DMG MORI Federal Services, la divisione statunitense di DMG MORI dedicata ai programmi federali, è stata selezionata per partecipare al programma Joint Additive Manufacturing Acceptability IV, noto come JAMA IV. Il programma è gestito dalla Defense Logistics Agency statunitense, la DLA, e ha l’obiettivo di creare una base di fornitori qualificati per produrre componenti tramite manifattura additiva destinati alla supply chain militare. Il contratto è strutturato come IDIQ, cioè Indefinite Delivery, Indefinite Quantity, una forma usata negli appalti pubblici statunitensi quando il governo vuole attivare ordini successivi in base alle esigenze operative.
Il valore complessivo indicato per l’iniziativa è di circa 10 milioni di dollari, con una durata potenziale di cinque anni, composta da un anno base e quattro opzioni annuali. L’obiettivo pratico non è acquistare una singola stampante 3D o finanziare un progetto dimostrativo isolato, ma costruire un meccanismo di approvvigionamento più stabile per parti prodotte con tecnologie additive, partendo da componenti approvati e da pacchetti tecnici messi a disposizione dalla DLA e dai servizi militari.
Un programma per trasformare la stampa 3D in procurement reale
JAMA IV nasce in un punto delicato della manifattura additiva: il passaggio dalla possibilità tecnica alla fornitura certificata. La stampa 3D in metallo e polimeri è già usata in diversi contesti militari, ma inserire un pezzo stampato in 3D nella catena logistica della difesa richiede dati tecnici, controlli qualità, prove meccaniche, parametri di processo e criteri di accettazione. Il bando JAMA IV prevede infatti la produzione pilota di parti AM, l’uso di Technical Data Packages approvati e la partecipazione di fornitori certificati tramite Enhanced Joint Certification Program.
In altre parole, il programma serve a capire quali aziende possono produrre parti stampate in 3D rispettando le condizioni richieste dalla DLA. Questo è diverso dal semplice “stampare un ricambio”: per applicazioni su aerei, veicoli, navi o sistemi di terra, il punto centrale è dimostrare che il pezzo può essere riprodotto con qualità costante e accettato dalle autorità tecniche competenti.
La DLA spiega che la produzione additiva viene considerata uno strumento per integrare la supply chain del Dipartimento della Difesa, con attenzione a processi, dati tecnici e connessione tra agenzia, servizi militari e industria. La stessa agenzia definisce l’additive manufacturing come la costruzione di oggetti tridimensionali tramite aggiunta di strati di materiale e la include tra le tecnologie avanzate insieme a robotica e automazione.
Il ruolo di DMG MORI Federal Services
Per DMG MORI Federal Services, l’ingresso in JAMA IV rafforza un percorso già avviato nel mercato pubblico statunitense. L’azienda lavora in un’area dove si incontrano macchine utensili, automazione, stampa 3D in metallo, ricerca applicata e produzione per applicazioni dual-use e difesa. Il lavoro sul programma sarà seguito da Fred Carter, Head of Research and Development di DMG MORI Federal Services, già coinvolto in attività collegate al Department of Energy e all’Oak Ridge National Laboratory per l’ottimizzazione dei processi di fusione laser a letto di polvere.
Il presidente di DMG MORI Federal Services, James V. Nudo, ha collegato la selezione al rafforzamento delle tecnologie di manifattura avanzata e alla resilienza della supply chain per la difesa. L’aspetto più interessante non è solo la partecipazione al contratto, ma il modo in cui DMG MORI sta posizionando le sue attività negli Stati Uniti: produzione additiva, automazione, ricerca e supporto ai programmi pubblici vengono riuniti in una strategia industriale più ampia.
Il nuovo centro DMG MORI nell’area di Chicago
Il programma JAMA IV si inserisce anche nell’espansione di DMG MORI in Illinois. L’azienda ha annunciato un investimento di oltre 40,5 milioni di dollari per creare una nuova struttura di produzione avanzata e ricerca e sviluppo nell’area di Chicago, con 74 nuovi posti di lavoro. La struttura prevista comprende circa 25.000 piedi quadrati di uffici e 65.000 piedi quadrati di area produttiva avanzata.
Il centro, indicato come Advanced Manufacturing & Innovation Center, dovrà sostenere le attività nordamericane di ricerca e sviluppo e includerà un Government Solutions Center, la produzione di scanner optomeccanici ad alta velocità e precisione e componenti metallici realizzati tramite additive manufacturing. DMG MORI ha indicato anche una collaborazione con City Colleges of Chicago per creare un percorso di formazione legato alle competenze richieste dalla manifattura avanzata.
Questo dettaglio è importante perché la produzione additiva per la difesa non dipende solo dalla disponibilità delle macchine. Servono tecnici, operatori, ingegneri di processo, specialisti qualità e personale capace di gestire documentazione, tracciabilità, post-processing e ispezione. La stampa 3D industriale, soprattutto nel metallo, non è un processo “premi un pulsante e ottieni un pezzo certificato”.
Le tecnologie additive di DMG MORI: SLM e DED
DMG MORI è conosciuta soprattutto come produttore di macchine utensili ad alta precisione, ma il suo portafoglio comprende anche sistemi per la stampa 3D metallica. L’azienda propone due famiglie principali: LASERTEC SLM, basata su fusione laser a letto di polvere, e LASERTEC DED, che utilizza un ugello a polvere per la deposizione diretta di metallo. La pagina italiana di DMG MORI descrive l’offerta come una combinazione tra stampa 3D in metallo e centri di lavorazione ad alta precisione, coprendo il percorso dal disegno al pezzo finito.
La tecnologia SLM è adatta a componenti complessi, con geometrie leggere, canali interni, staffe, parti aerospaziali, medicali o industriali. La linea DED, invece, è utile per costruzione, riparazione, rivestimento e lavorazione di componenti metallici di valore elevato, anche grazie alle soluzioni ibride che combinano deposizione laser e lavorazione CNC nella stessa macchina. DMG MORI segnala, per esempio, macchine come LASERTEC 65 DED hybrid, LASERTEC 125 DED hybrid, LASERTEC 3000 DED hybrid e LASERTEC 6600 DED hybrid nel portafoglio di DMG MORI Federal Services.
Nel contesto JAMA IV, questa combinazione è rilevante perché il programma non riguarda una sola tecnologia. Il bando cita più modalità additive, tra cui Laser Powder Bed Fusion, Directed Energy Deposition, Material Extrusion, cold spray e binder jetting. Questo indica che la DLA non sta cercando un unico processo valido per tutto, ma una rete di fornitori con capacità diverse, in grado di rispondere a componenti differenti per materiale, geometria, urgenza e requisiti di qualifica.
Le altre aziende selezionate nel programma
DMG MORI Federal Services non è sola. Il programma coinvolge una rete ampia di aziende, tra cui AForge LLC, Alloyed Inc., Applied Rapid Technologies Co. Inc., Colibrium Additive, Cornerstone Research Group / CRG Defense, FasTech LLC, FormAlloy Technologies Inc., ITL LLC, KVG LLC, Lift Technologies, Malama Kai Technologies LLC, Maritech Machine Inc., Marotta Controls Inc., MRL Materials Resources LLC, MXD USA, NCS Technologies Inc., Nikon AM Synergy Inc., Precision Additive Solutions Inc., Relativity Space Inc., Shepra Inc., Sintavia LLC, Stratasys Direct Inc. e Velo3D Inc.
La presenza di nomi molto diversi tra loro è significativa. Ci sono fornitori di servizi, aziende specializzate in materiali, operatori della stampa 3D metallica, realtà legate alla produzione aerospaziale e gruppi con esperienza in sistemi industriali. Per la DLA, questa varietà può servire a confrontare capacità produttive diverse e a distribuire il rischio tra più fornitori.
Tra i nomi più riconoscibili ci sono Nikon AM Synergy, collegata alle attività additive del gruppo Nikon, Stratasys Direct, divisione di produzione conto terzi di Stratasys, Velo3D, nota per sistemi LPBF metallici, Sintavia, attiva nella manifattura additiva per aerospazio e difesa, e Relativity Space, azienda aerospaziale che ha fatto della produzione additiva un elemento centrale dei propri processi.
Che tipo di parti potrebbero essere coinvolte
JAMA IV punta a qualificare e rendere disponibili componenti stampati in 3D per aerei, navi, veicoli e altri sistemi militari. Tra gli esempi indicati figurano cappucci di aspirazione in plastica, staffe strutturali, supporti per sensori, alloggiamenti meccanici, componenti di allineamento, elementi per porte hangar e parti legate al lanciagranate M320. Sono esempi utili perché mostrano una logica realistica: il programma non parte da componenti simbolici, ma da pezzi che possono creare ritardi di manutenzione quando sono obsoleti, prodotti in piccoli volumi o difficili da reperire.
La DLA ha già spiegato in altre attività AM che uno dei problemi principali riguarda i sistemi militari maturi, dove alcuni ricambi non sono più disponibili tramite canali tradizionali o richiedono tempi lunghi. In un caso citato dall’agenzia, la produzione additiva è stata usata per un componente destinato a prevenire danni strutturali su velivoli F-15, con un pacchetto tecnico contenente disegni 3D PDF, file di stampa e requisiti di assicurazione qualità.
Questo esempio chiarisce un punto: per la difesa, la stampa 3D non è interessante solo perché permette geometrie complesse. È interessante perché può ridurre tempi di attesa, rimettere in produzione pezzi non più disponibili, alleggerire inventari e supportare manutenzione e prontezza operativa.
Il nodo della qualifica
Il vero ostacolo resta la qualifica. Un pezzo stampato in 3D può avere la stessa forma di un componente tradizionale, ma deve dimostrare di avere proprietà coerenti, comportamento meccanico adeguato e ripetibilità di processo. La DLA ha riconosciuto che l’assicurazione qualità è una delle parti più complesse dell’additive manufacturing, perché materiali, temperature, ambienti di produzione, parametri macchina e condizioni di stoccaggio possono influenzare il risultato finale.
Per questo JAMA IV non va letto come un semplice elenco di aziende selezionate, ma come un tentativo di costruire procedure. Il programma prevede parti candidate, pacchetti tecnici, produzione pilota, prototipi, test, validazione e accettazione. Solo dopo questi passaggi una parte può entrare con maggiore credibilità in una catena di fornitura militare.
È qui che un gruppo come DMG MORI può avere un ruolo specifico. L’azienda combina competenza su macchine utensili, lavorazioni sottrattive, sistemi ibridi, fusione laser e automazione. Per molte parti metalliche critiche, la stampa 3D non basta da sola: spesso servono rimozione supporti, trattamento termico, lavorazione CNC, controllo dimensionale e ispezioni. La capacità di collegare additive manufacturing e lavorazione di precisione può quindi diventare un vantaggio nei programmi di qualifica.
Perché la difesa USA investe nella manifattura additiva
La difesa statunitense guarda alla stampa 3D come a una tecnologia per ridurre vulnerabilità logistiche. La DLA descrive l’advanced manufacturing come un insieme di tecnologie che include robotica, automazione e 3D printing, con l’obiettivo di aiutare l’industria a entrare nella supply chain del Dipartimento della Difesa.
In scenari operativi complessi, aspettare un ricambio per settimane o mesi può bloccare un mezzo, un velivolo o un sistema. La produzione additiva promette di accorciare alcuni passaggi, soprattutto per parti a basso volume o non più prodotte. Non elimina la necessità di certificazione, ma può cambiare il modo in cui vengono gestiti obsolescenza, scorte e manutenzione.
La DLA ha creato nel 2023 un Additive Manufacturing Integrated Product Team per unire gli obiettivi dell’agenzia, definire processi di integrazione dell’AM nella supply chain del Dipartimento della Difesa e stabilire modalità di condivisione dei dati tecnici tra governo e industria. Da allora, l’agenzia ha lavorato con i servizi militari su parti DLA-managed prodotte tramite canali commerciali e organici.
Il collegamento con DOE e Oak Ridge
La partecipazione di DMG MORI Federal Services a JAMA IV si affianca a un altro progetto pubblico: un finanziamento da 400.000 dollari nell’ambito del programma High-Performance Computing for Manufacturing del Department of Energy. Quel progetto coinvolge DMG MORI USA e Oak Ridge National Laboratory per sviluppare strumenti di ottimizzazione dei processi di laser powder bed fusion, usando modellazione, intelligenza artificiale e simulazione digitale.
Questo collegamento è rilevante perché uno dei problemi della stampa 3D metallica è la variabilità di processo. Cambiare parametri laser, strategia di scansione, polvere, geometria o condizioni termiche può modificare densità, microstruttura, tensioni residue e prestazioni del pezzo. Un sistema che aiuta a ottimizzare e documentare i parametri può ridurre tempi di qualifica e migliorare la ripetibilità.
Una rete industriale più che un singolo contratto
Il programma JAMA IV mostra una direzione chiara: la manifattura additiva sta entrando nella difesa attraverso reti di fornitori, appalti flessibili, programmi di qualifica e collaborazione tra agenzie. Per le aziende selezionate, il valore non è solo il finanziamento iniziale, ma l’accesso a un canale dove ogni parte validata può diventare un precedente tecnico e commerciale.
Per DMG MORI, la selezione conferma l’interesse del mercato federale statunitense verso fornitori capaci di unire competenze additive e lavorazioni industriali tradizionali. Per la DLA, invece, il programma offre un modo per testare più tecnologie e più fornitori senza dipendere da un’unica soluzione.
La stampa 3D nella difesa non va raccontata come una scorciatoia. Le parti devono essere qualificate, i dati devono essere protetti, i processi devono essere ripetibili e la qualità deve essere dimostrata. JAMA IV si muove proprio in questa zona: non la promessa generica di stampare tutto ovunque, ma la costruzione di una filiera capace di produrre parti selezionate, documentate e accettabili per l’uso militare.
