AMEXCI produce in Svezia il primo soppressore SIG SAUER realizzato localmente con additive manufacturing

SIG SAUER, AMEXCI e MP-SEC International costruiscono una nuova capacità produttiva nel Nord Europa

SIG SAUER Inc., AMEXCI e MP-SEC International AB hanno completato in Svezia la produzione e l’assemblaggio del primo soppressore SIG SAUER fabbricato localmente, utilizzando l’additive manufacturing metallico per la realizzazione del componente. L’operazione assume un significato che va oltre il singolo prodotto: le tre aziende la presentano come un primo passo verso la costruzione di una capacità industriale nordica capace di produrre localmente componenti qualificati destinati al settore della difesa, riducendo la dipendenza da filiere produttive concentrate fuori dalla regione.

Il componente è stato prodotto da AMEXCI, società svedese specializzata nella manifattura additiva metallica industriale, mentre MP-SEC International ha partecipato alla realizzazione del progetto e all’assemblaggio nell’ambito della propria collaborazione con SIG SAUER sul mercato nordico. SIG SAUER ha fornito il know-how di prodotto e il quadro industriale all’interno del quale la produzione svedese è stata sviluppata.

L’annuncio è stato reso pubblico alla fine di agosto 2026 e ripreso il 1° settembre da Metal Additive Manufacturing magazine. Non sono stati comunicati né il modello specifico del dispositivo né i dettagli relativi a materiale, geometria interna o parametri di produzione. È quindi corretto concentrarsi sull’aspetto industriale della notizia: per la prima volta una parte appartenente alla gamma SIG SAUER è stata prodotta e assemblata in Svezia attraverso una filiera formata da un produttore internazionale e due aziende nordiche.

AMEXCI ha realizzato il componente mediante Powder Bed Fusion metallica

La produzione è stata affidata ad AMEXCI, che utilizza industrialmente la tecnologia Laser Powder Bed Fusion, PBF-LB, per realizzare componenti metallici destinati alla produzione seriale.

Nel processo PBF-LB un sistema laser fonde selettivamente sottili strati di polvere metallica sulla base della geometria digitale del componente. La sequenza viene ripetuta fino alla completa costruzione della parte.

Nel caso annunciato da SIG SAUER e AMEXCI non sono stati divulgati dettagli sufficienti per descrivere il processo specifico utilizzato sul dispositivo. Sarebbe quindi improprio attribuire al progetto una particolare lega, una determinata macchina o specifici parametri produttivi sulla base della sola dotazione generale di AMEXCI.

Ciò che è confermato è invece la capacità dell’azienda svedese di lavorare industrialmente attraverso PBF-LB e di gestire l’intera catena che separa il file produttivo dalla parte finita: stampa, post-processing, lavorazioni meccaniche, controllo dimensionale e caratterizzazione del materiale.

È proprio questa capacità complessiva, più della disponibilità della singola stampante, a rendere l’additive manufacturing utilizzabile in una supply chain della difesa.

Il progetto non riguarda la possibilità di “stampare un’arma” con una macchina generica

La notizia può essere facilmente semplificata nella formula “un soppressore SIG SAUER è stato stampato in 3D in Svezia”, ma dal punto di vista industriale sarebbe una lettura incompleta.

Un componente destinato a un sistema della difesa non diventa automaticamente equivalente al prodotto originale semplicemente perché la sua geometria può essere realizzata mediante una stampante metallica.

Occorre controllare materia prima, macchina, processo, trattamento successivo, quote dimensionali, proprietà del materiale e documentazione del lotto. È inoltre necessario dimostrare la ripetibilità della produzione quando si passa dal primo esemplare alle serie successive.

AMEXCI ha costruito la propria attività precisamente intorno alla distinzione fra un componente che può essere stampato una volta e un componente che può essere prodotto ripetutamente secondo specifica.

La società si definisce infatti un operatore di additive manufacturing orientato alla produzione seriale qualificata e non principalmente alla prototipazione.

Il valore dimostrato dal progetto SIG SAUER è quindi soprattutto organizzativo e industriale: trasferire una produzione verso una struttura europea mantenendo un livello di controllo compatibile con una supply chain professionale.

La capacità locale viene considerata parte della resilienza della supply chain

Joshua Shoemaker, Defence Product Manager di SIG SAUER, ha collegato esplicitamente il progetto allo sviluppo delle partnership industriali europee della società.

Secondo SIG SAUER, produrre localmente non significa soltanto diminuire la distanza fisica fra fabbrica e cliente. Significa sviluppare competenze tecniche, capacità produttiva e maggiore resilienza della catena di approvvigionamento all’interno dei Paesi alleati.

Questa impostazione è particolarmente rilevante per il settore della difesa. Una supply chain può essere efficiente in condizioni normali ma diventare vulnerabile durante crisi geopolitiche, interruzioni logistiche, limitazioni alle esportazioni o improvvisi aumenti della domanda.

Possedere più centri qualificati in regioni differenti consente invece di distribuire parte della capacità.

L’additive manufacturing può facilitare questo modello perché una parte importante della definizione produttiva è digitale. Tuttavia il file non è sufficiente: occorrono macchine, materiali, procedure, qualifiche e personale capace di replicare correttamente il processo.

È proprio questa distinzione che rende il caso AMEXCI più significativo di una semplice dimostrazione tecnologica.

Edvin Resebo: i componenti avanzati devono poter essere prodotti vicino a dove servono

Il CEO e cofondatore di AMEXCI, Edvin Resebo, ha indicato il progetto come conferma di uno dei principi sui quali la società ha costruito la propria strategia: i componenti avanzati destinati alla difesa possono essere prodotti vicino al luogo nel quale saranno necessari, purché il processo sia qualificato, certificato e adatto alla produzione seriale.

La dichiarazione riassume bene il ruolo che AMEXCI vuole assumere.

L’azienda non propone la produzione distribuita nel senso più semplicistico di inviare un file a qualsiasi stampante disponibile. Punta piuttosto a creare nodi industriali qualificati nei quali la produzione possa essere trasferita mantenendo controllo di materiale, processo e documentazione.

È una differenza fondamentale. Nelle applicazioni meno critiche può essere sufficiente verificare dimensionalmente una parte stampata. Nel settore defense devono spesso essere dimostrati anche origine del materiale, condizioni produttive, risultati delle prove e gestione delle successive lavorazioni.

MP-SEC International collega SIG SAUER al mercato nordico

Il terzo soggetto coinvolto è MP-SEC International AB, società svedese con sede a Mölnlycke e presenza anche nell’area di Stoccolma.

Fondata nel 1994, MP-SEC opera come fornitore di attrezzature e sistemi per organizzazioni di polizia, difesa e sicurezza nei Paesi nordici. L’azienda dichiara di rappresentare oltre 100 produttori internazionali e di accompagnare i clienti non soltanto nella fornitura dei prodotti, ma anche in attività di consulenza, procurement, formazione, assistenza e gestione lungo il ciclo di vita.

MP-SEC possiede certificazioni ISO 9001 e ISO 14001 e opera in un settore nel quale sicurezza delle informazioni, export control e rapporto con le autorità fanno parte dell’attività quotidiana.

Nel progetto con SIG SAUER e AMEXCI, MP-SEC assume quindi il ruolo di raccordo fra produttore internazionale, industria svedese e mercato istituzionale nordico.

Il CEO Pär Biörsson ha definito il primo componente prodotto in Svezia come l’inizio di un percorso più ampio. L’ambizione dichiarata è aumentare le capacità produttive sia in Svezia sia in Finlandia, creando una base industriale nordica capace di sostenere le esigenze locali con maggiore autonomia.

Il progetto arriva mentre la Svezia rafforza la propria industria della difesa

Il momento scelto è significativo.

La Svezia è diventata ufficialmente il 32° membro della NATO il 7 marzo 2024, dopo una lunga storia di non allineamento militare. L’ingresso nell’Alleanza ha accelerato un processo già in corso di rafforzamento delle capacità militari e industriali del Paese.

Nel giugno 2025 il governo svedese ha adottato una nuova Defence Industry Strategy costruita intorno a tre priorità: innovazione, aumento della produzione e cooperazione.

Fra gli obiettivi figurano una maggiore capacità produttiva nazionale, l’utilizzo di tecnologie avanzate, l’accesso ai materiali strategici, il sostegno alle piccole e medie imprese e un più stretto collegamento fra industria e autorità pubbliche.

La strategia prevede inoltre un programma specifico per modernizzare i metodi di produzione dell’industria della difesa.

L’additive manufacturing rientra naturalmente fra le tecnologie potenzialmente interessanti in questo contesto, soprattutto quando permette di produrre localmente componenti complessi senza ricostruire tutta la catena tradizionale di utensili e attrezzature.

Nel luglio 2026 la Svezia ha adottato anche una strategia nazionale sulla sicurezza degli approvvigionamenti

Il collegamento con la resilienza è diventato ancora più esplicito nel 2026.

Il 30 luglio 2026 il governo svedese ha approvato la prima strategia nazionale dedicata alla security of supply, destinata al periodo di Total Defence 2025-2030.

L’obiettivo è garantire la disponibilità di beni e servizi critici anche in condizioni di crisi e, nella situazione estrema prevista dal modello di Total Defence svedese, durante un conflitto.

La strategia attribuisce grande importanza alla collaborazione fra settore pubblico e privato e indica, fra le misure da sviluppare, capacità di riconversione industriale, robustezza delle catene logistiche e cooperazione con gli altri Paesi nordici, l’Unione europea e la NATO.

Il progetto SIG SAUER-AMEXCI-MP-SEC si inserisce quindi in un ambiente nel quale la capacità di produrre localmente viene considerata sempre più una componente della sicurezza nazionale.

Non risulta che il progetto derivi direttamente da quella specifica strategia governativa o da un contratto dello Stato svedese. Il parallelismo riguarda il contesto industriale nel quale viene sviluppato.

La produzione nordica può ridurre alcuni punti di dipendenza senza eliminare la filiera internazionale

È importante anche evitare di interpretare la produzione locale come completa autonomia.

Una parte realizzata in Svezia può comunque dipendere da polveri metalliche, macchine additive, laser, componentistica, software e sistemi di controllo provenienti da fornitori internazionali.

Localizzare il processo finale non significa quindi rendere automaticamente indipendente l’intera supply chain.

Il beneficio sta piuttosto nel ridurre alcuni passaggi critici e sviluppare localmente competenze che in precedenza potevano risiedere soltanto presso il produttore originale o in un altro Paese.

La resilienza industriale funziona infatti per livelli. Una prima fase può consistere nel creare capacità di produzione e controllo locale. Successivamente possono essere localizzati materiali, ricambi delle macchine, post-processing e altri elementi della catena.

Per SIG SAUER il progetto permette contemporaneamente di mantenere il controllo sul proprio prodotto e creare capacità presso partner europei.

AMEXCI nasce proprio come iniziativa industriale condivisa dai grandi gruppi nordici

La storia di AMEXCI rende il progetto particolarmente coerente con questa impostazione.

La società è stata costituita alla fine del 2017 come iniziativa comune di grandi aziende nordiche che volevano accelerare l’adozione industriale dell’additive manufacturing.

Fra i fondatori figuravano ABB, Atlas Copco, Electrolux, FAM, Husqvarna Group, Höganäs, Saab, Scania, SKF, Stora Enso e Wärtsilä.

L’idea iniziale consisteva nel condividere competenze e investimenti in una tecnologia che, presa singolarmente da ciascuna azienda, avrebbe richiesto tempi più lunghi per raggiungere una reale maturità industriale.

Il coinvolgimento di Saab mostrava inoltre fin dai primi anni l’interesse verso applicazioni aerospaziali e della difesa. Già nel rapporto annuale 2019 di AMEXCI venivano descritti progetti metal AM realizzati insieme a diverse business area Saab, comprese applicazioni destinate a sistemi aeronautici e navali.

La collaborazione con SIG SAUER non rappresenta quindi il primo ingresso di AMEXCI nel mondo defense, ma amplia l’utilizzo delle competenze già sviluppate.

Dal 2024 AMEXCI dispone di un nuovo stabilimento a Örebro

Alla fine del 2024 AMEXCI ha trasferito le proprie attività svedesi in un nuovo stabilimento di circa 4.700 metri quadrati a Örebro, realizzato espressamente per aumentare la capacità di produzione seriale metal AM.

Il sito ospita l’intero workflow produttivo e permette alla società di gestire internamente un numero maggiore di operazioni.

AMEXCI dispone oggi di attività in due Paesi: Örebro in Svezia e Lempäälä, nell’area di Tampere, in Finlandia.

Questa presenza geografica assume ulteriore significato alla luce delle dichiarazioni di MP-SEC relative alla volontà di costruire capacità produttive in entrambi i Paesi.

Svezia e Finlandia sono inoltre oggi entrambe membri NATO: la Finlandia è entrata nell’Alleanza nel 2023 e la Svezia nel 2024.

AMEXCI dispone di sei sistemi industriali LPBF tra Svezia e Finlandia

La capacità produttiva dichiarata attualmente comprende sei sistemi Laser Powder Bed Fusion distribuiti fra Örebro e Tampere.

La flotta comprende piattaforme EOS e Nikon SLM Solutions, con volumi di costruzione che vanno dalle dimensioni tipiche dei sistemi industriali medi fino a un massimo di 600 × 600 × 600 mm.

AMEXCI dispone, fra le altre, di EOS M 290, sistemi Nikon SLM 500 e una Nikon SLM NXG XII 600 a dodici laser.

Queste informazioni descrivono la capacità generale dello stabilimento; AMEXCI e SIG SAUER non hanno indicato quale macchina sia stata utilizzata per il componente annunciato, quindi non è corretto associare automaticamente il progetto a uno specifico sistema.

L’importanza della flotta risiede piuttosto nel fatto che AMEXCI dispone di piattaforme già configurate per produzioni ripetitive e non soltanto di macchine dedicate alla ricerca.

Monitoraggio e tracciabilità sono parte del modello produttivo

AMEXCI dichiara di utilizzare monitoraggio durante la costruzione e tracciabilità completa della polvere e dei lotti produttivi.

Il dato è particolarmente importante per applicazioni aerospace e defense.

Una parte metallica può essere esteriormente identica a un’altra, ma le sue proprietà dipendono dal lotto di materia prima, dalla macchina e dalla storia del processo.

Per questo, nel passaggio verso la serialità, ogni build deve essere collegabile ai dati produttivi e ai relativi controlli.

L’azienda utilizza anche sistemi di optical tomography e powder-bed imaging, che permettono di raccogliere informazioni durante il processo e identificare eventuali anomalie.

Questi strumenti non sostituiscono necessariamente i controlli finali, ma aumentano la quantità di informazioni disponibili per dimostrare la stabilità della produzione.

Il laboratorio interno di AMEXCI è accreditato ISO/IEC 17025

AMEXCI dispone inoltre di un laboratorio materiali accreditato da SWEDAC secondo ISO/IEC 17025, numero di accreditamento 10577.

Fra le attività effettuate figurano prove di trazione, resilienza Charpy, durezza, analisi della densità e caratterizzazione microstrutturale.

La disponibilità interna di queste competenze è importante quando un componente deve passare dalla fase di sviluppo alla produzione seriale.

Non basta infatti misurare la geometria: occorre poter dimostrare che il processo sta generando un materiale con le caratteristiche previste.

Anche in questo caso non significa che ogni specifica prova descritta dal laboratorio AMEXCI sia stata necessariamente applicata al dispositivo SIG SAUER annunciato. Le aziende non hanno pubblicato il relativo piano di qualifica.

Mostra però il tipo di infrastruttura attraverso cui un componente defense può essere industrializzato.

La stampa rappresenta soltanto una parte del ciclo

AMEXCI gestisce anche trattamento termico, fresatura CNC, tornitura, wire EDM, rettifica e finitura superficiale, oltre alle attività di controllo dimensionale.

È un elemento fondamentale perché una parte metallica appena uscita da una macchina LPBF raramente rappresenta il componente definitivamente pronto per l’impiego.

Possono essere necessarie rimozione dalla piattaforma, eliminazione dei supporti, trattamenti per modificare tensioni residue e microstruttura, lavorazioni meccaniche sulle superfici funzionali e controlli finali.

L’additive manufacturing deve quindi essere considerato come una fase all’interno di una catena produttiva convenzionale più ampia.

La possibilità di concentrare molte di queste attività nello stesso gruppo riduce il numero di passaggi fra fornitori e facilita la gestione della tracciabilità.

AMEXCI aveva già utilizzato la stampa metallica per componenti del settore delle armi

Il progetto SIG SAUER non rappresenta nemmeno la prima esperienza dichiarata da AMEXCI su componenti collegati alle armi leggere.

La società ha pubblicato un case study relativo alla collaborazione con la svedese Botnia Solutions, specializzata in accessori e componenti per il settore defense.

AMEXCI indica in quel caso la capacità della produzione additiva di realizzare parti con geometrie complesse e tolleranze controllate attraverso una catena che arriva fino al componente qualificato.

Anche qui il dato significativo non è la possibilità teorica di produrre una certa geometria, ma la crescita di una competenza industriale svedese nell’utilizzo del metal AM per applicazioni della difesa.

La partnership con SIG SAUER porta questa capacità all’interno della supply chain di un produttore globale.

SIG SAUER vede il progetto come parte della propria strategia europea

SIG SAUER ha sede statunitense a Newington, New Hampshire, ed è uno dei principali produttori internazionali di sistemi destinati a forze armate, polizia e altri utilizzatori istituzionali.

Joshua Shoemaker ha sottolineato che il progetto svedese non deve essere considerato semplicemente come la realizzazione locale di un prodotto.

La società vuole utilizzare partnership industriali europee per aumentare la capacità produttiva, trasferire competenze e rafforzare l’autonomia degli alleati.

Questa impostazione è coerente con una tendenza più ampia nel settore della difesa: i grandi produttori non possono più basarsi esclusivamente sull’esportazione del prodotto finito dagli stabilimenti originari.

I governi stanno attribuendo maggiore valore alla presenza produttiva locale, alla possibilità di mantenere e riparare i sistemi all’interno del territorio e alla disponibilità di una filiera capace di aumentare i volumi quando necessario.

La produzione distribuita con additive manufacturing non significa inviare semplicemente un file

Il caso AMEXCI è anche un buon esempio per correggere una delle semplificazioni più frequenti relative all’additive manufacturing nella difesa.

Si sente spesso descrivere un futuro nel quale sarà sufficiente trasferire digitalmente un file verso una stampante vicina al luogo di utilizzo.

In realtà la parte più difficile non è trasferire i dati.

Occorre assicurarsi che il nuovo sito disponga di macchine qualificate, materiale conforme, software controllato, personale addestrato, procedure di post-processing e strumenti di verifica.

Se uno solo di questi elementi cambia senza adeguato controllo, il componente prodotto può non essere equivalente a quello originale.

La vera digitalizzazione della supply chain non consiste quindi soltanto nel conservare un STL o un file CAD in un database, ma nel conservare e trasferire l’intera ricetta industriale qualificata.

Il progetto SIG SAUER-AMEXCI mostra un modello molto più realistico: un produttore originale collabora direttamente con un partner industriale locale che possiede già infrastrutture, sistema qualità e capacità di produzione seriale.

La Svezia sta cercando di aumentare proprio questo tipo di capacità

Il governo svedese ha indicato nella propria strategia industriale della difesa la necessità di aumentare innovazione, capacità produttiva e cooperazione internazionale.

La strategia del 2025 cita esplicitamente la modernizzazione dei metodi produttivi, l’accesso ai materiali e ai componenti strategici e il miglioramento delle condizioni per le piccole e medie imprese della filiera.

Nel 2026 il governo ha inoltre rafforzato le politiche legate alla security of supply, sostenendo la necessità di garantire produzioni e approvvigionamenti anche in scenari di crisi.

Progetti come quello sviluppato da SIG SAUER, AMEXCI e MP-SEC non devono essere automaticamente considerati programmi governativi soltanto perché sono coerenti con queste strategie. Mostrano però come le indicazioni politiche possano tradursi in una riorganizzazione concreta delle catene industriali.

L’elemento più importante sarà ora passare dal primo componente alla produzione ripetibile

La realizzazione del primo esemplare rappresenta un risultato simbolico, ma industrialmente il passaggio decisivo viene dopo.

La domanda centrale sarà capire se la filiera svedese verrà utilizzata per una produzione seriale continuativa, quali ulteriori prodotti verranno localizzati e quanto rapidamente la stessa struttura potrà essere replicata in Finlandia.

Pär Biörsson di MP-SEC ha già definito il risultato soltanto come “un primo passo”, indicando esplicitamente l’intenzione di continuare a sviluppare capacità produttive nordiche.

Anche Edvin Resebo ha collegato il progetto alla produzione qualificata e seriale sul territorio europeo.

Questo rende il caso particolarmente interessante per il settore additive. Molti progetti defense vengono presentati attraverso un primo dimostratore tecnicamente riuscito; un numero molto inferiore arriva alla fase nella quale lo stesso componente viene ordinato, prodotto, verificato e consegnato ripetutamente.

È proprio questo il mercato sul quale AMEXCI ha costruito la propria strategia.

Dal singolo componente a una filiera europea più resiliente

La rilevanza del primo soppressore SIG SAUER prodotto in Svezia risiede quindi meno nell’oggetto specifico e più nel modello industriale che rappresenta.

SIG SAUER porta tecnologia di prodotto ed esperienza internazionale. AMEXCI mette a disposizione la capacità di manifattura additiva metallica qualificata e la relativa catena di controllo. MP-SEC International collega il produttore globale alle esigenze e alla struttura del mercato nordico.

Il risultato è una parte della supply chain che viene spostata fisicamente più vicino ai possibili utilizzatori.

In un momento nel quale Svezia e Finlandia sono entrambe membri NATO, i governi nordici stanno aumentando gli investimenti nella difesa e la disponibilità locale di capacità produttiva viene considerata un elemento sempre più importante della resilienza, questa collaborazione assume quindi un significato industriale molto più ampio.

L’additive manufacturing non elimina automaticamente la dipendenza da fornitori internazionali e non rende intercambiabile qualsiasi stabilimento. Può però ridurre la quantità di attrezzature specifiche necessarie per localizzare alcune produzioni e permettere a un centro qualificato di passare più rapidamente da un file controllato a un componente finito.

Il progetto realizzato in Svezia dimostra soprattutto questo: la produzione additiva della difesa sta iniziando a essere utilizzata non soltanto per migliorare la geometria dei componenti, ma per ridisegnare geograficamente le catene produttive.

La prossima verifica sarà vedere se questo primo risultato resterà un progetto dimostrativo oppure diventerà l’inizio di una vera famiglia di produzioni SIG SAUER localizzate nei Paesi nordici.

Il primo silenziatore SIG Sauer prodotto e assemblato in Svezia. La produzione è stata realizzata in collaborazione tra SIG Sauer, AMEXCI e MP-SEC International (per gentile concessione di SIG Sauer Inc).

Di Fantasy

Lascia un commento