Prusa Research ha pubblicato la versione 1.1 della Open Community License, la licenza con cui l’azienda ceca sta cercando di definire un punto di equilibrio tra condivisione dei progetti, diritto alla riparazione e protezione contro lo sfruttamento commerciale non autorizzato.
La OCL era stata presentata insieme alla pubblicazione dei file CAD della Prusa CORE One e della CORE One L. Con la nuova versione, Prusa non cambia solo qualche riga del testo: introduce un sistema modulare che permette a chi pubblica un progetto di aggiungere condizioni specifiche, senza trasformare la licenza principale in un documento lungo e difficile da leggere.
Per chi lavora con la stampa 3D, la questione è concreta. Pubblicare un modello, un componente o un file CAD significa spesso esporre il proprio lavoro a remix, modifiche, miglioramenti e riutilizzi. Questo è uno degli aspetti più utili della cultura maker. Allo stesso tempo, negli ultimi anni molti progettisti hanno visto i propri file finire in cataloghi commerciali, marketplace o prodotti venduti in serie, talvolta senza riconoscimento dell’autore originale.
La Open Community License nasce dentro questo contesto: non è una semplice licenza Creative Commons applicata all’hardware, ma un testo pensato per coprire file CAD, componenti, software, diritti di brevetto, design registrati e uso interno da parte di aziende o laboratori.
Una licenza più modulare
La novità principale della OCL 1.1 è il sistema di plugin, o moduli aggiuntivi. In pratica, la licenza di base resta breve, ma chi pubblica un progetto può affiancarle una o più condizioni specifiche.
Prusa Research ha introdotto quattro moduli iniziali: General Attribution, Software Attribution, Micro Business e Research & Development. Ogni modulo risponde a una necessità diversa e può essere combinato con gli altri. Per esempio, un progetto può essere pubblicato come “OCL v1.1 + General Attribution”, oppure con più moduli insieme se l’autore vuole regolare anche l’uso da parte di piccole imprese o centri di ricerca.
Questa impostazione è pensata per evitare una licenza unica valida per ogni situazione. Un maker che carica su Printables una piccola staffa per la CORE One non ha le stesse esigenze di un’università che pubblica un progetto di ricerca, né di un’azienda che decide di condividere una parte dei propri file CAD.
General Attribution: dare credito agli autori
Il modulo General Attribution, indicato come GAtt v1, serve a garantire il riconoscimento dell’autore quando viene distribuito un lavoro derivato. Nel mondo dei modelli stampabili questo tema è spesso sottovalutato, ma è uno dei punti più sensibili per chi crea e condivide.
L’attribuzione non riguarda solo il nome dell’autore su una pagina web. Prusa ha affrontato anche il caso degli oggetti fisici molto piccoli, dove non è realistico pretendere un’etichetta stampata direttamente sul componente. La soluzione proposta può essere un cartellino, una scheda, un QR code o un altro metodo pratico per mantenere il collegamento con il progetto originale.
Il modulo tiene conto anche delle catene di remix. Se un modello deriva da un remix che a sua volta deriva da un progetto iniziale, il minimo richiesto è citare almeno l’autore originale e l’autore dell’ultimo derivato usato come base. È una soluzione pragmatica: incoraggia a riconoscere tutto il percorso creativo, ma evita che l’attribuzione diventi ingestibile.
Software Attribution: quando il progetto include codice
Il modulo Software Attribution, o SWAtt v1, porta lo stesso principio nel software. Se un progetto contiene codice, interfacce o programmi derivati, l’attribuzione deve essere visibile sia nell’interfaccia utente sia nel codice sorgente.
Questo punto è interessante perché la stampa 3D non è più fatta solo di file STL. Molti progetti includono firmware, interfacce web, app di controllo, script, profili di slicing o strumenti di automazione. Con SWAtt, Prusa cerca di evitare che il contributo software venga nascosto o scollegato dalla sua origine.
Per sviluppatori, progettisti e team che lavorano su tool open, questo modulo può servire a mantenere una traccia più chiara del lavoro precedente, senza impedire la modifica o la condivisione.
Micro Business: più spazio alle piccole imprese
Il modulo Micro Business è pensato per le aziende di piccole dimensioni. La soglia indicata è un fatturato annuo lordo inferiore a un milione di euro, calcolato su una finestra mobile di dodici mesi e includendo eventuali società collegate.
Questo significa che un designer indipendente, una piccola startup o una microimpresa possono usare internamente il progetto licenziato senza dover negoziare subito una licenza commerciale separata. Il punto centrale è l’uso interno: usare un componente, adattarlo al proprio flusso di lavoro, riparare una macchina, creare attrezzature, migliorare un processo produttivo.
La vendita di copie del prodotto licenziato o di suoi derivati commerciali resta invece un altro discorso. In quel caso, la OCL continua a richiedere un accordo separato con il titolare del progetto.
Per il settore della stampa 3D, questa distinzione è rilevante. Una print farm può voler modificare una parte per far funzionare meglio le proprie macchine. Un service può avere bisogno di stampare un ricambio per mantenere operativa una stampante. Un laboratorio può costruire una variante interna di un componente. La OCL 1.1 cerca di lasciare spazio a questi usi senza aprire automaticamente alla vendita di repliche.
Research & Development: ricerca sì, produzione solo con accordi separati
Il modulo Research & Development, o RnD v1, limita l’uso commerciale libero alla ricerca, allo sviluppo e alla prototipazione. Prusa indica questo modulo come una risposta alle richieste arrivate dal mondo universitario.
Il senso è abbastanza chiaro: un’università, un gruppo di ricerca o un laboratorio possono voler pubblicare un progetto per permettere ad altri di studiarlo, testarlo, validarlo o costruirci sopra nuove soluzioni. Allo stesso tempo, potrebbero non voler autorizzare la produzione commerciale su larga scala senza un accordo dedicato.
Per la stampa 3D questo può diventare utile in ambiti come biofabbricazione, sistemi volumetrici, robotica, attrezzature da laboratorio, fixture sperimentali o componenti sviluppati in ambito accademico. UC Berkeley e MIT sono citati da Prusa tra le realtà di ricerca che hanno iniziato a usare OCL in alcuni progetti.
Copyleft più chiaro e meno frammentazione
Oltre ai moduli, Prusa ha modificato il cuore della licenza. Uno dei cambiamenti riguarda il copyleft. Nella versione 1.0, i derivati potevano essere distribuiti sotto OCL oppure sotto un’altra licenza non commerciale e share-alike compatibile. Nella pratica, questa formulazione poteva creare incertezza.
Con la OCL 1.1, se si distribuisce un derivato di un progetto OCL, quel derivato deve restare sotto OCL. L’obiettivo è evitare la frammentazione tra licenze diverse e rendere più semplice capire quali regole valgono per un modello, un file CAD o una modifica.
Per chi scarica un file da Printables, questo è un vantaggio pratico: meno dubbi su quale licenza controllare, meno ambiguità nelle catene di remix, meno rischio di trovare progetti derivati con condizioni difficili da confrontare.
Uso aziendale interno: cosa cambia
Prusa ha anche ampliato la formulazione sull’uso aziendale. Dove prima si parlava di “internal production use”, ora la licenza usa il concetto più ampio di “internal business use”, includendo produzione interna, riparazione, prototipazione, ottimizzazione e formazione.
Questo passaggio è importante perché molte aziende usano la stampa 3D non per vendere stampanti o componenti copiati, ma per migliorare i propri processi. Un’azienda può stampare dime, staffe, utensili, supporti, ricambi, accessori e componenti di servizio senza vendere il progetto OCL in sé.
La licenza cerca quindi di distinguere tra usare un progetto come strumento e replicarlo come prodotto commerciale. È una linea sottile, ma nel lavoro quotidiano può fare una grande differenza.
Printables, GitHub e CERN OHL-S v2
La OCL 1.1 è disponibile su GitHub e può essere selezionata su Printables come opzione di licenza. I progetti già pubblicati con OCL v1.0 restano sotto quella versione, a meno che l’autore non scelga di aggiornarli.
Prusa ha anche aggiunto su Printables la CERN OHL-S v2, una licenza hardware fortemente reciproca. È una scelta utile perché offre un’alternativa più vicina alla tradizione dell’open hardware riconosciuto: permette anche usi commerciali, ma richiede che le modifiche restino aperte secondo le stesse condizioni.
In questo modo, chi pubblica un progetto su Printables può scegliere tra approcci diversi. La OCL è adatta a chi vuole condividere mantenendo limiti sulla replica commerciale. La CERN OHL-S v2 è più indicata per chi vuole una licenza hardware aperta, reciproca e compatibile con una logica di produzione e vendita dei derivati.
Non tutti la considerano open source in senso stretto
Un punto va chiarito: OCL usa il termine “open” e consente studio, modifica, condivisione e diritto alla riparazione, ma non coincide con la definizione classica di open source hardware promossa da OSHWA.
Secondo la definizione OSHWA, un progetto hardware open source deve permettere anche la produzione, la vendita e la distribuzione di hardware derivato. La OCL, invece, mette limiti alla vendita commerciale di repliche o derivati senza accordo separato. Per questo è più corretto descriverla come una licenza aperta con vincoli commerciali, non come una licenza open hardware nel senso più tradizionale del termine.
Questo non la rende inutile. La rende diversa. Per alcuni creator può essere lo strumento che cercavano: abbastanza aperto da permettere studio, modifica e riparazione, ma abbastanza protettivo da scoraggiare copie commerciali non autorizzate. Per altri, invece, resta una formula troppo restrittiva rispetto allo spirito open source.
Il caso Lucky 13 e il tema dei brevetti
Uno dei motivi che hanno spinto Prusa a lavorare sulla OCL è la difficoltà di proteggere i creator da brevetti e appropriazioni indebite. Il caso Lucky 13, il modello articolato creato da Soozafone, è diventato un esempio noto nella community: un progetto condiviso con licenza Creative Commons è stato coinvolto in una controversia legata a un brevetto di design registrato da terzi.
Prusa Research ha dichiarato di aver sostenuto la richiesta di riesame presso l’USPTO per contestare quel brevetto sulla base dello stato dell’arte precedente. La OCL non impedisce a un attore in malafede di presentare una domanda di brevetto, ma offre un quadro contrattuale più forte rispetto a una licenza pensata soprattutto per contenuti creativi o documentazione.
Il punto è proprio questo: l’hardware è più complicato del software. Ci sono copyright, brevetti, design, parti funzionali, file CAD, modelli stampabili, prodotti fisici e accessori compatibili. Una licenza breve non può risolvere ogni problema, ma può dare agli autori qualche strumento in più.
Cosa significa per maker e aziende della stampa 3D
Per i maker, la OCL 1.1 rende più chiaro cosa succede quando si condivide un remix: si può modificare, sperimentare e pubblicare, ma il derivato deve restare sotto OCL e, se richiesto dal modulo scelto, deve mantenere l’attribuzione.
Per le aziende, la licenza apre una via all’uso interno senza concedere automaticamente il diritto di vendere copie o derivati. Una print farm può usare un progetto OCL per migliorare il proprio lavoro; un produttore che vuole commercializzare una versione modificata deve invece parlare con l’autore o con l’azienda titolare dei diritti.
Per università e laboratori, il modulo RnD può essere una via intermedia: permette di condividere ricerca e prototipi senza perdere il controllo sull’eventuale sfruttamento produttivo.
Una licenza da valutare progetto per progetto
La OCL 1.1 non è una risposta valida per tutti. È uno strumento in più nel panorama delle licenze per la stampa 3D e l’hardware condiviso. Chi vuole massima apertura commerciale continuerà probabilmente a preferire licenze come CERN OHL, MIT, GPL per il software o Creative Commons dove adatte. Chi invece vuole permettere modifiche e riparazione ma controllare la vendita dei derivati può trovare nella OCL una soluzione più vicina alle proprie esigenze.
Prusa Research, Printables, GitHub, OSHWA e CERN sono tutti parte di questo scenario, anche se con ruoli diversi. Prusa spinge verso un modello di condivisione protetta; OSHWA mantiene una definizione più rigorosa di open hardware; CERN offre una licenza hardware riconosciuta e orientata alla reciprocità.
La OCL 1.1 non chiude il dibattito. Lo rende più concreto. E per la stampa 3D, dove un file può diventare un oggetto venduto in poche ore, avere regole più leggibili può aiutare creator, aziende e community a capire meglio cosa stanno condividendo, cosa stanno usando e quali limiti accettano.

