Il Naval Medical Center San Diego sta introducendo in ortopedia gessi e stecche stampati in 3D realizzati con il sistema di ActivArmor, azienda statunitense specializzata in dispositivi ortopedici personalizzati, impermeabili e traspiranti. L’obiettivo non è sostituire ogni gesso tradizionale, ma offrire ai medici una soluzione in più nei casi in cui il paziente possa beneficiare di un dispositivo rimovibile, lavabile o più adatto a una vita attiva.

Secondo Navy Medicine, il centro medico di San Diego è tra le prime Military Treatment Facilities ad adottare questa tecnologia per produrre gessi impermeabili. Il sistema ActivArmor usa la manifattura additiva per creare dispositivi traspiranti e personalizzati, pensati per ridurre alcune limitazioni tipiche dei gessi in fibra di vetro o in gesso tradizionale.

Dal gesso avvolto a mano al modello digitale

Il processo parte da una scansione dell’arto. Invece di avvolgere braccio o gamba con bende e materiali che induriscono, il personale sanitario acquisisce la geometria del paziente con un dispositivo mobile. Prima della scansione vengono segnate le aree sensibili: sporgenze ossee, punti in cui il dispositivo non deve sfregare, incisioni chirurgiche, pin metallici, impianti o zone da lasciare più accessibili.

Nella procedura descritta dal personale del Naval Medical Center San Diego, la scansione può essere eseguita usando la fotocamera frontale di un dispositivo mobile; il file viene poi inviato a un tecnico o ingegnere che prepara la geometria del dispositivo da stampare. Una volta approvato il file, il modello viene prodotto con una stampante 3D.

ActivArmor descrive un flusso simile anche per i propri fornitori clinici: scansione dell’arto, creazione del modello 3D e fabbricazione del dispositivo in base alla posizione e alle indicazioni del medico. L’azienda indica inoltre che il sistema può essere usato in ambulatorio come soluzione “point-of-care”, quindi con produzione direttamente presso la struttura sanitaria quando questa dispone dell’attrezzatura necessaria.

Perché interessa alle strutture militari

In un contesto militare il tema non è solo il comfort. Molti militari devono mantenere un certo livello di attività durante il recupero, sempre quando il quadro clinico lo permette. Un gesso tradizionale limita lavaggio, attività in acqua, ispezione della pelle e adattamento a eventuale gonfiore. Un dispositivo stampato in 3D può invece essere progettato con aperture, zone rinforzate e aree di scarico.

La comandante Kimberly Spahn, responsabile del dipartimento di ortopedia del Naval Medical Center San Diego, ha spiegato che questi dispositivi permettono in alcuni casi di nuotare, fare sport, migliorare l’igiene e ridurre problemi cutanei osservati con gessi in fibra di vetro o in gesso tradizionale. La stessa Spahn precisa però che non tutte le fratture o le condizioni post-operatorie sono adatte a questa soluzione: il gesso convenzionale resta indicato in molte situazioni.

Per Jill Eastin, business manager del Department of Orthopedic Surgery del Naval Medical Center San Diego, il vantaggio è particolarmente evidente per i militari che seguono addestramenti con attività in acqua, perché il dispositivo può consentire una continuità di allenamento impossibile con un gesso tradizionale.

ActivArmor, Defense Health Agency e l’estensione a più basi

Il progetto rientra in un percorso più ampio. ActivArmor ha ottenuto un finanziamento SBIR Direct-to-Phase II da 1,3 milioni di dollari dalla Defense Health Agency. Secondo Navy Medicine, il Naval Medical Center San Diego è la seconda struttura militare a implementare la tecnologia, insieme al Walter Reed National Military Medical Center di Bethesda, nel Maryland. Il programma prevede la distribuzione di sistemi ActivArmor in 11 basi militari nell’arco di 24 mesi.

ActivArmor riporta lo stesso importo del finanziamento e collega il contratto federale alla possibilità di rendere i propri sistemi ordinabili anche da altre agenzie federali.

Un dispositivo non solo più leggero, ma più controllabile

Uno degli aspetti più interessanti non è soltanto la forma reticolare o l’aspetto “futuristico”, ma la possibilità di progettare il dispositivo caso per caso. In presenza di dita amputate, dita dei piedi, pin metallici, impianti chirurgici o arti molto piccoli nei bambini, il modello digitale può essere modificato prima della stampa. Questo consente di evitare pressioni indesiderate e di costruire un supporto che segue meglio l’anatomia reale del paziente.

ActivArmor dichiara che i propri dispositivi possono essere configurati come gesso bloccato o come stecca rimovibile, in base alle prescrizioni del medico. L’azienda indica inoltre che il design aperto permette al personale sanitario di osservare la pelle, controllare ferite o incisioni e adattare il dispositivo in caso di gonfiore o atrofia durante il percorso di guarigione.

Materiali, igiene e uso quotidiano

Dal punto di vista dei materiali, ActivArmor dichiara l’uso di plastica ABS riciclabile, lavabile e biocompatibile. La società indica anche la certificazione ISO 10993-5 e la registrazione FDA come stecca di Classe I. Sono informazioni da leggere nel contesto corretto: non significano che il dispositivo sia adatto a ogni caso clinico, ma che il prodotto è pensato per un impiego ortopedico sotto prescrizione e controllo medico.

La possibilità di lavare il dispositivo e bagnarlo cambia molto l’esperienza del paziente. Con un gesso tradizionale, l’acqua può compromettere il materiale, favorire odori, irritazioni e problemi cutanei. Con una struttura aperta e impermeabile, la pelle resta più accessibile e il paziente può mantenere abitudini quotidiane come doccia e igiene personale con meno complicazioni. Anche per bambini, atleti e lavoratori esposti ad ambienti umidi, questo può diventare un vantaggio pratico.

La scansione 3D come passaggio chiave

La parte digitale è il punto che rende il sistema diverso da una semplice stecca prefabbricata. ActivArmor descrive la scansione come un processo senza contatto, indolore e rapido: il medico o il tecnico muove il dispositivo intorno all’arto, acquisisce la geometria e invia il modello al software di progettazione. La posizione in cui viene scansionato l’arto è importante, perché il dispositivo viene costruito per mantenere proprio quella configurazione anatomica.

In termini di stampa 3D, l’azienda cita tecnologie FDM/FFF, cioè processi a filamento fuso, con plastica biocompatibile estrusa strato su strato. Secondo ActivArmor, le cliniche che non hanno esperienza nella stampa 3D possono usare un sistema completo fornito dall’azienda, mentre i dispositivi possono essere stampati in poche ore a seconda della complessità.

Non solo militari: il caso dei veterani

Il passaggio nelle cliniche militari si collega anche al mondo dei veterani. L’Atlanta VA Healthcare System ha annunciato l’adozione del sistema ActivArmor per produrre gessi e stecche stampati in 3D personalizzati, impermeabili e traspiranti per i veterani. La struttura indica applicazioni in ortopedia, pronto soccorso, terapia occupazionale e fisica, podologia e cliniche per pazienti diabetici.

Il sistema dell’Atlanta VAHCS è stato acquisito tramite un contratto collaborativo con la Defense Health Agency, all’interno di un programma pilota congiunto tra Department of Defense e Department of Veterans Affairs. La struttura produce e rifinisce i dispositivi nel laboratorio protesico del Joseph M. Cleland Atlanta VA Medical Center.

Secondo l’Atlanta VAHCS, i tempi di stampa possono variare da circa tre ore a una notte, in base alla complessità del dispositivo. La gamma include stecche e gessi per polso, mano, pollice, caviglia e piede, fino a dispositivi più estesi per braccio o gamba.

Cosa cambia per medici e pazienti

Per il medico, la stampa 3D permette di passare da un approccio manuale a un flusso più ripetibile: scansione, progettazione, controllo, stampa e applicazione. Il vantaggio non sta nel “fare un gesso bello”, ma nel poter decidere dove lasciare spazio, dove rinforzare, dove evitare pressione e dove permettere accesso visivo alla pelle.

Per il paziente, il beneficio è più concreto: meno ingombro, maggiore traspirazione, possibilità di lavarsi, minore sensazione di chiusura e migliore compatibilità con attività quotidiane. In ambito militare, questo si traduce anche nella possibilità di mantenere alcune attività di addestramento o servizio quando il medico lo ritiene sicuro.

Resta un limite chiaro: una frattura complessa, una fase post-operatoria delicata o una necessità di immobilizzazione rigida possono richiedere ancora un gesso tradizionale. La stampa 3D non cancella l’ortopedia convenzionale, ma amplia il numero di strumenti disponibili. È proprio questo il punto più interessante: la tecnologia non si presenta come sostituzione totale, ma come opzione personalizzata quando anatomia, diagnosi e stile di vita del paziente lo consentono.

Un segnale per la stampa 3D medicale

Il caso ActivArmor mostra una direzione ormai evidente nella stampa 3D medicale: dispositivi su misura, prodotti vicino al punto di cura e adattati alla persona. Nel settore ortopedico questo approccio è particolarmente sensato, perché ogni arto ha una forma diversa e ogni paziente vive il recupero in modo diverso.

Per le strutture militari, il tema è anche organizzativo. Un sistema digitale può ridurre alcuni passaggi manuali, standardizzare la progettazione e permettere la produzione interna in tempi compatibili con le esigenze cliniche. Per le aziende come ActivArmor, invece, l’interesse del Department of Defense, della Defense Health Agency e del Department of Veterans Affairs rappresenta una validazione importante in un settore in cui comfort, igiene e affidabilità devono andare insieme.

Di Fantasy

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