Nel mercato delle biciclette elettriche e delle gravel di fascia alta si parla spesso di carbonio, leggerezza e integrazione. Urwahn, marchio tedesco con sede a Magdeburgo, ha scelto un percorso diverso: usare l’acciaio, lavorarlo con processi di produzione additiva e trasformarlo in un telaio dal comportamento elastico, pensato per la città, il gravel e le versioni a pedalata assistita. Non è una semplice questione estetica: il progetto ruota intorno al telaio Softride, alla piattaforma Fairframe e a una serie di componenti sviluppati con aziende specializzate come MAHLE SmartBike Systems, Pinion, Gates Carbon Drive, LightSKIN, SP Connect, Fidlock, Continental e Oerlikon.
Un telaio senza tubo sella tradizionale
La caratteristica più visibile delle bici Urwahn è l’assenza del classico tubo sella verticale. Il telaio ha una linea aperta nella zona posteriore e sfrutta la flessibilità controllata dell’acciaio per assorbire vibrazioni e piccole asperità. L’idea alla base del Softride è evitare l’aggiunta di sospensioni meccaniche, mantenendo una forma pulita e usando la struttura stessa del telaio per dare comfort. In pratica, il carro posteriore lavora come elemento elastico, mentre la zona del movimento centrale e del tubo sterzo resta progettata per conservare rigidità e precisione di guida.
Qui la stampa 3D metallica non entra solo come dettaglio “da vetrina”. Serve a realizzare geometrie difficili da ottenere con metodi convenzionali, a integrare passaggi cavi, interfacce tecniche e punti di rinforzo dove servono. Urwahn parla di una struttura in acciaio con componenti prodotti in additivo, poi integrati in una piattaforma modulare. È un modo diverso di usare l’acciaio: non come materiale nostalgico, ma come base per un prodotto contemporaneo, personalizzabile e adatto anche all’elettrificazione.
Stadtfuchs: l’interpretazione urbana
Il modello Stadtfuchs è la proposta pensata per città, commuting e utilizzo quotidiano. Urwahn lo presenta come urban bike o e-bike leggera, con un peso dichiarato compreso tra 11,5 e 15,5 kg a seconda della configurazione. La scheda del modello indica telaio Softride, geometria ergonomica, configurazione modulare, colori personalizzabili, sistema di illuminazione LED integrato e GPS tracking. Nella versione elettrica, il cuore del sistema è il motore posteriore MAHLE X20, con batteria da 236 Wh integrata nel tubo obliquo e autonomia dichiarata fino a 100 km, estendibile con Range Extender.
La trasmissione è uno dei punti più interessanti. Urwahn abbina il telaio a una cinghia Gates Carbon Drive, scelta coerente con una bici urbana perché silenziosa e a bassa manutenzione. In alternativa alle soluzioni più semplici, è disponibile il cambio al movimento centrale Pinion Smart.Shift, con configurazioni a 12 rapporti. Pinion indica per il C1.12 una gamma del 600%, cioè un intervallo di rapporti ampio, utile sia in città sia su percorsi misti.
Waldwiesel: la stessa logica portata sul gravel
Il modello Waldwiesel prende la stessa impostazione e la sposta verso gravel, bikepacking, cross, touring e trekking. Anche in questo caso Urwahn dichiara peso tra 11,5 e 15,5 kg, configurazione modulare, motore MAHLE X20 opzionale, batteria da 236 Wh, autonomia fino a 100 km e cambio Pinion a 12 rapporti. Rispetto allo Stadtfuchs, il Waldwiesel è pensato per terreni misti, pneumatici più generosi e utilizzo con borse o accessori.
Per il gravel, il comfort diventa un tema concreto: strade bianche, pavé, sterrati compatti e fondi rovinati mettono alla prova una bici rigida. Il telaio Softride prova a rispondere senza ammortizzatori tradizionali, affidandosi alla forma del carro posteriore e alle proprietà dell’acciaio. A questo si aggiungono pneumatici Continental Terra Trail da 45 mm, il sistema di luci LightSKIN, l’integrazione dell’unità iWoc One del sistema MAHLE e la possibilità di usare un Range Extender in formato simile a una borraccia.
Il ruolo di MAHLE X20
Il sistema MAHLE X20 è una delle componenti chiave delle e-bike Urwahn. La sua particolarità è il motore nel mozzo posteriore, più discreto rispetto a molte unità centrali. MAHLE ha presentato l’X20 come un sistema leggero, con peso complessivo dichiarato di 3,2 kg includendo unità motrice e batteria. Urwahn lo integra nel telaio lasciando pulita la linea della bici: batteria nel tubo obliquo, controllo nell’obliquo superiore tramite iWoc One e gestione attraverso app e connettività.
La scelta del motore posteriore è coerente con il tipo di bici: si cerca un’assistenza presente ma non invasiva, con una guida vicina a quella di una bici muscolare leggera. Non è la soluzione più adatta a chi vuole una e-mtb da salita estrema, ma è sensata per urban, commuting sportivo, gravel veloce e percorsi misti. Nelle schede Urwahn si parla di 55-65 Nm, dato che va letto nel contesto dei sistemi a mozzo e delle equivalenze dichiarate rispetto ai motori centrali.
Pinion e Gates: meno catena, più integrazione
Il cambio Pinion Smart.Shift sposta la trasmissione nel movimento centrale. Questa impostazione protegge gli ingranaggi dentro una scatola sigillata, riduce l’esposizione a sporco e urti e libera la ruota posteriore da un cambio tradizionale. Il risultato non è solo estetico: per una bici da città o gravel significa meno manutenzione ordinaria e una distribuzione dei pesi diversa rispetto a una trasmissione con deragliatore.
La cinghia Gates Carbon Drive completa questa impostazione. Una cinghia non richiede lubrificazione come una catena, lavora in modo silenzioso e si presta bene a un prodotto premium orientato a uso quotidiano e lunghi chilometraggi. Su una bici come Urwahn, questo elemento è coerente anche con la pulizia visiva del progetto: pochi elementi esposti, linee ordinate e manutenzione ridotta.
Accessori integrati: luci, GPS e portapacchi modulari
Urwahn lavora molto sull’integrazione. Le luci LightSKIN vengono inserite nel cockpit e nella zona sella; il GPS tracking è pensato come supporto contro il furto; il sistema SP Connect consente di usare lo smartphone come estensione del cockpit; i supporti magnetici Fidlock entrano nella logica degli accessori modulari. Anche i parafanghi e il portapacchi seguono questa idea: non sono elementi aggiunti a caso, ma parti pensate per inserirsi nel disegno del telaio.
Il sistema parafango-portapacchi indicato da Urwahn permette il fissaggio laterale di borse fino a 7,5 kg per lato e può essere montato o rimosso in tempi brevi. Questa soluzione è utile perché permette di passare da una bici pulita per uscite leggere a una configurazione più pratica per pendolarismo, spesa o bikepacking breve.
Oerlikon e la stampa 3D metallica
Il legame con Oerlikon è importante per capire che Urwahn non sta trattando la stampa 3D come una trovata estetica. Oerlikon ha dichiarato di aver prodotto a Barleben, in Germania, 150 set da sette componenti per Urwahn, superando il traguardo del millesimo componente additivo consegnato al marchio. Le due aziende hanno lavorato su materiali, processi e macchine per portare parti stampate in 3D dentro un prodotto destinato alla produzione.
Oerlikon cita anche la possibilità di integrare nel telaio sistemi elettrici, luci LED e GPS in modo difficile da ottenere con processi tradizionali. Questo è il punto più interessante: la stampa 3D non serve solo a fare forme insolite, ma a ripensare dove passano cavi, supporti, rinforzi e interfacce. Nel progetto Urwahn, forma e funzione non sono separate: il telaio è riconoscibile perché la tecnologia produttiva permette una struttura riconoscibile.
Titanio Ti64: il prossimo passo
Nel 2026 Urwahn ha portato l’attenzione anche sul titanio con il progetto Softride Ti64. La sigla richiama la lega Ti-6Al-4V, nota per l’impiego in settori ad alte prestazioni. Secondo TOUR Magazin, il telaio dovrebbe pesare meno di 1,5 kg, mantenere una geometria collegata alla piattaforma Waldwiesel ed essere compatibile con configurazioni gravel, urbane e anche con soluzioni elettrificate. La produzione è prevista in Germania e il lancio è indicato come limitato a 50 esemplari.
La scelta del titanio è interessante perché si colloca in una zona diversa rispetto al carbonio. Il carbonio resta dominante nelle bici leggere di fascia alta, ma il titanio offre resistenza alla corrosione, durata e un comportamento elastico apprezzato da molti ciclisti. Nel caso Urwahn, il materiale non viene presentato come ritorno al passato, ma come estensione della piattaforma Softride verso una fascia ancora più esclusiva e orientata alla lunga vita del prodotto.
Non solo prodotto: una rete di collaborazioni
Negli anni Urwahn ha costruito un’identità anche attraverso collaborazioni. Nel sito compaiono edizioni o progetti con MCM, Vagabund Moto, ACROS, MAGAZIN con il designer Erik Spiekermann, ALBERTO, TORQUATO, KRÖM Kaffee, Caventura, VAUDE, Trickstuff, Beast, Deutsche Telekom, Oerlikon e Breuninger. Alcune sono operazioni di design, altre riguardano componentistica, distribuzione, abbigliamento o posizionamento premium.
Questa rete aiuta a capire dove Urwahn vuole stare: non solo nel settore bici, ma in una zona di confine tra mobilità, manifattura avanzata, design industriale e prodotto lifestyle. Il rischio, in questi casi, è che la comunicazione prenda il sopravvento sulla sostanza. Nel caso Urwahn, però, la parte tecnica è presente: telaio additivo, trasmissione a cinghia, cambio integrato, motore leggero, luci, GPS, accessori modulari e produzione regionale sono elementi misurabili, non solo parole da catalogo.
Perché il progetto Urwahn è interessante
Il caso Urwahn merita attenzione perché mostra una via diversa alla bici premium. Non punta tutto sul carbonio, non nasconde la propria identità dietro forme già viste e non usa la stampa 3D solo come decorazione. La piattaforma Softride prova a unire comfort, pulizia estetica, integrazione e produzione più vicina al luogo di sviluppo. È una direzione complessa, con costi da fascia alta e un pubblico selezionato, ma utile per capire come la manifattura additiva possa entrare in un prodotto reale.
Per chi cerca una bici pratica a basso costo, Urwahn non è la risposta. Per chi guarda a e-bike urbane, gravel premium, design industriale e nuove forme di produzione, Stadtfuchs e Waldwiesel sono esempi concreti di come acciaio, titanio, stampa 3D e componentistica europea possano convivere nello stesso progetto. La parte più interessante non è dire che queste bici siano “il futuro” in senso assoluto, ma osservare come stanno ampliando le possibilità del telaio: meno standardizzazione, più integrazione e una produzione pensata per piccoli numeri, personalizzazione e durata.
