ROE amplia la produzione di protesi dentali stampate in 3D con la NextDent 300 di 3D Systems
Il laboratorio statunitense ROE Dental Laboratory sta ampliando la propria capacità produttiva nel campo delle protesi dentarie digitali attraverso nuove installazioni della piattaforma NextDent 300 di 3D Systems. L’investimento riguarda più sedi del gruppo e punta ad aumentare il numero di protesi rimovibili prodotte con un flusso di lavoro additivo, multimateriale e monoblocco. Secondo le informazioni diffuse sulla nuova espansione, ROE intende arrivare a triplicare la capacità di produzione di protesi dentarie monolitiche realizzate con la soluzione NextDent 300.
Una protesi stampata in un unico pezzo
Il punto tecnico più interessante non è soltanto l’aumento del numero di stampanti. La NextDent 300 lavora con tecnologia MultiJet Printing, cioè deposita materiali fotopolimerici attraverso getti controllati, con la possibilità di usare materiali diversi nello stesso processo. Nel caso delle protesi dentarie, la piattaforma consente di produrre una dentiera rimovibile in un unico pezzo, combinando materiale per la base gengivale e materiale per i denti senza dover assemblare manualmente le due parti dopo la stampa.
Questo aspetto cambia il modo in cui un laboratorio può organizzare la produzione. Nella fabbricazione tradizionale, o anche in molti flussi digitali basati su più passaggi, base e denti vengono prodotti separatamente, adattati, posizionati e uniti. Ogni fase manuale aggiunge tempo, dipendenza dall’operatore e possibili variazioni tra un caso e l’altro. Con una protesi monoblocco multimateriale, invece, il file digitale guida la produzione della parte completa, riducendo le operazioni successive e rendendo il processo più ripetibile.
I materiali NextDent Jet Base e NextDent Jet Teeth
La soluzione di 3D Systems utilizza due famiglie di materiali dedicate: NextDent Jet Base per la base della protesi e NextDent Jet Teeth per le strutture dentali. Il materiale per la base è pensato per resistere alla frattura e assorbire energia senza rompersi facilmente, mentre il materiale per i denti è formulato per imitare rigidità ed estetica degli elementi dentali. La piattaforma consente anche la miscelazione digitale delle tonalità White e Yellow per ottenere una corrispondenza cromatica più personalizzata.
Il tema colore è importante perché una dentiera non deve soltanto “funzionare” dal punto di vista meccanico. Deve anche essere accettabile per il paziente. La resa estetica, la transizione tra gengiva e denti, la naturalezza delle tonalità e la consistenza superficiale incidono sulla percezione del dispositivo. Per questo la stampa 3D dentale sta andando oltre il concetto di semplice modello o guida chirurgica: sempre più spesso entra nella produzione di dispositivi finali, personalizzati e destinati all’uso quotidiano.
Perché ROE è un caso significativo
ROE Dental Laboratory non è un piccolo laboratorio che sperimenta una singola macchina. L’azienda si presenta come un laboratorio odontotecnico nazionale a conduzione familiare, con una produzione ampia nel settore delle restaurazioni, delle protesi rimovibili, dell’implantologia e dei casi full-arch. Sul proprio sito indica circa 60.000 unità crown and bridge all’anno, oltre 200.000 dentiere prodotte nell’ultimo decennio, una soddisfazione media cliente del 99,7% e 239 membri del team.
ROE lavora già da tempo sulle protesi digitali. La linea IMPACT Digital Denture viene presentata dall’azienda come il risultato di quasi 100.000 protesi digitali prodotte in cinque anni, con l’obiettivo di ridurre appuntamenti di regolazione, migliorare adattamento e ritenzione e permettere ai dentisti di accedere a un flusso digitale anche quando inviano impronte tradizionali.
Questo rende l’adozione della NextDent 300 particolarmente interessante: non si tratta di introdurre la stampa 3D in un processo completamente nuovo, ma di aggiungere una piattaforma multimateriale a un laboratorio che ha già costruito competenze, volumi e procedure nel campo della protesi digitale.
Dal lavoro artigianale al flusso digitale controllato
La produzione di una dentiera richiede un equilibrio delicato tra precisione, estetica, resistenza e comfort. Nel metodo tradizionale entrano in gioco ceratura, montaggio dei denti, polimerizzazione, rifinitura, lucidatura e varie regolazioni. Il tecnico esperto rimane centrale, ma il risultato dipende da molte operazioni manuali.
Il flusso digitale sposta una parte del lavoro nella progettazione CAD e nella gestione dei dati. L’obiettivo non è eliminare la competenza odontotecnica, ma usarla in modo diverso: progettare meglio, standardizzare i passaggi ripetitivi, ridurre la variabilità e lasciare più tempo ai casi complessi. 3D Systems presenta la propria soluzione come un pacchetto integrato formato da software, stampante NextDent 300, materiali biocompatibili e competenze applicative.
Tempi e produttività
Per un laboratorio, il vantaggio principale non è stampare una singola protesi, ma organizzare una produzione continua e prevedibile. 3D Systems indica per la NextDent 300 un tempo totale di produzione di circa 12 ore e circa 20 minuti di lavoro manuale complessivo per la produzione di basi e denti con aspetto realistico. La stessa azienda descrive la macchina come parte di un flusso pensato per ridurre assemblaggio manuale, spreco di materiale e tempi di post-processing.
Nella presentazione commerciale della soluzione, 3D Systems aveva anche indicato la possibilità di produrre 15 arcate in circa nove ore, un dato utile per capire il posizionamento della macchina: non una stampante da studio per piccoli volumi, ma una piattaforma destinata a laboratori con flussi produttivi importanti.
La differenza rispetto ad altre tecnologie dentali
Nel settore dentale la stampa 3D non è una novità. Da anni viene usata per modelli, dime chirurgiche, allineatori indiretti, provvisori, bite e basi protesiche. Molti sistemi impiegano tecnologie DLP, LCD o SLA con resine fotopolimeriche. Questi processi possono essere molto efficaci, ma nel caso delle protesi complete spesso richiedono la produzione separata della base e degli elementi dentali, con successivo bonding.
La NextDent 300 punta invece su una strada diversa: la protesi viene generata come parte multimateriale in un unico ciclo di stampa. Questo approccio può ridurre errori di posizionamento, problemi di adesione tra denti e base e differenze tra un operatore e l’altro. Non significa che la finitura sparisca: lucidatura, controllo qualità e verifica clinica restano necessari. Cambia però il peso delle fasi manuali nella catena di produzione.
Una domanda sostenuta dal mercato delle protesi rimovibili
La perdita totale dei denti è meno diffusa rispetto al passato in molti Paesi, ma resta un problema clinico e sociale importante. Negli Stati Uniti, il CDC indica che oltre 1 adulto su 7 con 65 anni o più ha perso tutti i denti; il dato cresce in alcune fasce della popolazione legate a reddito, istruzione, etnia e fumo.
Questo spiega perché il mercato delle protesi rimovibili non sia affatto marginale. Una dentiera deve essere prodotta su misura, adattarsi alla bocca del paziente, resistere a cadute accidentali, masticazione e pulizia quotidiana, mantenendo un aspetto accettabile. Per i laboratori, la sfida è produrre molti dispositivi personalizzati senza trasformare ogni caso in un percorso lento e costoso.
FDA, Stati Uniti ed Europa
3D Systems ha annunciato il rilascio commerciale della soluzione NextDent Jetted Denture per il mercato statunitense nel luglio 2025, presentandola come una piattaforma per protesi monolitiche multimateriale autorizzata dalla FDA. L’azienda ha indicato che le prime unità sarebbero state spedite nell’agosto 2025 e che i mercati europeo e asiatico sarebbero seguiti dopo le relative approvazioni regolatorie.
In Europa, 3D Systems ha poi ottenuto la certificazione Class IIa secondo il regolamento EU MDR 2017/745 per i materiali NextDent Jet Base e NextDent Jet Teeth insieme alla stampante NextDent 300. La disponibilità commerciale nell’Unione Europea è stata indicata a partire dal 4 maggio 2026 attraverso 3D Systems e i distributori autorizzati.
Questo passaggio regolatorio conta perché una protesi dentaria non è un prototipo generico. È un dispositivo medico personalizzato, destinato al contatto prolungato con il paziente. Materiali, processo, tracciabilità, biocompatibilità e documentazione devono rientrare in un sistema controllato.
Cosa cerca ROE con l’aumento delle installazioni
L’ampliamento della flotta NextDent 300 serve a rispondere a una domanda crescente da parte dei dentisti per protesi con tempi più brevi, risultati più costanti e minore dipendenza da passaggi manuali. L’espansione su più sedi permette inoltre di distribuire la capacità produttiva, ridurre colli di bottiglia e rendere il servizio meno vulnerabile al carico di lavoro di un singolo centro.
Il CEO di ROE Dental Laboratory, BJ Kowalski, ha collegato l’aumento delle installazioni alla possibilità di mantenere qualità e coerenza mentre cresce il volume produttivo. Il presidente e CEO di 3D Systems, Jeff Graves, ha invece presentato l’adozione da parte di ROE come una conferma della strategia dell’azienda nel campo delle protesi dentarie stampate a getto.
Cosa cambia per dentisti e pazienti
Per il dentista, un flusso digitale ben strutturato può ridurre tempi di attesa, rifacimenti e appuntamenti di regolazione. ROE, nella propria offerta IMPACT Digital Denture, sottolinea la possibilità di lavorare sia con impronte tradizionali sia con dati digitali, digitalizzando internamente i passaggi quando lo studio non dispone di tutte le attrezzature. Questo è un punto rilevante: la digitalizzazione non deve per forza partire dallo studio dentistico con un investimento immediato in scanner, software e formazione. Può anche essere assorbita dal laboratorio.
Per il paziente, i benefici potenziali sono legati a tempi più brevi, maggiore ripetibilità e possibilità di conservare il file digitale per eventuali rifacimenti. Una protesi digitale può essere riprodotta o modificata partendo da dati già archiviati, evitando di ricominciare ogni volta da zero. Naturalmente, adattamento clinico, impronta corretta e controllo del morso restano determinanti.
Non solo stampa: serve un processo completo
La scelta di ROE mostra bene un punto spesso trascurato: nella stampa 3D dentale la macchina da sola non basta. Per produrre protesi in modo affidabile servono progettazione CAD, preparazione dei file, nesting, materiali certificati, supporti, rimozione del materiale di supporto, finitura, lucidatura, controllo qualità e tracciabilità.
3D Systems presenta la NextDent 300 come parte di una soluzione integrata con software e materiali biocompatibili, mentre ROE porta l’esperienza di un laboratorio abituato a grandi volumi e a una relazione diretta con studi dentistici in diverse aree degli Stati Uniti. È l’incontro tra questi due elementi — piattaforma industriale e competenza di laboratorio — a rendere l’espansione più significativa di una semplice installazione di nuove stampanti.
Un segnale per il settore odontotecnico
La stampa 3D dentale sta entrando in una fase più produttiva. Dopo anni in cui l’attenzione era concentrata su modelli, guide e dispositivi ausiliari, il mercato guarda con più decisione alle applicazioni finali: protesi rimovibili, bite, restauri provvisori, dispositivi ortodontici e, in prospettiva, soluzioni stampate direttamente con meno passaggi intermedi.
Nel caso di ROE e 3D Systems, il messaggio è chiaro: la protesi mobile può diventare un prodotto digitale ad alto volume, senza perdere la personalizzazione richiesta dal paziente. La sfida sarà dimostrare nel tempo che la combinazione tra materiale, processo e finitura garantisce risultati clinici stabili, costi sostenibili e un’esperienza migliore per laboratori, dentisti e pazienti.
La direzione è concreta: meno assemblaggio manuale, più controllo digitale, produzione distribuita su più sedi e materiali sviluppati per funzioni specifiche. Per i laboratori odontotecnici, la domanda non sarà più soltanto se adottare la stampa 3D, ma quali processi convenga digitalizzare per primi e con quale livello di integrazione.
