La seconda edizione di The Vicenza Symposium si svolgerà dal 31 agosto al 2 settembre 2027 a Vicenza, riportando nella città veneta ricercatori, tecnici, produttori e aziende impegnati nello sviluppo delle tecnologie applicate alla gioielleria e agli accessori moda.
La manifestazione manterrà l’impostazione tecnico-scientifica adottata al debutto del 2025 e si terrà nuovamente nella Basilica Palladiana, prima dell’edizione settembrina di Vicenzaoro e di T.Gold, gli appuntamenti organizzati da Italian Exhibition Group (IEG) rispettivamente per il mondo della gioielleria e per le tecnologie e i macchinari destinati alla produzione orafa.
Per il settore della stampa 3D l’appuntamento è particolarmente interessante perché l’additive manufacturing e la metallurgia delle polveri costituiscono una delle aree tematiche ufficiali del programma 2027.
Accanto alla produzione additiva saranno affrontati materiali, nuove leghe, processi produttivi, trattamenti superficiali, controllo qualità, intelligenza artificiale, sostenibilità e regolamentazione.
L’obiettivo non è realizzare una tradizionale esposizione commerciale, ma creare uno spazio nel quale aziende e centri di ricerca possano presentare risultati tecnici misurabili e confrontabili.
Una seconda edizione dopo il debutto del 2025
The Vicenza Symposium è nato come evento biennale e ha debuttato dal 2 al 4 settembre 2025.
La prima edizione aveva richiamato oltre 170 partecipanti provenienti da 15 Paesi e più di 80 realtà tra aziende, marchi, università, istituti e centri di ricerca.
Per una manifestazione altamente specializzata, dedicata non genericamente alla gioielleria ma alla scienza e alle tecnologie utilizzate per produrla, il risultato ha convinto gli organizzatori a confermare il progetto.
Nel corso delle tre giornate del 2025 erano stati presentati 21 contributi originali, selezionati attraverso il comitato scientifico.
Gli argomenti avevano spaziato dalle nuove formulazioni delle leghe preziose alla produzione additiva, dai trattamenti superficiali alla sostenibilità, fino all’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei sistemi digitali per qualità e tracciabilità.
La seconda edizione riprenderà questo modello, ampliandolo attraverso una nuova call internazionale per ricercatori e professionisti.
Italian Exhibition Group, Progold e Legor Group dietro il progetto
The Vicenza Symposium nasce dalla collaborazione tra realtà che rappresentano aspetti differenti della filiera.
L’organizzazione coinvolge Italian Exhibition Group, società che gestisce tra gli altri Vicenzaoro e T.Gold, insieme a Progold S.p.A. e Legor Group S.p.A.
Progold, con sede nel Vicentino, opera nello sviluppo di leghe, materiali preziosi e tecnologie per la produzione di gioielleria ed è da tempo attiva anche nell’additive manufacturing dei metalli preziosi.
Legor Group, con sede a Bressanvido, sempre in provincia di Vicenza, sviluppa leghe, soluzioni galvaniche e polveri metalliche destinate ai settori jewellery, fashion e industriale.
La presenza diretta di produttori di materiali accanto all’organizzatore fieristico contribuisce a spiegare l’impostazione fortemente tecnica della manifestazione.
Non si parla quindi soltanto di design del gioiello finito, ma del modo in cui materiali e processi possono modificarne produzione, proprietà e sostenibilità.
Damiano Zito guida il comitato scientifico
Il presidente del Symposium e del suo comitato scientifico è Damiano Zito, Chairman e CEO di Progold.
La vicepresidenza è affidata a Massimo Poliero, Presidente e CEO di Legor Group, mentre Eddie Bell, fondatore dello storico Santa Fe Symposium, ricopre il ruolo di Presidente Onorario.
Il comitato 2027 comprende inoltre professionisti provenienti da aziende, gruppi del lusso e università.
Tra questi figurano Giorgio Bodei di Pomellato – Kering Group, Ezio Dadone di B.M.C. – LVMH Group, Frédéric Diologent di Richemont, Joyce Lam di Pandora, Andrea Friso di Legor Group, Valentina Allodi di Progold, Florian Bulling del Forschungsinstitut für Edelmetalle und Metallchemie e Ulrich Klotz della Munich University of Applied Sciences.
È proprio questo comitato ad avere il compito di valutare i contributi proposti per l’edizione 2027.
Una call for papers aperta fino al 14 settembre 2026
Ricercatori, aziende e professionisti che intendono presentare un proprio lavoro hanno tempo fino al 14 settembre 2026 per inviare la proposta.
Il primo documento richiesto è un abstract esteso compreso tra 600 e 900 parole, accompagnato da informazioni sul metodo utilizzato, sui risultati ottenuti e sulla rilevanza del lavoro per il settore jewellery.
La selezione non viene effettuata sulla notorietà del relatore o dell’azienda.
Il comitato dichiara di valutare quattro criteri principali: originalità, solidità del metodo, rilevanza per il settore e chiarezza dell’esposizione.
Esiste inoltre una quinta condizione particolarmente importante: il contenuto non deve essere promozionale.
Un’azienda può presentare ricerca industriale, casi applicativi e sperimentazioni, ma il contributo non deve trasformarsi nella presentazione commerciale di un prodotto.
È una differenza significativa rispetto a molte conferenze organizzate all’interno delle fiere di settore.
Presentazioni tecniche da 35-40 minuti
Il formato previsto permette ai relatori di entrare nei dettagli.
Le proposte devono essere sufficientemente articolate da sostenere una presentazione tecnica della durata di circa 35-40 minuti.
L’obiettivo è lasciare spazio a metodologia, dati sperimentali, confronti e risultati, evitando interventi brevi nei quali è difficile andare oltre una descrizione generale della tecnologia.
Le presentazioni saranno effettuate in inglese, coerentemente con la natura internazionale dell’evento.
Una volta approvato l’abstract, l’autore dovrà preparare il paper completo mantenendo coerenza con quanto originariamente sottoposto al comitato.
La stampa 3D è una delle undici aree del programma
Per il 2027 sono state individuate undici grandi aree tematiche.
Comprendono:
- leghe e caratteristiche delle leghe;
- processi produttivi;
- lucidatura e finitura;
- additive manufacturing e metallurgia delle polveri;
- plating;
- elettroformatura;
- qualità e controllo qualità;
- finishing;
- normative;
- intelligenza artificiale;
- sostenibilità.
La presenza dell’additive manufacturing come categoria autonoma è indicativa del ruolo che la tecnologia sta assumendo nel settore orafo.
La stampa 3D viene utilizzata nella gioielleria da molti anni, ma storicamente la sua applicazione più diffusa è stata indiretta.
La stampa 3D nella gioielleria è nata soprattutto con cere e resine
Uno dei primi grandi utilizzi dell’additive manufacturing nel settore è stato quello dei modelli sacrificabili destinati alla microfusione.
Un gioiello viene progettato digitalmente mediante CAD e successivamente prodotto in cera o in una resina calcinabile mediante stampa 3D.
Il modello viene quindi inserito nel materiale refrattario e rimosso durante il ciclo termico, lasciando una cavità nella quale viene colato il metallo prezioso.
Questo approccio ha permesso alla progettazione digitale di entrare rapidamente nelle aziende orafe senza modificare radicalmente la fase metallurgica della produzione.
Il gioiello finale continua a essere ottenuto per fusione, mentre la stampante produce il modello intermedio.
L’evoluzione successiva consiste invece nel produrre direttamente il componente in metallo prezioso.
LPBF per stampare direttamente oro, argento e platino
Durante l’edizione 2025 del Vicenza Symposium, uno degli argomenti più discussi nell’ambito dell’additive manufacturing era stato il Laser Powder Bed Fusion, indicato anche attraverso sigle come LPBF o, storicamente, SLM.
Il processo utilizza un sottile strato di polvere metallica che viene fuso selettivamente da un laser.
Dopo ogni passaggio viene steso un nuovo strato di polvere e il processo viene ripetuto fino alla costruzione dell’oggetto tridimensionale.
Il vantaggio per la gioielleria non consiste semplicemente nell’eliminazione dello stampo.
La tecnologia permette di realizzare geometrie che possono essere estremamente difficili da produrre attraverso fusione, fresatura o assemblaggio.
Strutture reticolari, elementi interni, intrecci tridimensionali e variazioni di spessore possono essere integrati direttamente nella geometria.
Il valore delle strutture lattice nei gioielli
La possibilità di costruire strutture lattice è particolarmente interessante quando vengono utilizzati materiali preziosi.
Una geometria reticolare può mantenere un volume visivo importante riducendo contemporaneamente la quantità effettiva di metallo utilizzata.
Per oro e platino questo può avere conseguenze economiche significative.
Lo stesso principio permette inoltre di modificare il comportamento meccanico dell’oggetto.
La distribuzione del materiale può essere controllata localmente, creando aree maggiormente rigide e altre più flessibili.
Queste geometrie sono difficili da realizzare con strumenti convenzionali proprio perché il materiale non viene rimosso dall’esterno, ma viene costruito strato dopo strato.
Il Binder Jetting entra nel dibattito sulla produzione di gioielli
Nel programma tecnico del 2025 era stato affrontato anche il Binder Jetting.
A differenza del Laser Powder Bed Fusion, questa tecnologia non utilizza necessariamente un laser per fondere direttamente la polvere.
Una testina deposita selettivamente un legante su un letto di materiale, formando un componente verde che viene successivamente consolidato attraverso processi termici.
Per la produzione di piccoli oggetti il Binder Jetting può essere interessante soprattutto per la possibilità di lavorare con numerosi componenti all’interno dello stesso volume di costruzione.
Il passaggio dalla geometria stampata al componente metallico finale richiede però un controllo preciso delle variazioni dimensionali che avvengono durante il debinding e la sinterizzazione.
Nel mondo del gioiello, dove pochi decimi di millimetro possono determinare la corretta sede di una pietra o l’accoppiamento di un elemento, questo tema diventa particolarmente importante.
Additive manufacturing e metallurgia delle polveri vengono trattati insieme
La categoria scelta dal Symposium è volutamente più ampia della sola stampa 3D.
La denominazione ufficiale è infatti Additive Manufacturing and Powder Metallurgy.
È una distinzione utile perché nel settore vengono utilizzati anche processi come il Metal Injection Moulding (MIM).
Il MIM non è una tecnologia di additive manufacturing: utilizza uno stampo e appartiene alla famiglia dei processi di metallurgia delle polveri.
Condivide però con alcune tecnologie additive fasi fondamentali come l’utilizzo di polveri metalliche e la successiva sinterizzazione.
Riunire questi processi nello stesso ambito permette quindi di confrontare approcci differenti alla produzione di componenti metallici piccoli e complessi.
La produzione ibrida SLM e CNC
La prima edizione aveva inoltre affrontato soluzioni ibride che combinano stampa 3D metallica e lavorazione CNC.
Un componente prodotto mediante LPBF non deve necessariamente uscire dalla macchina già nelle condizioni finali.
Alcune superfici possono essere riprese successivamente attraverso fresatura, tornitura o altri processi di finitura.
Questo è particolarmente importante nella gioielleria, dove la qualità superficiale è uno degli aspetti determinanti del prodotto.
La stampa 3D permette di costruire la geometria complessa.
La lavorazione sottrattiva può essere utilizzata successivamente sulle zone nelle quali servono precisione dimensionale o una finitura specifica.
Il futuro della produzione additiva non è quindi necessariamente la sostituzione completa dei processi tradizionali, ma la loro integrazione.
La finitura rimane una delle sfide principali
Per un componente aerospaziale la superficie prodotta da una macchina LPBF può essere accettabile dopo un determinato trattamento tecnico.
Per un gioiello di lusso il criterio è molto diverso.
La superficie è parte diretta del valore percepito dal cliente.
Lucentezza, uniformità e assenza di difetti visibili assumono quindi un peso molto maggiore.
Non sorprende che il programma del Symposium dedichi categorie specifiche a polishing e finishing.
Durante l’edizione 2025 erano stati presentati anche studi sull’elettrolucidatura e sulla microfinitura di geometrie complesse.
Il problema diventa particolarmente interessante proprio con l’additive manufacturing.
Una struttura reticolare o una geometria interna può essere costruita dalla stampante ma potrebbe non essere raggiungibile con i normali utensili di lucidatura.
Diventano quindi necessari processi chimici, elettrochimici o automatizzati capaci di intervenire sulle superfici senza distruggere i dettagli.
Recuperare oro durante la finitura è anche un problema economico
Nel settore dei metalli preziosi il materiale rimosso durante la finitura non può essere trattato come un normale scarto industriale.
Polveri, residui e fanghi possono contenere quantità significative di oro, platino o altri metalli.
La progettazione del processo deve quindi comprendere anche il recupero del materiale.
È una peculiarità del settore jewellery che modifica il modo in cui vengono valutate le tecnologie produttive.
Un processo che riduce gli scarti o consente un recupero più efficiente può avere un vantaggio economico maggiore rispetto a quanto accadrebbe lavorando un metallo meno costoso.
Nuove leghe sviluppate anche pensando alla stampa 3D
L’additive manufacturing non riguarda soltanto la macchina.
La lega utilizzata deve essere compatibile con il processo.
Oro, argento e platino puri non offrono necessariamente le proprietà richieste da un gioiello o da uno specifico processo produttivo.
Per questo aziende come Progold e Legor Group sviluppano formulazioni nelle quali composizione, comportamento durante la fusione, proprietà meccaniche, colore e finitura vengono controllati con particolare attenzione.
La stampa 3D introduce ulteriori variabili.
Assorbimento dell’energia laser, conducibilità termica, dimensione delle particelle e comportamento della polvere possono determinare densità, porosità e qualità superficiale del componente.
Il rapporto tra sviluppo della lega e processo produttivo è quindi uno dei temi nei quali metallurgia tradizionale e additive manufacturing si incontrano direttamente.
Nel 2025 il miglior paper riguardava una nuova lega d’oro a 18 carati
La prima edizione del Symposium aveva assegnato il Best Presentation Award a Baptiste Rouxel di Richemont International.
Il lavoro riguardava una lega di oro verde a 18 carati con proprietà meccaniche migliorate.
Il riconoscimento è significativo perché mostra il peso attribuito alla ricerca sui materiali all’interno dell’evento.
Nel gioiello l’innovazione tecnologica non passa necessariamente soltanto attraverso una nuova macchina.
Una lega con migliori proprietà può consentire di produrre geometrie più sottili, aumentare la resistenza o modificare il comportamento durante lavorazione e finitura.
Rouxel ha ottenuto con il premio anche la possibilità di partecipare alla successiva edizione del Symposium.
AI e produzione digitale entrano nella filiera orafa
Tra i temi dell’edizione 2027 compare anche l’intelligenza artificiale.
Nel settore jewellery le applicazioni possibili vanno oltre la generazione automatica di design.
L’AI può essere utilizzata per analizzare difetti, prevedere il comportamento di leghe e processi, organizzare i flussi di produzione o migliorare il dialogo digitale tra marchi e fornitori.
Nel 2025 erano stati discussi anche algoritmi generativi per lo sviluppo predittivo delle leghe e sistemi digitali applicati al controllo della produzione.
Per una filiera nella quale convivono grandi marchi e molte piccole imprese altamente specializzate, la digitalizzazione dello scambio di informazioni rappresenta un problema altrettanto importante rispetto alla singola tecnologia produttiva.
Tracciabilità dei materiali preziosi e blockchain
Un altro argomento già emerso nella prima edizione riguarda la tracciabilità.
Sapere da dove arriva il metallo, come è stato lavorato e attraverso quali aziende è passato può avere valore sia sul piano normativo sia su quello della sostenibilità.
Nel 2025 erano stati discussi sistemi che includevano tecniche di marcatura e blockchain.
Anche in questo caso additive manufacturing e digitalizzazione possono incontrarsi.
Una produzione che parte da un file digitale e utilizza lotti di polvere identificati può generare una quantità elevata di dati sul processo.
La sfida consiste nel trasformarli in una catena informativa verificabile e comprensibile anche dal cliente finale.
Il problema degli standard specifici per la gioielleria
Uno dei temi evidenziati nel Symposium 2025 era la scarsità di standard internazionali sviluppati specificamente per alcune tecnologie applicate alla gioielleria.
Il settore AM dispone già di norme relative a materiali, processi e terminologia.
La produzione di gioielli presenta però esigenze specifiche.
Metalli preziosi, geometrie molto piccole, finiture estetiche, pietre e tolleranze di assemblaggio introducono problemi differenti rispetto a quelli dell’aerospazio o dell’industria meccanica.
Secondo Damiano Zito, uno degli obiettivi del Symposium è proprio contribuire alla costruzione di una cultura tecnica condivisa capace, nel tempo, di influenzare anche la definizione degli standard del settore.
Il modello del Santa Fe Symposium come riferimento
The Vicenza Symposium non nasce completamente dal nulla.
Uno dei riferimenti dichiarati dagli organizzatori è lo storico Santa Fe Symposium, fondato negli Stati Uniti da Eddie Bell e organizzato dal 1987 al 2022.
Per decenni quell’evento ha costituito uno dei principali luoghi di confronto tecnico-scientifico per l’industria della gioielleria.
Bell è oggi Presidente Onorario del progetto vicentino.
Massimo Poliero ha spiegato che l’idea era quella di creare a Vicenza un evento ispirato a quel modello, adattandolo al contesto europeo e alle nuove trasformazioni tecnologiche della filiera.
La scelta di una struttura biennale permette inoltre di lasciare spazio tra un’edizione e l’altra allo sviluppo di lavori realmente nuovi.
Vicenzaoro e T.Gold completano il quadro
Il posizionamento temporale del Symposium è studiato per creare continuità con Vicenzaoro e T.Gold.
Il Symposium si concentra sull’approfondimento scientifico.
Vicenzaoro rappresenta invece il grande appuntamento commerciale internazionale dedicato a gioielli, oreficeria e orologeria, mentre T.Gold è focalizzata sui macchinari e sulle tecnologie produttive.
Un ricercatore o un tecnico internazionale può quindi partecipare al confronto scientifico e successivamente incontrare produttori, fornitori e clienti nell’ambito fieristico.
È un sistema che mette nello stesso territorio ricerca, produzione e mercato.
La Basilica Palladiana torna a ospitare la seconda edizione
La sede annunciata per il 2027 è nuovamente la Basilica Palladiana, edificio simbolo di Vicenza e patrimonio UNESCO.
La scelta ha anche un valore simbolico per una manifestazione che vuole mettere a confronto artigianato e tecnologie avanzate.
Il settore orafo vicentino possiede una tradizione produttiva secolare, mentre gli argomenti del Symposium comprendono laser, polveri metalliche, AI, automazione e tracciabilità digitale.
L’evento cerca quindi di presentare queste tecnologie non come un’alternativa alla tradizione manifatturiera, ma come strumenti capaci di modificarne i processi.
Perché il Vicenza Symposium interessa alla stampa 3D
Dal punto di vista dell’additive manufacturing, il valore del Symposium risiede soprattutto nella specializzazione verticale.
Formnext e le grandi fiere AM mostrano tecnologie applicabili a decine di settori.
A Vicenza la domanda è molto più specifica: che cosa può realmente fare la stampa 3D per un gioiello?
Il confronto coinvolge necessariamente aspetti che nelle applicazioni industriali generiche possono essere secondari.
Quanto costa una determinata geometria se viene realizzata in oro?
Quanto materiale viene perso durante il finishing?
Come cambia il colore della lega dopo il processo?
Una superficie stampata può essere lucidata anche all’interno di una struttura lattice?
Come vengono controllati ritiro e deformazione?
È più conveniente stampare direttamente il metallo oppure produrre un modello sacrificabile e utilizzare la microfusione?
Sono domande nelle quali tecnologia, metallurgia ed economia devono essere considerate contemporaneamente.
La seconda edizione sarà un test della maturità dell’AM nel settore jewellery
Tra il debutto del 2025 e l’edizione del 2027 trascorreranno due anni durante i quali l’industria della produzione additiva continuerà a evolvere.
Il tema centrale sarà capire quali tecnologie abbiano superato la fase dimostrativa.
La stampa diretta di metalli preziosi ha già dimostrato di poter realizzare geometrie difficili o impossibili con processi convenzionali.
Il passaggio successivo è stabilire dove questo vantaggio geometrico produca anche un vantaggio industriale ed economico.
Per questo la scelta del Vicenza Symposium di privilegiare paper basati su risultati misurati e casi applicativi può diventare particolarmente utile.
L’interesse non sarà soltanto vedere un gioiello complesso realizzato mediante stampa 3D, ma conoscere produttività, proprietà del materiale, ripetibilità, post-processing e costi necessari per produrlo.
Dal 31 agosto al 2 settembre 2027, The Vicenza Symposium tornerà quindi a mettere allo stesso tavolo produttori di materiali, aziende del lusso, centri di ricerca e tecnici.
Per l’additive manufacturing sarà un’occasione per misurare quanto la produzione diretta di gioielli in metallo sia avanzata verso applicazioni industriali e quali ostacoli rimangano ancora da risolvere.
La scadenza del 14 settembre 2026 per la nuova call for papers rappresenta intanto il primo passaggio: saranno i lavori selezionati dal comitato scientifico a mostrare quali tecnologie, materiali e processi stanno realmente modificando la produzione della gioielleria.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
