a creare condizioni asciutte per il getto tradizionale di calcestruzzo. Con sistemi robotici di stampa 3D subacquea, parte delle lavorazioni potrebbe essere svolta in modalità automatizzata, diminuendo l’esposizione dei sommozzatori a lavori complessi in ambienti rischiosi e consentendo un controllo più preciso del volume di materiale utilizzato, con benefici in termini di sostenibilità e costi.

Impatto ambientale e soluzioni bio‑ispirate per pareti e scogliere artificiali

Oltre alla manutenzione delle infrastrutture esistenti, la stampa 3D in calcestruzzo sott’acqua viene studiata anche per creare strutture che favoriscano la biodiversità marina, come barriere, scogliere artificiali e rivestimenti di banchine che offrano habitat complessi agli organismi. In diversi progetti, tra cui iniziative in Israele e Australia e programmi promossi da aziende che operano nel settore del calcestruzzo e della stampa 3D, si stanno sviluppando moduli in calcestruzzo stampato con geometrie bio‑ispirate, che replicano la rugosità e la porosità di substrati naturali per migliorare l’attecchimento di alghe, coralli e invertebrati.

Questi elementi possono essere integrati su dighe, frangiflutti e pareti portuali, trasformando superfici lisce e poco colonizzabili in ambienti strutturalmente complessi, con benefici potenziali per l’ecosistema e per la resilienza delle opere di difesa rispetto all’erosione. In questo contesto, la stampa 3D sott’acqua con calcestruzzo consente di combinare funzione strutturale e funzione ecologica, adattando forma e tessitura delle superfici alle esigenze specifiche dell’ambiente marino locale.

Prospettive applicative e integrazione con robotica e sensori

Le ricerche in corso indicano che i prossimi passi riguarderanno l’integrazione tra sistemi di stampa 3D subacquea, piattaforme robotiche autonome e sensoristica avanzata per il monitoraggio in tempo reale del processo e delle condizioni ambientali. La capacità di adattare la traiettoria di stampa, la portata di estrusione e la formulazione del materiale in funzione di parametri come temperatura, moto ondoso, torbidità e profondità potrebbe rivelarsi decisiva per l’adozione industriale su larga scala.

In parallelo, la standardizzazione di procedure di prova per valutare resistenza meccanica, durabilità in acqua marina e compatibilità ambientale del calcestruzzo stampato sott’acqua rappresenta un tema centrale per l’accettazione della tecnologia da parte di autorità portuali, gestori di infrastrutture e assicurazioni. Se tali aspetti verranno affrontati con successo, la stampa 3D subacquea in calcestruzzo potrebbe diventare un’opzione concreta non solo per la riparazione di porti e banchine, ma anche per nuove costruzioni, elementi modulari per offshore e soluzioni di difesa costiera adattiva.

Di Fantasy

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