La finlandese CurifyLabs ha chiuso un round di finanziamento Series A da 14 milioni di dollari per ampliare la propria piattaforma dedicata alla preparazione automatizzata di farmaci personalizzati. Il round è stato co-guidato da Sandwater, fondo norvegese attivo in deep tech e health, e da HealthCap, investitore europeo specializzato nelle scienze della vita. Hanno partecipato anche Tesi, cioè Finnish Industry Investment Ltd., gli investitori già presenti tra cui Lifeline Ventures, oltre a clienti e dipendenti statunitensi della società.
Il capitale sarà destinato soprattutto a quattro aree: crescita delle attività negli Stati Uniti, rafforzamento della catena di fornitura, supporto ai clienti e sviluppo di nuovi prodotti. Non si tratta quindi soltanto di finanziare una singola macchina, ma di consolidare un ecosistema che mette insieme hardware, software, materiali di base e procedure di controllo.
Dalla stampante 3D al laboratorio della farmacia
CurifyLabs lavora su un tema molto specifico: il compounding farmaceutico, cioè la preparazione di medicinali su misura quando un farmaco industriale standard non risponde alle esigenze del paziente. Può accadere, per esempio, quando serve un dosaggio diverso, quando un bambino o un anziano non riesce a deglutire compresse o capsule, quando bisogna evitare un eccipiente a cui il paziente è allergico, oppure quando un medicinale risulta carente sul mercato. La FDA statunitense descrive il compounding proprio come una risposta a bisogni clinici che non possono essere coperti da un prodotto approvato già disponibile.
Il punto critico è che molte preparazioni galeniche sono ancora legate a processi manuali: misurazione degli ingredienti, miscelazione, documentazione, controlli e confezionamento. In un contesto dove la precisione è essenziale, il lavoro manuale richiede tempo, competenze e procedure rigorose. CurifyLabs cerca di trasformare questo passaggio in un flusso più standardizzato, usando una combinazione di software proprietario, basi eccipienti prodotte secondo standard GMP, automazione e tecnologie ispirate alla stampa 3D.
La piattaforma dell’azienda si chiama Compounding System Solution, o CSS. È pensata per il compounding non sterile e integra basi eccipienti, robotica di preparazione, controlli in-process, libreria di formulazioni e documentazione digitale. L’obiettivo è aiutare farmacie e farmacie ospedaliere a preparare terapie specifiche per singolo paziente con maggiore ripetibilità e tracciabilità rispetto ai metodi tradizionali.
Che cosa produce CurifyLabs
CurifyLabs non propone solo una stampante 3D farmaceutica. Il modello è più ampio. L’azienda fornisce una piattaforma composta da diversi elementi: le PharmaPrinter, le basi eccipienti CuraBlend, il software di formulazione, la libreria di ricette e gli strumenti per la qualità. Questo è importante perché, in ambito farmaceutico, la sola macchina non basta. Servono materiali validati, procedure, registrazioni, controlli e un sistema che riduca la variabilità tra un operatore e l’altro.
La società cita tra i propri prodotti anche PharmaPrinter Aurum, indicata come la soluzione più nuova della gamma. Nel comunicato sul finanziamento, CurifyLabs afferma che Aurum può comporre fino a nove volte più velocemente rispetto ai processi manuali. L’azienda indica inoltre una certificazione ISO 13485 e una progettazione orientata agli standard FDA 503A/503B per il compounding non sterile.
Sul piano operativo, il sistema consente al farmacista di partire da principi attivi puri o da compresse frantumate, abbinarli a basi eccipienti e ottenere forme di dosaggio diverse. CurifyLabs ha presentato il software CurifyLabs Create come strumento per progettare e adattare formulazioni, mentre le basi Curablend supportano più forme, tra cui compresse, liquidi, film, supposte e troches.
Perché la personalizzazione dei farmaci interessa le farmacie
La personalizzazione non va confusa con una produzione libera o priva di regole. È un’attività regolata, da usare quando ha una giustificazione clinica. La FDA ricorda infatti che i farmaci compounded non sono approvati preventivamente dall’agenzia come i medicinali industriali: questo significa che sicurezza, efficacia e qualità non vengono verificate prima della commercializzazione con lo stesso percorso dei farmaci approvati. Proprio per questo la standardizzazione dei processi, la tracciabilità e il controllo qualità hanno un peso centrale.
Il tema è particolarmente rilevante per pazienti pediatrici, anziani, oncologici o con esigenze di dosaggio molto specifiche. In questi casi una compressa standard può essere inadatta per quantità di principio attivo, forma farmaceutica, modalità di assunzione o presenza di determinati eccipienti. La promessa industriale di CurifyLabs non è sostituire il farmaco prodotto in grande serie, ma rendere più efficiente una parte del lavoro galenico che già esiste e che in molti casi resta necessaria.
La stampa 3D farmaceutica ha un precedente importante: nel 2015 Aprecia Pharmaceuticals ottenne l’approvazione FDA per Spritam, un farmaco a base di levetiracetam prodotto con tecnologia 3D ZipDose. Quell’approvazione segnò l’ingresso ufficiale di un medicinale stampato in 3D nel mercato regolato statunitense. CurifyLabs si muove in una direzione diversa: non punta solo al singolo prodotto farmaceutico approvato centralmente, ma a una piattaforma per farmacie e strutture ospedaliere che devono preparare dosi e formulazioni personalizzate.
La spinta dagli Stati Uniti
Un punto centrale del nuovo finanziamento è l’espansione negli Stati Uniti. CurifyLabs ha una presenza a Jacksonville, in Florida, e dichiara che la propria tecnologia viene già usata da farmacie in 21 stati USA e in diversi Paesi europei. Secondo l’azienda, queste farmacie preparano e dispensano ogni giorno migliaia di dosi personalizzate usando il suo sistema.
Per una società europea, il mercato statunitense del compounding è strategico ma complesso. Da un lato esiste una domanda ampia di preparazioni personalizzate; dall’altro il settore è sottoposto a un’attenzione regolatoria costante, soprattutto per la distinzione tra farmacie 503A e outsourcing facilities 503B. La FDA spiega che le strutture 503B sono sottoposte a requisiti qualitativi più elevati, tra cui le current good manufacturing practices, mentre le farmacie tradizionali 503A seguono un quadro diverso.
Questo rende comprensibile la scelta di CurifyLabs di investire non solo in hardware, ma anche in supply chain, customer support e documentazione digitale. In un settore dove l’errore di dose o la contaminazione possono avere conseguenze gravi, il valore di una soluzione non dipende soltanto dalla velocità di produzione, ma dalla capacità di rendere il processo verificabile.
Dalla ricerca finlandese a una piattaforma commerciale
CurifyLabs è stata fondata nel 2021 da Charlotta Topelius, CEO, e Niklas Sandler Topelius, CTO. L’azienda nasce da un percorso scientifico legato alla tecnologia farmaceutica e alla produzione personalizzata di medicinali. CurifyLabs indica che il proprio fondatore e CTO ha pubblicato più di 100 lavori peer-reviewed nel settore, mentre la piattaforma è stata sviluppata insieme a farmacisti e clienti in Europa e negli Stati Uniti.
Il percorso di crescita della società non parte da questo round. Nel 2023 CurifyLabs aveva ottenuto un grant da 2,5 milioni di euro dall’European Innovation Council per sviluppare la tecnologia MiniLab dedicata alla produzione di medicinali personalizzati in farmacia. Nel 2025 la società aveva raccolto altri 6,7 milioni di euro per modernizzare e automatizzare la produzione di compounded medications, annunciando anche il progetto europeo RoboPharma, iniziativa da 5,6 milioni di euro focalizzata su robotica, intelligenza artificiale e produzione farmaceutica decentralizzata.
Il nuovo round da 14 milioni di dollari indica che CurifyLabs sta entrando in una fase diversa: meno laboratorio e più infrastruttura commerciale. Per scalare, infatti, non basta dimostrare che una dose può essere stampata o composta automaticamente. Bisogna garantire disponibilità delle basi eccipienti, formazione degli operatori, assistenza ai clienti, aggiornamento software, tracciabilità dei lotti e capacità di rispondere alle richieste di farmacie con volumi crescenti.
Un modello diverso dalla stampa 3D industriale classica
Nel settore additivo si parla spesso di prototipazione, componenti aerospaziali, protesi, impianti o utensili. Il caso CurifyLabs mostra invece un’altra direzione: la stampa 3D come tecnologia di micro-produzione controllata vicino al punto di cura. Non è una fabbrica che produce milioni di pezzi uguali, ma una piattaforma che permette di adattare forma e dose a singoli bisogni, mantenendo un processo guidato e documentato.
Questo modello ha senso proprio perché la farmacia non deve diventare un reparto industriale tradizionale. Deve però poter produrre in modo più affidabile ciò che già oggi viene preparato manualmente. Il valore non è soltanto la geometria stampata, ma l’integrazione tra formulazione, materiale di supporto, macchina, software e qualità.
CurifyLabs, in questo senso, rientra in una tendenza più ampia: portare tecnologie additive e digitali dentro segmenti sanitari dove la personalizzazione è utile, ma dove la variabilità del processo deve essere ridotta. La stampa 3D non viene presentata come sostituto universale della produzione farmaceutica, ma come uno strumento per coprire una fascia di bisogni che la produzione di massa fatica a servire.
Che cosa osservare ora
Il finanziamento guidato da Sandwater e HealthCap darà a CurifyLabs risorse per spingere negli Stati Uniti, ma la parte più interessante sarà l’adozione sul campo. I segnali da seguire saranno tre: quante farmacie useranno stabilmente la piattaforma, quali forme farmaceutiche verranno gestite con maggiore frequenza e quanto il sistema riuscirà a ridurre tempi, errori e carico operativo senza complicare il lavoro dei farmacisti.
Resta anche il tema regolatorio. Il compounding è utile, ma non è equivalente alla produzione di un farmaco approvato con percorso industriale completo. Per questo aziende come CurifyLabs dovranno dimostrare di poter convivere con regole severe, audit, documentazione e responsabilità professionale. La vera partita non sarà solo stampare un medicinale, ma farlo entrare in una routine farmaceutica sicura, ripetibile e sostenibile.
Il round da 14 milioni di dollari conferma quindi l’interesse degli investitori per una nicchia della stampa 3D meno visibile rispetto ad aerospazio e difesa, ma potenzialmente molto rilevante per sanità e farmacie. CurifyLabs prova a portare la produzione personalizzata dei farmaci da pratica manuale a flusso automatizzato: una direzione che merita attenzione, senza bisogno di definirla miracolosa.
