Inkbit, società nata dall’ambiente di ricerca del MIT CSAIL e con sede a Medford, Massachusetts, continua a lavorare su uno dei punti più delicati della stampa 3D a getto di materiale: il rapporto tra precisione di deposizione, controllo del processo e comportamento reale dei materiali. La società è conosciuta per la tecnologia Vision-Controlled Jetting, una piattaforma di additive manufacturing che combina deposizione inkjet, scansione ottica ad alta risoluzione e controllo a ciclo chiuso. In pratica il sistema non si limita a depositare materiale: misura ogni strato, confronta la geometria con il modello digitale e corregge il processo durante la costruzione.
Ora l’attenzione si sposta anche sulla chimica. La domanda internazionale WO2025041082A1, intitolata “Materials and methods for transmetallation-activated ring-opening metathesis polymerization (ROMP)”, descrive un metodo di produzione additiva basato su materiali liquidi separati che reagiscono dopo essere stati depositati. La pubblicazione risulta del 27 febbraio 2025, con priorità collegata a domande statunitensi del 23 agosto 2023 e del 22 agosto 2024.
Non solo macchina: il punto è il materiale
Nella stampa 3D inkjet tradizionale, il materiale viene depositato in piccole gocce e deve solidificare con rapidità sufficiente per sostenere gli strati successivi. Molti sistemi risolvono il problema con resine fotopolimeriche e lampade UV. È una strada consolidata, ma non priva di limiti: le resine devono essere compatibili con la fotopolimerizzazione, devono avere viscosità adatta agli ugelli e devono comportarsi in modo prevedibile durante la deposizione e l’indurimento.
La domanda di Inkbit propone invece una logica diversa: il processo non parte da un unico materiale che viene semplicemente “illuminato” per solidificare, ma da due fluidi con funzioni distinte. Un primo fluido, indicato come Type A, contiene un precursore ROMP e un attivatore a base di metallo di transizione. Un secondo fluido, indicato come Type B, contiene un precatalizzatore ROMP. Quando il secondo fluido viene depositato e si disperde nel primo, il precatalizzatore reagisce con l’attivatore e genera il catalizzatore che avvia la polimerizzazione.
Detto in modo semplice: la parte non nasce solo perché una luce indurisce una resina, ma perché due componenti stampati separatamente si incontrano e attivano una reazione chimica direttamente nel punto in cui il materiale deve diventare solido. Il concetto ricorda, per certi versi, una resina bicomponente o un adesivo strutturale a due parti, ma adattato alla scala molto più fine della deposizione inkjet.
Che cosa significa ROMP
ROMP è l’acronimo di Ring-Opening Metathesis Polymerization, in italiano polimerizzazione per metatesi ad apertura d’anello. È una famiglia di reazioni usata nella chimica dei polimeri per trasformare monomeri ciclici in catene polimeriche. La reazione sfrutta l’apertura di anelli molecolari e la formazione di nuove strutture polimeriche, con il contributo di catalizzatori specifici. La letteratura tecnica la considera una via importante per ottenere polimeri con architetture e proprietà controllabili.
Applicata alla stampa 3D, l’idea diventa interessante perché permette di ragionare su materiali che non devono per forza rientrare nella famiglia classica delle resine acriliche fotopolimerizzabili. Per le aziende che cercano parti funzionali, questo è un punto chiave: la geometria è importante, ma il valore industriale arriva quando il componente stampato ha proprietà meccaniche, elastiche, chimiche o termiche adatte all’uso finale.
Perché questa domanda di brevetto è coerente con il percorso di Inkbit
Inkbit non parte da zero. La sua piattaforma VCJ è già costruita attorno a tre elementi: deposizione inkjet, controllo ottico in tempo reale e capacità multimateriale. Sul proprio sito, la società indica la possibilità di gestire fino a quattro materiali, oltre a una cera di supporto, e presenta applicazioni in elastomeri morbidi, epossidiche rigide e materiali dielettrici per RF e microonde.
La pagina materiali di Inkbit cita TEPU 30A e TEPU 50A per parti morbide simili alla gomma, Titan Tough 85 e Titan Chem Epoxy per componenti rigidi e resistenti, e COT, Cyclic Olefin Thermosets, per applicazioni dielettriche a bassa perdita in ambito radiofrequenza, microonde e onde millimetriche.
La nuova domanda di brevetto va letta in questa direzione: non è solo una modifica di macchina, ma un tentativo di allargare la finestra dei materiali stampabili con un processo inkjet controllato. Se una tecnologia a getto di materiale riesce a usare chimiche più robuste o più adatte all’uso finale, può diventare più credibile per guarnizioni, condotti, parti elastiche, componenti fluidici, dispositivi RF, attrezzature industriali e applicazioni multimateriale.
Il ruolo del controllo ottico
Il controllo ottico è importante perché i materiali liquidi non si comportano sempre in modo ideale. Una goccia può espandersi più del previsto, una superficie può non essere perfettamente planare, un materiale morbido può deformarsi, una zona già stampata può presentare piccole variazioni. Inkbit affronta questo problema misurando la geometria degli strati e adattando la stampa in base al risultato effettivo, non solo in base al file CAD. La società descrive la propria tecnologia come una combinazione di deposizione inkjet, scansione ottica ad alta risoluzione e controllo a ciclo chiuso.
Questo aspetto diventa ancora più importante con materiali che non solidificano immediatamente o che hanno tempi di reazione più complessi. In una stampante tradizionale, il processo può richiedere planarizzazione meccanica o correzioni meno sofisticate. Nel caso di Inkbit, la promessa tecnica è usare la visione 3D per compensare le irregolarità e rendere più stabile la costruzione di parti complesse.
Un esempio del potenziale della piattaforma è stato mostrato anche nella robotica morbida: ricercatori di ETH Zurich, insieme al team Inkbit, hanno usato la tecnologia Vision-Controlled Jetting per stampare strutture morbide e rigide in un unico processo, realizzando una mano robotica con ossa, legamenti e tendini integrati.
Una domanda di brevetto, non un prodotto commerciale già annunciato
Va fatta una distinzione importante. La pubblicazione WO2025041082A1 non significa che Inkbit abbia già immesso sul mercato una stampante basata su questa specifica chimica ROMP, né che il brevetto sia stato concesso in tutte le giurisdizioni. È una domanda internazionale che descrive combinazioni di materiali, kit e metodi per additive manufacturing. Tra le rivendicazioni compare anche un sistema per la stampa 3D composto da una stampante e dalla combinazione o dal kit di materiali descritti.
Questo non riduce l’interesse tecnico della pubblicazione. Anzi, mostra dove si sta spostando una parte della competizione nella stampa 3D polimerica industriale: non basta aumentare la risoluzione o la velocità; serve ampliare il portafoglio materiali senza perdere precisione, ripetibilità e controllo dimensionale.
Il contesto dei brevetti Inkbit
Inkbit dichiara una proprietà intellettuale che copre Vision-Controlled Jetting, controllo di processo, materiali, scienza dei materiali e software di produzione. La pagina brevetti dell’azienda elenca numerosi brevetti statunitensi e internazionali, tra cui EP3194145B1 ed EP3554798B1.
La stessa pagina Google Patents della domanda WO2025041082A1 mostra che il documento si inserisce in un panorama già popolato da tecnologie di aziende come Stratasys, Carbon, Mimaki Engineering, Tethon, ExxonMobil Chemical Patents e Apeiron Synthesis. Le citazioni non significano che queste aziende siano coinvolte nel progetto Inkbit, ma aiutano a capire che il tema della stampa 3D con chimiche reattive e sistemi multimateriale è già un campo di forte attività brevettuale.
Perché può interessare all’industria
Il punto pratico è questo: molte aziende non cercano solo prototipi esteticamente corretti. Cercano parti che resistano a compressione, trazione, urti, agenti chimici, cicli termici, deformazioni ripetute o condizioni elettriche e radiofrequenza specifiche. Nella stampa 3D polimerica, la qualità della chimica è spesso decisiva quanto la qualità della macchina.
Una tecnologia che consente di depositare due componenti separati e farli reagire in modo controllato può aprire strade interessanti. Per esempio, potrebbe permettere materiali con proprietà più vicine a quelle richieste in componenti funzionali, senza passare sempre da stampi, assemblaggi o processi di post-produzione complessi. Naturalmente ogni applicazione richiederà prove, schede tecniche, stabilità del processo, controlli dimensionali e qualificazione.
Il collegamento con il multimateriale è altrettanto importante. Inkbit lavora già su parti morbide e rigide nella stessa costruzione, su lattice e su componenti per fluidica, guarnizioni e applicazioni RF. Se la chimica ROMP a due fluidi diventasse parte della piattaforma produttiva, potrebbe rafforzare la capacità di progettare componenti in cui geometria e proprietà del materiale cambiano all’interno dello stesso oggetto.
Un tassello nella maturazione della stampa 3D a getto di materiale
La stampa 3D inkjet ha sempre avuto un vantaggio: può depositare materiale con grande precisione e, in teoria, combinare più materiali nello stesso pezzo. Il problema è trasformare questa capacità in una produzione affidabile di parti finali. La ricerca di Inkbit va letta proprio in questa direzione: usare visione artificiale, software, controllo di processo e chimica dei materiali per ridurre il divario tra stampa 3D da laboratorio e produzione industriale.
Non siamo davanti a un annuncio commerciale con disponibilità immediata, né a una promessa da prendere senza verifiche. Siamo davanti a un documento tecnico che indica una linea di sviluppo precisa: portare nel material jetting reazioni chimiche più articolate rispetto alla sola fotopolimerizzazione UV, mantenendo il controllo dello strato e della geometria. Per chi segue la stampa 3D industriale, è un segnale utile: la prossima fase della manifattura additiva polimerica non passerà soltanto da macchine più veloci, ma da materiali più adatti alle funzioni reali dei componenti.
