Il progetto statunitense OTUS Project, acronimo di Observations of Tornadoes by UAV Systems, ha ottenuto il sostegno di Bambu Lab attraverso il programma Let’s Make It Fund. OTUS utilizza droni personalizzati, in parte realizzati con stampa 3D, per raccogliere dati all’interno e attorno ai tornado, con l’obiettivo di migliorare la comprensione dei fenomeni vorticosi, la modellazione dei rischi e, in prospettiva, la protezione di persone ed edifici.

Un progetto nato tra meteorologia, ingegneria e droni FPV

OTUS nasce nel 2024 dall’incontro tra competenze diverse: meteorologia, ingegneria, storm chasing e pilotaggio di droni. Tra i nomi principali compaiono Nelson Tucker, studente di meteorologia alla Millersville University, il fratello Louis Tucker, coinvolto nella costruzione e nelle operazioni con i droni, e Tanner Beard, ingegnere con esperienza nel mondo delle corse FPV. Il gruppo ha poi integrato altre figure operative legate alla caccia ai temporali e alla raccolta dati sul campo.

L’idea alla base è semplice da spiegare ma complessa da realizzare: portare sensori in zone dove strumenti tradizionali, veicoli o persone non possono operare in sicurezza. Un tornado è un ambiente tridimensionale, instabile, con variazioni rapide di vento, pressione, temperatura e umidità. Le stazioni a terra possono misurare solo una parte del fenomeno. Un drone, se progettato per resistere abbastanza a lungo, può entrare nella struttura del vortice e registrare dati molto vicini alla sorgente del danno.

Il ruolo della stampa 3D

La stampa 3D entra nel progetto perché consente di costruire e modificare rapidamente parti dei droni, supporti per sensori, elementi aerodinamici e componenti su misura. In un’attività di ricerca sul campo, dove ogni missione può evidenziare un nuovo problema, la possibilità di modificare un pezzo e produrlo in tempi brevi è un vantaggio concreto.

Per OTUS non si tratta di stampare un oggetto dimostrativo da mostrare in fiera. I componenti devono lavorare in condizioni difficili: vibrazioni, urti, umidità, variazioni di pressione, forti accelerazioni e perdita quasi certa del mezzo in molte missioni. Questo rende interessante il caso anche per chi segue la stampa 3D: il valore non è nella finitura estetica, ma nella rapidità di iterazione e nella capacità di adattare il progetto a una funzione molto specifica.

Bambu Lab e il Let’s Make It Fund

Il sostegno di Bambu Lab arriva tramite il Let’s Make It Fund, programma avviato dall’azienda per finanziare progetti maker ambiziosi, non limitati alla semplice attività hobbistica. Il fondo prevede contributi che possono arrivare fino a 300.000 dollari, oltre a supporto tecnico e promozionale. Bambu Lab specifica che il programma è aperto anche a chi non possiede una stampante dell’azienda e che la selezione punta su progetti con valore educativo, sociale o tecnico.

Per OTUS il contributo rappresenta il primo sostegno rilevante proveniente dal settore della stampa 3D. Il progetto si era finanziato soprattutto con risorse proprie e donazioni, mentre lo sviluppo di droni, sensori, veicoli di supporto, viaggi e test richiede costi continui. L’importo preciso del contributo non è stato indicato pubblicamente.

Che cosa misurano i droni OTUS

Le missioni OTUS sono orientate alla raccolta di dati su vento, pressione, temperatura, umidità e comportamento del flusso all’interno del tornado o nelle sue immediate vicinanze. Il progetto indica come obiettivo la misura dei carichi di vento tridimensionali e dei parametri termodinamici vicino al suolo, cioè nella zona dove il tornado interagisce con edifici, veicoli, alberi e infrastrutture.

Questo punto è importante perché molti danni non dipendono solo dal vento orizzontale. La componente verticale del vento può contribuire a sollevare veicoli, coperture, roulotte e strutture mal ancorate. Nelson Tucker ha lavorato anche con il National Institute of Standards and Technology, meglio noto come NIST, su un sensore in grado di misurare meglio questa componente tridimensionale del vento.

OTUS collabora inoltre con il NIST per lo sviluppo di un nuovo sensore del vento e coordina alcune attività con FARM, Flexible Array of Radars and Mesonets, per l’integrazione dei dati raccolti con altri strumenti meteorologici.

Autorizzazioni e attività sul campo

Operare con droni vicino a tornado richiede autorizzazioni specifiche. OTUS afferma di aver ottenuto dalla Federal Aviation Administration, la FAA statunitense, una deroga per condurre operazioni dentro e attorno ai tornado. Si tratta di un elemento non secondario, perché il volo di droni in scenari di questo tipo coinvolge rischi per lo spazio aereo, per gli operatori e per le persone eventualmente presenti nell’area.

Nel 2025 OTUS ha intercettato 8 tornado con 11 penetrazioni di droni, raccogliendo dati termodinamici ad alta risoluzione e telemetria di volo utili allo sviluppo di sensori di nuova generazione. Nel conteggio aggiornato pubblicato sul sito del progetto compaiono anche missioni successive, con un totale indicato di 13 intercettazioni con drone e 10 tornado intercettati.

Perché questi dati interessano anche l’edilizia

Il collegamento tra droni stampati in 3D e costruzioni può sembrare lontano, ma è uno degli aspetti più concreti del progetto. I codici edilizi e le linee guida per la resistenza delle costruzioni hanno bisogno di dati affidabili sui carichi reali generati dai tornado. Il problema è che misurare il vento vicino al suolo, dentro un tornado, è estremamente difficile.

Se i dati raccolti da OTUS saranno validati scientificamente, potranno aiutare ricercatori, enti normativi e industria delle costruzioni a capire meglio come i tornado danneggiano edifici, tetti, ancoraggi e strutture leggere. Non basta sapere che un tornado ha una certa classificazione EF dopo il passaggio; serve capire quali forze hanno agito, in quali direzioni e con quali variazioni nel tempo.

Una ricerca che richiede sensori su misura

La parte più difficile non è solo far volare un drone vicino a un tornado. Il vero nodo è ottenere dati affidabili. OTUS spiega che temperatura, pressione, umidità e velocità del vento presentano ciascuna difficoltà di misura specifiche. I sensori devono essere esposti abbastanza da leggere l’ambiente esterno, ma anche protetti da condizioni che possono danneggiarli o contaminarne le misurazioni.

Nel caso del vento, il team ha lavorato con il NIST su un sensore tridimensionale perché sul mercato non esisteva un modello abbastanza leggero e adatto a misurare venti così intensi a bordo di un drone. Anche questo è un passaggio interessante per la manifattura additiva: quando il sensore, il telaio e la missione sono progettati insieme, la stampa 3D permette di adattare forma, fissaggi e integrazione in modo più rapido rispetto a una componentistica standard.

Droni sacrificabili, ma dati preziosi

Un drone destinato a entrare in un tornado può essere perso dopo pochi minuti o anche dopo pochi secondi. Per questo il costo del mezzo, la rapidità di ricostruzione e la disponibilità di parti di ricambio diventano fattori decisivi. La stampa 3D aiuta proprio qui: consente di produrre componenti funzionali senza dover dipendere ogni volta da stampi, fornitori esterni o lunghi tempi di approvvigionamento.

In un contesto del genere, il drone non è pensato come prodotto commerciale da vendere in grandi volumi. È una piattaforma sperimentale che cambia nel tempo. Ogni volo fornisce informazioni non solo sul tornado, ma anche sul comportamento del mezzo, sull’integrazione dei sensori e sui punti deboli della struttura.

Il valore del sostegno di Bambu Lab

Per Bambu Lab il caso OTUS è utile anche dal punto di vista del posizionamento. L’azienda cinese è nota soprattutto per stampanti desktop FFF ad alta automazione, ma con il Let’s Make It Fund punta a legare il proprio marchio a progetti maker con un contenuto tecnico più forte. OTUS rientra bene in questa logica: non è un gadget, non è un accessorio decorativo, non è un modello da scrivania. È un progetto in cui la stampa 3D diventa parte di una catena di ricerca sul campo.

Per il settore della stampa 3D desktop, casi come questo aiutano a superare l’idea che le macchine FFF servano solo per prototipi, miniature o ricambi domestici. Quando progettazione, materiali e test sono gestiti con attenzione, anche una tecnologia accessibile può diventare uno strumento di sviluppo per applicazioni scientifiche.

Attenzione: non è un progetto da replicare senza competenze

È importante distinguere tra interesse tecnico e imitazione. Volare con droni vicino a tornado è un’attività ad alto rischio, soggetta a regole aeronautiche, autorizzazioni e protocolli di sicurezza. OTUS opera con un team specializzato, procedure dedicate e una deroga FAA. La notizia va quindi letta come esempio di ricerca applicata, non come invito a replicare attività simili in ambito hobbistico.

La parte replicabile, per maker e laboratori, è un’altra: usare la stampa 3D per costruire piattaforme di misura, adattare sensori, ridurre i tempi di sviluppo e imparare da ogni iterazione. Il volo dentro un tornado resta invece un’attività per team preparati e autorizzati.

Il sostegno di Bambu Lab a OTUS mostra un uso concreto della stampa 3D in un campo poco abituale: la meteorologia estrema. I droni del progetto non sono semplici dimostratori, ma strumenti per raccogliere dati dove gli strumenti tradizionali non arrivano. La stampa 3D consente di modificare e produrre componenti su misura, mentre il supporto del Let’s Make It Fund può dare al team risorse per aumentare il numero di mezzi, migliorare i sensori e organizzare campagne di raccolta dati più strutturate.

Per Stamparein3d.it la notizia è interessante perché unisce stampa 3D desktop, ricerca scientifica, droni e sicurezza civile. Non è il caso della grande industria che introduce una macchina additiva in produzione, ma quello di un gruppo tecnico che usa la manifattura additiva come strumento pratico per risolvere un problema reale: portare sensori dentro uno degli ambienti atmosferici più difficili da studiare.

Di Fantasy

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