Snapmaker amplia il proprio fork di OrcaSlicer con funzioni sempre più legate alla U1
Snapmaker ha pubblicato Snapmaker Orca 2.3.6, nuova versione del proprio slicer derivato dal progetto open source OrcaSlicer. L’aggiornamento introduce diverse funzioni che vanno oltre la semplice preparazione del G-code: esportazione dei video timelapse, rilevamento degli errori di stampa di tipo spaghetti e degli oggetti estranei sul piano, nuove funzioni di visualizzazione, ottimizzazioni della memoria e soprattutto un sistema più avanzato per la gestione della stampa multicolore sulla Snapmaker U1. La versione definitiva 2.3.6 è stata pubblicata nel repository Snapmaker il 31 agosto 2026, dopo una fase beta aperta alcuni giorni prima.
L’aspetto più interessante riguarda l’integrazione sempre più stretta fra slicer, firmware, stampante e materiali. Snapmaker Orca non viene utilizzato soltanto per decidere temperatura, velocità, supporti e riempimento: con la U1 sta diventando anche il punto nel quale vengono configurati il monitoraggio della stampa, la registrazione video e un sistema di simulazione cromatica pensato per ottenere più tonalità utilizzando soltanto quattro filamenti caricati contemporaneamente.
La strategia è legata alle caratteristiche della Snapmaker U1, una macchina CoreXY dotata di quattro toolhead indipendenti. Invece di alimentare più colori attraverso un singolo ugello, la U1 mantiene ogni materiale nel proprio estrusore e cambia interamente la testa di stampa. Snapmaker dichiara un tempo tipico di circa cinque secondi per il cambio utensile e, nei propri test, una riduzione degli scarti fino all’85% rispetto ai sistemi multicolore che devono continuamente scaricare, caricare e spurgare il filamento attraverso lo stesso ugello.
Il timelapse può ora essere esportato direttamente da Snapmaker Orca
Una delle novità più immediate della versione 2.3.6 è l’esportazione dei video timelapse. Prima di inviare il lavoro alla stampante l’utente può attivare la relativa opzione nelle preferenze di stampa; al termine della produzione, il video registrato può essere scaricato localmente.
La funzione richiede però che la U1 utilizzi un firmware 1.6.0 o successivo. Snapmaker specifica inoltre che la funzione Time-lapse Camera deve essere attivata prima dell’invio del lavoro.
Il timelapse ha naturalmente una funzione estetica e può essere utilizzato per documentare un progetto o condividerlo sui social network, ma può essere utile anche per analizzare una stampa terminata. Osservare rapidamente l’intero processo può aiutare a individuare il momento nel quale è iniziato un distacco dal piano, un supporto ha ceduto o una determinata zona del modello ha cominciato a deformarsi.
La novità mostra anche come il confine fra slicer e software di controllo della macchina stia progressivamente scomparendo. Il programma non prepara più soltanto il file: dialoga con la stampante e gestisce informazioni generate durante il processo.
Arrivano Spaghetti Detection e Foreign Object Detection
Snapmaker Orca 2.3.6 introduce una nuova sezione Print Preferences attraverso la quale possono essere abilitate Spaghetti Detection e Foreign Object Detection.
Lo spaghetti failure è uno degli errori più comuni nella stampa FDM. Se un componente perde adesione, un supporto cede oppure la stampante continua a estrudere quando il materiale non viene più depositato sulla superficie prevista, il filamento può accumularsi formando una massa disordinata di fili plastici. Se la macchina continua a lavorare per ore, oltre allo spreco di materiale possono verificarsi accumuli intorno all’hotend o collisioni con il pezzo.
La seconda funzione cerca invece di individuare oggetti estranei sul piano di stampa. Un elemento lasciato accidentalmente sulla superficie può entrare nell’area percorsa dall’ugello e provocare una collisione.
Quando viene rilevata una delle condizioni previste, Snapmaker può presentare un avviso nell’interfaccia software oppure direttamente sul dispositivo, permettendo all’utilizzatore di intervenire.
È importante non interpretare questa funzione come una garanzia assoluta contro gli errori di stampa. I sistemi di rilevamento visuale possono produrre falsi positivi oppure non riconoscere determinate anomalie. Devono essere considerati come un ulteriore livello di controllo e non come sostituti della corretta preparazione del piano, della calibrazione e della verifica dei primi layer.
Color Mixing Match Mapping affronta il limite dei quattro colori caricati
La novità più originale di Snapmaker Orca 2.3.6 è però Color Mixing Match Mapping, sviluppata soprattutto per i modelli che contengono più di quattro colori.
La Snapmaker U1 dispone infatti di quattro toolhead. Nel normale utilizzo multicolore ciò significa poter caricare quattro filamenti e associare ciascun colore del modello a uno di questi materiali.
La nuova funzione prova a superare questo limite senza aggiungere ulteriori estrusori. Snapmaker Orca analizza i colori richiesti dal modello e individua automaticamente una soluzione all’interno del gamut cromatico che il sistema considera riproducibile utilizzando i filamenti disponibili.
Questo non significa che la U1 abbia improvvisamente acquisito la capacità di fondere diversi filamenti contemporaneamente dentro lo stesso ugello. Il principio utilizzato da Snapmaker è differente e si basa sulla miscelazione ottica attraverso gli strati.
Quattro filamenti possono creare più di quattro colori percepiti
Il nuovo sistema è stato sviluppato insieme alla famiglia di filamenti Snapmaker PLA Full Spectrum.
In questo processo differenti colori vengono depositati in strati alternati lungo l’asse Z. Poiché gli strati sono molto sottili e i filamenti sono stati selezionati anche in funzione delle loro caratteristiche di trasmissione della luce, l’occhio tende a percepire una tonalità intermedia.
Snapmaker fornisce alcuni esempi: alternando opportunamente ciano e giallo è possibile ottenere una percezione vicina a un verde intenso; ciano e magenta possono produrre una tonalità viola attenuata; l’inserimento del grigio riduce luminosità e saturazione.
Il meccanismo assomiglia quindi più a una miscelazione cromatica per sovrapposizione e alternanza degli strati che alla miscelazione di due materiali nello stesso melt pool.
Questa distinzione è importante perché spiega sia i vantaggi sia i limiti del sistema. Non è necessario utilizzare un hotend capace di ricevere contemporaneamente più filamenti, ma il risultato dipende fortemente da spessore degli strati, trasparenza del materiale, geometria del modello e successione dei colori.
Il Full Spectrum non vuole sostituire la stampa professionale a colori
Snapmaker chiarisce che Full Spectrum non è stato sviluppato per ottenere una riproduzione cromatica di precisione. Il sistema deve essere considerato uno strumento creativo per ampliare la palette disponibile, non un metodo per riprodurre esattamente un colore Pantone o un valore RGB.
L’aspetto finale può cambiare in funzione del colore del filamento, della sua Transmission Distance, della percentuale di strati attribuita a ciascuna tonalità, dell’altezza layer, della geometria del modello, dei toolpath e delle condizioni reali di stampa.
Anche l’anteprima visualizzata da Snapmaker Orca deve essere interpretata come un’indicazione della tendenza cromatica, non come una simulazione perfettamente calibrata del pezzo finale.
Per questo motivo Snapmaker suggerisce, nei lavori nei quali il colore è importante, di stampare preventivamente un piccolo campione e correggere i parametri prima di avviare il modello completo.
Ratio, Cycle, Match e Gradient: quattro modi differenti di gestire il colore
L’ambiente Full Spectrum dispone di quattro modalità di lavoro.
Con Ratio Mode l’utente modifica il rapporto fra i differenti filamenti per cercare una specifica tonalità. Una combinazione 50/50 fra due materiali produce un effetto differente rispetto a un’alternanza 90/10.
Cycle Mode consente invece di controllare la sequenza con la quale i filamenti vengono alternati negli strati.
Match Mode parte da un colore desiderato e lascia al software il compito di proporre la combinazione di filamenti e il rapporto considerato più vicino.
Infine Gradient Mode permette di modificare progressivamente le proporzioni durante la stampa, creando transizioni cromatiche graduali.
È soprattutto in Match Mode che la nuova funzione Color Mixing Match Mapping diventa interessante: invece di costringere l’utente a sperimentare manualmente numerose combinazioni, Orca cerca automaticamente una soluzione all’interno dello spazio cromatico disponibile.
Per il Full Spectrum Snapmaker ha creato un profilo da 0,10 mm
Snapmaker Orca 2.3.6 introduce anche il nuovo preset 0.10 mm Color Mixing @ Snapmaker U1, sviluppato per la configurazione standard con ugello da 0,4 millimetri.
La scelta di layer molto sottili non riguarda soltanto la qualità geometrica. Nel sistema Full Spectrum ha una funzione direttamente collegata al colore: quanto più gli strati alternati diventano visibili individualmente, tanto più l’occhio percepisce bande distinte invece di una tonalità complessiva.
Snapmaker raccomanda quindi un hotend da 0,4 millimetri o inferiore e un’altezza layer non superiore a 0,1 millimetri per ottenere i risultati cromatici migliori.
L’azienda ha aggiunto anche i parametri per ugelli da 0,2 e 0,6 millimetri. La compatibilità con un ugello da 0,6 mm non significa però che questo sia quello consigliato per il Full Spectrum: Snapmaker avverte che diametri maggiori e layer più alti possono rendere evidenti le strisce orizzontali.
Le bande visibili sono una conseguenza fisica della tecnica utilizzata
La documentazione di Snapmaker descrive esplicitamente la possibilità di osservare horizontal stripes o zebra-like patterns nel componente stampato.
Il fenomeno deriva direttamente dal modo nel quale vengono creati i colori. Se, per esempio, una tonalità viene ottenuta utilizzando il 90% di un filamento giallo e soltanto il 10% di uno ciano, gli strati ciano sono relativamente distanti fra loro e possono diventare visibili come bande.
Una combinazione 50/50 distribuisce invece i due colori in modo più regolare e può produrre un effetto maggiormente uniforme.
Anche questa caratteristica dimostra che Full Spectrum non deve essere confuso con un sistema nel quale due polimeri vengono fisicamente miscelati in proporzioni controllate prima dell’estrusione. Qui sono gli strati stessi a costituire il sistema cromatico.
Snapmaker ritiene inoltre che la tecnica funzioni meglio su modelli tridimensionali con una superficie sufficientemente ampia. Oggetti molto piccoli, superfici frammentate o ricche di piccoli dettagli possono ridurre l’effetto di miscelazione, mentre i modelli piatti non rappresentano l’applicazione ideale.
Quattro colori miscelati contemporaneamente non sono sempre la soluzione migliore
Un altro aspetto interessante è che un numero maggiore di filamenti non significa automaticamente una maggiore qualità cromatica.
Snapmaker suggerisce che la miscelazione di due o tre filamenti tenda a produrre risultati più controllabili. Utilizzandone quattro contemporaneamente aumenta invece la possibilità di ottenere tonalità più scure, grigiastre o meno sature.
La funzione Color Mixing Match Mapping deve quindi lavorare entro un gamut fisicamente realistico. Se il colore richiesto non può essere ottenuto in modo affidabile, la corrispondenza non dovrebbe essere considerata equivalente all’originale.
Nelle note di rilascio della 2.3.6 Snapmaker segnala inoltre un limite ancora presente: se si verifica un errore nella corrispondenza Color Mixing Match Mapping, il sistema utilizza come fallback il colore predefinito del filamento. L’azienda indica che questo comportamento sarà migliorato in una versione successiva.
La U1 è particolarmente adatta a questo metodo grazie ai quattro toolhead
Il sistema Full Spectrum sfrutta una caratteristica specifica della Snapmaker U1: i quattro filamenti rimangono caricati in quattro estrusori indipendenti.
Nei sistemi multicolore basati su un unico hotend, ogni cambio richiede normalmente di estrarre il materiale precedente, caricare quello successivo ed espellere una certa quantità di plastica finché il colore nell’ugello non diventa sufficientemente pulito.
Questo può generare quantità considerevoli di purge waste, soprattutto nei modelli caratterizzati da numerosi cambi colore.
La U1 cambia invece direttamente il toolhead. Snapmaker indica un cambio tipico nell’ordine di cinque secondi e sostiene che, nei propri test, il sistema possa ridurre gli scarti fino all’85% rispetto a soluzioni che utilizzano il cambio filamento attraverso un singolo ugello.
Full Spectrum aumenta naturalmente il numero dei cambi utensile perché i colori devono alternarsi anche fra diversi layer. Proprio per questo l’architettura toolchanger della U1 è un elemento fondamentale del sistema: applicare lo stesso principio a una stampante che deve effettuare un lungo ciclo di purging per ogni cambio potrebbe produrre tempi e quantità di scarto molto maggiori.
Migliora anche il riconoscimento dei colori durante la sincronizzazione dei filamenti
Snapmaker Orca 2.3.6 modifica anche l’algoritmo utilizzato per il color matching durante la sincronizzazione dei filamenti.
La U1 può riconoscere automaticamente alcune informazioni dei materiali Snapmaker attraverso RFID, riducendo la necessità di configurare manualmente ogni bobina.
Nel caso del Full Spectrum questo diventa particolarmente importante perché la combinazione cromatica dipende dalle caratteristiche precise dei quattro filamenti. Snapmaker vende infatti il PLA Full Spectrum come un set specificamente calibrato anche in relazione al parametro TD, Transmission Distance.
Usare semplicemente quattro bobine casuali con colori apparentemente simili non garantisce quindi necessariamente lo stesso risultato.
Il rendering del viewport diventa più leggero
La versione 2.3.6 introduce anche una modifica meno appariscente ma utile quando si gestiscono modelli complessi.
Snapmaker ha ottimizzato il rendering della finestra tridimensionale affinché vengano elaborati principalmente gli elementi effettivamente visibili dalla telecamera. La tecnica riduce il numero di draw call inutili e dovrebbe rendere la navigazione più fluida.
A questa modifica si aggiunge un nuovo comando per auto-zoom e camera pan. Con un solo clic il programma può riposizionare automaticamente la vista per mostrare tutti gli oggetti presenti sulla piastra oppure concentrarsi sui modelli selezionati.
Sono funzioni apparentemente secondarie, ma diventano utili quando la piastra contiene molti oggetti o quando vengono preparate stampe batch.
Un problema di memoria poteva far chiudere Orca durante il full-bed slicing
Tra le correzioni della versione 2.3.6 una delle più importanti riguarda l’utilizzo della memoria su Windows e Linux.
Durante lo slicing di piastre particolarmente piene, Snapmaker Orca poteva utilizzare una quantità eccessiva di RAM e terminare con un crash. La nuova versione modifica il comportamento introducendo una forma di memory protection: quando l’operazione rischia di diventare troppo onerosa, il software può avvisare l’utilizzatore prima di procedere.
È stato corretto anche un crash collegato alla funzione Full Bed Arrangement, utilizzata per distribuire automaticamente gli oggetti sulla superficie disponibile.
Un altro bug della versione 2.3.5 faceva partire lo slicing di tutte le piastre semplicemente passando dalla schermata Prepare alla schermata Preview. La 2.3.6 limita invece l’operazione alla piastra selezionata.
Con più materiali il piano usa ora la temperatura richiesta dal filamento più esigente
La stampa multimateriale introduce inoltre un problema che non esiste quando viene utilizzato un solo filamento: materiali differenti possono richiedere temperature differenti del piano riscaldato.
Snapmaker ha corretto una condizione nella quale queste richieste potevano creare incompatibilità. Con Orca 2.3.6, quando sono presenti materiali con differenti temperature del piano, il software utilizza come riferimento la temperatura più elevata fra quelle richieste.
È una soluzione conservativa per favorire l’adesione del materiale che richiede maggiore calore, anche se nella stampa multimateriale rimane sempre necessario verificare che l’altra plastica tolleri correttamente quella temperatura.
Il software blocca ora un errore evidente sul flow ratio
È stato corretto anche un comportamento nel quale il programma consentiva di completare lo slicing con il flow ratio del filamento impostato a zero.
Un valore di questo tipo renderebbe il profilo sostanzialmente privo di senso dal punto di vista dell’estrusione. La nuova versione impedisce quindi lo slicing e visualizza un messaggio di errore.
Sono stati risolti inoltre crash provocati dall’importazione ripetuta dello stesso G-code e dall’apertura mediante doppio clic di un file G-code quando Snapmaker Orca era configurato come applicazione predefinita.
Su Windows vengono corretti anche problemi di importazione di modelli con caratteri Unicode estesi o emoji nel nome del file e rallentamenti durante la creazione di nuovi profili macchina o filamento.
La versione Linux presenta ancora alcuni problemi
Nonostante le correzioni relative alla memoria, Snapmaker ha riconosciuto nel proprio forum che la versione 2.3.6 presenta ancora problemi di compatibilità con alcune distribuzioni Linux, tra cui sono state segnalate Mint e Zorin.
In particolare alcuni utenti hanno riportato problemi con il pacchetto AppImage, connessione alla macchina, sincronizzazione dello stato e visualizzazione dell’anteprima.
Snapmaker ha spiegato che la 2.3.6 non ha ricevuto un intervento specifico sul livello di compatibilità Linux e ha inserito una revisione più ampia nella roadmap della versione 2.4.0, comprendendo AppImage e Flatpak.
Si tratta di una precisazione utile perché le release note della 2.3.6 riportano effettivamente diverse correzioni Windows/Linux, ma non significa che tutti i problemi della versione Linux siano già stati risolti.
Snapmaker Orca si allontana progressivamente dal semplice ruolo di fork
Snapmaker Orca rimane basato sul progetto open source OrcaSlicer, ma gli aggiornamenti mostrano come l’azienda stia costruendo sopra questa base funzioni specificamente progettate per il proprio hardware.
Il risultato non è necessariamente una copia sincronizzata in ogni momento con il progetto originale. Nel forum Snapmaker gli stessi utenti hanno discusso delle differenze fra le funzionalità disponibili in OrcaSlicer e quelle integrate nel fork Snapmaker.
Questa scelta presenta vantaggi e svantaggi. Da una parte permette a Snapmaker di sviluppare molto rapidamente funzioni profondamente integrate con la U1, come Full Spectrum, monitoraggio della stampa e sincronizzazione dei filamenti. Dall’altra, alcune funzionalità introdotte nel ramo principale di OrcaSlicer possono non arrivare immediatamente, oppure non arrivare affatto, nella variante Snapmaker.
La parte più interessante della 2.3.6 è l’integrazione fra software, materiale e hardware
Considerando tutte le novità, Snapmaker Orca 2.3.6 non rappresenta semplicemente un aggiornamento con qualche correzione.
Timelapse e rilevamento degli errori spostano lo slicer verso il controllo della macchina. Le modifiche alla memoria e al rendering migliorano la gestione di progetti complessi. Ma è soprattutto Full Spectrum a mostrare una direzione differente.
Snapmaker sta cercando di ottenere una funzione che normalmente richiederebbe più materiali sfruttando congiuntamente quattro toolhead indipendenti, filamenti con proprietà ottiche controllate e un algoritmo di slicing che decide come alternarli layer dopo layer.
Non è stampa full-color nel significato attribuito a tecnologie capaci di riprodurre milioni di colori con controllo cromatico preciso, e Snapmaker stessa mette in guardia dal considerarla tale. È però un sistema interessante per ampliare la palette disponibile senza installare otto, dodici o sedici bobine.
In questo senso la novità più significativa di Snapmaker Orca 2.3.6 non è una singola voce delle release note, ma il modo nel quale slicer, U1 e PLA Full Spectrum vengono progettati come parti dello stesso sistema. È una tendenza che sta diventando sempre più evidente nella stampa 3D desktop: una parte crescente delle prestazioni della macchina non deriva più soltanto dalla meccanica, ma dalla capacità del software di coordinare hardware, materiali, sensori e processi.
